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MARTEDÌ, 17 GIUGNO 2008
G8: Per i grandi progetti i soldi non
bastano
Il G8 un po’ si fa strada e un po’ prende il volo. Oggi a Roma,
il commissario Bertolaso e il presidente della Regione Soru metteranno
nero su bianco la realizzazione della Olbia-Sassari e l’allungamento
della pista dell’aeroporto “Costa Smeralda”. Ma sul cammino verso
l’evento del 2009 c’è anche un intoppo mica da poco: per come sono
stati concepiti, gli interventi alla Maddalena non hanno una
sufficiente copertura finanziaria. E infatti l’inizio dei lavori è in
stand by.
Non ci sono tutti i soldi per dare corpo ai progetti,
ecosostenibili e avveniristici (almeno per la Sardegna), per la
riconversione dell’ospedale militare e, ancora di più, per quella
dell’arsenale.
E’ solo un’indiscrezione, ma alcuni fatti la avvalorano. I cantieri
per il G8 avrebbero dovuto essere aperti nei primi venti giorni di
questo mese. L’aveva detto ufficialmente il commissario Bertolaso
durante l’ultima visita alla Maddalena, parlando con i rappresentanti
del mondo imprenditoriale sardo. Al momento, però, i lavori non sono
stati assegnati. Non a caso la gara d’appalto per l’ospedale militare,
che doveva essere la prima delle cinque dell’intero pacchetto
maddalenino, è stata stoppata.
La preoccupazione che serpeggia negli ambienti della protezione
civile è evidentemente una: quella di non avere le risorse, una volta
avviati i lavori, per portarli a termine. O, meglio, di non essere in
grado di rispettare le indicazioni progettuali approvate dalla
conferenza di servizi. L’imponenza delle opere, i materiali usati per
la loro realizzazione, gli operai stimati per l’esecuzione avrebbero
fatto saltare il budget inizialmente preventivato. Tanto che Bertolaso
e il responsabile degli appalti, Balducci, hanno preferito prendere
ancora tempo per verificare in due direzioni la possibilità di trovare
altri soldi.
Il primo sondaggio verrà fatto oggi con Soru. La Regione ha già
investito moltissime sul G8: settanta milioni di euro presi dai fondi
europei con l’obiettivo di rilanciare l’economia della Maddalena dopo
l’addio della marina statunitense. E’ possibile che Bertolaso chieda a
Soru un ulteriore sacrificio economico.
La seconda opzione del commissario prevede un intervento più
significativo del governo nazionale. L’ultima finanziaria
dell’esecutivo Prodi - quello che ha scelto La Maddalena come sede
dell’evento - ha previsto 30 milioni di euro. Una cifra che, fosse
rimasto in carica, Prodi aveva assicurato di voler ripetere con la
successiva manovra. Ora la palla passa a Berlusconi.
Bertolaso è, da un mese, componente del governo. Una posizione che
gli permette di avere un contatto diretto con il premier, anche se, in
queste settimane, i due parlano soprattutto dell’emergenza rifiuti in
Campania.
Il commissario, comunque, sa che Berlusconi ha tutto l’interesse a
far bella figura tra un anno, quando alla Maddalena sarà il padrone di
casa. Compatibilmente con lo stato di salute dei conti pubblici, il
governo dovrebbe dunque intervenire per recuperare, con la prossima
finanziaria, i soldi che mancano per iniziare e completare al meglio
la riconversione delle strutture militari, l’arsenale in particolare.
In questo quadro, l’incontro tra Soru e Bertolaso produrrà decisioni
operative specialmente per le opere collaterali al G8. Commissario e
presidente della Regione discuteranno di mattina di strade. La
Olbia-Sassari entrerà nel pacchetto degli interventi: l’accordo c’è
già, sarà solo limato. Poi Bertolaso, insieme ad altri 23 progetti, la
inserirà nella sua prossima ordinanza di protezione civile: quindi, la
strada avrà una corsia privilegiata, passaggio che permetterà di
ridurre al minimo le lungaggini burocratiche.
Di pomeriggio, i due hanno un appuntamento all’Enac, l’ente
dell’aviazione civile. Lì apriranno il dossier sull’aeroporto di
Olbia. Soru e Bertolaso sono concordi sulla opportunità di allungare
la pista. Non più 500 metri, come era stato ipotizzato in un primo
momento, ma 250 metri, una lunghezza che darebbe allo scalo i metri
sufficienti per far atterrare, senza apprensione, l’Air Force One del
presidente Usa.
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Guido Piga
Venti di guerra soffiano sul G8
I 7 consiglieri della minoranza (Antonio Ornano, Gian Franco
Impagliazzo, Franco Curedda, Francesco Bardanzellu, Raffaele Ligas,
Antonella Gaio e Giuseppe Barago) più i 3 della maggioranza (Gian Franco
Dedola, Pier Paolo Olivieri e Francesco Manai), pronti a varare un nuovo
gruppo consiliare, hanno inviato una lettera al presidente della
Repubblica Giorgio Napolitano, al premier Silvio Berlusconi, ai ministri e
al sottosegretario Guido Bertolaso (commissario per il G8) per far capire
loro che, dopo la scelta dell’arcipelago maddalenini a ospitare l’evento
«nessuno, ufficialmente, è a conoscenza di ciò che si dovrà realizzare sul
territorio che dobbiamo amministrare». I dieci consiglieri ritengono che
il consiglio comunale, tra i cui compiti c’è quello della pianificazione
del territorio, non possa essere ignorato. E rimarcano come «Guido
Bertolaso non abbia, a tutt’oggi, svolto alcun incontro con il consiglio
comunale della Maddalena, per portare alla conoscenza del consesso di
quanto effettivamente i consiglieri auspicano venga realizzato sul
territorio. Questo senza voler entrare nei particolari, consapevoli del
vincolo di secretazione. Si è certi che Bertolaso comprenderà questo
nostro disagio, così come le altre autorità destinatarie di questa nota.
Nello stesso tempo - scrivono - non possiamo non evidenziare l’auspicio
che il consiglio comunale possa, nel G8, avere parte propositiva, al fine
di poter contribuire seppur in minima parte alla riuscita dello stesso,
contribuendo con proprie idee e progettualità». Ecco perché i dieci
dichiarano di non accettare le affermazioni del presidente Renato Soru in
occasione del consiglio comunale aperto, durante il quale ha comunicato
«di aver assunto personalmente decisioni anche in nome e per conto del
comune della Maddalena, avendo invece concordato le linee di indirizzo
unicamente con il Sindaco». Le ingenti risorse economiche che saranno
riversate sul territorio dovranno costituire la base per il vero rilancio
dell’Isola, che dopo la chiusura della Base USA vive una grave fase di
transizione. «Per questo - concludono i firmatari - il contributo del
consiglio comunale è necessario, nel pieno rispetto delle regole
democratiche. In ogni caso, se le aspettative dei sottoscritti consiglieri
non saranno realizzate, gli stessi si riservano di portare avanti ogni
iniziativa legittima, al fine di poter attuare concretamente il nostro
ruolo».
Andrea Nieddu
L’Ue vigila sulle deroghe alle leggi
ambientali
La commissione europea accende un faro sui lavori per il G8, e sulle
deroghe alle leggi ambientali e urbanistiche che il commissario Bertolaso
può adottare per portarle a termine. Il commissario dell’Ambiente, Stavros
Dimas, sta analizzando l’ordinanza del governo Prodi che ha stabilito i
poteri di Bertolaso e ha assicurato che, «qualora venga riscontrata una
violazione della normativa comunitaria, la Commissione non esiterà ad
avvalersi dei poteri che le sono stati conferiti dal trattato CE per
garantire che l’Italia attui adeguatamente tale normativa». La decisione
della commissione è successiva a un’interrogazione dell’eurodeputato verde
Monica Frassoni che, su sollecitazione di un’associazione ambientalista,
aveva segnalato presunte illegittimità contenute nell’ordinanza dell’ex
premier.
A dare notizia della decisione della commissione è stato, nei giorni
scorsi, Stefano Deliperi, rappresentante dell’associazione “Amici della
Terra-Gruppo d’intervento giuridico”.
In una nota, Deliperi informa che la direzione generale mercato interno e
servizi della Commissione europea ha «avviato la verifica della
legittimità delle deroghe in materia di appalti e a quelle in tema in tema
di ambiente dopo il ricorso della nostra associazione». «In precedenza -
continua la nota - la Direzione generale Ambiente della Commissione
europea aveva già comunicato di aver avviato la fase di verifica relativa
al ricorso e di aver anche interessato la Direzione generale Mercato
interno per la verifica della legittimità delle deroghe in materia di
appalti».
Per l’associazione ambientalistica, «vari sono i dubbi concernenti la
legittimità dell’ordinanza in rapporto alla normativa comunitaria. In
particolare, sono previste disposizioni per la segretazione degli
interventi; sono previste ulteriori disposizioni in deroga alla disciplina
dei termini e dei medesimi effetti della normativa sulla valutazione di
impatto ambientale. La Commissione europea - conclude l’associazione - ha
assicurato tempi quanto più possibile contenuti per il pronunciamento
sulla vicenda, anche perché sono già stati autorizzate due serie di
interventi in altrettante conferenze di servizi».
Un kamikaze nelle Bocche ma è solo
un’esercitazione
SANTA TERESA. Un kamikaze intenzionato a far
saltare in aria, facendola colare a picco nel bel mezzo delle Bocche
di Bonifacio, una delle navi che fanno la spola tra Sardegna e
Corsica. Questo l’ipotetico scenario che ieri ha impegnato la security
portuale, la guardia costiera e la polizia di Stato.
Porti sicuri, in vista del G8 che dovrebbe tenersi il prossimo
anno alla Maddalena, ma anche un’esercitazione a scadenza periodica
«per tenere in forma e costantemente aggiornato il personale addetto
alla sicurezza e all’incolumità pubblica, garantendo viaggi sicuri a
tutti i passeggeri», ha affermato il capitano di fregata Rodolfo
Giovavannini, comandante della direzione circondariale della
Maddalena.
L’allarme (fortunatamente soltanto simulato) è scattato quando uno
degli addetti alla sicurezza portuale ha sottoposto a controllo un
passeggero mediorientale che stava per imbarcarsi sul traghetto
diretto a Bonifacio.
Lo zaino dell’uomo, ispezionato con uno “snifer” antiesplosivi, aveva
rilevato tracce di materiale esplodente. Per evitare il panico il
“sospettato” è stato lasciato passare al varco, ma immediatamente è
scattato il piano di emergenza. Avvertiti il comandante della polizia
di frontiera, Domenico Pintus, e il comandante della delegazione
portuale, capo Vito Chirico, il presunto terrorista è stato “isolato”
dal resto dei passeggeri e immediatamente immobilizzato. Ammanettato
(con le braccia all’indietro), ad un palo prospicente la banchina
commerciale - e quindi messo il presunto terrorista nelle condizioni
di non poter attivare le cinture esplosive che teneva nascoste sotto
un giubbotto -, è scattata la seconda fase: l’evacuazione degli
uffici, della zona passeggeri e dell’intera stazione marittima, mentre
la guardia costiera - con due motovedette - provvedeva a bloccare
l’ingresso del porto teresino e a far allontanare la nave dal molo, in
attesa dell’arrivo degli artificieri. La questura di Sassari ha
inviato sul posto uno dei suoi maggior esperti in esplosivo
(l’ispettore Alberto Allanni) il quale, una volta liberata l’intera
banchina, è stato l’unico ad avvicinarsi al “terrorista”, per
procedere al disinnesco di quella bomba umana.
Nel frattempo la security portuale (diretta da Carmine Sanna, un ex
agente antiterrorismo) e la polizia di Stato provvedevano a mantenere
a distanza di sicurezza le centinaia di passeggeri che, ignari,
attendevano di imbarcarsi.
Il presunto terrorista, una volta “liberato” dalle giberne che
contenevano esplosivo ad alto potenziale, è stato immediatamente preso
in consegna dagli agenti della polizia di Stato e accompagnato in
carcere. Ma l’intera operazione non poteva concludersi se mancavano le
vittime collaterali: un anziano passeggero che, colto da un infarto, è
stato soccorso e accompagnato in ospedale dai mezzi del servizio 118,
presenti sul posto dopo che era scattato lo stato di emergenza. Per la
cronaca anche questo caso era simulato, e il paziente, dopo le “cure”,
è stato dichiarato fuori pericolo.
L’intera operazione, coordinata dal questore di Sassari Cesare
Palermi, ha impegnato una cinquantina di uomini per oltre quattro ore.
Sin qui la cronaca della simulazione. Ma il rischio che qualche matto
da legare possa (per davvero) mettersi in testa di salire a bordo di
una nave con una cintura esplosiva non è soltanto ipotetico, ma
potenzialmente possibile, da qui le circolari del ministero
dell’Interno che periodicamente vengono inviate agli uffici di
frontiera.
«Il porto di Santa Teresa, puer essendo relativamente piccolo - dice
uno degli adddetti alla sicurezza - è uno scalo internazionale, da qui
l’adeguamento dello standard di sicurezza ai parametri imposti dalla
Comunità Europea e il costante aggirnamento del personale, che lavora
in perfetta sinergia con le forze dell’ordine». Oltre allo “snifer” di
ultimissima generazione, in grado di captare particelle di esplosivo
infinitesimali, il porto teresino è dotato di decine di telecamere a
circuito chiudo e di altre atrezzature antiterrorismo. In vista del G8
il personale sarà raddoppiato, così come saranno incrementati gli
organici e i mezzi a disposizione della polizia di frontiera che
presidia lo scalo gallurese e quelli della delegazione di spiaggia,
che fa capo alla guardia costiera della Maddalena.
D’esplosivo e armi, tra la Sardegna e la Corsica (e viceversa), ne
sono transitati a vagonate, in passato.
Gli irredentisti còrsi facevano la “spesa” dalla malavita sarda,
ricambiando il favore con l’ospitalità offerta a molti latitanti
isolani che “svernavano” per lungi periodi nelle accoglienti case dei
cugini còrsi. Ed è quanto si vuole evitare in vista del G8, osteggiato
da tutte le sigle irredentiste.
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GIAMPIERO COCCO |