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MERCOLEDÌ, 09 LUGLIO 2008
Santo Stefano senza stellette
 Alla fine
l’ha spuntata lui, Angelo Comiti. Il Tribunale amministrativo della
Sardegna, in punta di diritto, ha infatti dato ragione al sindaco della
Maddalena che ha sempre sostenuto l’illegittimità del decreto con il
quale, il 20 febbraio dello scorso anno, è stata prorogata per altri
cinque anni la servitù militare a Guardia del Moro, nell’isola di Santo
Stefano. Subito dopo l’annuncio della partenza della Us Navy
dall’arcipelago, Comiti aveva chiesto che anche Guardia del Moro
rientrasse nelle aree da smilitarizzare. E aveva puntellato la sua
richiesta, mediata dal presidente della Regione Renato Soru, con gli
strumenti del buon senso e della diplomazia politica. Niente da fare: il
ministero della Difesa non aveva voluto sentire ragioni.
La filosofia dei militari era stata annunciata molto chiaramente
dall’allora capo di stato maggiore della Marina, l’ammiraglio di squadra
Paolo La Rosa, nella sua audizione del 13 dicembre 2006 davanti alla
Commissione Difesa della Camera.
Parlando del deposito di Guardia del Moro, l’ammiraglio La Rosa aveva
detto: «Il valore strategico del deposito per la forza armata risiede nel
fatto che esso è l’unico, tra tutti quelli in uso, in grado di rispondere
pienamente a tutti i requisiti operativi logistici. Esso è infatti ubicato
in un comprensorio militare con banchina di accesso al mare, che consente
l’ormeggio di unità navali per il rifornimento diretto».
E ancora: «Costituisce il deposito di missili di prossima emissione in
linea, per i quali i depositi della Spezia saranno utilizzati solamente
per lo stoccaggio temporaneo di quelli da revisionare o mantenere».
Lettura semplificata della posizione dell’ammiraglio La Rosa: il deposito
di Santo Stefano ci serve e ci serve soprattutto per quello che abbiamo
programmato di fare. Non per ciò che è oggi operativamente, quindi. Sì,
perchè il deposito di Santo Stefano è adesso soprattutto un deposito
giudiziario. Vi sono infatti stoccate le armi sequestrate nel 1994 nello
stretto di Otranto alla nave Jadran Express del miliardario russo Zhukov.
E il munizionamento della Marina custoditovi sta ormai andando in
pensione.
Come se non bastasse, saltò fuori in quei mesi di tensione un documento
riservato della Us Navy, chiamato in codice Rsip, firmato il 5 marzo 2005
dal comandante delle forze navali statunitensi in Europa Harry Ulrich III.
Nel documento, uscito dagli archivi del Comusnaveur (il comando della Us
Navy in Europa), emergeva un elemento che in qualche modo smentiva le
scelte strategiche sostenute con forza e determinazione dalla Marina due
anni fa: nel Rsip si dice infatti che lo stato maggiore italiano (Italian
defence general staff) aveva offerto nel marzo del 2003 alla Us Navy le
aree dell’Arsenale (Western portion), le due caserme Sauro e Faravelli e,
addirittura, le strutture di Guardia Vecchia. Non basta. Nello stesso
documento si legge che il ministero della Difesa italiano (indicato con la
sigla ModI) aveva messo a disposizione della Marina americana anche
l’intero comprensorio di Santo Stefano, incluso il tunnel del deposito di
munizioni di Guardia del Moro. Tanto che il “Piano regionale sulle
infrastrutture costiere” varato dagli alti vertici del Comusnaveur vedeva
proprio in Santo Stefano il cuore della ristrutturazione e del
potenziamento della base navale nell’arcipelago della Maddalena.
Nel documento si legge infatti: «Reinforce Santo Stefano/Core mission».
Cioé tutto doveva ruotare intorno all’isola dove, nel lontano 1972, la Us
Navy aveva creato il centro di assistenza per i sommergibili d’attacco a
propulsione nucleare della classe Los Angeles.
Sta di fatto che, nonostante le resistenze del sindaco Comiti e del
presidente Soru, il ministero della Difesa andò avanti per la sua strada e
non liberò dalle stellette l’isola di Santo Stefano, reiterando il
decreto. Soru ricorse al consiglio dei ministri, ma fu tutto inutile: il
decreto venne confermato.
Angelo Comiti, però, non si fermò e ricorse al Tar della Sardegna. Il
sindaco era infatti convinto che quel decreto poggiasse su fondamenta
fragilissime: secondo l’ultimo comma dell’articolo dieci della legge 898
del 24 dicembre 1976, che regola le servitù militari, il decreto non
poteva essere emanato. Recita infatti la norma: «... se non interviene
decreto di conferma alla prevista scadenza, le limitazioni restano estinte
a ogni effetto». Ebbene, il decreto era stato rinnovato dopo la scadenza
della servitù e cioé fuori tempo massimo.
Il Tar, con la sentenza 1342 depositata in segreteria lunedì scorso, ha
dato ragione alla tesi di Comiti, sostenuta in giudizio dall’avvocato
Stefano Forgiarini. Si legge infatti nella sentenza: «Assorbente, ai fini
del decidere, è il profilo della tempistica contestato, in quanto il
decreto del 20 febbraio 2007 del comandante in capo del Dipartimento
militare marittimo è stato assunto effettivamente dopo che era decorso e
scaduto il quinquennio previsto dal precedente decreto del 30 ottobre
2001, scaduto “ex lege” il 30 ottobre 2006, in applicazione dell’ultimo
comma dell’articolo 10 della legge 898/1976». Partita chiusa, quindi: da
lunedì c’è a Santo Stefano un deposito di munizioni che, per legge, non
dovrebbe esistere.
Angelo Comiti, che aveva vissuto l’emanazione del decreto e la sua
conferma da parte consiglio dei ministri come uno schiaffo politico, non
nasconde la propria soddisfazione. Ma parla della vittoria giudiziaria con
misura, senza trionfalismi. «Che dire - commenta -, il Tar ha confermato
che la nostra convinzione era giusta. Il vero problema, comunque, è che
questa sentenza apre oggi un capitolo molto importante nel processo di
riconversione economica e culturale del nostro arcipelago. Ci libera
infatti da vincoli pesanti che, devo dirlo, hanno reso più difficile il
processo di riconversione in atto. Ora il quadro è completamente mutato».
Continua Comiti: «L’unico sassolino che voglio togliermi dalla scarpa è
che questa battaglia l’amministrazione maddalenina l’ha combattuta in
perfetta solitudine. Per esempio: non abbiamo avuto certo il sostegno del
Parco nazionale, che pure avrebbe dovuto avere un interesse forte e
diretto a liberare Santo Stefano dalla servitù militare. Comunque, grazie
al fatto che viviamo in uno stato di diritto può anche accadere che Davide
sconfigga Golia, che il Comune della Maddalena possa aver ragione del
ministero della Difesa e addirittura del Consiglio dei ministri».
Ma il sindaco Comiti è oggi soprattutto interessato alle conseguenze che
questa sentenza avrà sul futuro della Maddalena: «Io penso che quella di
lunedì sia stata una vittoria di tutta la comunità maddalenina,
un’iniezione di fiducia e soprattutto la prospettiva di nuove possibilità
di crescita. Ripeto: il quadro è totalmente cambiato e noi dobbiamo saper
governare il processo. Mi sembra giusto ricordare oggi il ruolo
fondandamentale giocato in questa vicenda dalla Regione e dal Comitato
misto paritetico per le servitù militari».
PIERO MANNIRONI |