| GIOVEDÌ, 21 AGOSTO 2008
Gli operai del G8 ritirano le buste paga a
Roma
Casi di intossicazione alla mensa,
filmato-denuncia su YouTube: maneggiano amianto

Tempi duri per gli operai, anche se chiamati a lavorare per il
maggiore vertice economico-politico del mondo: il G8. Come se non bastasse
l’inflazione che si porta via una fetta consistente dei loro salari (i più
bassi d’Europa), per quelli impegnati nei cantieri della Maddalena c’è
stata un’altra mazzata. Quelli assunti da Giafi, la srl di Roma che ha
vinto uno dei due appalti per la riconversione dell’ex ospedale militare,
per ritirare i loro compensi sono stati costretti a salire sull’aereo o
sulla nave e andare nella capitale.
«E’ inaccettabile che sia potuta accadere una cosa così assurda»
tuona Lorenzo Manca, segretario degli edili della Cgil, sindacato che ha
aperto una propria struttura alla Maddalena per stare accanto ai
lavoratori 24 ore su 24. La protezione civile ha chiarito che Giafi non ha
potuto fare diversamente (il cantiere è stato aperto a luglio), ma che
adesso ha aperto un conto in una banca dell’arcipelago. Per un problema
che si risolve, la squadra di Guido Bertolaso, l’uomo chiamato a gestire
tutte delle emergenze, è costretta ad affrontarne altri che stanno
emergono prepotentemente. Per esempio la segretezza sui lavori, sancita
dallo Stato italiano, nulla ha potuto contro il più potente mezzo di
comunicazione globale: internet. Da due giorni su YouTube c’è un lungo
filmato, più di 3 minuti (guarda
il video) , sugli escavatori in azione nell’ex arsenale. Un
cortometraggio che demolisce la riservatezza imposta a imprese e operai e
che documenta tutte le operazioni di riconversione dell’area destinata a
ospitare il vertice. O quasi: su YouTube non c’è infatti ciò che
possiedono i sindacalisti: sequenze che dimostrano come i lavoratori siano
costretti a spostare macerie con amianto a mani nude, senza mascherina.
«Abbiamo subito denunciato il caso alla protezione civile - dice ancora
Manca -. E’ inammissibile che gli operai lavorino senza la minima
protezione a contatto con un materiale cancerogeno». Un allarme che
diventa di stringente attualità ma che ha un triste passato: molti operai
della struttura ex militare sono morti di tumore, e sotto accusa è stata
messa proprio la massiccia presenza d’amianto.
Poco prima di Ferragosto, un altro guaio. Sette operai sono finiti al
pronto soccorso della Maddalena per un’intossicazione alimentare causata
dai pasti serviti nella mensa. «Siamo molto preoccupati anche per questo
fenomeno» continua il sindacalista. La protezione civile ha avviato i
controlli e ha confermato che, almeno in due casi, il malessere degli
operai è da addebitare alla scarsa qualità del cibo. Come se non bastasse,
due giorni fa un lavoratore ha scoperto (e documentato con una foto) un
verme nel proprio piatto di pasta.
Le operazioni di demolizione e di successiva costruzione degli alberghi
per il G8 stanno procedendo velocemente, ma la sicurezza nei cantieri del
G8 va messa a punto. «Anche perché abbiamo firmato un accordo con la
protezione civile su orari, mansioni, diritti che intendiamo far
rispettare. Altrimenti, ci rivolgeremo alle autorità competenti»
sottolinea il dirigente della Cgil.
La protezione civile ha garantito che la sicurezza dei lavoratori sarà
garantita al massimo. A giorni, dovrebbe essere firmato un accordo con il
ministero del lavoro: nei cantieri, ci sarà la presenza costante degli
ispettori del lavoro.
«Avranno il potere di sanzionare le irregolarità commesse dalle aziende e
dai dipendenti, e verrà data priorità alle segnalazioni fatte dai
sindacati» precisa lo staff di Bertolaso.
Sciopero della fame contro gli
appalti
Nasce a Sassari un comitato spontaneo di protesta per il rispetto degli
accordi economici per l’attribuzione degli appalti dei lavori per il G8
della Maddalena. Giovedì 21 agosto ci sarà il primo gesto «pubblico»: la
consegna di un documento di protesta al governo giapponese, padrone di
casa del summit del G8 appena concluso. A consegnarlo sarà Francesco
D’Onofrio, amministratore unico di Televideocom. E se difronte a questo la
Regione non cambierà atteggiamento, D’Onofrio comincerà lo sciopero della
fame e invita i dirigenti delle aziende sarde che si sentono penalizzati a
seguirlo. «Chi condivide la nostra posizione - dice in un documento - può
contattare il sito www.g8xleaziendesarde.it».
«Le imprese attendevano il coinvolgimento delle associazioni di categoria
del territorio e il rispetto degli accordi economici secondo i quali alle
aziende sarebbero andati almeno il 50% degli appalti, tra attribuzione
diretta e sub-appalti. Il che significherebbe lavori per quasi 500 milioni
di euro, invece cominciano i lavori e si chiudono gli appalti e le imprese
del nord Sardegna, riunite provvisoriamente in un’ATI (Associazione
temporanea di imprese) in vista della creazione di un vero e proprio
consorzio, restano a guardare», spiega D’Onofrio.
Soru, secondo il comitato, ha risposto con cifre «che non trovano
attualmente alcun riscontro effettivo, arrivando, il 18 Agosto, ad
attribuire appalti per 75 milioni di euro direttamente alle aziende sarde.
Dai documenti ufficiali i dati cambiano e di molto. Intanto, fino ad ora,
gli appalti conclusi risultano non superiori ai 65 milioni di euro, di cui
solo 25 assegnati direttamente e il resto in sub-appalto. Dei 25 assegnati
direttamente risultano 10 mln all’azienda Raffaello Pellegrini srl di
Cagliari e altri 15 per le operazioni di bonifica effettuate da ben due
aziende milanesi, di cui solo una con una rappresentanza in Sardegna, e
una del territorio. Gli altri 39 mln risultano assegnati in sub-appalto e
di questi solo 6 alle aziende del nord Sardegna che, con la costituzione
di un’ATI ad hoc, avevano dimostrato di poter gestire appalti per più di
70 mln di euro. Non capiamo il perché di tanta confusione e di tante
notizie false. Forse sarebbero opportuni i giusti approfondimenti».
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