Scrivici

CRONACHE

ISOLANE

Link's
Home Page

Vedi come pubblicizzare un evento su questo Sito

 

Vai a: Notizie varie dalla stampa 2007 Vai a: Notizie varie dalla stampa del 2008

Vai a: Notizie brevi Ottobre 2008

 

La Nuova Sardegna

GIOVEDÌ, 02 OTTOBRE 2008

La Marina vieta l’accesso al ricovero delle munizioni

Le immense caverne scavate nel cuore di granito dell’isola di Santo Stefano sono off-limits per i membri civili del Comitato misto paritetico sulle servitù militari. Impossibile, quindi, fare una valutazione su cosa sia realmente oggi il deposito di munizioni sotterraneo di Guardia del Moro, che la Marina militare ritiene «strategico per la difesa nazionale». I rappresentanti della Regione all’interno del Comipa hanno così deciso di non decidere. Hanno cioé scelto di non esprimere quel parere consultivo, obbligatorio anche se non vincolante, previsto dalla legge nella procedura di imposizione della servitù militare. Insomma, le “stellette” possono attendere.
 Per i militari uno stop inatteso nella loro marcia verso la “riconquista” di Santo Stefano, perduta dopo la sentenza del 7 luglio scorso del Tar Sardegna, che ha bocciato la richiesta di rinnovo della servitù sull’isola. Il Consiglio di Stato, proprio nei giorni scorsi, ha “congelato” l’esecutività della sentenza del tribunale amministrativo e tra qualche mese dovrà pronunciarsi nel merito.
 Stop inatteso, si diceva, perché anche un parere negativo da parte dei membri civili del Comipa non avrebbe fermato la Marina, la quale avrebbe immediatamente messo in moto le procedure previste dalla legge 898 del 1976. E cioé il ricorso al ministero della Difesa e, in sede d’appello, al Consiglio dei ministri. Un meccanismo che dovrebbe essere di garanzia reciproca per Governo e Regione, ma che, nella sostanza, concede l’ultima parola, e quindi la decisione, al premier e al ministro della Difesa.
 Per dire la verità, il pressing sul Comipa è cominciato da qualche mese. Già a fine luglio, infatti, i militari avevano chiesto con insistenza il parere che avrebbe poi consentito loro di arrivare prima al ministero della Difesa e poi al Consiglio dei ministri per “scardinare” la resistenza dei “civili”. Nella riunione del 31 luglio i componenti di nomina regionale del Comitato paritetico hanno chiesto e ottenuto un sopralluogo nel deposito di Guardia del Moro. Richiesta più che legittima, soprattutto per capire per quale motivo esista quasta ostinata resistenza alla smilitarizzazione dell’isola, dopo la partenza della Us Navy dall’arcipelago maddalenino e la concentrazione delle unità operative e della logistica della Marina nei due poli di Taranto e La Spezia.
 Una riunione tesa, quella di luglio, nel corso della quale, davanti alle insistenze pressanti dei rappresentanti delle forze armate, i componenti civili avevano addirittura minacciato di abbandonare la riunione. Alla fine, i militari avevano ceduto ed era stato deciso di effettuare un sopralluogo in quei dodici chilometri scavati nel granito di Santo Stefano.
 Ma il sopralluogo l’altro ieri è stato completamente inutile. Il Comipa è infatti sbarcato a Santo Stefano e ha avuto modo di visitare i 17 ettari che si vogliono “sigillare” per altri cinque anni, ma, per quanto riguarda il deposito munizioni, niente da fare: Guardia del Moro non è accessibile. Decisione incomprensibile, visto che quelle gallerie sono il vero nodo della questione.
 Parole acuminate e giudizi severi da parte dei membri civili del Comipa. «E’ stato tutto molto deludente - dice Tore Mocci, ex sindaco di Teulada -. Noi avevamo legittimamente chiesto di verificare la situazione prima di esprimere il nostro parere e invece... invece niente. Ci è stato detto che il deposito non è accessibile. Abbiamo avuto la fastidiosa sensazione che i militari vogliano stare qui, alla Maddalena, ad ogni costo. Sembra proprio che stentino a metabolizzareil fatto che la storia ha cambiato il suo corso, che gli americani sono andati via e che questa terra sta ritrovando la sua vocazione naturale. E cioé lo sviluppo di un turismo ecocompatibile. Voglio però sottolineare un fatto: il nostro compito istituzionale, come dice la legge, è quello di contribuire all’armonizzazione delle esigenze della popolazione civile con quelle della Difesa e noi non siamo stati messi nelle condizioni di poter esprimere una valutazione sulla base di una situazione concreta».
 Pio Palazzolo, altro membro civile del Comitato paritetico, è sulla stessa lunghezza d’onda di Mocci: «Che dire, trovo questa esperienza molto deludente. Ho la netta sensazione di una forte discrasia tra un futuro della Maddalena che è già presente e la staticità dei militari che difendono con ostinazione posizioni che ormai ci sembrano appartenere al passato. Noi siamo venuti qui per valutare la congruità di un deposito di munizioni che rischia di diventare un tappo per lo sviluppo di un’economia nuova, un freno per uno scenario in veloce cambiamento. Proprio in ossequio al nostro ruolo istituzionale, abbiamo anche chiesto se esista la possibilità di trasferire il deposito altrove, cercando così di andare incontro alle esigenze dichiarate della Difesa, ma non abbiamo avuto una risposta».
 Le posizioni di Flavio Demontis non si discostano da quelle dei suoi colleghi: «Ho la sensazione che il blocco posto dai militari su Guardia del Moro rischino di impedire lo sviluppo economico e sociale della comunità maddalenina che sta guardando con grande speranza a un futuro fondato sul turismo. Partendo dal fatto che la Marina ha concentrato la sua presenza e le sue attività sui poli di Taranto e della Spezia mi sembra che l’esistenza di questo deposito munizioni a Santo Stefano sia fuori dal tempo e dalla logica».
 Gianni Aramu è consulente tecnico della Commissione paritetica. Uomo di grande esperienza e profondo conoscitore dei problemi legati alla presenza militare in Sardegna, è telegrafico: «Noi ci muoviamo sulle direttrici di un principio che è stato concordato tra Governo e Regione. E cioé quello di una progressiva riduzione delle servitù in Sardegna. Anche oggi ho l’impressione che la Difesa si muova in una direzione opposta a questo accordo generale: prima chiedendo con forza la costruzione di un aeroporto nel poligono del Salto di Quirra e ora chiedendo il ripristino della servitù a Guardia del Moro».
 Nella delegazione c’è anche il sindaco della Maddalena Angelo Comiti, sempre in prima linea nella battaglia per le dismissioni. «Oggi sono solo un ospite - dice - e ringrazio il Comipa di avermi invitato a questo sopralluogo». Poi, la rasoiata: «E ringrazio anche l’ammiragliato, anche se non mi ha invitato».
 Per la cronaca, Comiti ha emesso proprio l’altro ieri una seconda ordinanza - sempre sulla base del decreto Maroni sulla sicurezza - con la quale, in armonia con quanto detto dal Consiglio di Stato nella sospensiva della sentenza del Tar, «si impedisce qualsiasi movimentazione di materiali nell’area di Guardia del Moro e si intima di non alterare lo stato dei luoghi».
 Come dire: il deposito deve restare quello che è oggi fino alla decisione della magistratura amministrativa.
 

PIERO MANNIRONI

 

Deposito giudiziario con molte ombre

Il ragionamento è molto semplice: se un’amministrazione dello Stato affronta uno scontro politicamente durissimo e impopolare per mantenere un presidio che rischia di vanificare gli imponenti investimenti del governo nell’arcipelago della Maddalena, significa che Guardia del Moro è davvero fondamentale per la difesa nazionale. Bene, se così è davvero, allora diventa incomprensibile la decisione di non aprire i cancelli del deposito sotterraneo al Comipa. Una verifica che avrebbe sicuramente spiegato il perché di tanta ostinazione da parte della Marina. Il tenere chiusi i lucchetti dei cancelli del deposito a questo punto non può non alimentare molti e dubbi e perfino qualche sospetto. Diventa infatti naturale chiedersi: e se dentro le gallerie di Guardia del Moro non ci fosse proprio niente che possa giustificare la nuova imposizione della servitù militare? Secondo le informazioni che circolano da anni (e mai smentite dalla Marina) nel deposito ci sarebbe qualche vecchia torpedine e le armi sequestrate alla fine del 1994 a bordo del cargo Jadran Express. Il mercantile venne bloccato nello stretto di Otranto da due navi da guerra, una italiana e una francese. Impressionante il carico scoperto a bordo: 30 mila kalashnikov, 400 missili filoguidati Fagot con cinquanta rampe di lancio, cinquemila razzi campali Katjuscia, undicimila razzi anticarro e 32 milioni di munizioni. In tutto duemila tonnellate di armi, per un valore superiore ai 200 milioni di euro, destinate alle fazioni in lotta nel “mattatoio” dei Balcani.
 Nel 2001, la Direzione distrettuale antimafia di Torino sospettò che quel traffico fosse gestito dal miliardario russo Alexander Zukhov, titolare della multinazionale del petrolio Sintez. La Procura piemontese ottenne così il rinvio a giudizio e l’arresto di Zukhov e per altre cinque persone, tra le quali il greco Costantinos Daffermos, considerato il piazzista mondiale nella compravendita di materiale bellico.
 Il processo si concluse il 4 maggio del 2005, quando la Cassazione assolse definitivamente Zukhov. L’ipotesi di reato, tentativo di introduzione illegittima di materiale bellico nel territorio nazionale, era sciolta come neve al sole. Il traffico, infatti, era estero su estero e quindi fuori dalla giurisdizione italiana. A questo punto resta da capire perché quelle armi siano ancora a Guardia del Moro. Non essendo più un corpo di reato, dovevano infatti essere restituite ai legittimi proprietari o, se non rischieste, distrutte.
 Si potrebbe addirittura pensare che Guardia del Moro sia stato in tutti questi anni il deposito giudiziario per un corpo di reato che, teoricamente, non avrebbe avuto alcuna ragione legittima per essere custodito lì.
 Per concludere: la difesa ad oltranza della Marina per il deposito sotterraneo potrebbe essere spiegata anche con il fatto che a Guardia del Moro si nascondono segreti inconfessabili. Ipotesi, questa, molto remota. Perché il deposito, in un passato recente, è stato offerto alla Us Navy e quindi evidentemente non era ritenuto «indispensabile per la difesa nazionale».
 

PIERO MANNIRONI

 

 

 

Vai a: Notizie varie dalla stampa 2007 Vai a:  Notizie brevi maggio 2008

Vai a: Notizie del 2008

 

Home Page