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La Nuova Sardegna

SABATO, 08 NOVEMBRE 2008

Per l’Air Force One di Obama 240 metri in più

  ROMA. Nell’aeroporto di Midway, Chicago, la pista sarà allungata: d’ora in poi lì dovrà atterrare l’aereo del cittadino più illustre (e più potente del mondo): Obama. Ma, una volta tanto, l’Italia arriverà prima degli Stati Uniti: per luglio, mese del G8 alla Maddalena, quella dell’aeroporto di Olbia passerà da 2 chilometri 450 metri di lunghezza a 2 chilometri 690, 240 metri in più, quelli necessari per far arrivare in sicurezza l’Air Force One del presidente Usa. Da ieri non ci sono più dubbi sulla realizzazione, né incertezze sui tempi e la copertura finanziaria: Regione, Enac e Geasar hanno trovato i soldi (36 milioni di euro) e hanno firmato l’intesa per avviare e completare i lavori a tempo di record: i cantieri apriranno la prossima settimana e saranno chiusi a fine maggio. Un’impresa che sarà compiuta con la regìa della struttura di missione per il G8, che farà una gara d’appalto con le procedure rapide e garantirà turni di lavoro da 24 ore al giorno, sul modello di ciò che sta avvenendo nei cantieri della Maddalena.
 Il protocollo è stato firmato a Fiumicino, in una sala di rappresentanza dell’aeroporto. Nessun intoppo politico o burocratico, a parte un ritardo di un’ora nel volo (Alitalia, tanto per cambiare) che ha portato Renato Soru da Palermo a Roma. Niente di preoccupante, rispetto al rischio corso in queste settimane: i fondi per lo scalo di Olbia sembravano essere spariti. Il governo Berlusconi, che è impegnato a riprogrammare i (tanti) miliardi di euro per le infrastrutture strategiche, ha avuto la tentazione di toglierne un bel po’ dal capitolo “trasporti”, come ha rivelato il “Sole 24-Ore”.
 Niente da fare: i soldi c’erano, restano e saranno spesi. In tutto 36 milioni 375 mila euro per l’allungamento, verso il mare, della pista del “Costa Smeralda”, per la modifica del tracciato della statale 125 nel tratto tra Olbia e la frazione di Murta Maria (davanti all’ospedale San Raffaele) e per il completamento del piazzale per i voli di Stato.
 Da Enac e Regione arriva il grosso delle risorse: l’ente nazionale per l’aviazione civile mette a disposizione 16 milioni 850 mila euro (presi dal programma operativo trasporti), la giunta di Soru investe 16 milioni 200 mila euro (10 di questi dai fondi per le aree svantaggiate, 6 dal programma di mobilità della Regione).
 «Sono contento per Olbia e per il suo aeroporto, che è ottimante gestito - ha detto il presidente della Regione -. Non solo registra un aumento del numero dei passeggeri nazionali e internazionali, ma ha una grande area commerciale, con tutti i servizi possibili per i passeggeri, e ha una una bellissima avazione generale. Al G8, la Sardegna e l’Italia faranno una figura splendida».
 Un bel complimento, per la Geasar. Ma la società di gestione dell’aeroporto, controllata dall’Aga Khan, che avrà il beneficio diretto dall’operazione, ha dovuto fare la sua parte anche dal punto di vista finanziario. «E’ un primo passo» sottolinea Vito Riggio, presidente dell’Enac. La spa, rappresentata dall’aministratore delegato Silvio Pippobello, contribuisce con 3 milioni 400 mila euro.
 I progetti sono già pronti, e coperti dal segreto di Stato. Il “Costa Smeralda”, che toccherà quota 2 milioni di passeggeri, crescerà verso la foce del fiume Padrongianus. I 240 metri in più in quella direzione, come segnalato dai rapporti dell’Enac e dell’Enav (l’ente per l’assistenza al volo), erano necessari per l’«eliminazione delle attuali penalizzazioni di atterraggio e decollo per alcuni modelli a carico significativo». Tradotto, per permettere un agevole arrivo all’Air Force One, il Boeing 747-200 del presidente Usa che è lungo 70 metri, alto 19, ha un’apertura alare di 60 metri, viaggia a una velocità massima di 969 chilometri e può percorrere 12 mila 500 chilometri.
 «Non è solo un’opera importante per la Sardegna e l’Italia - dice Angelo Balducci, capo degli appalti del G8 -. E’ anche una grande prova di efficienza». Chissà, magari Obama prenderà spunto per la pista di Chicago...
 

Guido Piga

 

Santo Stefano, Le nuove pretese della Marina

  Dopo il danno ora rischia di arrivare anche la beffa. Non solo la Marina militare sta facendo di tutto per tenersi stretto il deposito di munizioni di Guardia del Moro, ma addirittura vorrebbe realizzare un nuovo molo nell’isola di Santo Stefano. Magari utilizzando i fondi stanziati per il G8. Sarebbe davvero il colmo. I finanziamenti per organizzare il vertice dei potenti della Terra avevano infatti una finalità politica di fondo dichiarata: aiutare la riconversione economica e sociale della Maddalena, finalmente smilitarizzata. E invece la Marina, nonostante abbia di fatto trasferito da anni tutta la logistica e le attività operative a Taranto e alla Spezia, continua a pretendere un presidio nell’arcipelago.
 La richiesta della Marina è arrivata, a sorpresa, nel corso di una riunione operativa per valutare lo stato dei lavori in preparazione del vertice del G8, programmato per i primi giorni del luglio 2009. Con un’improvvisa inversione di rotta, i militari hanno infatti ritenuto inadeguato alle proprie esigenze il molo Carbone, contiguo all’area dell’ex Arsenale. Ecco perciò la manifestazione di interesse per un nuovo molo a Santo Stefano. Una struttura - secondo alcune indiscrezioni - che dovrebbe essere in grado di ospitare anche navi da guerra di notevoli dimensioni.
 Inutile dire che la costruzione della banchina, proprio davanti al deposito sotterraneo di Guardia del Moro, rappresenterebbe il suggello per una nuova e duratura servitù militare. E sicuramente un ulteriore ostacolo al processo di riconversione dell’arcipelago. Già sulla polveriera è in atto un duro contenzioso davanti ai giudici amministrativi tra il ministero della Difesa e il Comune della Maddalena. Un braccio di ferro che ha fatto registrare il mese scorso un’iniziativa molto violenta del capo di gabinetto del ministro La Russa contro il sindaco Angelo Comiti. E cioé una lettera inviata al gabinetto del ministro dell’Interno Maroni per sollecitare un intervento sul prefetto di Sassari. Obiettivo: far annullare due ordinanze del sindaco emesse nel periodo in cui, in seguito alla sentenza del Tar Sardegna, era decaduta la servitù militare su Guardia del Moro.
 E ora ecco spuntare il progetto di un molo a Santo Stefano. Lapidario il commento del presidente della Regione Renato Soru: «Per ora è solo un’idea, una proposta, rispetto alla quale abbiamo già manifestato la nostra contrarietà. Io ho detto che un molo a Santo Stefano c’è già, quello al quale attraccava la nave appoggio americana Emory Land. Se ne hanno bisogno, usino quello».
 Resta il fatto che la Marina, con la sua iniziativa, ha gettato benzina sul fuoco. Ha infatti politicamente rafforzato la propria posizione e cioé mantenere un presidio nell’arcipelago. E questo mentre si è in attesa della sentenza del Consiglio di Stato che dovrà dire se la servitù su Guardia del Moro è decaduta o meno. E soprattutto mentre la Marina, temendo una sentenza conforme a quella del Tar, sta cercando di accelerare in tutti i modi le procedure per reimporre la servitù a Santo Stefano. Sigillando così una parte importante dell’isola e minando il tanto atteso sviluppo eco-turistico per il quale si stanno investendo centinaia di milioni di euro.
 

Piero Mannironi

 

 

 

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