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VENERDÌ, 19 DICEMBRE 2008
Precipita in mare con l’auto e muore
Luciano Marino, 57 anni, cade in
acqua dal pontile mentre tenta di mettere in moto la Panda in panne di
una commerciante

Quando ha visto quella signora in difficoltà, con l’auto in panne,
non ha esitato un solo istante ad avvicinarsi per chiederle se avesse
bisogno di aiuto. Ha provato a metterla in moto la Panda blu, l’ha
spinta con la forza del suo corpo ma è caduto giù dalla banchina, in
mare.
Una fine assurda, quella di Luciano Marino, 57 anni, guardiano del
circolo sottufficiali della Marina. Morto per un arresto cardiaco,
annegato mentre cercava disperatamente di riemergere dal fondale, a una
profondità di circa otto metri.
Sono le 12.35. Una mattina di sole e mare piatto alla Maddalena. Il
traghetto Delcomar è attraccato alla banchina del porto commerciale,
quello che i maddalenini chiamano «il pontile delle Poste». Le macchine
in quel punto possono sostare, ci sono gli stalli. Ma c’è anche un
cartello che segnala il «pericolo di caduta a mare». Bisogna fare
attenzione, questo il messaggio.
Graziella Catuogno, commerciante al mercato della Maddalena, ha
parcheggiato lì la Panda blu. E insieme alla sua ce ne sono altre,
sempre nello stesso punto. Una mattinata a lavoro e poi, a mezzogiorno e
mezza, torna sul pontile per rientrare a casa. Sale in macchina, accende
e il motore gira a vuoto. Prova diverse volte a partire ma la macchina
non vuole proprio saperne. Luciano Marino passeggia lì vicino, così come
gli capita spesso di fare, e si accorge che la signora è in difficoltà.
Considerata la sua indole, una persona buona e sempre disponibile (come
hanno confermato ieri anche i suoi concittadini), si offre di aiutarla.
Sale nell’auto, tenta anche lui di mettere in moto, invano. Riesce
comunque a spostarla, punta il muso verso l’attracco del pontile. Con lo
sportello aperto, la forza delle braccia e delle gambe, spinge la Panda
per alcuni metri, direzione mare, inserisce la terza marcia, non si
rende conto che il bordo della banchina è troppo vicino. E non sente
nemmeno la voce della donna che lo avvisa di fare attenzione.
All’improvviso, la macchina si accende, parte di botto e lo trascina in
mare. La signora Graziella vede tutto e si dispera, urla. A bordo del
traghetto c’è un marinaio che assiste alla scena, impietrito. Non fa in
tempo a scendere dalla nave che il corpo di Luciano Marino è già in
superficie, privo di sensi. Immediatamente viene lanciato l’allarme. Sul
posto interviene un’ambulanza del 118, i carabinieri della Maddalena, i
vigili del fuoco, la capitaneria di porto e i sommozzatori del nucleo
Sdai della Marina. Tutti al lavoro per estrarre quanto prima il corpo
dall’acqua. Inutile il tentativo di rianimarlo. Marino muore dopo
mezz’ora all’ospedale della Maddalena.
«Una tragica fatalità» ha detto il comandante del reparto territoriale
dei carabinieri di Olbia, colonnello Giovanni Spirito, arrivato anche
lui sul posto dove è avvenuto il drammatico incidente insieme ai
militari della stazione locale.
Sulla dinamica c’è da fare ancora chiarezza. Luciano Marino è morto per
arresto cardiaco. Questa è una certezza. Probabilmente, ha cercato in
tutti i modi di risalire in superficie. Non c’è riuscito. Eppure sapeva
nuotare. Non è quindi da escludere che sia rimasto intrappolato
nell’abitacolo dell’auto, o addirittura agganciato allo sportello e, nel
disperato tentativo di liberarsi, il suo cuore non abbia retto.
I sommozzatori della Marina e i vigili del fuoco lo hanno imbragato e
tirato fuori dall’acqua nel giro di pochi minuti. Ma non c’era ormai più
niente da fare.
È stato un gesto di nobile altruismo il suo. La notizia, ieri mattina,
ha sconvolto i maddalenini. In molti lo conoscevano e stimavano. Al
pontile delle Poste per ore c’è stato un via vai continuo di persone
incredule, tutti a guardare quel tratto di mare. «Sembra impossibile
morire in questo modo», il commento di un ragazzo che conosceva Marino e
che, come tanti altri, ha voluto vedere il pontile maledetto. Ora tutti
fanno caso a quel cartello di pericolo che indica proprio il rischio di
caduta a mare. Forse prima di ieri nessuno aveva dato la giusta
importanza a quel segnale che raffigura una macchina che precipita in
mare. Ma dopo il terribile incidente lo hanno invece notato in tanti.
Sotto choc la donna, Graziella Catuogno, sentita ieri mattina dai
carabinieri, insieme a un altro testimone, il marinaio del traghetto
Delcomar.
Luciano Marino da 33 anni prestava servizio al circolo dei
sottufficiali, non era sposato e sarebbe andato in pensione tra due
anni. I funerali saranno celebrati questo pomeriggio, alle 16.20, nella
chiesa di Santa Maria Maddalena.
Nadia Cossu Il
drammatico racconto dei testimoni dell’incidente
«Luciano ha inserito la terza marcia, l’auto
è partita all’improvviso. Ho gridato di premere il pedale del freno ma
non c’è stato niente da fare».
È il racconto drammatico della signora Graziella Catuogno. Luciano
Marino voleva aiutarla quando si è accorto che non riusciva ad accendere
la macchina. «L’auto era molto vicina all’orlo della banchina -
raccontava ieri mattina la donna, sotto choc - e si è portata via anche
Luciano». Ha gridato, disperata. Ma è stato tutto inutile, la macchina
si era già inabissata. Nel frattempo, dal traghetto della Delcomar,
ormeggiato lì al porto commerciale, un marinaio, Michele Bonannini,
vedendo la scena ha chiamato subito per VHF la capitaneria e il 118. Non
ha spostato lo sguardo dal punto in cui si era inabissata l’auto neppure
per un istante, sperando che Luciano Marino riuscisse a risalire. «È
emerso dopo qualche minuto», racconta il giovane. Il marinaio, a quel
punto, ha lanciato una cima per cercare di tirarlo su, sperando che
l’uomo si aggrappasse. Ma, come poi ha confermato il referto medico,
Luciano era già deceduto per un collasso cardiorespiratorio. Tant’è vero
che, dopo che i vigili del fuoco lo hanno imbragato e tirato su, il
medico del 118, arrivato sul posto, nulla ha potuto fare se non
trasferirlo all’ospedale Paolo Merlo. «Una morte assurda - ha detto uno
dei pochi testimoni oculari, Eduardo Preti -. Questa storia ci fa
tornare alla mente Giuseppe Darco, il maddalenino insignito della
medaglia al valore civile, perchè salvò una anziana signora caduta in
mare con la sua auto a Cala Gavetta».
La notizia ha fatto subito il giro dell’isola e naturalmente i più
colpiti da questa assurda e improvvisa morte sono stati i colleghi di
lavoro del circolo sottufficiali dove Marino lavorava da circa 33 anni.
Il presidente Salvatore Occhiuto: «Luciano era per noi un grande uomo ed
un grande lavoratore. Ma soprattutto una persona che mostrava a tutti
una grande disponibilità. Puntuale sul lavoro, un esecutore di ordine
eccezionale, insomma un uomo del quale sentiremo la mancanza perché era
un grande amico di tutti».
Il parere di un altro suo collega, Marco Brocca, non si discosta da
quello del presidente: «Luciano era un uomo corretto, ma soprattutto
disponibile. Era una delle sue doti principali e che noi tutti abbiamo
avuto modo di appurare in più di un’occasione». Un altruismo che ha
dimostrato sino alla fine.
Andrea Nieddu |