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La Nuova Sardegna

MARTEDÌ, 17 FEBBRAIO 2009

IL NUOVO GOVERNATORE

Vedi anche: il voto in Gallura

CAGLIARI. Cappellacci parla già da presidente e dopo l’una del mattino, a 10 ore dall’inizio dello scrutinio, finalmente si sbilancia: «Mi aspettavo la vittoria, non credevo in un distacco tanto netto». Berlusconi? «Gli ho telefonato io. Mi ha chiesto di tenerlo informato: la sua presenza in Sardegna si è rivelata una risorsa in più per il centrodestra e lo sarà sempre per l’isola». Soru? «Ha perso perché i sardi non gli hanno creduto: il suo è stato un governo fallimentare». I primi passi? «Aiuterò i giovani e i disoccupati, mi batterò contro la povertà».
 Quale sarà la differenza maggiore nell’azione politica del centrodestra alla Regione rispetto alla precedente giunta? «Lavoreremo per unire, e non per dividere i sardi, come è stato fatto sinora. Mi auguro che da questa sconfitta Soru possa trovare una ragione per lasciarsi dietro le spalle veleni, atteggiamenti di contrapposizione e la convinzione che la ragione sia solo da una parte».
 Poi, di fronte alle decine di domande dei giornalisti, Ugo Cappellacci va a ruota libera: «Con questo voto l’isola chiede di voltare pagina verso il cambiamento. E se il premier durante la campagna elettorale si è rivelato determinante per accrescere la mia popolarità, voglio ricordare che su circa 130 comizi che ho tenuto negli ultimi due mesi il presidente del consiglio ha partecipato solo a 5. La fiducia degli elettori l’abbiamo conquistata noi: e credo che la sintonia tra governo nazionale e regionale sia per la nostra terra una grande opportunità». «Io in ogni caso non dimentico ciò per cui mi sono impegnato in queste settimane - prosegue - Ridaremo voce a tutti i territori dell’isola dal 2004 non ascoltati o trascurati». E, dopo aver incontrato a cena i figli che lo hanno accolto indossando una maglietta con la scritta  ”Peggio Soru”, incalza: «La Sardegna sta tornando a sorridere. È prevalsa l’isola reale rispetto a quella virtuale. Ma non chiamatemi ancora presidente. Dedico il risultato alla famiglia, che ho trascurato in questa campagna elettorale».
 Pomeriggio e serata convulsi (sarà così fino all’alba di oggi) a Palazzo Doglio, sede della coalizione. È infatti qui, in questo storico edificio nel cuore di Cagliari, in vico Logudoro, a pochi passi dalla basilica di San Saturnino, che da due mesi gli uomini di Ugo Cappellacci hanno stabilito il loro quartier generale: una ventina di stanze tra il piano terra e il primo piano.
 A Palazzo Doglio il leader del Pdl fa il suo ingresso soltanto un paio d’ore dopo la chiusura delle urne, alle 17.30. Al primo piano dell’antico edificio, confortato dalle prime notizie ricevute dai sostenitori, ringrazia candidati del Pdl, alleati, fan. «Sono fiducioso, ma bisogna attendere», si limita a dire. Per aggiungere: «Provo emozione per essere circondato da tante persone che mi vogliono bene: con giovani agguerriti che hanno fatto questo percorso con lo spirito giusto. Una magnifica coesione: comunque andrà, c’é una bella atmosfera». Poi si allontana verso il suo ufficio personale, da dove continua a seguire lo scrutinio con pochi, fidati membri dello staff: all’inizio si profila un testa a testa con posizioni in oscillazione.
 Intanto, nella sede elettorale, i sostenitori del Pdl sono costantemente in contatto con i rappresentanti di lista sparsi nei 377 comuni della Sardegna, all’opera per raccogliere in tempo reale i dati dello spoglio. Tra gli esponenti della coalizione, fin da quell’ora, presidiano Palazzo Doglio l’ex questore ed ex prefetto Antonio Pitea, la giornalista Simona De Francisci, entrambi nel listino regionale, il sindaco di Cagliari Emilio Floris, assieme alla figlia Rosanna, Giorgio La Spisa, Antonello Liori, Giulio Steri.
 Lungo i corridoi, il pubblicitario Gavino Sanna, protagonista della campagna di Cappellacci. Cinque anni fa il guru della comunicazione ideò iniziative elettorali che avevano portato Soru alla guida della Regione. «Mi sento a posto con la coscienza - afferma - Penso di aver fatto un lavoro utile per la nostra terra. Al di là della lotta, per così dire, all’ultimo sangue che ha visto opposti i due sfidanti in questi 45 giorni, nella mia azione ho sempre preferito pensare che il malato fosse la Sardegna. E che io potessi fare il medico. Proponendo così un farmaco che parlasse di speranze e ideali per l’isola». (A notte fonda Sanna conia un altro slogan: «Menato Soru»).
 Alle 18.45 Cappellacci fa una breve apparizione in sala stampa. Dispensa qualche sorriso. Comunica che rilascerà un commento alle 19.40. All’ora prevista si presenta, puntuale, davanti alle telecamere. Abito e cravatta blu, camicia bianca a righine azzurre, attacca subito con una dichiarazione che in questa fase deve necessariamente tenere conto di dati provvisori. E ciò nonostante comincino a diffondersi risultati ufficiosi di tendenza che, almeno in certe fasce, lo danno già in netto vantaggio. «Sono tranquillo, soprattutto alla luce del bilancio che stiamo facendo di questo mese e mezzo - dice - Sarà in ogni caso un successo grazie alla grande squadra che mi ha sostenuto. Adesso preferisco tuttavia non fare valutazioni». «È vero: da Cagliari e dintorni arrivano notizie incoraggianti, ma dovremo capire meglio», conclude con espressione imperturbabile, il viso già ricoperto da quella sottile barba che Gavino Sanna gli aveva consigliato di tagliarsi in campagna elettorale.
 Si sa per certo che dall’entourage di Berlusconi, a Roma, chiamano più volte per raccogliere informazioni aggiornate. Ma nelle prime ore da Palazzo Doglio ripetono l’iniziale parola d’ordine anche agli uomini più vicini al premier: fiducia e prudenza.
 Dappertutto, nelle stanze dell’edificio di vico Logudoro, è un susseguirsi ininterrotto di consultazioni. Lanci delle agenzie di stampa, annunci radio e tv, comunicazioni in Rete: qualsiasi fonte è interpretata, se non come un’indicazione di successo, come auspicio di vittoria.
 E tutti, come d’incanto, diventano specialisti in analisi micro-geografiche, esperti dei trend elettorali di area, professionisti nell’esame del voto disgiunto. Ma in quegli attimi è prematuro, evidentemente, un giudizio compiuto. Nessuno appare sorpreso, invece, per l’esito non esaltante della lotta combattuta dai due schieramenti indipendentisti e dai socialisti di Balia.
 Tra le 20 e le 22 la sede del centrodestra, che in passato ha ospitato la prefettura di Cagliari, si trasforma in una sorta di casbah affollatissima. Centinaia di persone vendono notizie dell’ultimissima ora. Dicono la loro sulla lentezza nell’affluenza dei risultati. Dissertano. Polemizzano. Urlano. Con un’escalation di decibel che fa pensare più a un palasport che all’ex sede di un palazzo istituzionale. Nel cortile interno resta in funzione a lungo un maxischermo con l’andamento dello spoglio.
 Ma all’improvviso, poco prima delle 22, rilancia la speranza del popolo del centrodestra una dichiarazione del sindaco Floris: «Secondo i dati in nostro possesso, il vantaggio su Soru a Cagliari è di oltre 4 punti, e in provincia più o meno lo stesso». Altri elementi fanno pensare non solo a una rimonta, ma un divario piuttosto marcato.
 Man mano che numeri altalenanti e parziali danno per possibile il sorpasso di Cappellacci, nelle sale di Palazzo Doglio, cresce la voglia di cantare vittoria senza «se» e senza «ma».
 Il nervosismo dell’attesa si stempera in applausi spontanei e nei «buhh-buhh» che accolgono le prime dichiarazioni fatte da Renato Soru in tv. La tensione si attenua tra abbracci, auguri, saluti. E tutti, in un boato di entusiasmi non più trattenuti, cori al grido di «Ugo! Ugo! Ugo!», si lasciano andare all’idea che l’alternanza alla Regione non è più un’ipotesi ma una realtà davvero concreta. «Finalmente un po’ di aria fresca», commenta più d’uno dei fan di Cappellacci andando via. E non si riferisce solo alle iper riscaldate camere di Palazzo Doglio.
 

L’EX PRESIDENTE DELLA REGIONE

CAGLIARI. Prima di parlare Renato Soru ha atteso che si arrivasse alla metà dello scrutinio. Non c’era sicuramente la speranza di un miracoloso recupero, ma certo la certezza di un consolidamento dei dati. Probabilmente anche per valutare la consistenza del differenziale tra i suoi voti e quelli dei partiti della coalizione. Nello studio nel quale è rimasto chiuso per circa due ore, c’erano con lui il commissario regionale del Pd Achille Passoni, gli assessori Carlo Mannoni, Nerina Dirindin e Sandro Broccia. Qualcuno ha sottolineato malignamente l’assenza di qualche leader del Pd sardo.
 Soru, a mezzanotte e 43 chiama Ugo Cappellacci per congratularsi con lui. Un gesto di civiltà politica, fatto raro in questa torrida campagna elettorale. Poi affronta la conferenza stampa: «Siamo più o meno alla metà delle sezioni scrutinate - dice - e il distacco resta di cinque punti. Cioé mi pare stabilizzato. Ho chiamato Cappellacci poco fa per fargli gli auguri di buon lavoro e che riesca a fare il meglio per la Sardegna, per questa bellissima e meravigliosa isola».
 «E’ stata una campagna elettorale bellissima - ha proseguito - ringrazio tutte le persone che mi hanno aiutato e sostenuto. Per le valutazioni politiche penso sia meglio aspettare domani perché i dati non sono definitivi».
 Ma qualche battuta la regala: «Mi aspettavo qualcosa di più, come risultato, dalla coalizione. Ma i sardi hanno deciso. Io ho cercato di portare vanti coerentemente un’idea di Sardegna, un modello di sviluppo. O non sono riuscito a spiegarlo oppure questo progetto non è nella corda dei sardi. O meglio, è solo nella corda del 45% dei sardi».
 Una domanda lo trascina nello squilibrio di forze in campo in questa campagna elettorale ricca di tensioni, veleni e colpi di scena: «E’ ovvio che la differenza fatta dagli spazi avuti nei mezzi i comunicazione si è fatta sentire. Ma questo è il gioco... Stavo per dire le regole del gioco, ma mi sono fermato. In fondo, a cosa serve? Siamo già al giorno dopo. Certo, sarebbero state molto meglio elezioni condotte, a tratti, con qualche punta eccessiva di ostilità in meno. Sarebbero belle competizioni dove valgono le regole e non dove l’unica regola è vincere a ogni costo». «A Cappellacci - continua - dico di fare ogni cosa per il bene della Sardegna e di utilizzare quanto di buono abbiamo fatto in questi ultimi cinque anni. E non è poco. Purtroppo tante cose hanno influito in queste elezioni, tanti fattori hanno creato condizionamenti. Anche qualche provvedimento del governo dell’ultima ora, anzi dell’ultimo minuto». Infine una battuta, in chiusura sui partiti e sul Pd: «La politica è una cosa seria e non esecizio per le proprie ambizioni. Io ho messo la mia esperienza al servizio del Partito democratico e avrei voluto fare di più. Sono convinto che il Pd ha un grande futuro davanti».
 Un saluto e le luci dei riflettori si spengono. Soru va via.
 Resta una certezza: questa campagna elettorale ha segnato un’inversione di tendenza nell’isola. Si tratta di valutare politicamente quanto abbiano inciso una serie di fattori. Il primo è sicuramente il peso esercitato dal presidente del Consiglio con la sua presenza invasiva, con l’utilizzo di una platea mediatica come mai si era visto prima, ma molto si dovrà scavare anche all’interno dei patti di lealtà all’interno dei partiti e quanto abbiano influenzato “vendette” politiche personali. Quelle che si sono condensate nel voto disgiunto.
 Nel quartier generale di Renato Soru, in Piazza del Carmine, all’inizio si sovrappongono voci di disastri e di trionfi. Soru e Cappellacci si alternano nelle percentuali dei consensi. Alle 20,18 Cappellacci viene dato avanti per 48,6% contro il 46,6% di Soru. Ma le sezioni scrutinate sono soltanto 174 su 1.812. Troppo presto, quindi, per valutare un consolidamento di tendenza. Achille Passoni, il commissario regionale del Pd, parla della flessione della partecipazione al voto. «E’ un dato sul quale le forze politiche dovranno riflettere con molta attenzione - dice -. Quasi quattro punti percentuali in meno sono davvero tanti. In particolare, l’affluenza più scarsa registrata nel Sulcis-Iglesiente, dovrà essere approfondita con molta attenzione». «Credo che la crisi economica e produttiva di quel territorio - dice ancora Passoni - abbia influito sulla partecipazione al voto».
 Dalle agenzie e dalle tv, intanto, arrivano le schermate che raccontano un equilibrio che, poco prima delle 21 sembra rompersi. Dal Ced della Regione, infatti, arriva la notizia che, su 255 sezioni scrutinate su 1.872, Cappellacci “strappa” e sale al 49,6% contro il 45,7% di Soru. Eppure, i rappresentanti del centrosinistra, qui nel quartier generale, diplomaticamente preferiscono non fare ancora valutazioni. Gianluigi Gessa e Chicco Porcu tengono infatti una posizione attendista.
 Alle 21,19 arriva il risultato delle prime 315 sezioni scrutinate. Cappellacci supera la soglia del 50%. Una soglia non solo psicologica, perché è soprattutto il segnale che il vantaggio del candidato del centrodestra sembra arrivare a un primo significativo consolidamento.
 Lo staff di Soru analizza anche i dati in base alla loro provenienza, cioé da quali aree arrivano. Intervengono qui indicatori come quello della tradizione politica di alcuni paesi, ma anche la tenuta di alcuni “blocchi elettorali” legati a leadership locali.
 Arrivano le prime delusioni: alcuni centri del Nuorese, che sembravano garantire certezze sono invece sorpredentemente “franati” a destra. Così, alle 20,30, comincia la presa di coscienza di una sconfitta che sembra articolarsi su due livelli: quella del presidente e quella della coalizione: alle 21,40 Soru è sotto di sei punti, mentre l’alleanza di centrosinistra naviga sotto un distacco che sfiora i 14 punti percentuali.
 Alle 21,37, un’agenzia rende il clima più teso. A Palazzo Doglio, sede elettorale cagliaritana del Pdl, si respira già aria di vittoria. Si parla addirittura di 15 punti di vantaggio per il centrodestra.
 21,45 una fiammata: si diffonde la notizia di un miracoloso recupero di cinque punti da parte di Soru. Quanto basta per riaccendere le speranze. Ma l’unico riscontro di questa tendenza è il giro di boa delle 419 sezioni: Cappellacci arretra a 49,6%, mentre Soru rosicchia qualcosa, salendo al 45,5%.
 Alle 22,30, Caterina Pes non si arrende ancora e invita «alla prudenza, a tenere i piedi per terra». Alla stessa ora fa sentire la sua voce il vero antagonista di Renato Soru, Silvio Berlusconi. «Sono fiducioso - dice il Cavaliere -. Ci ho messo la faccia e, se perdo, vuol dire che ho perso io». Tra i giovani che affollano il quartier generale di Soru si percepisce qualche battuta al vetriolo: «Ecco, Berlusconi delegittima il suo candidato proprio nel momento in cui si profila una sua vittoria. Allora era proprio vero: la partita era tra il presidente del Consiglio e Soru».

Il voto in Gallura:

Alla Maddalena spira il vento azzurro

LA MADDALENA. Le posizioni si sono ribaltate rispetto a quanto era accaduto quattro anni prima. Nel 2004 Soru aveva superato il suo diretto avversario con una percentuale dell’11 percento. Ieri al contrario Ugo Cappellacci ha travolto l’ex presidente con una differenza di 776 voti e una percentuale del 13 percento. Anche se l’astensionismo è stato molto forte. È il comune gallurese con la percentuale più bassa. Su 10.183 elettori, solo 6.073 hanno votato con una percentuale del 59,64. Un segno tangibile della delusione dei maddalenini. Il cambiamento con il voto di queste elezioni regionali alla Maddalena ha portato alla vittoria Cappellacci. Il successo del Pdl ha messo in evidenza che c’è stata tanta gente che ha deciso di puntare sul centrodestra. In molti del centro sinistra probabilmente hanno voluto manifestare il loro malcontento e non hanno avuto coraggio di andare a votare. Fra i candidati maddalenini buona affermazione dei riformatori spinti dal candidato Luca Montella, che è riuscito a convogliare i consensi di moltissimi suoi concittadini, circa mille voti.
 Anche questo è un chiaro segno di come anche i maddalenini abbiano in qualche modo voluto mandare un segno forte di protesta e di malcontento verso le scelte dell’amministrazione regionale. Questo dato serve anche per tastare il polso della popolazione in generale. Molti tra i maddelenini evidentemente hanno voluto sottolinare con il voto di rottura non solo una critica alla politica di Soru, ma anche alle scelte dei politici locali che hanno sposato in pieno la politica Soru. Un cenno merita la esordiente Maria Pia Zonca trainata dal simbolo dell’Italia dei valori, che rispecchia il buon momento in tutta Italia del partito di Di Pietro.

Andrea Nieddu

 

La Provincia si conferma forziere di voti del Polo

OLBIA. La Gallura e Olbia si confermano forziere inesauribile di voti per il centrodestra. Ugo Cappellacci ha sfondato, raccogliendo la protesta del territorio verso il Governatore uscente. Sono lontani i tempi in cui il centrosinistra (provinciali 20059 riusciva addirittura ad avere la maggioranza. Il risultato delle regionali vede circa 23 punti di differenza, nel dato relativo ai presidenti, mentre la forbice si allarga vertiginosamente se si passa alle liste.
 Dai dati, ancora non definitivi, salta fuori che le bandierine azzurre coprono la quasi totalità del territorio gallurese. Fra i ventisei comuni che compongono la provincia Olbia-Tempio resiste la roccaforte di Bortigiadas, paese di centrosinistra per eccellenza, insieme a Oschiri e Aggius, che hanno evitato l’en plein di Cappellacci. Ma, in ogni caso, si è trattato di una autentica Caporetto per la coalizione guidata da Renato Soru. I processi, nel centrosinistra, cominceranno già da oggi, ma nel frattempo c’è da sottolineare come non ha convinto nè la proposta del governatore uscente, nè quella del Partito democratico, e neanche quella di Italia dei valori.
 Vittorie schiaccianti a Olbia, Arzachena e Tempio, i centri a forte connotazione di centrodestra, ma anche in paesi come Budoni e San Teodoro, in cui il centrosinistra aveva ottenuto risultati esaltanti e trascinato la coalizione all’indimenticabile trionfo delle provinciali del 2005. Ad esempio a San Teodoro, i punti di distacco sono stati ben dieci a favore del centrodestra (53 per cento a 43 per cento) ma fa molto molto male il divario di trenta punti raccolto invece a Budoni. Un dato particolare, in una zona che evidentemente si è sentita colpita dal Piano paesaggistico regionale. Sconfitta dolorosa anche in un altro paese costiero, Palau, che pure vedeva l’ex sindaco candidato nel Pd.
 A metà sezioni scrutinate il dato assoluto in Gallura vedeva Cappellacci avanti con il 60,8 per cento dei suffragi, contro il 37.9 di Soru. Poco sotto il 2 per cento l’Irs e Gavino Sale, sotto l’1 per cento, invece, Unidade di Sollai e i socialisti di Balia. Il raffronto con le politiche di un anno fa vede un ulteriore e netto miglioramento del centrodestra che, allora prese il 51 per cento con il Pdl a cui va sommato il 5.5 per cento dell’Udc, visto che nelle liste il risultato della coalizione è stato ancora migliore di quello relativo al candidato presidente.
 Per quanto riguarda i risultati di lista, il Popolo della libertà l’ha fatta da padrone. Schieramento che conta di metter dentro almeno due, se non tre, nuovi consiglieri. I dati danno il consigliere regionale uscente e sindaco di Telti Matteo Sanna al primo posto, ben davanti a Gianfranco Bardanzellu, espressione del Pdl in consiglio comunale a Olbia. Dietro c’è la battaglia fra due medici: Renato Lai, candidato da Fortza Paris, e Peppino Mela, indipendente vicino all’area di Fedele Sanciu. All’ultimo posto Marisa Careddu, sindaco di Luras.
 Nel Partito democratico, invece, successo personale per Pierluigi Caria, dimissionario direttore amministrativo dell’Asl e proveniente dall’area Margherita, che ha raccolto circa un terzo dei suffragi del Pd. Dietro di lui il consigliere uscente Elio Corda con circa il 23 per cento dei voti raccolti dal partito. Alle spalle, dopo un iniziale vantaggio del giornalista Alessandro Pirina, sembra esser riuscito ad avere la meglio l’assessore provinciale Sebastiano Pirredda, che ha raccolto moltissimi voti nel paese dove è stato sindaco, Palau. Dietro di tutti, staccatissima, Lina Rosa Antona.
 Nelle altre liste buon risultato personale nell’Udc per Andrea Biancareddu, in particolare nel suo serbatoio dell’Alta Gallura, mentre nei Riformatori la palma del numero uno sembra essere andata al consigliere regionale Giovanni Pileri davanti al sindaco di Berchidda Bastianino Sannitu. Nel centrosinistra Giommaria Uggias è largamente al primo posto nella Lista dell’Italia dei valori.
 La situazione gallurese si è rispecchiata pari pari nel voto a Olbia dove Cappellacci ha preso, anche in questo caso i dati riguardano la metà delle sezioni scrutinate (24 su 48) circa il 59.27 per cento, contro il 37.26 di Soru. 2,19 per Gavino Sale, 0.44 per Sollai e 0.33 per Balia. Sono dati che vanno a pareggiare, per il centrodestra il già lusinghiero delle politiche dello scorso anno, con la somma dei voti per il Pdl e quelli dell’Udc attestatisi intorno al 60 per cento.
 Per quanto riguarda i voti di lista, in un dato relativo a 18 sezioni scrutinate su 48, il Pdl è abbondantemente il primo partito di Olbia con il 45,73 per cento dei voti, davanti al Partito democratico con il 24,60 per cento dei voti. Quindi l’Italia dei valori con 8.32 e l’Udc con il 6.53. Curiosità, secondo questo dato parziale i Rosso Mori sopravanzano il Partito sardo d’azione.


Enrico Gaviano
 

Il crollo del centrosinistra in alta Gallura

TEMPIO. L’alta Gallura mette in testa il...Cappellacci e conferma la sua tendenza verso la coalizione azzurra, alla quale sono andati i voti di oltre il 50% degli elettori, in linea con il trend regionale. A Tempio il candidato berlusconinano ha ottenuto 3419 preferenze contro le 2496 andate al governatore uscente Renato Soru. Dati parziali, anche perchè alle 23,30 mancavano ancora da scrutinare, in città, 3 sezioni su 15.
Un successo, quello di Ugo Cappellacci, ottenuto anche a Luogosanto, Sant’Antonio di Gallura e Luras, mentre restano incerti i risultati degli altri centri minori, alle prese con la farriginosa normativa elettorale e le innumerevoli contestazioni, dentro i seggi, sul voto disgiunto. «Sono soddisfatto del risultato ottenuto dalla coalizione azzurra non soltanto nella mia città - ha detto a botta calda il sindaco (ed ex candidato) Antonello Pintus - e, in generale, in tutta la Gallura. Un segnale più che evidente di voler cambiare registro, di dare all’isola una nuova classe dirigente capace di far uscire i diversi settori produttivi dalla stagnazione in cui ha versato in questi ultimi cinque anni».
 Di vittoria non può ancora parlare il candidato dell’Udc per l’alta Gallura, Andrea Biancareddu, il quale è comunque più che soddisfatto per il consenso personale ottenuto: 2800 preferenze a Tempio e un’altro migliaio nei centri del nord Sardegna.
 «Ora non resta che attendere il posizionamento del mio partito a livello regionale e sperare che i miei colleghi candidati abbiano ottenuto il quoziente di voti necessari per ottenere un seggio in Regione», ha spiegato il candidato ed ex consigliere e assessore regionale, che a tarda notte era ancora impegnato a fare i conti e racimolare preferenze. Il ritardo con il quale pervenivano ai diversi comuni i risultati dello spoglio dalle sezioni elettorali ha, di fatto, impedito di conoscere e analizzare a fondo i dati del voto amministrativo, e soltanto oggi si conosceranno, oltre ai numeri che hanno portato alla vittoria Cappellacci, anche i nomi dei consiglieri regionali eletti nel colleggio di Olbia-Tempio. Qualcuno, avvezzo alle alchimie elettorali e profondo conoscitore della macchina elettorale, ha anche ipotizzato che la Gallura, stando alle prime risultanze, potrebbe esprimere ben sette consiglieri, due in più di quanto preveda l’attuale normativa. Ma tutto è ancora in ballo, molti dei candidati sono in attesa della conferma ufficiale della loro elezione, anche perchè i dati (ufficiosi) raccolti seggio per seggio potrebbero essere ribaltati (è già accaduto in passato) dal riconteggio (più che certo) delle tantissime schede contestate dai rappresentanti di lista all’interno dei seggi.
 

Giampiero Cocco

Al centrodestra anche l’enclave Palau

PALAU. Il paese dell’orso indossa l’abito azzurro. La coalizione guidata da Ugo Cappellacci conquista il piccolo comune turistico con 1240 voti e lascia la lista di Renato Soru indietro, a 978 preferenze. Il pdl vince la prova di muscoli con il centro sinistra che guida il paese a livello comunale da tre legislature. Il consenso dell’ex sindaco e assessore provinciale, Sebastiano Pirredda, non riesce a portare al trionfo il presidente uscente Soru con cui Palau negli anni ha stretto un rapporto di forte collaborazione. Le altre liste ottengono voti con dimensioni condominiali, 21 l’Irs di Gavino Sale, 15 i socialisti di Peppino Balia e 10 i seguaci di Gianfranco Sollai. Quasi da copione il risultato di Santa Teresa. Nel paese bicentenario, alla mezzanotte, solamente tre sezioni su cinque avevano superato il test dello scrutinio. Un numero sufficiente per proclamare la vittoria della cordata azzurra. 1014 i voti per il Pdl che guida la città da quattro anni, 631 quelli per la coalizione a sostegno del presidente uscente, Renato Soru. Da sottolineare il risultato, anche se solo parziale ottenuto dal movimento indipendentista di Gavino Sale, 74 preferenze. Staccati nettamente gli altri due aspiranti governatori, 10 i voti di Sollai, 9 di Balia. Il voto disgiunto fa lo sgambetto alla macchina dello scrutinio di Arzachena. Solamente tre le sezioni su nove a cui l’ufficio elettorale aveva messo il sigillo. Abbastanza per decretare il trionfo del Pdl. Per Cappellacci 1819 voti. A Soru solo 648. Tante le contestazioni sull’attribuzione delle preferenze che hanno rallentato lo scrutinio. Anche la Costa Smeralda conferma di essere una roccaforte del centro destra e aggiunge un nuovo successo al passato azzurro in città. Ma i risultati di fine nottata tardano ad arrivare per fare una analisi dettagliata del voto. (se.lu.)
 

 

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