Berlusconi:
risparmieremo 220 milioni La Maddalena: l’ira del sindaco. Pd diviso
LA MADDALENA. Il G8 non si farà più alla Maddalena, isola con
un futuro incerto. Si farà in Abruzzo, regione con un presente di
dolore. La grande idea di Berlusconi - un colpo a effetto per
stupire il mondo sull’italica forza - si è concretizzata ieri
mattina: ha avanzato la proposta dello spostamento al consiglio dei
ministri riunito all’Aquila, non c’è stata alcuna opposizione né lì
dentro, né all’esterno. Poi, scusandosi con la Sardegna per lo
scippo, ha chiarito le ragioni della clamorosa svolta: si
risparmiano soldi, si aiuta la ricostruzione, si bloccano i
contestatori. Sì di Londra, Washington prudente: «Vedremo». L’Aquila, le nove del mattino. C’è fermento attorno alla
caserma della guardia di finanza, unica struttura rimasta in piedi
dopo il terremoto. Lì si deve riunire il consiglio dei ministri, con
in agenda gli interventi straordinari per la ricostruzione
dell’Abruzzo. Ci sono gli uomini della protezione civile di tutta
Italia, in attesa del capo Guido Bertolaso. Un’agenzia lancia
l’indiscrezione: «Berlusconi sposterà il G8 dalla Maddalena
all’Aquila».
Pierfranco Zanchetta è in missione in Abruzzo: come assessore
provinciale, come capo delegazione della protezione civile gallurese,
come maddalenino. Raccoglie informazioni. «Sì, sembra che Berlusconi
voglia trasferire tutto all’Aquila». Tutti sembrano spiazzati.
Persino nel governo c’è chi, come il ministro Matteoli, reputa
questa possibilità “impossibile”. Sulla stessa linea Margherita
Boniver, sottosegretario, grande espera di affari internazionali:
«E’ inimmaginabile». Imbarazzo nella struttura di Bertolaso. Alla
Maddalena tutti sono al lavoro: gli operai nei cantieri dell’ex
arsenale e dell’ex ospedale, i tecnici negli uffici per mettere a
punto la conferenza di servizi programmata per oggi e a tarda sera
rinviata.
E del resto, come pensare l’impensabile o l’inimmaginabile?
Berlusconi era stato nell’isola pochi giorni fa, il 14 aprile. Con
lui, Gianni Letta, sottosegretario numero 1, e Guido Bertolaso,
commissario del G8. Una visita di un’ora nei cantieri, complimenti a
tutti per il lavoro, anche a Stefano Boeri, architetto di alto
livello. «Metta un po’ più di verde» l’unica raccomandazione. La
macchina organizzativa aveva raggiunto i traguardi prefissati, il
gruppo che aveva vinto la gestione dell’arsenale, quello della
Marcegaglia, stava predisponendo i progetti e tirando fuori i soldi,
45 milioni di euro per finire i lavori. Ad Alghero era stata
programmata la riunione per dirottare i voli da Olbia, aeroporto
chiuso dal 7 al 10 luglio, giorni del G8, a Fertilia.
Alle 10.34 l’Ansa batte questa notizia: «Berlusconi: giusto
spostare il G8 all’Aquila». Sembra una delle sue trovate, un po’
come fece a Napoli durante l’emergenza dei rifiuti. Poco più di un
desiderio, quello che lui farebbe se non ci fossero gli ostacoli
degli alleati internazionali, insomma. Un modo per dare una segnale
all’Abruzzo. Ora le reazioni fioccano. Sindaci contro, quelli
dell’Aquila e della Maddalena. «Siamo pronti ad accogliere il G8»
dice il primo. «Farlo lì sarebbe un altro terremoto» ribatte il
secondo.
Non c’è tempo per disegnare piani A, piani B o C. Alle 12.31 l’Ansa
batte: «Da cdm via libera a proposta spostamento all’Aquila». Non ci
sono più dubbi, i pochi che restano li spazza via Berlusconi. Tiene
una conferenza stampa, ci sono alcuni ministri al tavolo, Bertolaso
è l’ultimo, scuote il capo, sembra scuro in volto, un po’
contrariato. «Era assillato da altri pensieri sul terremoto» diranno
poi dal suo staff. Non c’è dissenso, quello di alcuni ministri
rientra subito.
Perché all’Aquila, dunque? Il premier cita tre ragioni. L’Italia
risparmia, è più sicura, aiuta l’Abruzzo. Primo punto. «Abbiamo
visto che per la gestione, per l’impegno delle forze dell’ordine e
per una serie di altre opere ci sarebbe stata una spesa superiore ai
220 milioni di euro - dice Berlusconi - e poiché in Italia si è data
vita a una polemica sul costo del referendum e si è fatto tanto
scandalo anche se il suo costo è di 50 milioni, ci siamo detti
perché non darli per la ricostruzione dell’Abruzzo?». Seconda
ragione, forse determinante per la scelta: «Non credo che i no
global avrebbero la voglia, la faccia e il cuore di fare
manifestazioni dure in occasione del G8 se il summit si tenesse
all’Aquila, zona ferita dal terremoto». Un modo per dire che,
invece, alla Maddalena (e in Gallura) avrebbero potuto esserci
serissimi problemi di sicurezza. Terza ragione: «E’ un forte segnale
per il rilancio di zone così duramente colpite». Quarta ragione, non
detta: è un grande colpo mediatico, una decisione che è destinata a
far lievitare il consenso di Berlusconi a livelli bulgari. Una
dimostrazione di forza - verrebbe da dire di pura potenza - del
premier davanti all’Italia e al mondo. Nessuna voce critica. Né dal
Pd («l’importante è che non intralci la ricostruzione»), né dalla
Regione. Anzi, via libera su tutta la linea di Cappellacci. «Prevale
il sentimento di solidarietà per l’Abruzzo» si limita a dire il
governatore. «E’ l’ennesima dimostrazione che il presidente della
Sardegna non è lui, ma Berlusconi - commenta Zanchetta -. Spero che
le opere alla Maddalena vengano finite e che questa decisione sia un
vero aiuto per l’Abruzzo». A tarda sera, incalzato, Cappellacci
parla solo di «decisione inopinata».
La grande idea del trasferimento sarebbe maturata subito dopo il
terremoto. E sarebbe venuta a Bertolaso, l’uomo che guiderà la
macchina della ricostruzione in Abruzzo. Così come lo scorso giugno
il commissario del G8 aveva garantito a Berlusconi che i lavori alla
Maddalena sarebbero stati fatti (ed è andata così), altrettanto
avrebbe fatto in quest’occasione. Come dire: mi dia i soldi (sono
arrivati 8 miliardi), mi dia le deroghe (per bandire gli appalti) e
le opere saranno pronte in poco più di due mesi.
Tutti all’Aquila, quindi, salvo clamorosi e improbabili colpi di
scena. Il vertice si terrà in un’area in cui a luglio, secondo il
presidente italiano dei geologi, «è prevedibile si registreranno
scosse». Non sembra un ostacolo, però. Decisivo sarà il parere dei
partner del G8. La Gran Bretagna ha già detto sì, «decide l’Italia».
Più prudente la posizione degli Stati Uniti. «Vedremo» ha fatto
sapere Washington.
«Non abbiamo preso una posizione - ha detto la responsabile
dell’Agenzia americana per l’ambiente, Lisa Jackson, parlando al G8
Ambiente a Siracusa -. Il presidente Berlusconi ha fatto una
richiesta al nostro presidente per spostare il G8 e credo che se
questo si farà serviranno degli aggiustamenti».
Un’isola-cantiere surreale
LA MADDALENA. E ora? Che ne sarà delle opere alla Maddalena?
Soprattutto, quale sarà lo sviluppo dell’isola senza più militari né
turismo? Lo spostamento all’Aquila apre una voragine. Alle imprese
sarebbe arrivato l’ordine di bloccare tutto, indiscrezione smentita
dalla struttura del G8. Il gruppo Marcegaglia potrebbe rivedere i
suoi piani di investimenti, senza scartare l’ipotesi di mollare
tutto. Unica speranza, il vertice mondiale sul clima. Berlusconi ha
detto che si farà a ottobre. Sarà così? Questi i fatti. «Il complesso della Maddalena è bellissimo e lì
potrebbe svolgersi il summit sull’ambiente voluto dal presidente
americano Barack Obama previsto per l’autunno» dice Berlusconi nella
conferenza stampa di annuncio del trasferimento del G8 all’Aquila.
Potrebbe, appunto.
Che cosa è quel vertice? E’ un summit sui cambiamenti climatici
voluto dal presidente Obama. La prima parte si terrà negli Usa, la
seconda in Italia. E’ più di un G8: vi prendono parte 16 Paesi:
quelli del G8 più Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India,
Indonesia, Messico, Sud Africa. Dovranno trovare un accordo sul
problema più rilevante: la sostenibilità ambientale.
Se si farà veramente alla Maddalena, cadrebbero almeno due delle
tre ragioni dello spostamento del G8. Costerà, e parecchio. E la
sicurezza dovrà essere massima, pari a quella del vertice di luglio.
Nell’attesa, alla Maddalena c’è un misto di incredulità e di
rabbia. Nei cantieri i lavori continuano. Sarebbe arrivato l’ordine
di sospenderli, ma la struttura di missione, in serata, ha smentito.
«Si va avanti». Molte, però, le riunioni programmate e che subiranno
uno stop. E’ una situazione surreale. La domanda è: le opere
verranno terminate? E come verranno avviate?
Un dilemma che sta agitando, giustamente, il gruppo Marcegaglia. La
società della presidente di Confindustria, Mita resort, ha vinto la
gara per la gestione dell’ex arsenale, versando l’acconto dei prim
40 milioni previsti dalla gara. In più dovrà spendere 45 milioni per
terminare le opere. Un investimento massiccio che faceva leva sulla
spinta del G8, un evento che, a livello promozionale, non ha eguali
nel mondo.
«Ora vedremo che fare, certo è che cambia tutto» dice una fonte
societaria. La Marcegaglia sarebbe contrariata (l’ha saputo ieri a
Cagliari, dello spostamento) e preoccupata. Difficile avviare un
hotel e un porto così, dal nulla.
Per La Maddalena è uno scenario terribile. Rischia di avere delle
strutture chiuse, un monumento allo spreco. Dopo aver speso 363
milioni di euro di soldi pubblici (quasi tutti della Regione), come
potrà giustificarsi il governo?
Guido Piga
Cappellacci si adegua, la
Lombardo no Scontri nel centrodestra, Pd a più voci
CAGLIARI. Dopo lo scippo della strada Sassari-Olbia ci mancava
quello dell’intero G8. Un Ugo Cappellacci di pessimo umore è passato
dall’imbarazzo iniziale all’offerta della solidarietà all’Abruzzo,
mentre l’altra presidente del Pdl, Claudia Lombardo, è rimasta sul
«no». In tutto il centrodestra sardo sono emersi forti dissensi (con
scontri pubblici tra Pdl e Udc) sulla scelta di Berlusconi. Il Psd’Az,
che era contrario al summit, si è detto d’accordo allo spostamento,
più voci (favorevoli e contrarie) nel Pd. Per Ugo Cappellacci è stata la prima autentica giornata
nera da governatore. Mentre il suo collega abruzzese Gianni
Chiodi era stato informato una decina di giorni fa dallo stesso
Silvio Berlusconi, ieri mattina un ignaro Cappellacci è
salito sul palco del palacongressi per inaugurare l’edizione annuale
della Sardegna assieme a un’altrettanto sorpresa Emma Marcegaglia
e all’ultimo momento, informato in extremis, ha dovuto cambiare il
discorso che si era scritto. E così la sua prima dichiarazione è
stata di forte perplessità: «Di fronte a un dramma come il terremoto
dobbiamo essere pronti a tutto, la Sardegna ha sempre dato prova di
generosità, ma credo ci siano problemi di altra natura, tecnica e
organizzativa, che non penso possano consentire operativamente
questo spostamento». Poi, progressivamente, la sua posizione, pur
con qualche tono ancora duro, ha finito per adeguarsi a quella del
leader nazionale, che in mattinata si era pubblicamente scusato con
il governatore sardo per non averlo informato e che oggi lo riceverà
a Palazzo Chigi per discutere della compensazione offerta a La
Maddalena: il G8 sul clima, a settembre con Barack Obama. A
fine giornata, chiudendo a Oristano la seduta congiunta del
Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali,
Cappellacci ha ammesso che «abbiamo preso atto con grande
preoccupazione e forte stupore delle decisioni adottate dal governo.
Un fatto improvviso, importante e inopinato». Quindi la
dichiarazione ufficiale, che gli è valso il ringraziamento di
Chiodi: «Siamo lieti e orgogliosi di dare il nostro contributo per
aiutare l’Abruzzo. Bisogna spogliarci dell’egoismo per offrire
solidarietà». E ha concluso: «Se la decisione diventerà operativa,
devo ritenere che gli investimenti fatti in Sardegna rimangono un
patrimonio dell’isola. Il G8 era importante per noi perché
consentiva la realizzazione di importanti infrastrutture che,
ovviamente, adesso devono essere completate».
Seccata la reazione di Claudia Lombardo: «Siamo solidali con
il popolo abruzzese - ha detto la presidente del Consiglio regionale
- ma il possibile spostamento del G8 dalla Sardegna è un’occasione
persa per la nostra isola. Lo spirito di solidarietà non ci esime da
una riflessione sulle mancate possibilità economiche e occupazionali
che si sarebbero create con il summit che avrebbe proiettato la
Sardegna in una dimensione mondiale».
Sulla stessa lunghezza d’onda un altro esponente del Pdl, il
senatore Piergiorgio Massidda, secondo il quale si tratta di
una scelta «incomprensibile che abiura una parola data agli
elettori». Mentre il deputato Bruno Murgia e il consigliere
regionale Matteo Sanna (anch’essi del Pdl, ma di area An)
hanno detto che «l’aiuto all’Abruzzo è nobile», tuttavia «il governo
deve mantenere gli impegni con la Sardegna, a iniziare dalla
Sassari-Olbia».
Sul fronte del Pdl c’è da segnalare lo scontro a Oristano (nel
vertice dei Consigli) tra il capogruppo dell’Udc Roberto Capelli
e il capogruppo del Pdl Mario Diana. Capelli ha parlato di
«atto di demagogia» e di «schiaffo» alla Sardegna, Diana lo ha
rimproverato per aver sollevato la polemica in una diversa sede
istituzionale. Duro anche il commento di Silvestro Ladu (Pdl
di area Fortza Paris): «Una scelta incomprensibile, una guerra fra
poveri che non risolve i problemi dell’Abruzzo e danneggia la
Sardegna».
Sereni, nel Centrodestra, i sardisti. Il presidente Giacomo
Sanna e il segretario Efisio Trincas, da sempre contrari
al G8, hanno detto che «se è utile è meglio farlo in Abruzzo».
Nel Pd, che a livello nazionale ha apprezzato la scelta a favore
dell’Abruzzo, sono emerse voci diverse. Arturo Parisi, che da
ministro della Difesa si era battuto per il G8 alla Maddalena, ha
criticato Berlusconi dal punto di vista politico e organizzativo e
ha detto che «sarebbe ingiusto, fatta salva la solidarfietà, che il
peso assegnato ai sardi fosse ancora sproporzionato con risorse già
in precedenza loro assegnate». Sulla stessa lunghezza d’onda altri
due deputati sardi, Guido Melis e Giulio Calvisi, che
hanno messo in evidenza anche un altro aspetto riferendosi al
discorso del risparmio fatto da Berlusconi: «Vorremo far notare che
i soldi per La Maddalena non era dello Stato ma fondi Fas già
destinati all’isola, che aveva deciso di stanziarli per la
riconversione economica della Maddalena». Di «demagogia», «scelta
dannosa per l’isola» e di «arroganza» e di «imbroglio» del premier
hanno parlato il commissario e il capogruppo del Pd, Achille
Passoni e Mario Bruno, il senatore Francesco Sanna
e la deputata Amalia Schirru. Durissima anche Francesca
Barracciu. Mentre il deputato Paolo Fadda ha sottolineato
che la scelta del governo «è condivisibile, anche se mi chiedo se
Berlusconi l’avesse presa se fossimo stati ancora in campagna
elettorale». Secondo Fadda «è necessario offrire piena solidarietà
all’Abruzzo ma rivolgo un appello a Cappellaccie perché difenda gli
investimenti nell’isola».
Infine i sindacati. Secondo Enzo Costa, segretario della
Cgil, la scelta è «incomprensibile» ed equivale a un «tradimento».
Mario Medde, segretario della Cisl, ha auspicato che almeno
gli investimenti siano confermati.
FILIPPO PERETTI
La Marcegaglia colta di
sorpresa
CAGLIARI. «Cercheremo di capire di che cosa si tratta perché è
chiaro che se fino ad oggi abbiamo lavorato nella logica della
Maddalena come sede del G8, a fronte di questo cambiamento
repentino, bisogna capire in quali condizioni e come verrà posta la
questione della Maddalena». Lo ha detto il presidente di
Confindustria Emma Marcegaglia, a Cagliari per incontrare gli
industriali sardi. Per Emma Marcegaglia, quello dello spostamento del G8, è stata
la seconda cattiva notizia avuta subito dopo il suo arrivo a
Cagliari dove in mattinata avrebbe partecipato all’inaugurazione
della Fiera e nel pomeriggio avrebbe fatto da padrona di casa alla
riunione del G8 degli industriali che si chiuderà oggi. L’altra
cattiva notizia era stampata sui giornali ed era il duro attacco di
Giacomo Sanna e Paolo Maninchedda (Psd’Az), sulla gara d’appalto per
l’albergo nell’arsenale della Maddalena (lavori aggiudicati al
gruppo Marcegaglia), che ha causato il malumore degli imprenditori
del Nord Sardegna e il ricorso al Tar da parte di due imprese. «C’è
stato un bando pubblico aperto a tutti e non un’assegnazione
privata», ha spiegato la presidente di Confindustria, «alla fine la
Mita è stata l’unica società ad aver partecipato al bando e se l’è
aggiudicato». «Non si sa neppure se il G8 si farà alla Maddalena»,
aveva commentato prima che la notizia fosse ufficializzata, «e
questo penso comporterà problemi. Tra l’altro la mia azienda ha una
quota di maggioranza anche se importante nella società che ha
partecipato a questo bando e ribadisco non c’è stata nessuna
trattativa privata. Se poi il G8 non si fa alla Maddalena tutte le
polemiche sono abbastanza inutili ed anzi un po’ pretestuose». Da
ieri, intanto, è in corso il G8 degli Industriali cui prendono parte
i presidenti e le delegazioni, oltre che dell’Italia, di Stati
Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Canada e Russia.
Al centro del vertice il tema dell’impatto della crisi economica e
finanziaria, ma anche quello della libertà di commercio ed
investimenti e della lotta ai cambiamenti climatici. Il confronto
degli industriali verte sulla indicazione delle proposte da
sottoporre ai Capi di Stato e di governo che si riuniranno nel
prossimo vertice politico di luglio.
I commenti: «Non può essere
vero, è un altro terremoto»
LA MADDALENA. Incredulità, sconcerto, rabbia: la notizia del
trasloco del G8 scatena una girandola di sentimenti negativi in
Gallura. Il primo a non credere al trasferimento all’Aquila è il
sindaco della Maddalena, Angelo Comiti: «Tutto procede normalmente,
trasferire il G8 all’Aquila è pura fantascienza. L’ipotesi mi sembra
talmente inverosimile che non la prendo neppure in considerazione».
Da oltre un anno e mezzo Comiti segue la nascita della creatura G8
nell’isola. Ha curato ogni dettaglio di quello che doveva essere il
grande progetto di rilancio per l’isola dall’economia in affanno. «Quando si spendono soldi pubblici si risponde a organismi come
tribunale e corte dei conti - aggiunge Angelo Comiti -.
Abbiamo già ricevuto le delegazioni di tutti i paesi partecipanti
che hanno già fatto sopralluoghi e hanno stabilito delicate
questioni che riguardano la sicurezza. Fino a oggi sono state
realizzate strutture importanti nell’isola. Ci sono centinaia di
operai che stanno continuando a lavorare con un investimento di
risorse pubbliche spaventoso. Non credo che siano questioni che
possano essere decise con un battito di ciglia. Il G8 non è una
festa di compleanno tra compagni di scuola. È un meccanismo
complesso che comporta la mobilitazione di migliaia di persone». Il
sindaco della Maddalena ricorda che già in passato era stato
annunciato il trasloco del vertice. «Non ho informazioni ufficiali -
ribadisce -. Sono abituato a questi spostamenti, prima a Pratica di
mare, poi a Napoli. Cose che non fanno piacere a chi da più di un
anno sta organizzando il vertice. Far svolgere il G8 all’Aquila
aggiungerebbe un terremoto all’altro».
Grande preoccupazione è stata espressa dal sindaco di Olbia,
Gianni Giovannelli: «Fermo restando la solidarietà per le
popolazioni dell’Abruzzo - dichiara - si deve tenere conto delle
aspettative generate in Sardegna e dagli impegni che coinvolgono
decine di imprese, di centinaia di lavoratori. I progetti di
riconversione sono preziosi. Il percorso avviato non può essere
interrotto».
Severo ma anche ironico il commento del vice presidente della
Provincia, Antonio Satta: «Sarebbe una forte sconfitta
politica della Sardegna. Capiamo la tragedia dell’Abruzzo, ma questo
non dovrebbe sconvolgere, a un mese dall’appuntamento, i programmi
presi da tempo. Nel caso in cui non si facesse più nulla la Sardegna
è candidata a diventare l’isola delle bufale».
Più prudente il sindaco di Arzachena, Piero Filligheddu:
«Aspetto notizie certe. La decisione del premier Berlusconi deve
avere l’ok degli stati membri. Non sono mai stato un fan del G8.
Fino a oggi la sua organizzazione ci ha creato solo problemi. Non
abbiamo avuto risposte sugli interventi che avevamo chiesto. Ma
abbiamo investito risorse pensando che fosse un investimento per il
futuro».
Solo due giorni fa i sindaci di Arzachena, Palau, Santa Teresa e La
Maddalena avevano ricevuto dalla Presidenza del consiglio la
convocazione per la conferenza di servizi di oggi. «L’annuncio di
Berlusconi è incomprensibile - dice il primo cittadino di Palau,
Piero Cuccu -. La questione non è prendere soldi e spostarli in
Abruzzo. Si tratta di venire meno a un anno e mezzo di lavori e
impegni. Sono convinto che le dichiarazioni del premier siano una
barzelletta». «Senza nulla togliere al bisogno degli abruzzesi di
ricostruire le città dopo il sisma - aggiunge il sindaco di Santa
Teresa, Piero Bardanzellu -, non condivido la decisione. Il
G8 era stato assegnato alla Maddalena, a una isola che per trenta
anni aveva pagato il salato prezzo delle servitù militari. Il summit
doveva essere un aiuto per creare un nuovo sistema economico, dopo
la partenza dei militari americani».
Serena Lullia e Stefania Puorro
Confindustria del Nord
Sardegna: «È una decisione che ci spiazza»
OLBIA. «Assolutamente spiazzati di fronte a una decisione
incomprensibile». Stefano Lubrano (foto), numero uno della
Confindustria del nord Sardegna, reagisce così alla notizia del
trasferimento del G8 in Abruzzo. Ma, al contrario, la
Federalberghi-Confcommercio, col suo responsabile regionale Luigi
Crisponi, non solleva polemiche e dice che «il tributo della
solidarietà si deve pagare con serenità». Confindustria, che aveva
guidato la rivolta degli albergatori della Costa Smeralda e di Porto
Rotondo (i quali non volevano concedere l’esclusiva dei loro hotel
se non si pagavano tutte le camere), non riesce a capire come possa
essere messo da parte tutto il lavoro svolto. «E’ stata fatta una
radiografia minuziosa del territorio, sono stati chiamati in causa
numerosi operatori del turismo, sono stati firmati protocolli,
studiati i piani di sicurezza, richieste una serie di
certificazioni, organizzati turni di lavoro 24 ore su 24 per
rientrare nei tempi. E ora si dice basta. Inspiegabile. Ma come si
può pensare, a 2 mesi e mezzo dall’evento, di riorganizzarlo in
Abruzzo? Le delegazioni sbarcate in Gallura sono state 42: cioè
30mila persone. Dove le sistemeranno?»
Una preoccupazione che sottolinea anche il presidente di
Confindustria della Sardegna Massimo Putzu. «Tempi troppo ridotti
per il trasferimento del G8 e forse non ci sono neanche le strutture
necessarie per ospitare tutti coloro che seguiranno i capi di Stato.
Stiamo ancora cercando di avere notizie più precise: magari si
potrebbe organizzare uno degli incontri o una mezza giornata in un
luogo simbolico dell’Abruzzo, ma non riesco proprio a immaginare
dove possano essere messe tutte quelle persone».
«Tutto questo non ha senso - aggiunge Lubrano -: se ci fossimo
trovati all’inizio di un percorso, avrei potuto capire, ma siamo a
pochi passi dall’arrivo. Tra l’altro, durante l’incontro col
prefetto di Sassari, abbiamo saputo che erano stati chiusi gli
accordi con gli hotel di Palau, quelli destinati a ospitare
l’organizzazione e le forze dell’ordine, che avevano quindi ricevuto
precise garanzie. Senza dimenticare tutti gli altri operatori
alberghieri lasciati in stand-by, in attesa che arrivassero notizie
precise sulle prenotazioni. La loro reazione non può certo essere
positiva. Ma adesso dico anche: le delegazioni accetteranno il
cambiamento senza fare opposizione?»
A non opporsi, come detto, è la Federalberghi: «Serenità assoluta
di fronte alla solidarietà che va a favore delle popolazioni e dei
colleghi duramente colpiti dal sisma - dice Luigi Crisponi -. Gli
albergatori sardi, semmai, rivendicano con orgoglio di avere già
pensato di dedicare parte degli eventuali ricavi provenienti dal G8
alle popolazioni dell’Abruzzo».
Il Sindaco di Sassari: Ganau:
«Ipotesi scandalosa»
SASSARI. Il sindaco e il presidente della Provincia di
Sassari, entrambi di centrosinistra, bocciano l’idea di trasferire
il G8 dalla Maddalena all’Aquila. Il presidente Alessandra Giudici
dice che la proposta le appare come una follia poichè tali
situazioni richiedono «maggiore senso della realtà». Il sindaco
Gianfranco Ganau ritiene l’idea «scandalosa» e «incredibile». Ieri
il consiglio comunale di Sassari ha discusso un ordine del giorno
contro la decisione del consiglio dei ministri. «L’ipotesi di spostare il G8 dalla Maddalena all’Aquila mi
sembra scandalosa nella forma e nella sostanza - dice Gianfranco
Ganau , sindaco di Sassari - Ma come si fa ad annunciare alla stampa
di non aver avuto tempo di comunicare la notizia al presidente della
Regione sarda? Quello di tenere alla Maddalena il vertice dei capi
di stato era un impegno concordato dal presidente del Consiglio con
il Governatore della Regione. Qui non c’entra nulla la sinistra e la
destra. Si tratta di impegni istituzionali. E’ quindi indecente che
lo si cancelli in questo modo: è uno schiaffo alla Regione
Sardegna».
«E poi- continua Ganau - c’è un problema di sostanza. E non da
poco. Gli appalti per realizzare i lavori nell’arcipelago sono già
stati assegnati e le opere sono in fase di realizzazione. Nessuno
può tagliare i finanziamenti dovuti a quelle opere. Nè si può dire:
ti pago solo per la quantità di opere realizzate. E il resto lo
risparmio. Quelle somme impegnate devono comunque essere erogate.
Forse è il caso di fare i conti per bene, vedendo quanto si deve
spendere comunque e quanto si risparmia, prima di annunciare la
decisione di spostare il vertice in Abruzzo».
C’è, poi, un altro aspetto del problema. Che cosa andiamo a
raccontare alle delegazioni straniere che stanno preparando il
vertice? «Da molti mesi - continua il sindaco di Sassari - c’è un
via vai di ambasciatori, delegazioni tecniche, esperti della
sicurezza che vengono in Sardegna per studiare ogni particolare
organizzativo. E ora che cosa può inventarsi Berlusconi?»
E proprio l’aspetto della sicurezza è uno di quelli più delicati
nella complessa operazione organizzativa di un evento di questo
genere: prefetti e questori da molti mesi stanno lavorando a ritmo
serrato a questo appuntamento.
«Ma vi ricordate gli impegni di Berlusconi in campagna elettorale?
- prosegue Ganau - Aveva assicurato che la Sardegna sarebbe stata
portata alla ribalta internazionale. Per l’isola sarebbe stata
un’occasione importantissima di rilancio. E poi le ricadute
economiche dell’evento e mille promesse di questo genere. A distanza
di qualche mese, tutti quei discorsi, evidentemente non hanno più
senso e valore. Ma vi sembra serio?» E a proposito di economia «che
cosa ne sarà delle prenotazioni alberghiere bloccate? - dice il
sindaco di Sassari - Molti hotel erano praticamente blindati, ora
che la stagione turistica è già iniziata sarà difficile recuperare
tutte le prenotazioni perdute»
«Insomma - conclude Ganau - ritengo questa notizia incredibile ma è
ancora più scandaloso se il presidente del consiglio ha tirato fuori
questa trovata in maniera demagogica sapendo benissimo di proporre
una ipotesi non realizzabile». E di demagogia ha parlato anche il
presidente della Provincia di Sassari: «Avendo visto di persona la
situazione dell’Aquila - dice Alessandra Giudici - dico che l’idea
di spostare il G8 previsto alla Maddalena è una follia. Mi pare una
sparata demagogica e mediatica che mi preoccupa molto».
Il vescovo di Tempio: «I sardi
si sentiranno presi in giro»
TEMPIO. «La politica dovrebbe preoccuparsi anche
dell’esito che hanno sulla gente i proclami e le promesse non
mantenute». Parole pesanti come macigni quelle del vescovo,
Sebastiano Sanguinetti, che così interpreta la delusione della
comunità gallurese. «Come sardo e responsabile ecclesiale di questo
territorio - dice il vescovo - ho sempre guardato al G8 con un certo
disincantato interesse, cercando di capire cosa avrebbe realmente
portato di buono e di concreto, oltre al risvolto sul piano
mediatico mondiale. Se le cose fossero andate come prospettate,
c’era di che essere fiduciosi. Le promesse riguardavano soprattutto
il futuro economico della Maddalena, ma la prudenza su una compiuta
valutazione delle scelte politiche mi portava a non essere troppo
ottimista. E in effetti, dopo le troppo facili e accattivanti
promesse iniziali di ingenti finanziamenti è seguito un progressivo
ridimensionamento di fondi e progetti. Oggi giunge la notizia dello
spostamento del vertice ed è difficile che i sardi non la
considerino come l’ennesima presa in giro. Io non so se il mancato
evento rappresenti un danno reale, visto che ancora non mi erano
chiari gli altrettanto reali vantaggi. Tuttavia, resta l’amarezza
per l’ennesimo voltafaccia dello Stato nei confronti di un
territorio che avrebbe diritto a ben altra considerazione. Lascio ad
altri la risposta a un quesito che ha anche rilevanza etica:
risorse, energie, strutture e istituzioni coinvolte in due anni di
preparativi possono essere cancellati impunemente con un semplice
colpo di spugna?».
L’intuizione di Soru e l’aiuto
di Prodi
Dopo la partenza della Us Navy
l’ex presidente della Regione pensò al summit come motore per la
riconversione economica dell’arcipelago
SASSARI. Per “liberare” La Maddalena dalla Us Navy, Renato
Soru le aveva tentate tutte. Aveva perfino chiesto aiuto al
“superfalco” Edward Luttwak, influente consulente del National
Security Council e del Dipartimento di Stato americano. Ma forse
neppure Soru si aspettava che Washington ritirasse così in fretta
dalla Sardegna i suoi micidiali sommergibili a propulsione nucleare. Soprattutto perchè il Pentagono aveva già stanziato circa
settanta milioni di dollari per ristrutturare e potenziare la sua
base nell’arcipelago. Insomma, per il governatore era una battaglia
di principio, quindi sacrosanta da combattere, ma realisticamente
anche una “mission impossible”.
E invece, nel novembre del 2005, il segretario alla Difesa Donald
Rumsfeld sorprese perfino il “fedelissimo” ministro Antonio Martino
(detto anche l’«Americano») che si trovava in visita a Washington.
Gli disse infatti, con la sua proverbiale rudezza: «Basta, ce ne
andiano dalla Maddalena entro un anno».
I comunicati ufficiali parlarono di un’ipotesi sulla quale Italia e
Usa discutevano da tempo, ma la verità è che Martino rimase molto
contrariato per essere stato informato in quel modo molto
sbrigativo, senza alcun preavviso. Proprio lui che ci aveva messo la
faccia, politicamente parlando, per difendere il progetto di
ampliamento della base della Us navy nell’arcipelago maddalenino.
Per Soru una straordinaria vittoria politica, ma paradossalmente
anche una grossa grana. Bisognava infatti inventarsi subito un
qualcosa per compensare la perdita degli introiti garantiti dalla Us
Navy alla Maddalena. Di più: era fondamentale trovare immediatamente
un’idea forte per mettere in moto rapidamente il processo di
riconversione economica dell’arcipelago che, affrancato finalmente
dalla servitù delle stellette, poteva finalmente pensare a costruire
un futuro fondato sul turismo ecocompatibile.
E l’idea di chiedere di ospitare il G8 alla Maddalena venne subito
a Renato Soru. C’era una serie di circostanze favorevoli che
giocavano a suo favore. Prima di tutto il fatto che il summit dei
rappresentanti degli otto paesi economicamente più forti del mondo
era stato assegnato all’Italia nel 2009 e che, quindi, esisteva un
margine di tempo abbastanza congruo per recuperare le aree
militarizzate e organizzare l’evento. D’altronde, l’unica vera
concorrenza era rappresentata da Ischia. Poi, la coincidenza di
avere un amico a Palazzo Chigi, quel Romano Prodi che aveva creduto
in lui come governatore della Sardegna.
Soru cominciò così a tessere la sua rete diplomatica. Approfittando
di un convegno internazionale a Cagliari, l’ex presidente della
Regione espose la sua idea a Enrico Letta, allora sottosegretario
alla presidenza del Consiglio. Il primo passo era fatto.
Letta, infatti cominciò a parlare della possibilità di organizzare
il G8 alla Maddalena con il ministro della Difesa Artuto Parisi e
con quello degli Esteri Massimo D’Alema. Nessuna opposizione. Anzi.
La questione venne posta allora sul tavolo di Prodi che capì subito
quali erano gli effetti che Soru voleva raggiungere: trasformare il
volto della Maddalena con una cascata di milioni euro, forniti dal
governo attraverso procedure semplificate e accelerate, e poi fare
uno spot promozionale planetario per l’arcipelago.
Si dice che il pressing esercitato in quei mesi da Soru per far
camminare il “progetto G8” sia stato asfissiante e allo stesso tempo
molto discreto. L’ex governatore, infatti, sapeva molto bene che, in
questi casi, esistono regole non scritte alle quali non si può venir
meno. E cioé: c’è chi raggiunge l’obiettivo e c’è chi, invece, deve
incassare la cambiale del merito politico.
Il 13 giugno di due anni fa ecco dunque la svolta. In una colazione
di lavoro a Roma, alla quale partecipano Prodi, Soru ed Enrico
Letta, si arrivò al dunque. Si dice anche che fu fondamentale
l’assenza di veti da parte del ministro degli Esteri D’Alema che,
anzi, benedì l’operazione G8 alla Maddalena. L’annuncio ufficiale
venne dato il 14 giugno. E la notizia ebbe l’effetto deflagrante di
una bomba. Il primo commento di Soru arrivò da Villa Taverna, la
residenza romana dell’ambasciatore americano Ronald Spogli, dove il
governatore aveva seguito un seminario economico con i maggiori
imprenditori italiani che operano negli States: «Avevamo assunto
degli impegni, in particolare l’impegno di convertire l’economia
militare della Maddalena in economia civile. Ecco, questo impegno
l’abbiamo onorato, grazie alla sensibilità del governo nazionale».
«E’ una svolta storica - disse ancora Renato Soru - che risolverà i
problemi occupazionali della popolazione maddalenina, e che dimostra
l’infondatezza dell’accusa che la Regione e il governo nazionale ce
l’abbiano con il nord della Sardegna».
«Il merito è di Romano Prodi» commentò invece a caldo il ministro
(sardo) della Difesa Arturo Parisi. Che aggiunse: «E’ stato Prodi a
parlarne proprio con me prima di concordare la scelta anche con il
ministro degli Esteri Massimo D’Alema». Insomma, alla fine risultò
che aveva funzionato una sorta di «combinato-disposto», secondo il
quale tutte le tessere politiche erano andate al loro posto.
Ma ci fu anche chi, in quei giorni, non perse l’occasione di
lanciare frecce al curaro contro Prodi. Come il portavoce di Forza
Italia, Fabrizio Cicchitto, che rilasciò questa sorprendente
dichiarazione: «Il presidente del Consiglio ha scelto la Maddalena
come sede del G8 solo per evitare che ci siano incidenti provocati
dai black-bloc». Come se poi, dopo la tragica esperienza di Genova,
una simile interpretazione della scelta di Prodi potesse essere
polticamente censurabile...
Forse il commento più curioso fu quello del sindaco della
Maddalena, Angelo Comiti. Informato di pomeriggio dallo staff di
Soru, Comiti non voleva credere alla notizia: «Pensavo a un’altra
tappa del giro d’Italia, mai avrei potuto immaginare che
l’arcipelago fosse la sede del G8 del 2009».
La macchina organizzativa si mise in moto, portandosi dietro il suo
immancabile strascico di polemiche. Con in gioco una torta di
centinaia di milioni di euro era d’altronde inevitabile che si
sviluppassero appetiti e speranze. Ma il G8 si mostrò anche come un
potenziale “mini piano di rinascita” per quanto riguarda servizi e
strutture pubbliche. Era infatti un’occasione preziosa per
finanziare progetti che avrebbero avuto ricadute davvero notevoli
per tutto il nord Sardegna. Una per tutte: la nuova strada
Sassari-Olbia.
Ma il vertice dei “grandi” alla Maddalena non è mai piaciuto a
Silvio Berlusconi. Pochi mesi dopo aver vinto le elezioni (più
esattamente a luglio), il Cavaliere ha detto infatti: «Mi piacerebbe
un G8 su una grande nave da ancorare davanti a Napoli per far vedere
ai potenti della Terra cosa è stato in grado di fare questo
governo». In autunno, l’ipotesi di un trasferimento del vertice è
rientrata, ma è chiaro che La Maddalena è una vittoria dell’asse
Prodi-Soru e Berlusconi questo non lo ha mai sopportato. Ora, il
colpo di scena: il G8 emigra all’Aquila. Una scelta ad effetto di
Berlusconi che sa tanto di mega-spot elettorale in vista delle
Europee. E scelta che precipita La Maddalena in un clima di
incertezze.
Per esempio, l’appalto per le strutture nate nell’area dell’ex
Arsenale (compreso il porticciolo) sono andate alla Mita resort srl
del gruppo Marcegaglia, grazie alle procedure semplificate previste
dalla protezione civile per il G8. Quelle procedure sono oggi ancora
valide? E, quindi, è legittima la vittoria nella gara del gruppo
Marcegaglia? Interrogativo non da poco. Come quello di che fine
faranno i 220 milioni già stanziati per la Maddalena? Berlusconi
dice saranno risparmiati, che cioé non saranno più spesi nella «sua»
Sardegna. Un’attenzione al risparmio che non sembra aver avuto
quando ha fatto il «regalo» a Bossi, spostando il referendum.
Piero Mannironi
Tra i monti abruzzesi
l’albergo-fortezza dove Mussolini arrivò dalla Maddalena
PESCARA. Non potevano sfuggire i corsi e i ricorsi storici:
tra le strutture che potrebbero ospitare i partecipanti e alcune
riunioni del G8 all’Aquila, ce n’è una che, oltre alla posizione
favorevole per la riservatezza e sicurezza degli ospiti e al
paesaggio mozzafiato, offre un fascino e una coincidenza storica del
tutto particolari: è l’albergo di Campo Imperatore dove nel 1943 fu
ospite forzato Benito Mussolini, qui trasferito, coincidenze della
storia, proprio dall’isola della Maddalena, suo primo luogo di
prigionia dopo la defenestrazione del 25 luglio. L’edificio, realizzato nel 1934 sul bordo di Campo Imperatore,
a 2130 metri di quota, è stato ristrutturato e riaperto al pubblico
a fine 2006. L’Hotel di Campo Imperatore, con le sue 48 stanze, ha
retto senza problemi al terremoto del 6 aprile e alle repliche dei
giorni scorsi. Intatta anche la suite 220, che conserva il mobilio
originale della stanza che ospitò il Duce. Accanto c’è anche un
Ostello con 42 posti. Raggiungibile d’estate con una strada
panoramica e, d’inverno, solo con la Funivia del Gran Sasso,
l’albergo dispone di due ristoranti e di spazi per meeting e
congressi. In vista del G8 sarebbe una piccola fortezza di montagna,
facilmente controllabile e inaccessibile a manifestanti e curiosi, a
meno che non si muniscano di alianti, come quelli del maggiore Mors,
comandante dell’operazione che portò alla liberazione di Mussolini
da parte dei tedeschi.
L’arrivo di Mussolini all’albergo di Campo Imperatore fu piuttosto
travagliato. Dopo la seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943,
che portò al suo arresto, il Duce fu condotto in gran segreto
sull’isola di Ponza; fu poi portato a La Spezia e prelevato da un
incrociatore. Hitler aveva messo i suoi uomini alle calcagna
dell’amico e alleato, con l’ordine di liberarlo e portarlo in
Germania. Per questo il Governo di Pietro Badoglio continuò a
spostare Mussolini. Prima in Sardegna, a La Maddalena. Poi, mentre i
tedeschi preparavano uno sbarco sull’isola, in un casolare in
Abruzzo e, infine, il 28 agosto, nell’albergo di Campo Imperatore.
Vi rimase fino al 12 settembre, quando dieci alianti con a bordo SS
e paracadutisti tedeschi atterrarono a poca distanza dell’albergo e
liberarono il “prigioniero”, portandolo via a bordo di una
“Cicogna”, che riuscì a decollare nel poco spazio a disposizione. I
carcerieri italiani in realtà non mossero un dito. L’Operazione
Quercia era diretta dal maggiore Harald Otto Mors, ma a prendersi il
merito fu il maggiore Otto Skorzeny, che si fece fotografare con
Mussolini prima del decollo. Da allora, la struttura ha conosciuto
un lungo periodo di crisi. Recentemente restaurato è punto di
appoggio per la stazione sciistica adiacente.
Una decisione tenuta segreta
per molti giorni
LA MADDALENA. Neppure i superinformati agenti dell’Usss, il
servizio segreto degli Stati Uniti d’America, erano a conoscenza del
cambiamento di sede del vertice del G8. Ieri l’altro una delegazione
di funzionari d’ambasciata e ispettori dei servizi Usa avevano
avviato la seconda fase di visite programmate alla Maddalena, quella
più importante. Gli americani, a maggio, avrebbero occupato la
struttura che avrebbe ospitato Barack Obama e il suo fenomenale
apparato di sicurezza, formato da circa cinquecento uomini. E’ però difficile credere che in numero due della struttura che
gestisce il G8, l’ammiraglio di squadra Giuseppe De Giorgi, che si
occupa della sicurezza in generale del grande evento, ignorasse la
supersegreta soluzione che avevano adottato Guido Bertolaso e Silvio
Berlusconi. Sempre ieri l’altro, infatti, l’ammiraglio Giuseppe De
Giorgi aveva incontrato i vertici delle forze dell’ordine regionali
e altri rappresentanti di strutture militari e civili e valutato con
loro la possibilità di posizionare una delle navi militari da
impiegare nell’isola, la San Giorgio, nel porto superprotetto di
Golfo Aranci preferendolo a quello più aperto - per via degli
attracchi di navi commerciali e da crociera -, e inizialmente
prescelto dell’Isola Bianca.
E sempre ieri l’altro erano arrivati nell’isola i nuovi contingenti
di rinforzi - circa cinquecento persone tra poliziotti, carabinieri
e agenti della guardia di finanza - che avrebbero dovuto fare da
apripista alla massiccia calata nell’isola dei circa dodicimila
uomini previsti per la sicurezza del G8.
E sempre nei giorni scorsi si era discusso (e parrebbe anche
approvato) della utilizzazione di alcune scuole nelle vicinanze di
Porto Rotondo, Olbia e La Maddalena come basi logistiche e operative
per le squadre d’intervento dei corpi speciali italiani che
avrebbero dovuto presidiare l’area attorno alla Certosa di Silvio
Berlusconi e le zone “critiche” del G8.
Ora tutto questo apparato di sicurezza, in parte già presente in
Sardegna con circa millecinquecento unità, dovrà “riposizionarsi”,
come si dice in gergo, nelle zone terremotate attorno all’Aquila.
Non tutti, però, dovrebbero lasciare in fretta e furia l’isola. Una
parte di essi dovrebbe restare nel nord Sardegna in vista
dell’annunciato summit sull’ambiente (l’uso dei condizionali è
doveroso, considerati i precedenti) alla Maddalena in settembre.
I grandi della terra, Barack Obama compreso, dovrebbero arrivare
nell’isola per parlare dell’ambiente, buco dell’ozono e necessità
del drastico ridimensionamento delle emissioni di scorie e fumi
inquinanti.
Il costo per approntare l’apparato di sicurezza per l’ormai ex
vertice maddalenino avrebbe avuto costi altissimi: Silvio Berlusconi
ha parlato di circa duecentoventi milioni di euro, da investire
invece nella martoriata terra d’ Abruzzo. Ma questi costi l’Italia
dovrebbe comunque sostenerli anche a settembre, in quanto il vertice
dell’ambiente è aperto agli stessi capi di stato e di governo che
fanno parte del G8. Anche in questa occasione saranno necessari
imponenti apparati di sicurezza. Il problema vero sarebbe un altro:
i servizi Usa avrebbero mostrato perplessità sulla dislocazione
nell’isola, sulla accessibilità ai mezzi aerei e a quelli terrestri
che trasportano il loro superprotetto presidente. E di questo non
avrebbero fatto mistero ai rappresentanti del G8. Bertolaso avrebbe
dato agli Usa un intero hotel a 5 stelle, che l’Usss avrebbe preso
in consegna nei prossimi giorni.
Ma il summit dei poveri si
terrà
CAGLIARI. Probabilmente abbandonata dai grandi della
terra, La Maddalena non sarà invece disertata dal G8 dei poveri. Le
associazioni della Carta di Zuri, piccolo centro della Sardegna
diventato simbolo della lotta alla povertà, terranno egualmente,
nell’isola dell’arcipelago maddalenino, il programmato incontro
delle rappresentanze regionali del mondo del disagio,
dell’emarginazione, degli esclusi, delle pietre scartate, fissato
per metà maggio 2009. «L’appuntamento del G8 dei poveri - si legge
in una nota - avrà una dimensione anche internazionale per la
partecipazione di circa 50 delegazioni di immigrati residenti in
Sardegna. Non si può dimenticare il persistere di una crisi sociale
drammatica, che, come ha attestato nella giornata di ieri l’Istat,
vede soprattutto le isole e il Mezzogiorno primeggiare negli
indicatori della povertà assoluta e relativa».
Finti poliziotti tentano di
truffare gli alberghi
NUORO. Alcuni albergatori della Provincia di Nuoro hanno
segnalato di aver ricevuto telefonate da parte di persone che,
presentandosi come poliziotti, avrebbero chiesto di prenotare
numerosi posti letto per le forze dell’ordine in occasione del
prossimo G8. I sedicenti poliziotti avrebbero invitato gli
albergatori a versare una somma di denaro per iscriversi a un elenco
speciale di esercizi convenzionati per l’evento. Dai controlli fatti
risulta che nè le forze di polizia nè l’organizzazione del G8 hanno
chiesto questa ricerca di mercato. L’invito della Questura è di non
cadere nel raggiro e di diffidare sempre di chi chiede denaro.
Un territorio difficile da
difendere
SASSARI. Un piano sulla sicurezza rimandato sine die,
problemi di ogni genere per la logistica, nel reperire alloggiamenti
e ristoranti alle forze dell’ordine, e poi la difficoltà negli
spostamenti delle varie delegazioni su stradine dove il rischio di
un potenziale attentato era nascosto ad ogni curva. «Un territorio
indifendibile - avrebbe sentenziato uno dei funzionari del ministero
dell’interno esperto in antiterrorismo - e per presidiarlo
integralmente, in piena estate, non basterebbero centomila uomini».
Il fattore sicurezza era poi amplificato dalla vicinanza della
Corsica, con i nazionalisti apparentemente in “sonno” ma sempre
pronti al gesto eclatante. A soli dieci minuti di barca dalla
Maddalena. «Quelli hanno ammazzato i prefetti, hanno minato interi
villaggi vacanze, dispongono di armi e esposivi, mica scherzano»,
avrebbero detto gli analisti della sicurezza francese, già allertati
dopo i fatti di Londra, Strasburgo e Baden Baden. Il morto londinese
che pesa sul groppone di Scotland Yard ha fatto rabbrividire Silvio
Berlusconi, che non voleva il ripetersi, in terra sarda, delle
brutture genovesi. E le già annunciate manifestazioni pacifiche a
Olbia e la presenza dei movimenti antagonisti nell’isola, anche se
monitorate e isolate, hanno fatto il resto. La scheggia impazzita
che poteva lanciare il sasso dentro lo stagno dove si assiepavano
4500 giornalisti di tutto il mondo - imbrigliati dentro una
tensostruttura ma pronti a scrivere al primo stormir di foglie - non
ha fatto dormire, per notti intere, il pur sempre veglio Silvio
Berlusconi.
Il prefetto di Sassari, Marcello Fulvi, un esperto in
antiterrorismo e sicurezza, è l’unico a non essere rimasto sorpreso
dalla decisione adottata ieri dal consiglio dei ministri.
«Che qualcosa fosse nell’aria lo avevamo intuito - ha spiegato ieri
il rappresentante del governo - anche perchè dall’Aquila la scelta
di uno spostamento del vertice era trapelata nei giorni scorsi. E’
indiscutibile che le decisioni del governo sono state adottate per
venire incontro alle improrogabili e urgenti necessità di aiuto e
soccorso alle popolazioni che hanno subìto il terremoto. Una
attenzione alla quale il governo ha dedicato il massimo dello
sforzo, e che è intenzionato a portare a termine. In quanto
all’ordine pubblico posso assicurare che, nonostante fossero
presenti alcune aree di criticità, l’apparato di sicurezza era già
abbondantemente preparato e pronto a garantire la massima copertura
al vertice e nelle città del circondario».
Un’altro dei grandi timori espressi dagli esperti era il più
subdolo e terrorizzante dei “grandi eventi” dell’isola: gli incendi
estivi. A Olbia era previsto lo schieramento dell’intera flotta
aerea della protezioni civile, compresi alcuni G222 dell’aeronautica
militare attrezzati con erogatori di liquido ritardante. Alla scuola
di polizia di Nettuno, dove si addestrano i Nocs, nel marzo scorso
trecento uomini scelti del corpo forestale dello Stato avevano
effettuto corsi di antiterrorismo. Se i problemi si ponevano per il
G8, si riproporranno, dunque anche al vertice del clima. Nessun
commento, invece, dal capo della procura di Tempio, Mario D’Onofrio
«sono decisioni politiche» e dai responsabili di polizia e
carabinieri, il questore Cesare Palermi e il colonello Paolo Carra:
«Noi abbiamo il compito istituzionale di servire lo Stato, non
commentare le decisioni assunte dall’esecutivo».
«In Abruzzo ci saremo, anzi ci
siamo»
SASSARI. «Non credo che i no global avrebbero la voglia, la
faccia e il cuore di fare manifestazioni dure in occasione del G8 se
il summit si tenesse all’Aquila, zona ferita dal terremoto». Lo ha
detto il presidente Berlusconi al termine del consiglio dei ministri
dell’Aquila. Immediata la risposta del segretario del partito della
Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. «Se Berlusconi crede di
evitare i no global facendo il G8 all’Aquila, si sbaglia di grosso».
I vituperati no global, infatti, sono già all’Aquila, in forze, per
portare la loro solidarietà attiva alle popolazioni colpite dal
sisma.
«Se Berlusconi pensa che non protesteremo si sbaglia»: risponde
Luca Casarini, uno dei leader della protesta del G8 di Genova,
sottolineando che non solo ci sarà la protesta all’Aquila, «ma in
tutte quelle zone rosse di questa società in crisi, per riaffermare
la lotta in difesa dei beni comuni». Berlusconi, dice Casarini, «ha
dimostrato ancora una volta la capacità di rovesciare le situazioni
a suo favore. E’ un nemico molto intelligente, è come Luigi
Bonaparte e non un arrogante ducetto come Mussolini. Ancora una
volta ha dimostrato di essere completamente disinteressato della
sacralità delle istituzioni e sfruttare a suo favore ogni
situazione».
E l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista e leader dei
no-global napoletani, Francesco Caruso: «Decideremo prossimamente
come e dove organizzare la nostra protesta - ha detto Caruso -. Di
certo i no-global che lui tanto teme sono già presenti all’Aquila
sin dal giorno del terremoto, nei campi di Camarda, San Biagio e
Fossa. E da allora hanno assistito e assistono la popolazione».
Ma che ne pensano invece gli «antagonisti» sardi?
«Noi de Sa Mesa Sarda A fora su G8 - dice Bustianu Cumpostu -
abbiamo tematiche in comune con i no global. Non siamo d’accordo che
si usi la nostra terra come salotto dell’Italia per accogliere i
capi di Stato del G8. Sta a noi sardi decidere che cosa fare sulla
nostra terra».
«Che cosa avremmo fatto noi del Sa Mesa Sarda? - dice Cumpostu -
L’8, 9 e 10 luglio avremmo organizzato un vertice della nazioni
senza Stato, dalla Sardegna alla Corsica ai Paesi Baschi, per porre
all’attenzione del mondo che oltre agli stati esiste un’altra
realtà. Abbiamo anche individuato il posto, tra Olbia e Palau, dove
svolgere la manifestazione, ma non lo abbiamo comunicato perchè non
abbiamo ancora le autorizzazioni».
«Non possiamo fare a meno di notare- si legge in una nota diffusa
da Sa Mesa Sarda A Fora su G8 - come la mossa del governo italiano è
ovviamente di carattere populista, finalizzato a consolidare la sua
egemonia in vista delle elezioni europee per dare il colpo di grazia
alla già imbelle opposizione. Noi movimenti indipendentisti e
anticolonialisti sardi intendiamo denunciare come si sia passati
dalla truffa alla barzelletta, utilizzando la nostra terra e le
speranze dei sardi come uno straccio usa a getta. Prima lo Stato
italiano ci ha illusi sui miglioramenti infrastrutturali (come la
Sassari-Olbia) e sulle occasioni di lavoro che sarebbe piovuto a
palate in una terra martoriata dalla disoccupazione».
«Poi - prosegue Cumpostu - ha dirottato i fondi destinati alle
infrastrutture altrove, ha concesso alla presidente della
Confindustria italiana Marcegaglia l’intera gestione dei servizi di
ricettività, del porto turistico e delle strutture legate all’ex
arsenale di La Maddalena (strutture pagate con i soldi dei sardi!) e
il poco lavoro destinato ai lavoratori è stato caratterizzato dallo
sfruttamento e da turni insostenibili ed illegali».
Il popolo sardo, dice la nota de «Sa Mesa», «ha bisogno di diritti
sociali e sovranità, non di ospitare gli otto esponenti responsabili
della crisi finanziaria globale e di numerose aggressioni belliche.
Ma il vero problema consiste nel fatto che finché il nostro popolo
sarà totalmente privo di sovranità nazionale dovrà subire il bello e
il cattivo tempo dei diversi governi italiani, aspettando la manna
dal cielo o l’elemosina come in questo caso».
«Nella manifestazione con le nazioni senza Stato - ricorda Cumpostu
- volevamo coinvolgere anche i nostri intellettuali per chiedere
loro e chiederci: ma esiste un’altra forma di soggettività politica
che dia spazio ai popoli e alle nazioni? E mentre si dibatte di G8
ci si avvia verso elezioni europee che non prevedono un nostro
rappresentante al Parlamento europeo. Anche di questo avremmo
parlato nella nostra manifestazione».