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"La Nuova Sardegna"

 

VENERDÌ, 24 APRILE 2009

Il G8 tolto alla Sardegna, si farà all’Aquila

Berlusconi: risparmieremo 220 milioni La Maddalena: l’ira del sindaco. Pd diviso

LA MADDALENA. Il G8 non si farà più alla Maddalena, isola con un futuro incerto. Si farà in Abruzzo, regione con un presente di dolore. La grande idea di Berlusconi - un colpo a effetto per stupire il mondo sull’italica forza - si è concretizzata ieri mattina: ha avanzato la proposta dello spostamento al consiglio dei ministri riunito all’Aquila, non c’è stata alcuna opposizione né lì dentro, né all’esterno. Poi, scusandosi con la Sardegna per lo scippo, ha chiarito le ragioni della clamorosa svolta: si risparmiano soldi, si aiuta la ricostruzione, si bloccano i contestatori. Sì di Londra, Washington prudente: «Vedremo».
 L’Aquila, le nove del mattino. C’è fermento attorno alla caserma della guardia di finanza, unica struttura rimasta in piedi dopo il terremoto. Lì si deve riunire il consiglio dei ministri, con in agenda gli interventi straordinari per la ricostruzione dell’Abruzzo. Ci sono gli uomini della protezione civile di tutta Italia, in attesa del capo Guido Bertolaso. Un’agenzia lancia l’indiscrezione: «Berlusconi sposterà il G8 dalla Maddalena all’Aquila».
 Pierfranco Zanchetta è in missione in Abruzzo: come assessore provinciale, come capo delegazione della protezione civile gallurese, come maddalenino. Raccoglie informazioni. «Sì, sembra che Berlusconi voglia trasferire tutto all’Aquila». Tutti sembrano spiazzati. Persino nel governo c’è chi, come il ministro Matteoli, reputa questa possibilità “impossibile”. Sulla stessa linea Margherita Boniver, sottosegretario, grande espera di affari internazionali: «E’ inimmaginabile». Imbarazzo nella struttura di Bertolaso. Alla Maddalena tutti sono al lavoro: gli operai nei cantieri dell’ex arsenale e dell’ex ospedale, i tecnici negli uffici per mettere a punto la conferenza di servizi programmata per oggi e a tarda sera rinviata.
 E del resto, come pensare l’impensabile o l’inimmaginabile? Berlusconi era stato nell’isola pochi giorni fa, il 14 aprile. Con lui, Gianni Letta, sottosegretario numero 1, e Guido Bertolaso, commissario del G8. Una visita di un’ora nei cantieri, complimenti a tutti per il lavoro, anche a Stefano Boeri, architetto di alto livello. «Metta un po’ più di verde» l’unica raccomandazione. La macchina organizzativa aveva raggiunto i traguardi prefissati, il gruppo che aveva vinto la gestione dell’arsenale, quello della Marcegaglia, stava predisponendo i progetti e tirando fuori i soldi, 45 milioni di euro per finire i lavori. Ad Alghero era stata programmata la riunione per dirottare i voli da Olbia, aeroporto chiuso dal 7 al 10 luglio, giorni del G8, a Fertilia.
 Alle 10.34 l’Ansa batte questa notizia: «Berlusconi: giusto spostare il G8 all’Aquila». Sembra una delle sue trovate, un po’ come fece a Napoli durante l’emergenza dei rifiuti. Poco più di un desiderio, quello che lui farebbe se non ci fossero gli ostacoli degli alleati internazionali, insomma. Un modo per dare una segnale all’Abruzzo. Ora le reazioni fioccano. Sindaci contro, quelli dell’Aquila e della Maddalena. «Siamo pronti ad accogliere il G8» dice il primo. «Farlo lì sarebbe un altro terremoto» ribatte il secondo.
 Non c’è tempo per disegnare piani A, piani B o C. Alle 12.31 l’Ansa batte: «Da cdm via libera a proposta spostamento all’Aquila». Non ci sono più dubbi, i pochi che restano li spazza via Berlusconi. Tiene una conferenza stampa, ci sono alcuni ministri al tavolo, Bertolaso è l’ultimo, scuote il capo, sembra scuro in volto, un po’ contrariato. «Era assillato da altri pensieri sul terremoto» diranno poi dal suo staff. Non c’è dissenso, quello di alcuni ministri rientra subito.
 Perché all’Aquila, dunque? Il premier cita tre ragioni. L’Italia risparmia, è più sicura, aiuta l’Abruzzo. Primo punto. «Abbiamo visto che per la gestione, per l’impegno delle forze dell’ordine e per una serie di altre opere ci sarebbe stata una spesa superiore ai 220 milioni di euro - dice Berlusconi - e poiché in Italia si è data vita a una polemica sul costo del referendum e si è fatto tanto scandalo anche se il suo costo è di 50 milioni, ci siamo detti perché non darli per la ricostruzione dell’Abruzzo?». Seconda ragione, forse determinante per la scelta: «Non credo che i no global avrebbero la voglia, la faccia e il cuore di fare manifestazioni dure in occasione del G8 se il summit si tenesse all’Aquila, zona ferita dal terremoto». Un modo per dire che, invece, alla Maddalena (e in Gallura) avrebbero potuto esserci serissimi problemi di sicurezza. Terza ragione: «E’ un forte segnale per il rilancio di zone così duramente colpite». Quarta ragione, non detta: è un grande colpo mediatico, una decisione che è destinata a far lievitare il consenso di Berlusconi a livelli bulgari. Una dimostrazione di forza - verrebbe da dire di pura potenza - del premier davanti all’Italia e al mondo. Nessuna voce critica. Né dal Pd («l’importante è che non intralci la ricostruzione»), né dalla Regione. Anzi, via libera su tutta la linea di Cappellacci. «Prevale il sentimento di solidarietà per l’Abruzzo» si limita a dire il governatore. «E’ l’ennesima dimostrazione che il presidente della Sardegna non è lui, ma Berlusconi - commenta Zanchetta -. Spero che le opere alla Maddalena vengano finite e che questa decisione sia un vero aiuto per l’Abruzzo». A tarda sera, incalzato, Cappellacci parla solo di «decisione inopinata».
 La grande idea del trasferimento sarebbe maturata subito dopo il terremoto. E sarebbe venuta a Bertolaso, l’uomo che guiderà la macchina della ricostruzione in Abruzzo. Così come lo scorso giugno il commissario del G8 aveva garantito a Berlusconi che i lavori alla Maddalena sarebbero stati fatti (ed è andata così), altrettanto avrebbe fatto in quest’occasione. Come dire: mi dia i soldi (sono arrivati 8 miliardi), mi dia le deroghe (per bandire gli appalti) e le opere saranno pronte in poco più di due mesi.
 Tutti all’Aquila, quindi, salvo clamorosi e improbabili colpi di scena. Il vertice si terrà in un’area in cui a luglio, secondo il presidente italiano dei geologi, «è prevedibile si registreranno scosse». Non sembra un ostacolo, però. Decisivo sarà il parere dei partner del G8. La Gran Bretagna ha già detto sì, «decide l’Italia». Più prudente la posizione degli Stati Uniti. «Vedremo» ha fatto sapere Washington.
 «Non abbiamo preso una posizione - ha detto la responsabile dell’Agenzia americana per l’ambiente, Lisa Jackson, parlando al G8 Ambiente a Siracusa -. Il presidente Berlusconi ha fatto una richiesta al nostro presidente per spostare il G8 e credo che se questo si farà serviranno degli aggiustamenti».
 

Un’isola-cantiere surreale

LA MADDALENA. E ora? Che ne sarà delle opere alla Maddalena? Soprattutto, quale sarà lo sviluppo dell’isola senza più militari né turismo? Lo spostamento all’Aquila apre una voragine. Alle imprese sarebbe arrivato l’ordine di bloccare tutto, indiscrezione smentita dalla struttura del G8. Il gruppo Marcegaglia potrebbe rivedere i suoi piani di investimenti, senza scartare l’ipotesi di mollare tutto. Unica speranza, il vertice mondiale sul clima. Berlusconi ha detto che si farà a ottobre. Sarà così?
 Questi i fatti. «Il complesso della Maddalena è bellissimo e lì potrebbe svolgersi il summit sull’ambiente voluto dal presidente americano Barack Obama previsto per l’autunno» dice Berlusconi nella conferenza stampa di annuncio del trasferimento del G8 all’Aquila. Potrebbe, appunto.
 Che cosa è quel vertice? E’ un summit sui cambiamenti climatici voluto dal presidente Obama. La prima parte si terrà negli Usa, la seconda in Italia. E’ più di un G8: vi prendono parte 16 Paesi: quelli del G8 più Australia, Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Indonesia, Messico, Sud Africa. Dovranno trovare un accordo sul problema più rilevante: la sostenibilità ambientale.
 Se si farà veramente alla Maddalena, cadrebbero almeno due delle tre ragioni dello spostamento del G8. Costerà, e parecchio. E la sicurezza dovrà essere massima, pari a quella del vertice di luglio.
 Nell’attesa, alla Maddalena c’è un misto di incredulità e di rabbia. Nei cantieri i lavori continuano. Sarebbe arrivato l’ordine di sospenderli, ma la struttura di missione, in serata, ha smentito. «Si va avanti». Molte, però, le riunioni programmate e che subiranno uno stop. E’ una situazione surreale. La domanda è: le opere verranno terminate? E come verranno avviate?
 Un dilemma che sta agitando, giustamente, il gruppo Marcegaglia. La società della presidente di Confindustria, Mita resort, ha vinto la gara per la gestione dell’ex arsenale, versando l’acconto dei prim 40 milioni previsti dalla gara. In più dovrà spendere 45 milioni per terminare le opere. Un investimento massiccio che faceva leva sulla spinta del G8, un evento che, a livello promozionale, non ha eguali nel mondo.
 «Ora vedremo che fare, certo è che cambia tutto» dice una fonte societaria. La Marcegaglia sarebbe contrariata (l’ha saputo ieri a Cagliari, dello spostamento) e preoccupata. Difficile avviare un hotel e un porto così, dal nulla.
 Per La Maddalena è uno scenario terribile. Rischia di avere delle strutture chiuse, un monumento allo spreco. Dopo aver speso 363 milioni di euro di soldi pubblici (quasi tutti della Regione), come potrà giustificarsi il governo?

Guido Piga

Cappellacci si adegua, la Lombardo no Scontri nel centrodestra, Pd a più voci

CAGLIARI. Dopo lo scippo della strada Sassari-Olbia ci mancava quello dell’intero G8. Un Ugo Cappellacci di pessimo umore è passato dall’imbarazzo iniziale all’offerta della solidarietà all’Abruzzo, mentre l’altra presidente del Pdl, Claudia Lombardo, è rimasta sul «no». In tutto il centrodestra sardo sono emersi forti dissensi (con scontri pubblici tra Pdl e Udc) sulla scelta di Berlusconi. Il Psd’Az, che era contrario al summit, si è detto d’accordo allo spostamento, più voci (favorevoli e contrarie) nel Pd.
 Per Ugo Cappellacci è stata la prima autentica giornata nera da governatore. Mentre il suo collega abruzzese Gianni Chiodi era stato informato una decina di giorni fa dallo stesso Silvio Berlusconi, ieri mattina un ignaro Cappellacci è salito sul palco del palacongressi per inaugurare l’edizione annuale della Sardegna assieme a un’altrettanto sorpresa Emma Marcegaglia e all’ultimo momento, informato in extremis, ha dovuto cambiare il discorso che si era scritto. E così la sua prima dichiarazione è stata di forte perplessità: «Di fronte a un dramma come il terremoto dobbiamo essere pronti a tutto, la Sardegna ha sempre dato prova di generosità, ma credo ci siano problemi di altra natura, tecnica e organizzativa, che non penso possano consentire operativamente questo spostamento». Poi, progressivamente, la sua posizione, pur con qualche tono ancora duro, ha finito per adeguarsi a quella del leader nazionale, che in mattinata si era pubblicamente scusato con il governatore sardo per non averlo informato e che oggi lo riceverà a Palazzo Chigi per discutere della compensazione offerta a La Maddalena: il G8 sul clima, a settembre con Barack Obama. A fine giornata, chiudendo a Oristano la seduta congiunta del Consiglio regionale e del Consiglio delle autonomie locali, Cappellacci ha ammesso che «abbiamo preso atto con grande preoccupazione e forte stupore delle decisioni adottate dal governo. Un fatto improvviso, importante e inopinato». Quindi la dichiarazione ufficiale, che gli è valso il ringraziamento di Chiodi: «Siamo lieti e orgogliosi di dare il nostro contributo per aiutare l’Abruzzo. Bisogna spogliarci dell’egoismo per offrire solidarietà». E ha concluso: «Se la decisione diventerà operativa, devo ritenere che gli investimenti fatti in Sardegna rimangono un patrimonio dell’isola. Il G8 era importante per noi perché consentiva la realizzazione di importanti infrastrutture che, ovviamente, adesso devono essere completate».
 Seccata la reazione di Claudia Lombardo: «Siamo solidali con il popolo abruzzese - ha detto la presidente del Consiglio regionale - ma il possibile spostamento del G8 dalla Sardegna è un’occasione persa per la nostra isola. Lo spirito di solidarietà non ci esime da una riflessione sulle mancate possibilità economiche e occupazionali che si sarebbero create con il summit che avrebbe proiettato la Sardegna in una dimensione mondiale».
 Sulla stessa lunghezza d’onda un altro esponente del Pdl, il senatore Piergiorgio Massidda, secondo il quale si tratta di una scelta «incomprensibile che abiura una parola data agli elettori». Mentre il deputato Bruno Murgia e il consigliere regionale Matteo Sanna (anch’essi del Pdl, ma di area An) hanno detto che «l’aiuto all’Abruzzo è nobile», tuttavia «il governo deve mantenere gli impegni con la Sardegna, a iniziare dalla Sassari-Olbia».
 Sul fronte del Pdl c’è da segnalare lo scontro a Oristano (nel vertice dei Consigli) tra il capogruppo dell’Udc Roberto Capelli e il capogruppo del Pdl Mario Diana. Capelli ha parlato di «atto di demagogia» e di «schiaffo» alla Sardegna, Diana lo ha rimproverato per aver sollevato la polemica in una diversa sede istituzionale. Duro anche il commento di Silvestro Ladu (Pdl di area Fortza Paris): «Una scelta incomprensibile, una guerra fra poveri che non risolve i problemi dell’Abruzzo e danneggia la Sardegna».
 Sereni, nel Centrodestra, i sardisti. Il presidente Giacomo Sanna e il segretario Efisio Trincas, da sempre contrari al G8, hanno detto che «se è utile è meglio farlo in Abruzzo».
 Nel Pd, che a livello nazionale ha apprezzato la scelta a favore dell’Abruzzo, sono emerse voci diverse. Arturo Parisi, che da ministro della Difesa si era battuto per il G8 alla Maddalena, ha criticato Berlusconi dal punto di vista politico e organizzativo e ha detto che «sarebbe ingiusto, fatta salva la solidarfietà, che il peso assegnato ai sardi fosse ancora sproporzionato con risorse già in precedenza loro assegnate». Sulla stessa lunghezza d’onda altri due deputati sardi, Guido Melis e Giulio Calvisi, che hanno messo in evidenza anche un altro aspetto riferendosi al discorso del risparmio fatto da Berlusconi: «Vorremo far notare che i soldi per La Maddalena non era dello Stato ma fondi Fas già destinati all’isola, che aveva deciso di stanziarli per la riconversione economica della Maddalena». Di «demagogia», «scelta dannosa per l’isola» e di «arroganza» e di «imbroglio» del premier hanno parlato il commissario e il capogruppo del Pd, Achille Passoni e Mario Bruno, il senatore Francesco Sanna e la deputata Amalia Schirru. Durissima anche Francesca Barracciu. Mentre il deputato Paolo Fadda ha sottolineato che la scelta del governo «è condivisibile, anche se mi chiedo se Berlusconi l’avesse presa se fossimo stati ancora in campagna elettorale». Secondo Fadda «è necessario offrire piena solidarietà all’Abruzzo ma rivolgo un appello a Cappellaccie perché difenda gli investimenti nell’isola».
 Infine i sindacati. Secondo Enzo Costa, segretario della Cgil, la scelta è «incomprensibile» ed equivale a un «tradimento». Mario Medde, segretario della Cisl, ha auspicato che almeno gli investimenti siano confermati.

FILIPPO PERETTI

La Marcegaglia colta di sorpresa

CAGLIARI. «Cercheremo di capire di che cosa si tratta perché è chiaro che se fino ad oggi abbiamo lavorato nella logica della Maddalena come sede del G8, a fronte di questo cambiamento repentino, bisogna capire in quali condizioni e come verrà posta la questione della Maddalena». Lo ha detto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, a Cagliari per incontrare gli industriali sardi.
 Per Emma Marcegaglia, quello dello spostamento del G8, è stata la seconda cattiva notizia avuta subito dopo il suo arrivo a Cagliari dove in mattinata avrebbe partecipato all’inaugurazione della Fiera e nel pomeriggio avrebbe fatto da padrona di casa alla riunione del G8 degli industriali che si chiuderà oggi. L’altra cattiva notizia era stampata sui giornali ed era il duro attacco di Giacomo Sanna e Paolo Maninchedda (Psd’Az), sulla gara d’appalto per l’albergo nell’arsenale della Maddalena (lavori aggiudicati al gruppo Marcegaglia), che ha causato il malumore degli imprenditori del Nord Sardegna e il ricorso al Tar da parte di due imprese. «C’è stato un bando pubblico aperto a tutti e non un’assegnazione privata», ha spiegato la presidente di Confindustria, «alla fine la Mita è stata l’unica società ad aver partecipato al bando e se l’è aggiudicato». «Non si sa neppure se il G8 si farà alla Maddalena», aveva commentato prima che la notizia fosse ufficializzata, «e questo penso comporterà problemi. Tra l’altro la mia azienda ha una quota di maggioranza anche se importante nella società che ha partecipato a questo bando e ribadisco non c’è stata nessuna trattativa privata. Se poi il G8 non si fa alla Maddalena tutte le polemiche sono abbastanza inutili ed anzi un po’ pretestuose». Da ieri, intanto, è in corso il G8 degli Industriali cui prendono parte i presidenti e le delegazioni, oltre che dell’Italia, di Stati Uniti, Giappone, Germania, Gran Bretagna, Francia, Canada e Russia. Al centro del vertice il tema dell’impatto della crisi economica e finanziaria, ma anche quello della libertà di commercio ed investimenti e della lotta ai cambiamenti climatici. Il confronto degli industriali verte sulla indicazione delle proposte da sottoporre ai Capi di Stato e di governo che si riuniranno nel prossimo vertice politico di luglio.
 

I commenti: «Non può essere vero, è un altro terremoto»

LA MADDALENA. Incredulità, sconcerto, rabbia: la notizia del trasloco del G8 scatena una girandola di sentimenti negativi in Gallura. Il primo a non credere al trasferimento all’Aquila è il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti: «Tutto procede normalmente, trasferire il G8 all’Aquila è pura fantascienza. L’ipotesi mi sembra talmente inverosimile che non la prendo neppure in considerazione». Da oltre un anno e mezzo Comiti segue la nascita della creatura G8 nell’isola. Ha curato ogni dettaglio di quello che doveva essere il grande progetto di rilancio per l’isola dall’economia in affanno.
 «Quando si spendono soldi pubblici si risponde a organismi come tribunale e corte dei conti - aggiunge Angelo Comiti -. Abbiamo già ricevuto le delegazioni di tutti i paesi partecipanti che hanno già fatto sopralluoghi e hanno stabilito delicate questioni che riguardano la sicurezza. Fino a oggi sono state realizzate strutture importanti nell’isola. Ci sono centinaia di operai che stanno continuando a lavorare con un investimento di risorse pubbliche spaventoso. Non credo che siano questioni che possano essere decise con un battito di ciglia. Il G8 non è una festa di compleanno tra compagni di scuola. È un meccanismo complesso che comporta la mobilitazione di migliaia di persone». Il sindaco della Maddalena ricorda che già in passato era stato annunciato il trasloco del vertice. «Non ho informazioni ufficiali - ribadisce -. Sono abituato a questi spostamenti, prima a Pratica di mare, poi a Napoli. Cose che non fanno piacere a chi da più di un anno sta organizzando il vertice. Far svolgere il G8 all’Aquila aggiungerebbe un terremoto all’altro».
 Grande preoccupazione è stata espressa dal sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli: «Fermo restando la solidarietà per le popolazioni dell’Abruzzo - dichiara - si deve tenere conto delle aspettative generate in Sardegna e dagli impegni che coinvolgono decine di imprese, di centinaia di lavoratori. I progetti di riconversione sono preziosi. Il percorso avviato non può essere interrotto».
 Severo ma anche ironico il commento del vice presidente della Provincia, Antonio Satta: «Sarebbe una forte sconfitta politica della Sardegna. Capiamo la tragedia dell’Abruzzo, ma questo non dovrebbe sconvolgere, a un mese dall’appuntamento, i programmi presi da tempo. Nel caso in cui non si facesse più nulla la Sardegna è candidata a diventare l’isola delle bufale».
 Più prudente il sindaco di Arzachena, Piero Filligheddu: «Aspetto notizie certe. La decisione del premier Berlusconi deve avere l’ok degli stati membri. Non sono mai stato un fan del G8. Fino a oggi la sua organizzazione ci ha creato solo problemi. Non abbiamo avuto risposte sugli interventi che avevamo chiesto. Ma abbiamo investito risorse pensando che fosse un investimento per il futuro».
 Solo due giorni fa i sindaci di Arzachena, Palau, Santa Teresa e La Maddalena avevano ricevuto dalla Presidenza del consiglio la convocazione per la conferenza di servizi di oggi. «L’annuncio di Berlusconi è incomprensibile - dice il primo cittadino di Palau, Piero Cuccu -. La questione non è prendere soldi e spostarli in Abruzzo. Si tratta di venire meno a un anno e mezzo di lavori e impegni. Sono convinto che le dichiarazioni del premier siano una barzelletta». «Senza nulla togliere al bisogno degli abruzzesi di ricostruire le città dopo il sisma - aggiunge il sindaco di Santa Teresa, Piero Bardanzellu -, non condivido la decisione. Il G8 era stato assegnato alla Maddalena, a una isola che per trenta anni aveva pagato il salato prezzo delle servitù militari. Il summit doveva essere un aiuto per creare un nuovo sistema economico, dopo la partenza dei militari americani».

Serena Lullia e Stefania Puorro

Confindustria del Nord Sardegna: «È una decisione che ci spiazza»

OLBIA. «Assolutamente spiazzati di fronte a una decisione incomprensibile». Stefano Lubrano (foto), numero uno della Confindustria del nord Sardegna, reagisce così alla notizia del trasferimento del G8 in Abruzzo. Ma, al contrario, la Federalberghi-Confcommercio, col suo responsabile regionale Luigi Crisponi, non solleva polemiche e dice che «il tributo della solidarietà si deve pagare con serenità». Confindustria, che aveva guidato la rivolta degli albergatori della Costa Smeralda e di Porto Rotondo (i quali non volevano concedere l’esclusiva dei loro hotel se non si pagavano tutte le camere), non riesce a capire come possa essere messo da parte tutto il lavoro svolto. «E’ stata fatta una radiografia minuziosa del territorio, sono stati chiamati in causa numerosi operatori del turismo, sono stati firmati protocolli, studiati i piani di sicurezza, richieste una serie di certificazioni, organizzati turni di lavoro 24 ore su 24 per rientrare nei tempi. E ora si dice basta. Inspiegabile. Ma come si può pensare, a 2 mesi e mezzo dall’evento, di riorganizzarlo in Abruzzo? Le delegazioni sbarcate in Gallura sono state 42: cioè 30mila persone. Dove le sistemeranno?»
 Una preoccupazione che sottolinea anche il presidente di Confindustria della Sardegna Massimo Putzu. «Tempi troppo ridotti per il trasferimento del G8 e forse non ci sono neanche le strutture necessarie per ospitare tutti coloro che seguiranno i capi di Stato. Stiamo ancora cercando di avere notizie più precise: magari si potrebbe organizzare uno degli incontri o una mezza giornata in un luogo simbolico dell’Abruzzo, ma non riesco proprio a immaginare dove possano essere messe tutte quelle persone».
 «Tutto questo non ha senso - aggiunge Lubrano -: se ci fossimo trovati all’inizio di un percorso, avrei potuto capire, ma siamo a pochi passi dall’arrivo. Tra l’altro, durante l’incontro col prefetto di Sassari, abbiamo saputo che erano stati chiusi gli accordi con gli hotel di Palau, quelli destinati a ospitare l’organizzazione e le forze dell’ordine, che avevano quindi ricevuto precise garanzie. Senza dimenticare tutti gli altri operatori alberghieri lasciati in stand-by, in attesa che arrivassero notizie precise sulle prenotazioni. La loro reazione non può certo essere positiva. Ma adesso dico anche: le delegazioni accetteranno il cambiamento senza fare opposizione?»
 A non opporsi, come detto, è la Federalberghi: «Serenità assoluta di fronte alla solidarietà che va a favore delle popolazioni e dei colleghi duramente colpiti dal sisma - dice Luigi Crisponi -. Gli albergatori sardi, semmai, rivendicano con orgoglio di avere già pensato di dedicare parte degli eventuali ricavi provenienti dal G8 alle popolazioni dell’Abruzzo».

Il Sindaco di Sassari: Ganau: «Ipotesi scandalosa»

SASSARI. Il sindaco e il presidente della Provincia di Sassari, entrambi di centrosinistra, bocciano l’idea di trasferire il G8 dalla Maddalena all’Aquila. Il presidente Alessandra Giudici dice che la proposta le appare come una follia poichè tali situazioni richiedono «maggiore senso della realtà». Il sindaco Gianfranco Ganau ritiene l’idea «scandalosa» e «incredibile». Ieri il consiglio comunale di Sassari ha discusso un ordine del giorno contro la decisione del consiglio dei ministri.
 «L’ipotesi di spostare il G8 dalla Maddalena all’Aquila mi sembra scandalosa nella forma e nella sostanza - dice Gianfranco Ganau , sindaco di Sassari - Ma come si fa ad annunciare alla stampa di non aver avuto tempo di comunicare la notizia al presidente della Regione sarda? Quello di tenere alla Maddalena il vertice dei capi di stato era un impegno concordato dal presidente del Consiglio con il Governatore della Regione. Qui non c’entra nulla la sinistra e la destra. Si tratta di impegni istituzionali. E’ quindi indecente che lo si cancelli in questo modo: è uno schiaffo alla Regione Sardegna».
 «E poi- continua Ganau - c’è un problema di sostanza. E non da poco. Gli appalti per realizzare i lavori nell’arcipelago sono già stati assegnati e le opere sono in fase di realizzazione. Nessuno può tagliare i finanziamenti dovuti a quelle opere. Nè si può dire: ti pago solo per la quantità di opere realizzate. E il resto lo risparmio. Quelle somme impegnate devono comunque essere erogate. Forse è il caso di fare i conti per bene, vedendo quanto si deve spendere comunque e quanto si risparmia, prima di annunciare la decisione di spostare il vertice in Abruzzo».
 C’è, poi, un altro aspetto del problema. Che cosa andiamo a raccontare alle delegazioni straniere che stanno preparando il vertice? «Da molti mesi - continua il sindaco di Sassari - c’è un via vai di ambasciatori, delegazioni tecniche, esperti della sicurezza che vengono in Sardegna per studiare ogni particolare organizzativo. E ora che cosa può inventarsi Berlusconi?»
 E proprio l’aspetto della sicurezza è uno di quelli più delicati nella complessa operazione organizzativa di un evento di questo genere: prefetti e questori da molti mesi stanno lavorando a ritmo serrato a questo appuntamento.
 «Ma vi ricordate gli impegni di Berlusconi in campagna elettorale? - prosegue Ganau - Aveva assicurato che la Sardegna sarebbe stata portata alla ribalta internazionale. Per l’isola sarebbe stata un’occasione importantissima di rilancio. E poi le ricadute economiche dell’evento e mille promesse di questo genere. A distanza di qualche mese, tutti quei discorsi, evidentemente non hanno più senso e valore. Ma vi sembra serio?» E a proposito di economia «che cosa ne sarà delle prenotazioni alberghiere bloccate? - dice il sindaco di Sassari - Molti hotel erano praticamente blindati, ora che la stagione turistica è già iniziata sarà difficile recuperare tutte le prenotazioni perdute»
 «Insomma - conclude Ganau - ritengo questa notizia incredibile ma è ancora più scandaloso se il presidente del consiglio ha tirato fuori questa trovata in maniera demagogica sapendo benissimo di proporre una ipotesi non realizzabile». E di demagogia ha parlato anche il presidente della Provincia di Sassari: «Avendo visto di persona la situazione dell’Aquila - dice Alessandra Giudici - dico che l’idea di spostare il G8 previsto alla Maddalena è una follia. Mi pare una sparata demagogica e mediatica che mi preoccupa molto».
 

Il vescovo di Tempio: «I sardi si sentiranno presi in giro»

TEMPIO. «La politica dovrebbe preoccuparsi anche dell’esito che hanno sulla gente i proclami e le promesse non mantenute». Parole pesanti come macigni quelle del vescovo, Sebastiano Sanguinetti, che così interpreta la delusione della comunità gallurese. «Come sardo e responsabile ecclesiale di questo territorio - dice il vescovo - ho sempre guardato al G8 con un certo disincantato interesse, cercando di capire cosa avrebbe realmente portato di buono e di concreto, oltre al risvolto sul piano mediatico mondiale. Se le cose fossero andate come prospettate, c’era di che essere fiduciosi. Le promesse riguardavano soprattutto il futuro economico della Maddalena, ma la prudenza su una compiuta valutazione delle scelte politiche mi portava a non essere troppo ottimista. E in effetti, dopo le troppo facili e accattivanti promesse iniziali di ingenti finanziamenti è seguito un progressivo ridimensionamento di fondi e progetti. Oggi giunge la notizia dello spostamento del vertice ed è difficile che i sardi non la considerino come l’ennesima presa in giro. Io non so se il mancato evento rappresenti un danno reale, visto che ancora non mi erano chiari gli altrettanto reali vantaggi. Tuttavia, resta l’amarezza per l’ennesimo voltafaccia dello Stato nei confronti di un territorio che avrebbe diritto a ben altra considerazione. Lascio ad altri la risposta a un quesito che ha anche rilevanza etica: risorse, energie, strutture e istituzioni coinvolte in due anni di preparativi possono essere cancellati impunemente con un semplice colpo di spugna?».

L’intuizione di Soru e l’aiuto di Prodi

Dopo la partenza della Us Navy l’ex presidente della Regione pensò al summit come motore per la riconversione economica dell’arcipelago

SASSARI. Per “liberare” La Maddalena dalla Us Navy, Renato Soru le aveva tentate tutte. Aveva perfino chiesto aiuto al “superfalco” Edward Luttwak, influente consulente del National Security Council e del Dipartimento di Stato americano. Ma forse neppure Soru si aspettava che Washington ritirasse così in fretta dalla Sardegna i suoi micidiali sommergibili a propulsione nucleare.
 Soprattutto perchè il Pentagono aveva già stanziato circa settanta milioni di dollari per ristrutturare e potenziare la sua base nell’arcipelago. Insomma, per il governatore era una battaglia di principio, quindi sacrosanta da combattere, ma realisticamente anche una “mission impossible”.
 E invece, nel novembre del 2005, il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld sorprese perfino il “fedelissimo” ministro Antonio Martino (detto anche l’«Americano») che si trovava in visita a Washington. Gli disse infatti, con la sua proverbiale rudezza: «Basta, ce ne andiano dalla Maddalena entro un anno».
 I comunicati ufficiali parlarono di un’ipotesi sulla quale Italia e Usa discutevano da tempo, ma la verità è che Martino rimase molto contrariato per essere stato informato in quel modo molto sbrigativo, senza alcun preavviso. Proprio lui che ci aveva messo la faccia, politicamente parlando, per difendere il progetto di ampliamento della base della Us navy nell’arcipelago maddalenino.
 Per Soru una straordinaria vittoria politica, ma paradossalmente anche una grossa grana. Bisognava infatti inventarsi subito un qualcosa per compensare la perdita degli introiti garantiti dalla Us Navy alla Maddalena. Di più: era fondamentale trovare immediatamente un’idea forte per mettere in moto rapidamente il processo di riconversione economica dell’arcipelago che, affrancato finalmente dalla servitù delle stellette, poteva finalmente pensare a costruire un futuro fondato sul turismo ecocompatibile.
 E l’idea di chiedere di ospitare il G8 alla Maddalena venne subito a Renato Soru. C’era una serie di circostanze favorevoli che giocavano a suo favore. Prima di tutto il fatto che il summit dei rappresentanti degli otto paesi economicamente più forti del mondo era stato assegnato all’Italia nel 2009 e che, quindi, esisteva un margine di tempo abbastanza congruo per recuperare le aree militarizzate e organizzare l’evento. D’altronde, l’unica vera concorrenza era rappresentata da Ischia. Poi, la coincidenza di avere un amico a Palazzo Chigi, quel Romano Prodi che aveva creduto in lui come governatore della Sardegna.
 Soru cominciò così a tessere la sua rete diplomatica. Approfittando di un convegno internazionale a Cagliari, l’ex presidente della Regione espose la sua idea a Enrico Letta, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il primo passo era fatto.
 Letta, infatti cominciò a parlare della possibilità di organizzare il G8 alla Maddalena con il ministro della Difesa Artuto Parisi e con quello degli Esteri Massimo D’Alema. Nessuna opposizione. Anzi. La questione venne posta allora sul tavolo di Prodi che capì subito quali erano gli effetti che Soru voleva raggiungere: trasformare il volto della Maddalena con una cascata di milioni euro, forniti dal governo attraverso procedure semplificate e accelerate, e poi fare uno spot promozionale planetario per l’arcipelago.
 Si dice che il pressing esercitato in quei mesi da Soru per far camminare il “progetto G8” sia stato asfissiante e allo stesso tempo molto discreto. L’ex governatore, infatti, sapeva molto bene che, in questi casi, esistono regole non scritte alle quali non si può venir meno. E cioé: c’è chi raggiunge l’obiettivo e c’è chi, invece, deve incassare la cambiale del merito politico.
 Il 13 giugno di due anni fa ecco dunque la svolta. In una colazione di lavoro a Roma, alla quale partecipano Prodi, Soru ed Enrico Letta, si arrivò al dunque. Si dice anche che fu fondamentale l’assenza di veti da parte del ministro degli Esteri D’Alema che, anzi, benedì l’operazione G8 alla Maddalena. L’annuncio ufficiale venne dato il 14 giugno. E la notizia ebbe l’effetto deflagrante di una bomba. Il primo commento di Soru arrivò da Villa Taverna, la residenza romana dell’ambasciatore americano Ronald Spogli, dove il governatore aveva seguito un seminario economico con i maggiori imprenditori italiani che operano negli States: «Avevamo assunto degli impegni, in particolare l’impegno di convertire l’economia militare della Maddalena in economia civile. Ecco, questo impegno l’abbiamo onorato, grazie alla sensibilità del governo nazionale».
 «E’ una svolta storica - disse ancora Renato Soru - che risolverà i problemi occupazionali della popolazione maddalenina, e che dimostra l’infondatezza dell’accusa che la Regione e il governo nazionale ce l’abbiano con il nord della Sardegna».
 «Il merito è di Romano Prodi» commentò invece a caldo il ministro (sardo) della Difesa Arturo Parisi. Che aggiunse: «E’ stato Prodi a parlarne proprio con me prima di concordare la scelta anche con il ministro degli Esteri Massimo D’Alema». Insomma, alla fine risultò che aveva funzionato una sorta di «combinato-disposto», secondo il quale tutte le tessere politiche erano andate al loro posto.
 Ma ci fu anche chi, in quei giorni, non perse l’occasione di lanciare frecce al curaro contro Prodi. Come il portavoce di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, che rilasciò questa sorprendente dichiarazione: «Il presidente del Consiglio ha scelto la Maddalena come sede del G8 solo per evitare che ci siano incidenti provocati dai black-bloc». Come se poi, dopo la tragica esperienza di Genova, una simile interpretazione della scelta di Prodi potesse essere polticamente censurabile...
 Forse il commento più curioso fu quello del sindaco della Maddalena, Angelo Comiti. Informato di pomeriggio dallo staff di Soru, Comiti non voleva credere alla notizia: «Pensavo a un’altra tappa del giro d’Italia, mai avrei potuto immaginare che l’arcipelago fosse la sede del G8 del 2009».
 La macchina organizzativa si mise in moto, portandosi dietro il suo immancabile strascico di polemiche. Con in gioco una torta di centinaia di milioni di euro era d’altronde inevitabile che si sviluppassero appetiti e speranze. Ma il G8 si mostrò anche come un potenziale “mini piano di rinascita” per quanto riguarda servizi e strutture pubbliche. Era infatti un’occasione preziosa per finanziare progetti che avrebbero avuto ricadute davvero notevoli per tutto il nord Sardegna. Una per tutte: la nuova strada Sassari-Olbia.
 Ma il vertice dei “grandi” alla Maddalena non è mai piaciuto a Silvio Berlusconi. Pochi mesi dopo aver vinto le elezioni (più esattamente a luglio), il Cavaliere ha detto infatti: «Mi piacerebbe un G8 su una grande nave da ancorare davanti a Napoli per far vedere ai potenti della Terra cosa è stato in grado di fare questo governo». In autunno, l’ipotesi di un trasferimento del vertice è rientrata, ma è chiaro che La Maddalena è una vittoria dell’asse Prodi-Soru e Berlusconi questo non lo ha mai sopportato. Ora, il colpo di scena: il G8 emigra all’Aquila. Una scelta ad effetto di Berlusconi che sa tanto di mega-spot elettorale in vista delle Europee. E scelta che precipita La Maddalena in un clima di incertezze.
 Per esempio, l’appalto per le strutture nate nell’area dell’ex Arsenale (compreso il porticciolo) sono andate alla Mita resort srl del gruppo Marcegaglia, grazie alle procedure semplificate previste dalla protezione civile per il G8. Quelle procedure sono oggi ancora valide? E, quindi, è legittima la vittoria nella gara del gruppo Marcegaglia? Interrogativo non da poco. Come quello di che fine faranno i 220 milioni già stanziati per la Maddalena? Berlusconi dice saranno risparmiati, che cioé non saranno più spesi nella «sua» Sardegna. Un’attenzione al risparmio che non sembra aver avuto quando ha fatto il «regalo» a Bossi, spostando il referendum.
 

Piero Mannironi

Tra i monti abruzzesi l’albergo-fortezza dove Mussolini arrivò dalla Maddalena

PESCARA. Non potevano sfuggire i corsi e i ricorsi storici: tra le strutture che potrebbero ospitare i partecipanti e alcune riunioni del G8 all’Aquila, ce n’è una che, oltre alla posizione favorevole per la riservatezza e sicurezza degli ospiti e al paesaggio mozzafiato, offre un fascino e una coincidenza storica del tutto particolari: è l’albergo di Campo Imperatore dove nel 1943 fu ospite forzato Benito Mussolini, qui trasferito, coincidenze della storia, proprio dall’isola della Maddalena, suo primo luogo di prigionia dopo la defenestrazione del 25 luglio.
 L’edificio, realizzato nel 1934 sul bordo di Campo Imperatore, a 2130 metri di quota, è stato ristrutturato e riaperto al pubblico a fine 2006. L’Hotel di Campo Imperatore, con le sue 48 stanze, ha retto senza problemi al terremoto del 6 aprile e alle repliche dei giorni scorsi. Intatta anche la suite 220, che conserva il mobilio originale della stanza che ospitò il Duce. Accanto c’è anche un Ostello con 42 posti. Raggiungibile d’estate con una strada panoramica e, d’inverno, solo con la Funivia del Gran Sasso, l’albergo dispone di due ristoranti e di spazi per meeting e congressi. In vista del G8 sarebbe una piccola fortezza di montagna, facilmente controllabile e inaccessibile a manifestanti e curiosi, a meno che non si muniscano di alianti, come quelli del maggiore Mors, comandante dell’operazione che portò alla liberazione di Mussolini da parte dei tedeschi.
 L’arrivo di Mussolini all’albergo di Campo Imperatore fu piuttosto travagliato. Dopo la seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943, che portò al suo arresto, il Duce fu condotto in gran segreto sull’isola di Ponza; fu poi portato a La Spezia e prelevato da un incrociatore. Hitler aveva messo i suoi uomini alle calcagna dell’amico e alleato, con l’ordine di liberarlo e portarlo in Germania. Per questo il Governo di Pietro Badoglio continuò a spostare Mussolini. Prima in Sardegna, a La Maddalena. Poi, mentre i tedeschi preparavano uno sbarco sull’isola, in un casolare in Abruzzo e, infine, il 28 agosto, nell’albergo di Campo Imperatore.
 Vi rimase fino al 12 settembre, quando dieci alianti con a bordo SS e paracadutisti tedeschi atterrarono a poca distanza dell’albergo e liberarono il “prigioniero”, portandolo via a bordo di una “Cicogna”, che riuscì a decollare nel poco spazio a disposizione. I carcerieri italiani in realtà non mossero un dito. L’Operazione Quercia era diretta dal maggiore Harald Otto Mors, ma a prendersi il merito fu il maggiore Otto Skorzeny, che si fece fotografare con Mussolini prima del decollo. Da allora, la struttura ha conosciuto un lungo periodo di crisi. Recentemente restaurato è punto di appoggio per la stazione sciistica adiacente.
 

Una decisione tenuta segreta per molti giorni

LA MADDALENA. Neppure i superinformati agenti dell’Usss, il servizio segreto degli Stati Uniti d’America, erano a conoscenza del cambiamento di sede del vertice del G8. Ieri l’altro una delegazione di funzionari d’ambasciata e ispettori dei servizi Usa avevano avviato la seconda fase di visite programmate alla Maddalena, quella più importante. Gli americani, a maggio, avrebbero occupato la struttura che avrebbe ospitato Barack Obama e il suo fenomenale apparato di sicurezza, formato da circa cinquecento uomini.
 E’ però difficile credere che in numero due della struttura che gestisce il G8, l’ammiraglio di squadra Giuseppe De Giorgi, che si occupa della sicurezza in generale del grande evento, ignorasse la supersegreta soluzione che avevano adottato Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi. Sempre ieri l’altro, infatti, l’ammiraglio Giuseppe De Giorgi aveva incontrato i vertici delle forze dell’ordine regionali e altri rappresentanti di strutture militari e civili e valutato con loro la possibilità di posizionare una delle navi militari da impiegare nell’isola, la San Giorgio, nel porto superprotetto di Golfo Aranci preferendolo a quello più aperto - per via degli attracchi di navi commerciali e da crociera -, e inizialmente prescelto dell’Isola Bianca.
 E sempre ieri l’altro erano arrivati nell’isola i nuovi contingenti di rinforzi - circa cinquecento persone tra poliziotti, carabinieri e agenti della guardia di finanza - che avrebbero dovuto fare da apripista alla massiccia calata nell’isola dei circa dodicimila uomini previsti per la sicurezza del G8.
 E sempre nei giorni scorsi si era discusso (e parrebbe anche approvato) della utilizzazione di alcune scuole nelle vicinanze di Porto Rotondo, Olbia e La Maddalena come basi logistiche e operative per le squadre d’intervento dei corpi speciali italiani che avrebbero dovuto presidiare l’area attorno alla Certosa di Silvio Berlusconi e le zone “critiche” del G8.
 Ora tutto questo apparato di sicurezza, in parte già presente in Sardegna con circa millecinquecento unità, dovrà “riposizionarsi”, come si dice in gergo, nelle zone terremotate attorno all’Aquila.
 Non tutti, però, dovrebbero lasciare in fretta e furia l’isola. Una parte di essi dovrebbe restare nel nord Sardegna in vista dell’annunciato summit sull’ambiente (l’uso dei condizionali è doveroso, considerati i precedenti) alla Maddalena in settembre.
 I grandi della terra, Barack Obama compreso, dovrebbero arrivare nell’isola per parlare dell’ambiente, buco dell’ozono e necessità del drastico ridimensionamento delle emissioni di scorie e fumi inquinanti.
 Il costo per approntare l’apparato di sicurezza per l’ormai ex vertice maddalenino avrebbe avuto costi altissimi: Silvio Berlusconi ha parlato di circa duecentoventi milioni di euro, da investire invece nella martoriata terra d’ Abruzzo. Ma questi costi l’Italia dovrebbe comunque sostenerli anche a settembre, in quanto il vertice dell’ambiente è aperto agli stessi capi di stato e di governo che fanno parte del G8. Anche in questa occasione saranno necessari imponenti apparati di sicurezza. Il problema vero sarebbe un altro: i servizi Usa avrebbero mostrato perplessità sulla dislocazione nell’isola, sulla accessibilità ai mezzi aerei e a quelli terrestri che trasportano il loro superprotetto presidente. E di questo non avrebbero fatto mistero ai rappresentanti del G8. Bertolaso avrebbe dato agli Usa un intero hotel a 5 stelle, che l’Usss avrebbe preso in consegna nei prossimi giorni.
 

Ma il summit dei poveri si terrà

CAGLIARI. Probabilmente abbandonata dai grandi della terra, La Maddalena non sarà invece disertata dal G8 dei poveri. Le associazioni della Carta di Zuri, piccolo centro della Sardegna diventato simbolo della lotta alla povertà, terranno egualmente, nell’isola dell’arcipelago maddalenino, il programmato incontro delle rappresentanze regionali del mondo del disagio, dell’emarginazione, degli esclusi, delle pietre scartate, fissato per metà maggio 2009. «L’appuntamento del G8 dei poveri - si legge in una nota - avrà una dimensione anche internazionale per la partecipazione di circa 50 delegazioni di immigrati residenti in Sardegna. Non si può dimenticare il persistere di una crisi sociale drammatica, che, come ha attestato nella giornata di ieri l’Istat, vede soprattutto le isole e il Mezzogiorno primeggiare negli indicatori della povertà assoluta e relativa».

Finti poliziotti tentano di truffare gli alberghi

NUORO. Alcuni albergatori della Provincia di Nuoro hanno segnalato di aver ricevuto telefonate da parte di persone che, presentandosi come poliziotti, avrebbero chiesto di prenotare numerosi posti letto per le forze dell’ordine in occasione del prossimo G8. I sedicenti poliziotti avrebbero invitato gli albergatori a versare una somma di denaro per iscriversi a un elenco speciale di esercizi convenzionati per l’evento. Dai controlli fatti risulta che nè le forze di polizia nè l’organizzazione del G8 hanno chiesto questa ricerca di mercato. L’invito della Questura è di non cadere nel raggiro e di diffidare sempre di chi chiede denaro.

Un territorio difficile da difendere

SASSARI. Un piano sulla sicurezza rimandato sine die, problemi di ogni genere per la logistica, nel reperire alloggiamenti e ristoranti alle forze dell’ordine, e poi la difficoltà negli spostamenti delle varie delegazioni su stradine dove il rischio di un potenziale attentato era nascosto ad ogni curva. «Un territorio indifendibile - avrebbe sentenziato uno dei funzionari del ministero dell’interno esperto in antiterrorismo - e per presidiarlo integralmente, in piena estate, non basterebbero centomila uomini». Il fattore sicurezza era poi amplificato dalla vicinanza della Corsica, con i nazionalisti apparentemente in “sonno” ma sempre pronti al gesto eclatante. A soli dieci minuti di barca dalla Maddalena. «Quelli hanno ammazzato i prefetti, hanno minato interi villaggi vacanze, dispongono di armi e esposivi, mica scherzano», avrebbero detto gli analisti della sicurezza francese, già allertati dopo i fatti di Londra, Strasburgo e Baden Baden. Il morto londinese che pesa sul groppone di Scotland Yard ha fatto rabbrividire Silvio Berlusconi, che non voleva il ripetersi, in terra sarda, delle brutture genovesi. E le già annunciate manifestazioni pacifiche a Olbia e la presenza dei movimenti antagonisti nell’isola, anche se monitorate e isolate, hanno fatto il resto. La scheggia impazzita che poteva lanciare il sasso dentro lo stagno dove si assiepavano 4500 giornalisti di tutto il mondo - imbrigliati dentro una tensostruttura ma pronti a scrivere al primo stormir di foglie - non ha fatto dormire, per notti intere, il pur sempre veglio Silvio Berlusconi.
 Il prefetto di Sassari, Marcello Fulvi, un esperto in antiterrorismo e sicurezza, è l’unico a non essere rimasto sorpreso dalla decisione adottata ieri dal consiglio dei ministri.
 «Che qualcosa fosse nell’aria lo avevamo intuito - ha spiegato ieri il rappresentante del governo - anche perchè dall’Aquila la scelta di uno spostamento del vertice era trapelata nei giorni scorsi. E’ indiscutibile che le decisioni del governo sono state adottate per venire incontro alle improrogabili e urgenti necessità di aiuto e soccorso alle popolazioni che hanno subìto il terremoto. Una attenzione alla quale il governo ha dedicato il massimo dello sforzo, e che è intenzionato a portare a termine. In quanto all’ordine pubblico posso assicurare che, nonostante fossero presenti alcune aree di criticità, l’apparato di sicurezza era già abbondantemente preparato e pronto a garantire la massima copertura al vertice e nelle città del circondario».
 Un’altro dei grandi timori espressi dagli esperti era il più subdolo e terrorizzante dei “grandi eventi” dell’isola: gli incendi estivi. A Olbia era previsto lo schieramento dell’intera flotta aerea della protezioni civile, compresi alcuni G222 dell’aeronautica militare attrezzati con erogatori di liquido ritardante. Alla scuola di polizia di Nettuno, dove si addestrano i Nocs, nel marzo scorso trecento uomini scelti del corpo forestale dello Stato avevano effettuto corsi di antiterrorismo. Se i problemi si ponevano per il G8, si riproporranno, dunque anche al vertice del clima. Nessun commento, invece, dal capo della procura di Tempio, Mario D’Onofrio «sono decisioni politiche» e dai responsabili di polizia e carabinieri, il questore Cesare Palermi e il colonello Paolo Carra: «Noi abbiamo il compito istituzionale di servire lo Stato, non commentare le decisioni assunte dall’esecutivo».

«In Abruzzo ci saremo, anzi ci siamo»

SASSARI. «Non credo che i no global avrebbero la voglia, la faccia e il cuore di fare manifestazioni dure in occasione del G8 se il summit si tenesse all’Aquila, zona ferita dal terremoto». Lo ha detto il presidente Berlusconi al termine del consiglio dei ministri dell’Aquila.
 Immediata la risposta del segretario del partito della Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. «Se Berlusconi crede di evitare i no global facendo il G8 all’Aquila, si sbaglia di grosso». I vituperati no global, infatti, sono già all’Aquila, in forze, per portare la loro solidarietà attiva alle popolazioni colpite dal sisma.
 «Se Berlusconi pensa che non protesteremo si sbaglia»: risponde Luca Casarini, uno dei leader della protesta del G8 di Genova, sottolineando che non solo ci sarà la protesta all’Aquila, «ma in tutte quelle zone rosse di questa società in crisi, per riaffermare la lotta in difesa dei beni comuni». Berlusconi, dice Casarini, «ha dimostrato ancora una volta la capacità di rovesciare le situazioni a suo favore. E’ un nemico molto intelligente, è come Luigi Bonaparte e non un arrogante ducetto come Mussolini. Ancora una volta ha dimostrato di essere completamente disinteressato della sacralità delle istituzioni e sfruttare a suo favore ogni situazione».
 E l’ex parlamentare di Rifondazione Comunista e leader dei no-global napoletani, Francesco Caruso: «Decideremo prossimamente come e dove organizzare la nostra protesta - ha detto Caruso -. Di certo i no-global che lui tanto teme sono già presenti all’Aquila sin dal giorno del terremoto, nei campi di Camarda, San Biagio e Fossa. E da allora hanno assistito e assistono la popolazione».
 Ma che ne pensano invece gli «antagonisti» sardi?
 «Noi de Sa Mesa Sarda A fora su G8 - dice Bustianu Cumpostu - abbiamo tematiche in comune con i no global. Non siamo d’accordo che si usi la nostra terra come salotto dell’Italia per accogliere i capi di Stato del G8. Sta a noi sardi decidere che cosa fare sulla nostra terra».
 «Che cosa avremmo fatto noi del Sa Mesa Sarda? - dice Cumpostu - L’8, 9 e 10 luglio avremmo organizzato un vertice della nazioni senza Stato, dalla Sardegna alla Corsica ai Paesi Baschi, per porre all’attenzione del mondo che oltre agli stati esiste un’altra realtà. Abbiamo anche individuato il posto, tra Olbia e Palau, dove svolgere la manifestazione, ma non lo abbiamo comunicato perchè non abbiamo ancora le autorizzazioni».
 «Non possiamo fare a meno di notare- si legge in una nota diffusa da Sa Mesa Sarda A Fora su G8 - come la mossa del governo italiano è ovviamente di carattere populista, finalizzato a consolidare la sua egemonia in vista delle elezioni europee per dare il colpo di grazia alla già imbelle opposizione. Noi movimenti indipendentisti e anticolonialisti sardi intendiamo denunciare come si sia passati dalla truffa alla barzelletta, utilizzando la nostra terra e le speranze dei sardi come uno straccio usa a getta. Prima lo Stato italiano ci ha illusi sui miglioramenti infrastrutturali (come la Sassari-Olbia) e sulle occasioni di lavoro che sarebbe piovuto a palate in una terra martoriata dalla disoccupazione».
 «Poi - prosegue Cumpostu - ha dirottato i fondi destinati alle infrastrutture altrove, ha concesso alla presidente della Confindustria italiana Marcegaglia l’intera gestione dei servizi di ricettività, del porto turistico e delle strutture legate all’ex arsenale di La Maddalena (strutture pagate con i soldi dei sardi!) e il poco lavoro destinato ai lavoratori è stato caratterizzato dallo sfruttamento e da turni insostenibili ed illegali».
 Il popolo sardo, dice la nota de «Sa Mesa», «ha bisogno di diritti sociali e sovranità, non di ospitare gli otto esponenti responsabili della crisi finanziaria globale e di numerose aggressioni belliche. Ma il vero problema consiste nel fatto che finché il nostro popolo sarà totalmente privo di sovranità nazionale dovrà subire il bello e il cattivo tempo dei diversi governi italiani, aspettando la manna dal cielo o l’elemosina come in questo caso».
 «Nella manifestazione con le nazioni senza Stato - ricorda Cumpostu - volevamo coinvolgere anche i nostri intellettuali per chiedere loro e chiederci: ma esiste un’altra forma di soggettività politica che dia spazio ai popoli e alle nazioni? E mentre si dibatte di G8 ci si avvia verso elezioni europee che non prevedono un nostro rappresentante al Parlamento europeo. Anche di questo avremmo parlato nella nostra manifestazione».

 

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