LA MADDALENA. «I lavori nell’ex arsenale sono conclusi e non
mi risultano problemi per la sicurezza. Abbiamo spostato il G8 dalla
Maddalena all’Aquila soprattutto per una ragione: per aiutare
l’Abruzzo e per continuare a tenere alta l’attenzione dei media e
del mondo sul terremoto, sui 65mila sfollati e sulla ricostruzione».
Guido Bertolaso parla dall’Aquila («ho davanti la piazza in cui
abbiamo celebrato i funerali di 200 morti») e ammette di essere
stato l’ispiratore della scelta di Berlusconi. Sono le 18.30, il
capo della protezione civile affronta l’emergenza pioggia. «Ma non
dimentico la Sardegna». - Commissario Bertolaso, quella del governo è stata dunque
una scelta interamente politica? «È così, in un certo senso. Senza dubbio non ci sono stati
condizionamenti di natura logistica o militare. Ma è nata da una
considerazione più profonda, direi dal sentimento. L’Italia si è
trovata di fronte a un disastro immane. In Abruzzo il terremoto ha
causato centinaia di morti. Un’intera città è stata ridotto a pezzi.
Ci sono 65mila sfollati e 40mila persone vivono nelle tendopoli. Non
era mai successo prima, andava data una risposta senza precedenti». - Ammette che è stato lei a suggerire a Berlusconi di trasferire
il G8 all’Aquila? «Sarei un ipocrita se non dicessi che ho avuto un certo ruolo». - È vero che l’idea l’è venuta immediatamente dopo il terremoto,
a caldo? «Dopo il dolore, il primo pensiero è stato uno: ricostruire.
Dare una casa a chi l’aveva persa, dare un segnale di speranza nel
futuro a un’intera regione». - E perché allora tenere nascosta la notizia dello slittamento? «Non è stato facile prendere questa decisione. Ho pensato, il
presidente Berlusconi ha pensato che dovessimo fare tutto al meglio.
Abbiamo mantenuto la necessaria, opportuna riservatezza per evitare
di commettere errori, di qualunque genere». - Ma avrete chiesto il consenso preventivo dei partner del G8? «Non spettava a me, ma al presidente Berlusconi. Credo che lui
abbia fatto tutto quello che doveva. Mi pare che la reazione alla
scelta dell’Aquila sia stata ottima». - Ecco, è stato un successo politico innegabile. «Non la metterei in questi termini. L’Aquila è stata scelta per
molte ragioni». - Berlusconi ha detto che costa meno fare il G8 lì e che è più
sicuro. Dunque è una bocciatura per La Maddalena. «No. Vorrei essere chiaro e respingere alcune accuse. I lavori
nell’ex arsenale e nell’ex ospedale sono avanzatissimi, saranno
terminati a fine maggio, come previsto. La mancanza di strutture non
era quindi un problema». - Neppure il no degli albergatori della Costa a darvi
l’esclusiva? «No, anche se, lo ammetto, mi hanno amareggiato. Alla fine,
avremmo comunque trovato un accordo». - Molti giornali hanno scritto che Berlusconi pensava che le
opere alla Maddalena non sarebbero state mai pronte per il G8. Così
lei l’ha sfidato e l’ha portato dentro i cantieri. «E infatti il presidente e il sottosegretario Letta hanno
potuto verificare che tutto era a posto, anzi, più avanti di quanto
era stato programmato. Sarebbe stata una location fantastica, La
Maddalena. Ne sono sicuro». - Ora i leader mondiali la vedranno solo in cartolina... «In un certo senso, sì. Abbiamo preparato un filmato sui lavori
alla Maddalena e, soprattutto, sul suo straordinario ambiente. Lo
distribuiremo ai leader mondiali durante il vertice G8. In più, il
logo non cambierà: resterà quello della Maddalena». - Allora il guaio era la sicurezza. Non sareste stati in grado
di garantirla? «La sicurezza non era un problema, solo che costava. Per averla
come volevamo noi, il ministero dell’Interno ha chiesto 120 milioni
di euro. Troppi, secondo il governo, che in un momento così, di
crisi mondiale e di dolore per l’Abruzzo, ha preferito usarli per la
ricostruzione». - I soldi. Ci sono tutti? Le opere alla Maddalena verrano
terminate? «I soldi per La Maddalena ci sono e non sono stati toccati. I
lavori verranno finiti e, a quel punto, alla Maddalena ci sarà il
più grande complesso turistico e nautico del Mediterraneo. Sarà
usato nei prossimi anni per altri vertici internazionali e per
manifestazioni sportive, questo è sicuro». - Magari per il summit sui cambiamenti climatici voluto da Obama
per l’autunno? «Non lo so, questa è una decisione che prenderà il governo». - La Maddalena è stata sacrificata. Si sente in colpa? «Non è stata sacrificata per un capriccio. Ripeto, è una
questione di priorità. L’emergenza è in Abruzzo. Penso che fare lì
il G8 sia fondamentale. Passato il terremoto, l’attenzione dei media
e quindi dell’opinione pubblica cala. Non volevamo che gli abruzzesi
si sentissero soli, abbandonati. Questa è stata la risposta più
forte: lo Stato c’è, ricostruirà, darà speranza. Il 28 aprile
arriverà il Papa, il 1º maggio ci sarà il concerto dei sindacati. E
poi? L’Abruzzo avrebbe finito di interessare da vicino, con
partecipazione, l’Italia e il mondo. Accade sempre così. Qui oggi
piove, stiamo lottando contro tante avversità. Abbiamo bisogno di
sostegno. Il G8 ce lo darà». - Insistiamo: sente di aver tradito la Sardegna? «Sono molto legato alla Sardegna, da sempre. Ho difeso la
scelta della Maddalena con convinzione per il G8. Vorrei ricordare
che, quando Berlusconi era titubante, perché aveva le sue buone
ragioni, io gli dissi: “Non si preoccupi: lei ci dia il via libera,
noi faremo tutti i lavori”. Era il giugno scorso, ed è andata così.
Non si farà più il G8, ma La Maddalena ha una vasta area risanata e
strutture ricettive straordinarie. Sono le premesse per la rinascita
e ne vado orgoglioso».
Nella suite dove Obama
non entrerà più
Cade il segreto su arsenale e
ospedale: alberghi aperti per la prima volta
LA MADDALENA. Da una parete spuntano dei fili: blu, rossi,
verdi. Manca l’interruttore cui collegarli, e gli arredi, a quelli
avrebbe pensato l’estro di Antonio Marras. Per il resto c’è tutto: a
sinistra Caprera, davanti il palazzo delle conferenze, a destra il
quartiere di Moneta. E sotto, il mare, cristallino, da farci il
bagno. Obama e la first lady Michelle avrebbero avuto una veduta
straordinaria, dentro questa suite al secondo piano dell’albergo
nato nell’ex arsenale. Il segreto di Stato sulle opere del G8 è caduto in 24 ore,
dentro i cantieri è possibile entrare con una guida d’eccezione:
Giuseppe De Giorgi, ammiraglio che ha guidato la spedizione italiana
in Libano, numero 2 di Bertolaso per il vertice. È un tour a uso dei
media, perché portino all’esterno l’efficienza della macchina del
commissario del G8, perché facciano capire che La Maddalena è stata
sacrificata in nome dell’emergenza Abruzzo, non per la propria. È
una giornata umida. Soffia il grecale, c’è foschia. Sembra l’inizio
dell’autunno, più che primavera inoltrata. Brutta sensazione. I
camion corrono vuoti, c’è poco movimento. Gli operai lavorano, i
ritmi danno l’impressione di essere buoni, non sostenuti. De Giorgi
è un militare, ma con molto senso dell’umorismo. E dello Stato.
Dice: «I lavori non si bloccano, le opere saranno concluse e le
strutture serviranno in futuro per incontri internazionali o
manifestazioni sportive di altissimo livello». Dunque non è il
proseguo della fine per La Maddalena, ma l’inizio della rinascita,
al diavolo la giornata brutta. «Ma ora Berlusconi risarcisca La
Maddalena: assuma subito gli ex dipendenti della base Usa, pensi ai
disoccupati» commenterà a tarda sera l’assessore provinciale
Zanchetta, al rientro dall’Aquila.
La visita dentro i cantieri comincia dall’ex ospedale militare oggi
albergo, senza una gestione perché il bando di gara è andato
deserto. C’è un po’ di Sardegna, dentro: i muri esterni sono fatti
con granito giallo della cava di San Giacomo d’Arzachena, le
piastrelle dei bagni con marmo di Orosei. La hall è pronta, c’è un
computer acceso: non ci saranno però clienti.
La seconda tappa è dentro l’ex arsenale. Il padre dell’albergo,
della main conference, Stefano Boeri, non c’è. Resta in piedi la sua
idea più innovativa: una struttura sospesa sull’acqua (“La Nuova”
pubblicò il progetto un anno fa). Qui avrebbero dovuto riunirsi gli
8 leader del mondo. Avrebbero goduto di una vista spettacolare: il
mare e l’isola di Santo Stefano libera dai sottomarini, l’immagine
della riconversione. A fianco c’è il palazzo delle conferenze e,
dietro, l’hotel.
La suite destinata ad Obama è al secondo piano. Gli operai sono al
lavoro. «A me non importa proprio nulla se la facevo per Obama o per
un contadino, a me importa il lavoro - dice uno di loro -. Anzi, se
era per un contadino mi faceva più piacere». «Dici bene, anche a me»
fa un altro. C’è
una terrazza, domina il porto dentro l’ex arsenale, che per
ripulirlo ci sono voluti trenta milioni di euro. Tutta roba lasciata
dalla marina, l’acqua era torbida, da qualche mese è cristallina.
Dentro la suite non ci sono gli arredi, nulla di sardo. Antonio
Marras aveva studiato un’accoglienza speciale per Obama e Michelle,
glielo aveva chiesto Bertolaso. Non se ne farà nulla.
Berlusconi: «Completeremo tutte
le opere»
CAGLIARI. Berlusconi rassicura Cappellacci sul G8 scippato e
poi, in serata, vola a Cagliari per partecipare a un altro G8:
quello degli industriali, riuniti a Santa Margherita. Una tappa
breve, una cena riservata con i grandi delle «Confindustrie»
mondiali, immediata la ripartenza perché oggi per il premier è il
suo primo 25 Aprile. Berlusconi ha spiegato i motivi del cambio in
corsa: «C’erano preoccupazioni per il sistema di sicurezza e
logistico che non erano state superate», ha detto. Ma per La
Maddalena, ha garantito, non cambierà nulla: «I lavori
continueranno». Il premier ha spiegato la sua idea per La Maddalena: «Lì sarà
realizzato il più importante centro di attrazione del Mediterraneo
per accogliere qualsiasi manifestazione o incontro internazionale
come il G8 Ambiente che potrà essere fatto in estate o all’inizio di
settembre».
All’Aquila, dunque, nessun problema di sicurezza e così ieri il
governo italiano ha incamerato due pareri favorevoli molto
importanti, da Francia e Germania, mentre il Giappone si è rimesso
al governo nazionale: «Non siamo in condizione di esprimere
obiezioni, è compito del Paese organizzatore decidere sul posto del
vertice».
Nell’incontro di Santa Margherita, il capo del governo ha spiegato
di aver tenuto presenti molte cose, «anche che i lavori arrivavano
ad interrompere le prenotazioni in Costa Smeralda per il periodo
dall’1 al 15 luglio. Gli albergatori saranno lieti di non dover
sottostare a quella che praticamente sarebbe stata una requisizione,
per dare posto ai molti delegati. C’era un disturbo alla gestione e
dalle prenotazioni da parte degli ospiti agli alberghi della Costa
Smeralda che lavorano dal primo di luglio e sino al 25 agosto».
Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha consegnato al
premier la dichiarazione sottoscritta dal G8 delle imprese e
Berlusconi ha detto: «Ascolteremo la voce degli imprenditori». E ha
aggiunto di essere giunto nell’isola proprio per ascoltare le
esigenze dell’impresa.
Il G8 di luglio - ha assicurato - si avvarrà di tutte le
considerazioni fatte dal mondo delle imprese, dei sindacati e
dell’associazionismo. E Berlusconi ha spiegato che il governo «sta
preparando l’incontro ascoltando tutti coloro che vogliono dare
indicazioni per risolvere la crisi globale». Naturalmente sul G8 non
sono mancate le motivazioni umanitarie e di solidarietà: «Volevo
portare il mondo qui vicino al dolore del terremoto».
Nella mattinata di ieri il capo del governo ha ascoltato la voce di
Ugo Cappellacci che si era recato a Palazzo Grazioli, dopo la
notizia del giorno precedente sullo spostamento di sede del G8, «per
porre alcuni paletti», come ha dichiarato poi. Paletti di fronte a
un altro sisma, stavolta fortunatamente tutto e solo politico: un
trasloco di 220 milioni dall’isola all’Abruzzo, cantieri aperti e
soldi già spesi.
«La Sardegna sarà risarcita», ha assicurato Berlusconi
nell’incontro con Cappellacci, perché al di là della solidarietà
sincera alla gente d’Abruzzo è evidente che la Sardegna (e La
Maddalena) hanno subito un duro colpo. Senza contare che ci sono
progetti avviati e cantieri che stavano lavorando con un ritmo da
grande evento.
Berlusconi ha incontrato Cappellacci al termine di una riunione che
aveva dedicato alla definizione delle liste per le Europee, presenti
i ministri Pdl, capigruppo e vicecapigruppo. «Le opere saranno
completate», ha promesso Berlusconi. E per prima cosa sono arrivate
le garanzie per le quattro corsie sulla strada Sassari-Olbia, che,
in realtà, è stata considerata la prima a finire nella lista degli
scippi denunciati in Sardegna dopo la decisione di destinare altrove
i 470 milioni di finanziamento previsti per le infrastrutture.
«Nella prossima settimana», ha annunciato Cappellacci, «ci sarà un
incontro operativo con il sottosegretario Gianni Letta per definire
i dettagli del progetto».
Poi Berlusconi e Cappellacci sono entrati nel merito della
questione maddalenina. La tesi del governo è che molte delle opere,
come quelle di bonifica sulle aree lasciate libere dagli americani,
dovevano essere comunque realizzate anche se non ci fosse mai stata
l’idea del G8. Come dire che non sono soldi spesi male.
Tra le compensazioni previste c’è l’impegno del premier a
organizzare alla Maddalena, una serie di summit internazionali.
«Stiamo pensando a una prima forma di compensazione», ha sostenuto
il presidente della Regione, «fermo restando l’impegno di tenere in
autunno a La Maddalena il G8 dell’ambiente. Nei prossimi giorni
convocherò una giunta ad hoc per valutare la fattibilità del
progetto. L’idea è quella di organizzare alcuni eventi alla
Maddalena nei giorni di luglio concomitanti al summit dell’Aquila».
E i cantieri? «Si va avanti con i tre turni di lavoro». A 24 ore da
quell’annuncio, Cappellacci è pronto a chiudere le polemiche. «Per
la Sardegna», afferma, «non c’è nessun problema di immagine perché
in queste ore è l’Italia intera a mostrare al mondo un alto profilo
morale. Tutti gli altri discorsi cadono, prevale il senso di
responsabilità che ciascuno è chiamato ad esercitare al di là delle
prerogative o delle competenze dei vari soggetti istituzionali,
comprese quelle di una Regione a Statuto speciale».
Partita ormai chiusa? Non proprio perché ieri mattina i gruppi di
opposizione in Consiglio regionale hanno presentato una richiesta
congiunta per la convocazione straordinaria dell’aula sullo
spostamento del G8 dalla Maddalena all’Aquila.
«La decisione assunta a tre mesi dalla data fissata per il
vertice», si legge nella richiesta di Pd, Idv, Comunisti-Sinistra
Sarda-Rosso Mori, primi firmatari i capigruppo Mario Bruno, Adriano
Salis e Luciano Uras, «genera sconcerto e smarrimento non solo nelle
imprese e maestranze, che a tutt’oggi operano nel contesto dei
luoghi designati per l’evento, ma nell’intera comunità sarda».
Per il Centrosinistra sardo, «il G8 alla Maddalena rispondeva a un
disegno assai più complesso che, senza nulla togliere alle esigenze
di prestare ogni necessaria e utile iniziativa per le popolazioni
colpite dal terremoto dell’Aquila, esprimeva l’esigenza di un
rilancio dell’economia maddalenina e del nord Sardegna, più in
generale in ragione del superamento delle condizioni di dipendenza
dell’economia militare derivante dalla presenza degli americani».
L’opposizione ritiene «indispensabile» che il presidente della
Regione, Ugo Cappellacci, «illustri la situazione al «parlamento
sardo» e indichi lo stato dei lavori e delle condizioni logistiche
al momento in atto alla Maddalena». In aula il centrosinistra si
aspetta che Cappellacci riferisca anche sulle ragioni e le
ripercussioni dello spostamento del G8, «valutato che le ragioni di
ordine economico addotte assai poco rilevano davanti all’ingente
necessità di finanziamenti per la ricostruzione delle aree
terremotate».
In serata, l’ex ministro Fioroni, a Cagliari per illustrare la
petizione del Pd sulla scuola pubblica, ha commentato: «Berlusconi
riesce ad affrontare argomenti seri e importanti come una gag da
fare sul palcoscenico. Trattare questo tema con l’improvvisazione
del fantasista non fa onore alle prospettive che la Sardegna aveva
capitalizzato sul G8».
La Maddalena era ancora
vulnerabile
LA MADDALENA.Da Roma caput mundi l’eremo garibaldino
di Caprera appare lontanissimo, un puntino nel blu del Mediterraneo.
L’arcipelago maddalenino era diventato il chiodo fisso di Silvio
Berlusconi: «Ma siamo certi che sarà tutto in regola, che non ci
sono problemi di alcun genere?». La domanda era rivolta, giornalmente, a Guido Bertolaso e allo
staff che stava (sino al terremoto abruzzese), seguendo i lavori in
corso alla Maddalena in vista del G8.
Tutto a posto, o quasi.
Nessuno dirà mai - dopo la scelta di trasferire dall’isola il
vertice verso la martoriata terra d’Abruzzo -, che molti dei
tasselli che avrebbero dovuto combaciare alla perfezione per rendere
il G8 sardo «l’evento spettacolarmente rappresentativo della
ingegnosità italica» non erano ancora limati al punto giusto, e
quindi rischiavano di non incastrarsi a dovere con il complesso
piano di logistica e ipersicurezza richiesto da un così impegnativo
appuntamento.
I primi a sollevare dubbi sarebbero stati gli uomini della
sicurezza presidenziale americana. L’Usss avrebbe avanzato precise
richieste all’Italia, garantendosi una struttura tutta sua da dotare
dei più avanzati sistemi di safety. Il fatto che gli Usa di Barack
Obama, a tutt’oggi, non abbiamo ancora dato il via libera (nemmeno
un parere di massima) al trasferimento del vertice in Abruzzo la
dice lunga. La soluzione a questo problema l’hanno trovata (come
sempre) gli esperti che hanno consentito di ospitare i 180 capi di
Stato in occasione della morte di Papa Giovanni Paolo Secondo. Il
presidente americano dormirà a villa Taverna, già abbondantemente
presidiata tutto l’anno e sicuramente affidabilissima per garantire
tranquillità al presidente, il quale sarà probabilmente trasferito
in Abruzzo con gli elicotteri. A studiare la “sicurezza modulare“
che ha permesso all’Italia di accogliere 180 capi di Stato con un
preavviso di sole 48 ore - un protocollo di “total safety” adottato
da tutte le polizie europee e anche dagli Usa - è stato Marcello
Fulvi, all’epoca questore di Roma e attualmente prefetto di Sassari.
Il suo arrivo in Sardegna non è stato casuale: chi, meglio di lui,
conosce a menadito i problemi legati alla sicurezza e come
prepararsi per affrontare anche le più disparate situazioni di
crisi? Una scelta eccellente, dunque, che aveva già dato i suoi
frutti, nel campo della preparazione al vertice di luglio. Ma
mancava (e questo non dipendeva dal prefetto), ancora qualche
tassello. C’erano da sistemare migliaia di uomini per circa una
settimana, ai quali dar da mangiare e dormire, oltre a far arrivare
nell’isola migliaia di mezzi delle forze dell’ordine di ogni genere.
Costi ingentissimi (nessuno li quantifica, top secret) ma
insostenibili davanti ad una tragedia come quella dell’Abruzzo. La
“sicurezza modulare” è stata quindi rispolverata e verrà attuata per
il G8 all’Aquila. Resta ancora da chiarire come si procederà, sempre
in tema di ordine pubblico, per il ventilato summit dell’ambiente di
settembre. I tasselli, allora, potranno incastrarsi a dovere (c’è
tutto il tempo) ma i costi per l’apparato di sicurezza - risparmiati
per il G8 di luglio - andranno comunque sostenuti. C’è qualcosa che
stona, in tutto questo.
Il sollievo dei cinque stelle
PORTO CERVO. La notizia del trasferimento del G8 in
Abruzzo li ha appena sfiorati, poi è evaporata con le bollicine del
brindisi inaugurale del Wine festival, il primo grande evento della
stagione. Per nulla turbati dall’idea di non dividere più le vacanze
con un esercito di poliziotti armati sino ai denti, i grandi manager
del turismo in Costa Smeralda ieri mattina si sono ritrovati al
Cervo tennis club per ripartire da dove si erano lasciati alla fine
dell’estate scorsa. Come se nulla fosse accaduto e il G8 fosse solo
uno scherzo.
Parla Franco Carraro, presidente della Smeralda holding, capofila
italiana del gruppo Barrack: «La solidarietà verso la popolazione
dell’Abruzzo è sicuramente una motivazione forte. Si può comprendere
il disappunto per aver perso una grande opportunità per la
promozione dell’immagine della Sardegna, ma La Maddalena avrà
comunque il suo importante vertice internazionale, come ha
confermato il presidente Berlusconi». «Per l’isola - aggiunge
Carraro - si tratta adesso di completare le grandi opere che
comunque si stavano realizzando per il G8 e anche in questo caso il
presidente Berlusconi ha assunto impegni precisi. Non credo, invece,
ci siano problemi per la stagione turistica ormai alle porte».
All’ottimismo di Carraro si aggiungono le parole rassicuranti di
Franco Mulas, general manager della Starwood, i grandi alberghi
della Costa Smeralda: «Sicuramente dispiace perdere l’appuntamento
con il G8, che era una grande opportunità per la promozione
dell’immagine della Sardegna nel mondo. Comprendiamo però le ragioni
della solidarietà ai terremotati che hanno determinato lo
spostamento. Per quanto ci riguarda, il trasloco del vertice non
cambia assolutamente nulla nella programmazione della stagione
turistica 2009 che procede secondo i piani già stabiliti».
Insomma, in casa Starwood non si registra alcun disagio e le
vacanze nel regno del lusso anche quest’anno faranno registrare un
bilancio sicuramente positivo. Del resto, gli alberghi della Costa
Smeralda rappresentano una fascia turistica quasi impermeabile a
crisi economiche o emergenze d’ordine pubblico.
Non c’è però solo la Costa Smeralda e il turismo in Gallura è un
mercato complesso ed economicamente diversificato. Così ancora ieri
mattina l’Associazione degli industriali del nord Sardegna
confermava i pesanti disagi lamentati da numerosi albergatori ai
quali erano stati «requisiti» centinaia di posti letto da destinare
alle forze dell’ordine impiegate nei servizi di sicurezza del G8.
Addio vertice, restano le camere vuote e ad aprile avanzato non per
tutti e facile coprire le mancate prenotazioni.
Andrea Prato, assessore regionale della giunta Cappellacci,
preferisce quasi evitare l’argomento: «Era una grande vetrina, ma di
fronte alla tragedia del terremoto sarebbe stato da egoisti non
aprire il nostro cuore con un grande gesto di umanità, anche se
qualcosa ci fa male...».
Insomma, la solidarietà sembra coprire tutto, forse anche
l’inconfessabile desiderio di far scomparire nel nulla quel
«fastidioso» supervertice blindato che rischiava di turbare le
inviolabili vacanze dei nababbi in Gallura. Perché in fondo, come ha
sintetizzato l’assessore comunale di Arzachena Rino Cudoni: «Con il
G8 o senza, la Sardegna va avanti comunque».
Marcegaglia: giusta la scelta
dell’Aquila
PULA. «Noi condividiamo questa decisione»: così il
presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha commentato lo
spostamento del G8 di luglio dalla Maddalena all’Aquila. «Tutto ciò
che va nella direzione di aiutare la popolazione e porre ancora più
attenzione sull’Abruzzo, non può che vederci d’accordo». Tale
decisione, ha proseguito, «mi pare che denoti la volontà da parte
del governo di porre la massima attenzione alla popolazione
dell’Abruzzo, che è stata fortemente colpita dal terremoto».
Intanto, il presidente di Confindustria Sardegna, Massimo Putzu, ha
chiesto al presidente della Regione di attivarsi nei confronti del
governo per avere certezza sul completamento di opere e
infrastrutture previste per il G8 alla Maddalena, assicurando i
pagamenti e le risorse necessarie. L’eventuale blocco avrebbe
ricadute negative sull’intero sistema economico che ha investimenti
in corso per il vertice. Confindustria Sardegna chiede anche che
vengano risarciti i danni agli operatori colpiti dalla cancellazione
del summit.
I fondi Fas e le magie del
Cavaliere
A MADDALENA. Sono trascorsi appena due mesi dalla fine di una
pirotecnica campagna elettorale, nella quale un onnipresente e
incontenibile Silvio Berlusconi propagandava il suo modello di
Sardegna che avrebbe dovuto «tornare a sorridere». E quella “magia”,
fatta di ottimismo e di promesse, ha dimostrato di funzionare in
termini di ritorno di consenso politico. Molto meno quella strategia ha dato invece sul piano della
concretezza dei risultati. Lo “scippo” del G8 alla Maddalena e il
suo trasferimento all’Aquila pone dunque oggi l’obbligo di una seria
riflessione su quanto è accaduto realmente in questi ultimi mesi, al
di là dei proclami e delle “magie” prelettorali.
Il punto di partenza non può non essere che quello straordinario
capitale di risorse che il “patto” Prodi-Soru aveva accantonato,
utilizzando lo strumento del G8: 233 milioni di euro per il
“maquillage” della Maddalena in vista del vertice dei grandi della
terra e 522 milioni per quelle che tecnicamente venivano chiamate
«opere collaterali». In tutto, insomma, la bellezza di 755 milioni
di euro.
La strategia concordata dal governo (Prodi) e dalla Regione (Soru)
era, in estrema sintesi, questa: utilizzare il G8 come grimaldello
per riconvertire l’arcipelago maddalenino da un’economia subordinata
alla presenza militare in un’economia dinamica e moderna, destinata
a ruotare intorno a uno sviluppo del turismo ecocompatibile. Di più:
il G8, grazie alla possibilità di ricorrere a procedure
semplificate, avrebbe dovuto accelerare la realizzazione di opere
infrastrutturali per il nord Sardegna, finanziate soprattutto con i
cosiddetti fondi Fas. Cioé il Fondo per le aree sottoutilizzate. Il
fiore all’occhiello di questo progetto, firmato da Prodi e da Soru,
sarebbe dovuta essere la strada a quattro corsie Sassari-Olbia.
Ma la vittoria alle elezioni politiche di Berlusconi è stata
l’inizio della fine dell’«operazione G8 alla Maddalena». Si è
attivato infatti un processo di destrutturazione che, per molti
mesi, ha viaggiato come un fiume carsico, nascosto. Qualcosa, per
dire la verità ogni tanto è affiorata. Ma si trattava di segnali che
non sono stati percepiti nella loro reale consistenza e nei
possibili effetti futuri.
La cornice politica dentro la quale si è giocata la partita G8 è
stata il saccheggio sistematico del Fas da parte del governo. Il
fondo è diventato una sorta di bancomat improprio per trovare la
copertura degli oneri di interventi di bilancio di valenza
nazionale. L’esempio più clamoroso è stato quello della creazione
del Fondo sociale per l’occupazione (il cosiddetto Fondo
ammortizzatori) nato con l’accordo sottoscritto tra Stato e Regioni
il 12 febbraio scorso. Sono stati destinati otto miliardi di euro
nel biennio 2009-2010 per azioni di sostegno al reddito e di
politica attiva del lavoro. Ben 3.950 milioni sono stati “presi” dai
fondi nazionali Fas e 2.650 dalle risorse regionali Fse. Cioé
l’82,5% del totale. I finanziamenti statali hanno concorso quindi
con un “misero” 17,5%.
Il primo segnale, forte, di un’erosione dei fondi per la Sardegna
era comunque arrivato alla fine del 2008, con il decreto 162 sul
bilancio pluriennale 2009-2011, con il quale erano stati “sfilati”
ben 111 milioni di euro destinati al G8 della Maddalena.
Il 6 febbraio scorso, proprio a ridosso delle elezioni, il
presidente della Regione Carlo Mannoni scopre che il “tesoretto”
messo insieme per il G8 potrebbe essere svanito quasi del tutto. Si
accorge infatti che il Governo aveva bloccato l’operatività
dell’ordinanza firmata da Berlusconi il 29 agosto 2008, con la quale
venivano impegnati 10 milioni di euro dei fondi Fas, resi
disponibili dalla Regione, per il completamento dei lavori di
potenziamento dell’aeroporto di Olbia e l’adeguamento della
viabilità di accesso allo scalo gallurese. Opere che rientravano nel
protocollo d’intesa del 10 luglio 2008, siglato dal presidente della
Regione Renato Soru e dal presidente del Consiglio dei ministri.
Mannoni invia subito una lettera al ministro Claudio Scajola. «Si
apprende in via ufficiale - scrive il vicepresidente della Regione -
che l’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri non è più
operativa, dal momento che il legislatore ha ridefinito il quadro
degli interventi relativi al G8, e che l’utilizzo delle risorse Fas
20072013 da assegnare alla Regione Sardegna non può essere
autorizzato, in assenza di una nuova delibera Cipe che confermi
l’ammontare di risorse destinate alla Regione».
Ma quei dieci milioni di euro sono solo la punta dell’iceberg. Il
problema vero non è infatti la mancata copertura finanziaria del
progetto della nuova viabilità di accesso all’aeroporto (importo di
7 milioni 400 mila euro) e lo spostamento di un tratto della statale
125 per consentire l’allungamento della pista del Costa Smeralda. Il
vero nodo del problema è che verrebbero a mancare anche i
finanziamenti per tutte le altre opere legate al G8.
Non essendo più operativa l’ordinanza del Presidente del consiglio
dei ministri dell’agosto 2008, si crea infatti una voragine nella
copertura finanziaria di tutte le altre opere. Si dissolvono così
quei 522 milioni di euro stanziati per realizzare le “opere
collaterali”. Eccole:
1) la strada a quattro corsie Sassari-Olbia (470 milioni di euro);
2) deviazione della statale 125 in prossimità dell’aeroporto di
Olbia e lavori di connessione della statale 199 alla stazione
portuale (dieci milioni);
3) messa in sicurezza del ponte sul Rio Padrongianus alla periferia
di Olbia (due milioni);
4) nuova stazione delle ferrovie di Olbia (dieci milioni);
5) realizzazione del molo di levante a Porto Torres (trenta
milioni).
Dice oggi il deputato democratico Giulio Calvisi: «Il Presidente
del consiglio ha dichiarato che il trasferimento del G8 dalla
Maddalena all’Aquila comporterà un risparmio di 225 milioni di euro.
Con il collega Guido Melis ho ricordato ieri che quelli destinati
all’isola della Maddalena non erano fondi dello Stato, ma fondi Fas
già destinati dalla programmazione nazionale alla Sardegna e che il
governo Prodi e la giunta Soru avevano deciso di utilizzare per la
trasformazione dell’economia della Maddalena dopo l’abbandono della
presenza militare Usa».
Calvisi nel novembre dello scorso anno, accorgendosi che Tremonti
aveva messo le mani sui fondi Fas, aveva presentato un’interpellanza
nella quale, a proposito delle risorse per le opere collaterali del
G8, diceva che «fanno parte della programmazione 2007-2013 dei fondi
Fas per la regione Sardegna. Non si tratta perciò di risorse per
opere che nascerebbero in virtù del G8 e, quindi, di un
trasferimento di fondi statali in via del tutto eccezionale per il
G8, ma di opere che nascono da fondi la cui destinazione è stata
programmata in Sardegna esclusivamente per la Sardegna. Per capirci,
l’Olbia-Sassari è un’opera interamente progettata dalla Regione
Sardegna, inserita tra le priorità dei fondi previsti dal quadro
strategico nazionale 2007-2013».
Oggi, dunque, Berlusconi dice di voler risparmiare 225 milioni
trasferendo il G8 all’Aquila. Ma il vero problema è un altro: sapere
quanti di quei 755 milioni di euro destinati alla Sardegna con il
pretesto del G8 sono svaniti grazie alle “magie” del Cavaliere.
Danno al paese, non all’isola
Qual è il danno che deriverà dalla cancellazione del G8? Per la
verità, non sembra enorme. Dal punto di vista delle prospettive
economiche della Maddalena, al G8 erano stati assegnato due compiti
principali. Primo, agire da “principio organizzatore” di un processo
che l’arcipelago avrebbe dovuto compiere rapidamente dopo la
chiusura della base militare americana: la trasformazione in una
località capace di affiancare all’altissima qualità della propria
risorsa naturale infrastrutture, capacità ricettiva e qualità delle
aree urbanizzate adeguate a rendere competitiva l’offerta turistica
nel mercato mondiale.
Questa trasformazione ha richiesto enormi investimenti pubblici e
privati. Tuttavia, nessuno di quegli investimenti è stato pensato e
attuato guardando esclusivamente o principalmente al G8 di luglio:
per renderli remunerativi servono orizzonti temporali ben più
lunghi. In più, a due mesi dalla data prevista, gran parte degli
investimenti sono stati non solo impostati ma anche effettuati. Se
la politica locale farà bene il proprio mestiere, vigilando sul
rispetto degli impegni e dei contratti in atto, il rischio di
trovarsi con opere incompiute dovrebbe essere davvero limitato.
Il secondo compito assegnato al G8 per favorire la riconversione
dell’economia maddalenina era quello di garantirle una promozione
globale, e quindi di consentire un rapido successo alla nuova
proposta turistica dell’arcipelago. Qui il danno è evidente ma,
forse, non enorme: nel medio periodo conta molto più la qualità
dell’offerta che un evento per quanto straordinario di marketing
internazionale.
Insomma, una prima e inevitabilmente approssimativa analisi dei
costi e benefici immediati della sorprendente decisione di
Berlusconi non dà esiti particolarmente drammatici. Il sacrificio
della Sardegna sembra piccolo a fronte dei possibili vantaggi a
favore di popolazioni che oggi vivono difficoltà infinitamente
maggiori.
Tutto qui, dunque? Non esattamente: ci sono ancora da mettere in
conto costi meno visibili e meno immediati.
Nei confronti internazionali, l’Italia continua ad avere una
posizione sfavorevole nelle classifiche basate su indicatori che
misurano la capacità di attrarre investimenti esteri. Secondo l’Uncdat
siamo alla posizione numero 106 tra i 141 Paesi da loro valutati.
Non solo, ma la nostra non brillante posizione sta peggiorando:
secondo l’Economist nel 2008 si sarebbe registrata una riduzione del
flusso di investimenti dall’estero pari al 94%, un dato molto
peggiore di quelli registrati altrove in Europa.
All’origine di questa pessima performance c’è un’altra statistica
usata in tutto il mondo quando un’impresa deve decidere dove
collocare i propri nuovi investimenti. Questa statistica misura con
pignoleria l’efficacia delle regole adottate da un paese per
proteggere gli investimenti privati da decisioni arbitrarie delle
autorità. In altre parole: esiste, e se sì in che misura, il rischio
che una volta stipulato un contratto, un accordo, tra un privato e
il pubblico, questo accordo venga poi disatteso per volere delle
autorità? Esiste o no la possibilità che una volta ottenuta una
concessione dal settore pubblico, questa concessione sia poi
cancellata, non riconosciuta, ignorata?
Di nuovo, l’Italia è in una pessima posizione anche in questa
classifica, e continua a peggiorare nei confronti di tutti i paesi
occidentali. Il che significa che avremo ancora meno investimenti e
meno fiducia nella possibilità che nel nostro paese si possa fare
impresa con successo.
Questo è il costo nascosto dell’improvvisa decisione di Berlusconi.
Sotto gli occhi del mondo intero, una volta di più i governanti
italiani si sono dimostrati capaci di ignorare accordi presi anni
fa, sulla base dei quali investitori nazionali e internazionali
avevano definito le proprie scelte e la propria programmazione, per
scoprire all’improvviso che parte di quegli accordi possono essere
profondamente modificati sulla base di una frettolosa riunione del
consiglio dei ministri.
Ogni volta che quell’indicatore di credibilità istituzionale
diminuisce, il nostro Paese perde importanti occasioni di
investimento e di crescita futura. Il vero danno Berlusconi lo ha
fatto all’Italia, non alla Sardegna. Francesco Pigliaru