LA MADDALENA. I lavori nell’ex arsenale e nell’ex ospedale
andranno avanti, ma alle imprese verranno dati meno soldi: gli
appaltatori potranno completare le opere, senza però avere le
maggiorazioni per i tre turni di lavoro e il premio di produzione
per la chiusura dei cantieri entro maggio, oppure potranno annullare
i contratti. La possibilità di scelta è contenuta nella bozza del
decreto legge, di prossima pubblicazione, con cui il governo ha
spostato il G8 dalla Maddalena all’Aquila. «I rapporti sono
rinegoziati», è scritto all’articolo 17. Ciò apre la porta al
possibile blocco dei lavori, o al loro rallentamento. Una
prospettiva poco incoraggiante che starebbe spingendo il gruppo
Marcegaglia a mollare la gestione dell’hotel realizzato nell’ex
arsenale. Il decreto legge, approvato dal consiglio dei ministri
all’Aquila lo scorso 23 aprile, destina 8 miliardi alla
ricostruzione dell’Abruzzo dopo il terremoto, cancella il G8 alla
Maddalena e, nonostante le rassicurazioni del governo, mette a
rischio anche il completamento delle opere realizzate
nell’arcipelago e la loro gestione.
Non è ancora legge, perché il testo non è stato pubblicato sulla
Gazzetta ufficiale e, come hanno spiegato fonti di Palazzo Chigi ad
alcuni imprenditori, potrebbe essere modificato. Ma l’articolo 17
non dovrebbe essere toccato, secondo quanto detto dalla protezione
civile sempre ad alcune imprese.
Che cosa dice l’articolo che arriva dopo quello, il 16, sulla
“prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata nella
ricostruzione”? Che per «contribuire al rilancio dello sviluppo
socio-economico dei territori colpiti dalla crisi sismica», il G8 si
terrà all’Aquila. E si sapeva. Che le ordinanze con i poteri
speciali per Bertolaso «continuano ad applicarsi per il
completamento delle opere in Sardegna». E anche questo si sapeva. La
novità è un’altra, molto sostanziosa. Ecco il passaggio del decreto
legge: «Per conseguire il contenimento della spesa pubblica per
affrontare l’emergenza sismica, il commissario (Bertolaso) provvede
alla riprogrammazione degli interventi. Fatta salva la puntuale
verifica delle quantità effettivamente realizzate di lavori, servizi
e forniture, i rapporti giuridici sono rinegoziati, fatto salvo il
diritto di recesso dell’appaltatore».
Più semplicemente, l’ordinanza dà a Bertolaso il potere di togliere
soldi agli investimenti alla Maddalena per dirottarli in Abruzzo.
Gli imprenditori che hanno vinto gli appalti - sia per costruire le
opere alla Maddalena che per gestirle - possono accettare le nuove
condizioni, e lavorare guadagnando meno degli accordi, oppure
possono abbandonare i cantieri, rischiando di trasformare l’ex
arsenale e l’ex ospedale in due incompiute.
Ma quali soldi può levare Bertolaso? Appena il decreto entrerà in
vigore, alle imprese non «sono più dovute, ove previste, le
maggiorazioni per le lavorazioni eseguite su più turni di lavoro e
il premio di produzione». Dunque, le imprese - se continuerano i
lavori - non avranno soldi in più per i tre turni (notturni
compresi), né il premio per la consegna delle opere a fine maggio.
Il provvedimento del governo è chiaro e semplice: non essendoci più
il G8, non c’è più la somma urgenza di finire i lavori. L’ipotesi
più probabile è che le imprese non si ritirino, allungando
inevitabilmente i tempi di consegna. Ma, secondo una fonte, alcune
aziende potrebbero fare causa allo Stato, pretendendo il rispetto
del contratto.
In questa situazione, la prima azienda che potrebbe ritirarsi è
quella della Marcegaglia. Ci sono stati più incontri tra la
protezione civile, che ha confermato l’impostazione del decreto, e i
dirigenti di Mita resort. La srl, che ha già assunto 110 dipendenti
per la gestione dell’hotel durante il G8 (i nomi erano al vaglio
della struttura di Bertolaso), starebbe rivedendo i piani, dopo la
cancellazione del vertice che sarebbe servito come grande trampolino
di lancio. Il gruppo Marcegaglia si è preso alcuni giorni per
sciogliere la riserva.
Dello scippo sul G8, discuterà oggi il consiglio provinciale,
riunito in seduta straordinaria alle 16.30 nell’hotel Le Nereidi
alla Maddalena.
Guido Piga
Per amore dell’Abruzzo o per
calcolo
LA MADDALENA. Il sospetto, forte, è che il Cavaliere
utilizzi la disperazione e la distruzione come mezzo mediatico per
un rilancio di immagine internazionale. Il pudore del dolore della
gente dell’Abruzzo verrebbe in qualche modo violato, esposto, per
diventare simbolo di un disagio materiale ed esistenziale e di un
desiderio di riprendere nelle proprie mani il filo della vita e del
proprio destino, aiutato da un governo rappresentato su scala
planetaria con un volto compassionevole e solidale.
Questo potrebbe essere il senso politico profondo dell’operazione
voluta da Silvio Berlusconi di trasferire il G8 dalla Maddalena
all’Aquila. L’unica voce di dissenso aperto, è finora quella di
Massimo D’Alema che, con ruvido pragmatismo, si è posto
l’interrogativo se gli abruzzesi più che di telecamere e obiettivi
indiscreti e di un’invasione di migliaia di persone sulle macerie
della loro vita devastata, abbiano bisogno di aiuti, di mezzi e di
opportunità per percorrere il loro faticoso cammino di speranza e di
ricostruzione.
Una scelta certo plausibile, e sicuramente di grande effetto,
quella di Berlusconi, ma che, inevitabilmente, ha un lato oscuro. E
cioè che dietro i proclami alla fine possa emergere un calcolo
politico che contrasterebbe inevitabilmente con l’immagine di
sorridente paternalismo che il Cavaliere vuole proiettare di sé.
Ma la scelta di Berlusconi di trasferire il G8 dalla Maddalena
all’Aquila pone oggi soprattutto una serie di considerazioni, queste
sì molto concrete, su quanto è stato realmente stanziato per
preparare l’evento, da dove arrivavano quelle risorse e soprattutto
come si è realmente speso. C’è poi un secondo importante capitolo,
ancora tutto da esplorare, su quante risorse economiche saranno
necessarie per organizzare il G8 all’Aquila. E infine, per ultimo,
la domanda se gli standard di sicurezza, dei quali hanno parlato nei
giorni scorsi Berlusconi e Bertolaso, saranno migliori o peggiori in
Abruzzo rispetto a quelli offerti dalla Maddalena.
Il punto di partenza di questi ragionamenti è sicuramente quello di
quanto realmente il governo ha messo sul tavolo per organizzare il
G8. Sulla somma globale nei mesi scorsi c’è stato un balletto
continuo. C’è stato perfino chi ha parlato di una somma vicina al
miliardo di euro. Cifra neppure esagerata se si pensa che a Okinawa,
nel Duemila, il governo giapponese spese 680 milioni di euro.
La realtà è che il conto più credibile è di circa 755 milioni di
euro, ai quali vanno ad aggiungersi i trenta milioni già stanziati
nel 2006 dal governo Prodi nella legge Finanziaria del 2007.
Un conto teorico, però. Perché 522 milioni erano destinati alle
cosiddette “opere collaterali”. Cioé fondi Fas per la Regione
Sardegna che, con un trucco giuridico-amministrativo, erano stati
inseriti nella programmazione del G8 soltanto per poter utilizzare
strumentalmente le procedure speciali semplificate previste per
l’evento. In parole povere, si tratta di finanziamenti regionali per
opere infrastrutturali che avevano una vita propria e che
rientravano nel “calderone” del G8 solo con lo scopo di velocizzare
gli appalti e i lavori.
Ebbene, con un colpo di mano, quei 522 milioni (all’interno dei
quali c’erano anche i 470 milioni della Sassari-Olbia) sono spariti.
Ma anche i restanti 233 milioni di euro, recuperati nel decreto
legge 162 del 23 ottobre 2008, erano destinati alla Regione
Sardegna.
Si legge infatti nell’articolo tre del decreto: «E’ autorizzata, in
favore della regione Sardegna, la spesa di 233 milioni di euro per
fare fronte alla realizzazione delle opere contenute nel piano del
grande evento relativo alla presidenza italiana del G8, di cui al
decreto del presidente del Consiglio dei ministri in data 21
settembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.222 del 24
settembre 2007, a valere sulle risorse del Fondo per le aree
sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre 2002,
n.289».
Insomma, anche qui si attingeva dai fondi Fas. Ma ecco come erano
scaglionati quei finanziamenti:
1) 18,266 milioni derivanti dalle somme relative alle delibere Cipe
del 22 dicembre 2006, n.165, e 22 dicembre 2006, n.179, pubblicate,
rispettivamente, nella Gazzetta Ufficiale n.94 del 24 aprile 2007 e
n.118 del 23 maggio 2007, di applicazione delle sanzioni sulle
assegnazioni alla regione Sardegna ex delibere Cipe 36/2002 e
17/2003;
2) 103,690 milioni derivanti dalle assegnazioni alla Regione
Sardegna ex delibera Cipe 20/2004, non impegnate nei termini
prescritti dalla delibera Cipe 22 marzo 2006, n.14, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n.256 del 3 novembre 2006;
3) 111,044 milioni nell’ambito delle risorse destinate alla Regione
Sardegna dalla delibera Cipe 21 dicembre 2007, n.166, pubblicata
nella Gazzetta Ufficiale n.123 del 13 maggio 2008, per la
realizzazione di programmi strategici di interesse regionale.
Alla fine, in questa programmazione di spesa, restavano “solo” 30
milioni di euro sborsati direttamente dal governo. E più
precisamente dal governo Prodi.
Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Berlusconi, parlando
della necessità di risparmiare per giustificare il trasferimento del
G8 all’Aquila, ha riferito di una spesa per la sicurezza di 118
milioni di euro. Una cifra finora mai emersa e che non si capisce
come sia stata contabilizzata. Ma prendendone comunque atto e
sommandola ai 30 milioni destinati da Prodi, ne deriva che il
governo per il G8 alla Maddalena avrebbe sborsato di tasca propria
la non impossibile somma di 148 milioni di euro. Per tutto il resto
si trattava infatti di fondi Fas destinati alla Regione Sardegna.
Domanda finale: quanti di quei soldi sono stati spesi? E quelli che
non sono stati spesi che fine hanno fatto?
Il Tar decide sulla regolarità
del bando
LA MADDALENA. Domani il Tar sarà chiamato a pronunciarsi
sulla regolarità del bando, fatto dal commissario del G8 Bertolaso
per conto della Regione, per la gestione dell’albergo e del porto
nati dentro l’ex arsenale. Contro la vittoria di Mita resort srl,
unica società ad avere presentato l’offerta, hanno fatto ricorso
Marina di Porto Rotondo srl (del gruppo Molinas di Calangianus) e
Delphina srl (del gruppo Peru e Muntoni di Aggius).
Le due società galluresi, rappresentate dall’avvocato Pietro Corda,
chiedono la sospensione, e dunque l’annullamento, del bando che ha
permesso alla srl di cui è presidente Emma Marcegaglia di avere la
gestione delle strutture per 30 anni, dietro pagamento di un canone
annuo alla Regione, titolare delle aree e delle strutture a partire,
secondo gli accordi forse ora da rivedere, dal 1° gennaio 2010.
Sanciu: «Tutti gli impegni disattesi,
il danno è enorme»
LA MADDALENA. Tutti d’accordo, a destra e sinistra, sul fatto
che La Maddalena ha perso un’occasione formidabile con il
trasferimento del G8. Ma per il senatore del Pd Gian Piero Scanu non
basta, se mai avverrà, che le opere vengano ultimater, serve anche
un risarcimento. Ottimista il senatore Fedele Sanciu (Pdl) mentre il
consigliere regionale Pdl Renato Lai, non nasconde l’amarezza per
l’accaduto. «E’ triste - dice Scanu - che ci si possa accontentare di
dichiarazioni del tipo: le opere verranno completate. C’è il dubbio
che ciò non avvenga, anche alla luce delle decisioni che sta
prendendo il Governo sugli appalti. Ma il danno complessivo è
enorme. Sia perché gli operatori galluresi e maddalenini erano stati
invitati a prepararsi all’appuntamento, e in molti hanno investito
parecchi denari. E poi c’è il fatto che verrà perso il veicolo di
promozione rappresentato dal G8».
Scanu non nasconde il proprio sconcerto per quanto avvenuto.
«L’impegno preso dal governo Prodi e dal governatore Soru era nella
direzione della riconversione della Maddalena, sottomessa per anni
alle servitù militari. Gli impegni presi sono stati disattesi anche
con la complciità del presidente della Regione. Berlusconi, poi, ha
preso la decisione di spostare il vertice senza neanche ascoltare
Cappellacci, violando lo Statuto sardo».
Sanciu batte anche lui sul tasto dell’appuntamento mancato. «Uno
spot pubblicitario enorme che inevitabilmente è perduto - sottolinea
l’esponente del Pdl -. Ma c’è anche da dire che qualche problema al
turismo, il summit lo avrebbe portato. Non a caso, per mesi ci
eravamo battuti per poterlo spostare a fine settembre».
Invece il G8 è stato proprio spostato e basta. Resta il dubbio
delle opere da completare. «E’ stato detto da Berlusconi - aggiunge
Sanciu - che non ci saranno problemi sotto questo profilo. Gli
impegni verranno mantenuti, come quello di ospitare un vertice
sull’ambiente alla Maddalena e soprattutto quello riguardante le
operecollaterali, a cominciare dalla Sassari-Olbia».
Emerge invece amarezza dalle parole del consigliere regionale Pdl,
Renato Lai. «Le ragioni della solidarietà nei confronti dell’Abruzzo
sono assolutamente condivisibili - dice -. Ma c’è il fatto che gli
impegni assunti andavano mantenuti. E’ un’occasione perduta per il
territorio, almeno per tre aspetti: la prospettiva di sviluppo della
Maddalena che, senza il vertice, diventa più incerta; il fatto che
viene meno il guadagno d’immagine per tutta l’isola che il G8
avrebbe portato e, infine, la certezza che, con le procedure
accelerate, avremmo potuto pensare a un completamento in tempi brevi
della Sassari-Olbia».
Un colpo
da ko per gli albergatori E i commercianti investono a vuoto
A MADDALENA. Il trasloco del G8 ferma i battiti del cuore
produttivo dell’isola. La notizia ha travolto come uno tsunami
commercianti, albergatori e ristoratori che sulla vetrina mondiale
avevano investito denaro e speranze. A tutti gli hotel dell’isola
era stato imposto di tenere libere le camere a luglio. Il paradosso
della città che insegue il sogno del turismo a cinque stelle è
trovarsi nel pieno della stagione estiva con gli alberghi vuoti.
Dall’hotel Villa Marina al Miralonga passando per l’Excelsior, i
proprietari fanno i conti con piani delle prenotazioni con delle
voragini. «Bertolaso ci aveva imposto di tenere libere le camere -
spiega Maddalena Rosi, direttrice dell’Excelsior -. In caso
contrario avrebbe requisito gli alberghi. Abbiamo quindi rifiutato
tutte le richieste di alloggio dal 1º al 15 luglio. Il G8 sarebbe
stata una bella vetrina. Ma i danni oltre che di immagine saranno
economici». Lo stesso clima di disperazione si respira tra i
commercianti che da oltre un anno si preparavano per l’appuntamento
mondiale. Un investimento economico, con ristrutturazione dei
locali, assunzione di personale. Il G8 era stato anche un incentivo
a superare la crisi internazionale. A pagare per il rinvio sono
anche gli hotel palaesi che dovevano ospitare forze dell’ordine e
membri della struttura di missione. Cinque in tutto le strutture
opzionate all’ombra dell’orso, tra cui il camping Capo d’Orso,
l’hotel Vecchia Fonte, prenotata dal G8 dal 14 giugno al 20 luglio,
con le due suite predisposte come sale stampa. «Per quegli
albergatori il danno sarà grande - dice Roberto Fresi, proprietario
del ristorante “Da Robertino” e presidente del consorzio Orsus -.
Gli altri operatori vivono invece questo trasferimento come un senso
di liberazione. Con difficoltà ci eravamo abituati a convivere con
l’idea di una militarizzazione di Palau. Ora potremo programmare una
stagione tradizionale. Il nostro incubo ritorna a essere la crisi».
Simile l’opinione di Chicco Depperu, arzachenese. «Nella nostra zona
vivevamo il G8 di riflesso - spiega -. La nostra preoccupazione
erano i black block. Ma dispiace per La Maddalena e i colleghi che
su quell’evento avevano investito risorse e denaro».
Serena
Lullia
«Scippi continui di
soldi e opere, futuro incerto per il territorio»
LA MADDALENA. Reazioni a catena, anche nel mondo politico
locale, dopo la decisione di spostare il G8 dalla Maddalena a
L’Aquila. Saranno numerosi, oggi, gli interventi durante il
consiglio provinciale straordinario, ma alcuni anticipano il loro
pensiero. «Siamo indignati e perplessi per l’improvvisa decisione
del governo Berlusconi di trasferire l’evento - attacca Marco Poggi
dei comunisti italiani - ma adesso ci chiediamo quale futuro ci
attende e che ne sarà dei lavori programmati per il territorio. In
questo drammatico momento questa comunità deve dimostrare di essere
tale, isolando i servi di partito che approvano e giustificano tutto
quello che viene deciso sopra le loro teste, in nome di una insulsa
fedeltà politica». Non meno critico Antonio Garau, destra di
Storace: «Da cittadino potrei essere anche contento della scelta,
anche perché La Maddalena potrà vivere la sua stagione estiva
liberamente. Ma non posso non dire che questo e un vero e proprio
tradimento da parte del premier nei confronti di noi sardi: da
quando ha ottenuto voti e potere, l’unica sua manovra è stata solo
quella di togliere soldi, compresi quelli della Olbia-Sassari. La
cosa peggiore è che nessun politico sardo facente parte del partito
che governa, ha provato ad alzare un dito per provare a lottare per
la propria terra».
Pio Palazzolo (Pd) fa molte domande: «Dopo mesi di febbrili lavori
e tensioni sociali, con la speranza che alla fine, ciò, avrebbe dato
un nuovo impulso alla nostra economia, cosa diciamo a chi ha
investito molto per rimodernare un bar, un ristorante o un negozio
in attesa dell’enorme traffico previsto e promesso? E a chi ha
sopportato disagi perché è stato spostato dal suo luogo di lavoro? A
chi ha ricevuto ordini per arredare i nuovi locali e renderli
piacevoli per i “Grandi”? A chi non ha affittato ancora la propria
casa o le proprie stanze d’albergo? Chi ci ripaga delle aspettative?
Chi ci rimetterà a posto la città devastata e piagata da aperte
trincee in ogni dove? Già siamo stati usurpati dei fondi per la
Sassari-Olbia e per la Olbia-Palau. Ma ancora non abbiamo visto
niente neanche per la costruzione del porto. Dove sono finite le
promesse?».