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"La Nuova Sardegna"

 

MARTEDÌ, 28 APRILE 2009

G8: Meno soldi alle imprese, Marcegaglia lascia?

LA MADDALENA. I lavori nell’ex arsenale e nell’ex ospedale andranno avanti, ma alle imprese verranno dati meno soldi: gli appaltatori potranno completare le opere, senza però avere le maggiorazioni per i tre turni di lavoro e il premio di produzione per la chiusura dei cantieri entro maggio, oppure potranno annullare i contratti. La possibilità di scelta è contenuta nella bozza del decreto legge, di prossima pubblicazione, con cui il governo ha spostato il G8 dalla Maddalena all’Aquila. «I rapporti sono rinegoziati», è scritto all’articolo 17. Ciò apre la porta al possibile blocco dei lavori, o al loro rallentamento. Una prospettiva poco incoraggiante che starebbe spingendo il gruppo Marcegaglia a mollare la gestione dell’hotel realizzato nell’ex arsenale.
 Il decreto legge, approvato dal consiglio dei ministri all’Aquila lo scorso 23 aprile, destina 8 miliardi alla ricostruzione dell’Abruzzo dopo il terremoto, cancella il G8 alla Maddalena e, nonostante le rassicurazioni del governo, mette a rischio anche il completamento delle opere realizzate nell’arcipelago e la loro gestione.
 Non è ancora legge, perché il testo non è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale e, come hanno spiegato fonti di Palazzo Chigi ad alcuni imprenditori, potrebbe essere modificato. Ma l’articolo 17 non dovrebbe essere toccato, secondo quanto detto dalla protezione civile sempre ad alcune imprese.
 Che cosa dice l’articolo che arriva dopo quello, il 16, sulla “prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata nella ricostruzione”? Che per «contribuire al rilancio dello sviluppo socio-economico dei territori colpiti dalla crisi sismica», il G8 si terrà all’Aquila. E si sapeva. Che le ordinanze con i poteri speciali per Bertolaso «continuano ad applicarsi per il completamento delle opere in Sardegna». E anche questo si sapeva. La novità è un’altra, molto sostanziosa. Ecco il passaggio del decreto legge: «Per conseguire il contenimento della spesa pubblica per affrontare l’emergenza sismica, il commissario (Bertolaso) provvede alla riprogrammazione degli interventi. Fatta salva la puntuale verifica delle quantità effettivamente realizzate di lavori, servizi e forniture, i rapporti giuridici sono rinegoziati, fatto salvo il diritto di recesso dell’appaltatore».
 Più semplicemente, l’ordinanza dà a Bertolaso il potere di togliere soldi agli investimenti alla Maddalena per dirottarli in Abruzzo. Gli imprenditori che hanno vinto gli appalti - sia per costruire le opere alla Maddalena che per gestirle - possono accettare le nuove condizioni, e lavorare guadagnando meno degli accordi, oppure possono abbandonare i cantieri, rischiando di trasformare l’ex arsenale e l’ex ospedale in due incompiute.
 Ma quali soldi può levare Bertolaso? Appena il decreto entrerà in vigore, alle imprese non «sono più dovute, ove previste, le maggiorazioni per le lavorazioni eseguite su più turni di lavoro e il premio di produzione». Dunque, le imprese - se continuerano i lavori - non avranno soldi in più per i tre turni (notturni compresi), né il premio per la consegna delle opere a fine maggio. Il provvedimento del governo è chiaro e semplice: non essendoci più il G8, non c’è più la somma urgenza di finire i lavori. L’ipotesi più probabile è che le imprese non si ritirino, allungando inevitabilmente i tempi di consegna. Ma, secondo una fonte, alcune aziende potrebbero fare causa allo Stato, pretendendo il rispetto del contratto.
 In questa situazione, la prima azienda che potrebbe ritirarsi è quella della Marcegaglia. Ci sono stati più incontri tra la protezione civile, che ha confermato l’impostazione del decreto, e i dirigenti di Mita resort. La srl, che ha già assunto 110 dipendenti per la gestione dell’hotel durante il G8 (i nomi erano al vaglio della struttura di Bertolaso), starebbe rivedendo i piani, dopo la cancellazione del vertice che sarebbe servito come grande trampolino di lancio. Il gruppo Marcegaglia si è preso alcuni giorni per sciogliere la riserva.
 Dello scippo sul G8, discuterà oggi il consiglio provinciale, riunito in seduta straordinaria alle 16.30 nell’hotel Le Nereidi alla Maddalena.
 

Guido Piga

 

Per amore dell’Abruzzo o per calcolo

LA MADDALENA. Il sospetto, forte, è che il Cavaliere utilizzi la disperazione e la distruzione come mezzo mediatico per un rilancio di immagine internazionale. Il pudore del dolore della gente dell’Abruzzo verrebbe in qualche modo violato, esposto, per diventare simbolo di un disagio materiale ed esistenziale e di un desiderio di riprendere nelle proprie mani il filo della vita e del proprio destino, aiutato da un governo rappresentato su scala planetaria con un volto compassionevole e solidale.
 Questo potrebbe essere il senso politico profondo dell’operazione voluta da Silvio Berlusconi di trasferire il G8 dalla Maddalena all’Aquila. L’unica voce di dissenso aperto, è finora quella di Massimo D’Alema che, con ruvido pragmatismo, si è posto l’interrogativo se gli abruzzesi più che di telecamere e obiettivi indiscreti e di un’invasione di migliaia di persone sulle macerie della loro vita devastata, abbiano bisogno di aiuti, di mezzi e di opportunità per percorrere il loro faticoso cammino di speranza e di ricostruzione.
 Una scelta certo plausibile, e sicuramente di grande effetto, quella di Berlusconi, ma che, inevitabilmente, ha un lato oscuro. E cioè che dietro i proclami alla fine possa emergere un calcolo politico che contrasterebbe inevitabilmente con l’immagine di sorridente paternalismo che il Cavaliere vuole proiettare di sé.
 Ma la scelta di Berlusconi di trasferire il G8 dalla Maddalena all’Aquila pone oggi soprattutto una serie di considerazioni, queste sì molto concrete, su quanto è stato realmente stanziato per preparare l’evento, da dove arrivavano quelle risorse e soprattutto come si è realmente speso. C’è poi un secondo importante capitolo, ancora tutto da esplorare, su quante risorse economiche saranno necessarie per organizzare il G8 all’Aquila. E infine, per ultimo, la domanda se gli standard di sicurezza, dei quali hanno parlato nei giorni scorsi Berlusconi e Bertolaso, saranno migliori o peggiori in Abruzzo rispetto a quelli offerti dalla Maddalena.
 Il punto di partenza di questi ragionamenti è sicuramente quello di quanto realmente il governo ha messo sul tavolo per organizzare il G8. Sulla somma globale nei mesi scorsi c’è stato un balletto continuo. C’è stato perfino chi ha parlato di una somma vicina al miliardo di euro. Cifra neppure esagerata se si pensa che a Okinawa, nel Duemila, il governo giapponese spese 680 milioni di euro.
 La realtà è che il conto più credibile è di circa 755 milioni di euro, ai quali vanno ad aggiungersi i trenta milioni già stanziati nel 2006 dal governo Prodi nella legge Finanziaria del 2007.
 Un conto teorico, però. Perché 522 milioni erano destinati alle cosiddette “opere collaterali”. Cioé fondi Fas per la Regione Sardegna che, con un trucco giuridico-amministrativo, erano stati inseriti nella programmazione del G8 soltanto per poter utilizzare strumentalmente le procedure speciali semplificate previste per l’evento. In parole povere, si tratta di finanziamenti regionali per opere infrastrutturali che avevano una vita propria e che rientravano nel “calderone” del G8 solo con lo scopo di velocizzare gli appalti e i lavori.
 Ebbene, con un colpo di mano, quei 522 milioni (all’interno dei quali c’erano anche i 470 milioni della Sassari-Olbia) sono spariti. Ma anche i restanti 233 milioni di euro, recuperati nel decreto legge 162 del 23 ottobre 2008, erano destinati alla Regione Sardegna.
 Si legge infatti nell’articolo tre del decreto: «E’ autorizzata, in favore della regione Sardegna, la spesa di 233 milioni di euro per fare fronte alla realizzazione delle opere contenute nel piano del grande evento relativo alla presidenza italiana del G8, di cui al decreto del presidente del Consiglio dei ministri in data 21 settembre 2007, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.222 del 24 settembre 2007, a valere sulle risorse del Fondo per le aree sottoutilizzate di cui all’articolo 61 della legge 27 dicembre 2002, n.289».
 Insomma, anche qui si attingeva dai fondi Fas. Ma ecco come erano scaglionati quei finanziamenti:
 1) 18,266 milioni derivanti dalle somme relative alle delibere Cipe del 22 dicembre 2006, n.165, e 22 dicembre 2006, n.179, pubblicate, rispettivamente, nella Gazzetta Ufficiale n.94 del 24 aprile 2007 e n.118 del 23 maggio 2007, di applicazione delle sanzioni sulle assegnazioni alla regione Sardegna ex delibere Cipe 36/2002 e 17/2003;
 2) 103,690 milioni derivanti dalle assegnazioni alla Regione Sardegna ex delibera Cipe 20/2004, non impegnate nei termini prescritti dalla delibera Cipe 22 marzo 2006, n.14, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.256 del 3 novembre 2006;
 3) 111,044 milioni nell’ambito delle risorse destinate alla Regione Sardegna dalla delibera Cipe 21 dicembre 2007, n.166, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.123 del 13 maggio 2008, per la realizzazione di programmi strategici di interesse regionale.
 Alla fine, in questa programmazione di spesa, restavano “solo” 30 milioni di euro sborsati direttamente dal governo. E più precisamente dal governo Prodi.
 Nei giorni scorsi il presidente del Consiglio Berlusconi, parlando della necessità di risparmiare per giustificare il trasferimento del G8 all’Aquila, ha riferito di una spesa per la sicurezza di 118 milioni di euro. Una cifra finora mai emersa e che non si capisce come sia stata contabilizzata. Ma prendendone comunque atto e sommandola ai 30 milioni destinati da Prodi, ne deriva che il governo per il G8 alla Maddalena avrebbe sborsato di tasca propria la non impossibile somma di 148 milioni di euro. Per tutto il resto si trattava infatti di fondi Fas destinati alla Regione Sardegna.
 Domanda finale: quanti di quei soldi sono stati spesi? E quelli che non sono stati spesi che fine hanno fatto?
 

Il Tar decide sulla regolarità del bando

LA MADDALENA. Domani il Tar sarà chiamato a pronunciarsi sulla regolarità del bando, fatto dal commissario del G8 Bertolaso per conto della Regione, per la gestione dell’albergo e del porto nati dentro l’ex arsenale. Contro la vittoria di Mita resort srl, unica società ad avere presentato l’offerta, hanno fatto ricorso Marina di Porto Rotondo srl (del gruppo Molinas di Calangianus) e Delphina srl (del gruppo Peru e Muntoni di Aggius).
 Le due società galluresi, rappresentate dall’avvocato Pietro Corda, chiedono la sospensione, e dunque l’annullamento, del bando che ha permesso alla srl di cui è presidente Emma Marcegaglia di avere la gestione delle strutture per 30 anni, dietro pagamento di un canone annuo alla Regione, titolare delle aree e delle strutture a partire, secondo gli accordi forse ora da rivedere, dal 1° gennaio 2010.
 

Sanciu: «Tutti gli impegni disattesi, il danno è enorme»

LA MADDALENA. Tutti d’accordo, a destra e sinistra, sul fatto che La Maddalena ha perso un’occasione formidabile con il trasferimento del G8. Ma per il senatore del Pd Gian Piero Scanu non basta, se mai avverrà, che le opere vengano ultimater, serve anche un risarcimento. Ottimista il senatore Fedele Sanciu (Pdl) mentre il consigliere regionale Pdl Renato Lai, non nasconde l’amarezza per l’accaduto.
 «E’ triste - dice Scanu - che ci si possa accontentare di dichiarazioni del tipo: le opere verranno completate. C’è il dubbio che ciò non avvenga, anche alla luce delle decisioni che sta prendendo il Governo sugli appalti. Ma il danno complessivo è enorme. Sia perché gli operatori galluresi e maddalenini erano stati invitati a prepararsi all’appuntamento, e in molti hanno investito parecchi denari. E poi c’è il fatto che verrà perso il veicolo di promozione rappresentato dal G8».
 Scanu non nasconde il proprio sconcerto per quanto avvenuto. «L’impegno preso dal governo Prodi e dal governatore Soru era nella direzione della riconversione della Maddalena, sottomessa per anni alle servitù militari. Gli impegni presi sono stati disattesi anche con la complciità del presidente della Regione. Berlusconi, poi, ha preso la decisione di spostare il vertice senza neanche ascoltare Cappellacci, violando lo Statuto sardo».
 Sanciu batte anche lui sul tasto dell’appuntamento mancato. «Uno spot pubblicitario enorme che inevitabilmente è perduto - sottolinea l’esponente del Pdl -. Ma c’è anche da dire che qualche problema al turismo, il summit lo avrebbe portato. Non a caso, per mesi ci eravamo battuti per poterlo spostare a fine settembre».
 Invece il G8 è stato proprio spostato e basta. Resta il dubbio delle opere da completare. «E’ stato detto da Berlusconi - aggiunge Sanciu - che non ci saranno problemi sotto questo profilo. Gli impegni verranno mantenuti, come quello di ospitare un vertice sull’ambiente alla Maddalena e soprattutto quello riguardante le operecollaterali, a cominciare dalla Sassari-Olbia».
 Emerge invece amarezza dalle parole del consigliere regionale Pdl, Renato Lai. «Le ragioni della solidarietà nei confronti dell’Abruzzo sono assolutamente condivisibili - dice -. Ma c’è il fatto che gli impegni assunti andavano mantenuti. E’ un’occasione perduta per il territorio, almeno per tre aspetti: la prospettiva di sviluppo della Maddalena che, senza il vertice, diventa più incerta; il fatto che viene meno il guadagno d’immagine per tutta l’isola che il G8 avrebbe portato e, infine, la certezza che, con le procedure accelerate, avremmo potuto pensare a un completamento in tempi brevi della Sassari-Olbia».

Un colpo da ko per gli albergatori E i commercianti investono a vuoto

A MADDALENA. Il trasloco del G8 ferma i battiti del cuore produttivo dell’isola. La notizia ha travolto come uno tsunami commercianti, albergatori e ristoratori che sulla vetrina mondiale avevano investito denaro e speranze. A tutti gli hotel dell’isola era stato imposto di tenere libere le camere a luglio. Il paradosso della città che insegue il sogno del turismo a cinque stelle è trovarsi nel pieno della stagione estiva con gli alberghi vuoti. Dall’hotel Villa Marina al Miralonga passando per l’Excelsior, i proprietari fanno i conti con piani delle prenotazioni con delle voragini. «Bertolaso ci aveva imposto di tenere libere le camere - spiega Maddalena Rosi, direttrice dell’Excelsior -. In caso contrario avrebbe requisito gli alberghi. Abbiamo quindi rifiutato tutte le richieste di alloggio dal 1º al 15 luglio. Il G8 sarebbe stata una bella vetrina. Ma i danni oltre che di immagine saranno economici». Lo stesso clima di disperazione si respira tra i commercianti che da oltre un anno si preparavano per l’appuntamento mondiale. Un investimento economico, con ristrutturazione dei locali, assunzione di personale. Il G8 era stato anche un incentivo a superare la crisi internazionale. A pagare per il rinvio sono anche gli hotel palaesi che dovevano ospitare forze dell’ordine e membri della struttura di missione. Cinque in tutto le strutture opzionate all’ombra dell’orso, tra cui il camping Capo d’Orso, l’hotel Vecchia Fonte, prenotata dal G8 dal 14 giugno al 20 luglio, con le due suite predisposte come sale stampa. «Per quegli albergatori il danno sarà grande - dice Roberto Fresi, proprietario del ristorante “Da Robertino” e presidente del consorzio Orsus -. Gli altri operatori vivono invece questo trasferimento come un senso di liberazione. Con difficoltà ci eravamo abituati a convivere con l’idea di una militarizzazione di Palau. Ora potremo programmare una stagione tradizionale. Il nostro incubo ritorna a essere la crisi». Simile l’opinione di Chicco Depperu, arzachenese. «Nella nostra zona vivevamo il G8 di riflesso - spiega -. La nostra preoccupazione erano i black block. Ma dispiace per La Maddalena e i colleghi che su quell’evento avevano investito risorse e denaro».

Serena Lullia

«Scippi continui di soldi e opere, futuro incerto per il territorio»

LA MADDALENA. Reazioni a catena, anche nel mondo politico locale, dopo la decisione di spostare il G8 dalla Maddalena a L’Aquila. Saranno numerosi, oggi, gli interventi durante il consiglio provinciale straordinario, ma alcuni anticipano il loro pensiero. «Siamo indignati e perplessi per l’improvvisa decisione del governo Berlusconi di trasferire l’evento - attacca Marco Poggi dei comunisti italiani - ma adesso ci chiediamo quale futuro ci attende e che ne sarà dei lavori programmati per il territorio. In questo drammatico momento questa comunità deve dimostrare di essere tale, isolando i servi di partito che approvano e giustificano tutto quello che viene deciso sopra le loro teste, in nome di una insulsa fedeltà politica». Non meno critico Antonio Garau, destra di Storace: «Da cittadino potrei essere anche contento della scelta, anche perché La Maddalena potrà vivere la sua stagione estiva liberamente. Ma non posso non dire che questo e un vero e proprio tradimento da parte del premier nei confronti di noi sardi: da quando ha ottenuto voti e potere, l’unica sua manovra è stata solo quella di togliere soldi, compresi quelli della Olbia-Sassari. La cosa peggiore è che nessun politico sardo facente parte del partito che governa, ha provato ad alzare un dito per provare a lottare per la propria terra».
 Pio Palazzolo (Pd) fa molte domande: «Dopo mesi di febbrili lavori e tensioni sociali, con la speranza che alla fine, ciò, avrebbe dato un nuovo impulso alla nostra economia, cosa diciamo a chi ha investito molto per rimodernare un bar, un ristorante o un negozio in attesa dell’enorme traffico previsto e promesso? E a chi ha sopportato disagi perché è stato spostato dal suo luogo di lavoro? A chi ha ricevuto ordini per arredare i nuovi locali e renderli piacevoli per i “Grandi”? A chi non ha affittato ancora la propria casa o le proprie stanze d’albergo? Chi ci ripaga delle aspettative? Chi ci rimetterà a posto la città devastata e piagata da aperte trincee in ogni dove? Già siamo stati usurpati dei fondi per la Sassari-Olbia e per la Olbia-Palau. Ma ancora non abbiamo visto niente neanche per la costruzione del porto. Dove sono finite le promesse?».
 

 

 

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