LA MADDALENA. I beni - hotel e porto nell’ex arsenale - sono
(sarebbero) della Regione, ma il Tar che deve decidere sulla loro
gestione non è quello di Cagliari. A sentenziare sarà quello di
Roma, perché la gara l’ha fatta la protezione civile. Dunque
Marcegaglia (per ora) resta alla Maddalena. I giudici amministrativi di Cagliari non sono entrati nel
merito: per loro i ricorsi presentati contro il bando di gara
sull’ex arsenale, fatto da Guido Bertolaso per conto della Regione,
sono «inammissibili». A decidere se il commissario del G8 ha fatto
le cose in regola sarà quindi il Tar del Lazio: tutti i ricorsi
contro gli atti della protezione civile, che ha sede legale a Roma,
li discutono i giudici laziali, questo sarebbe il senso della
sentenza breve depositata ieri.
Il Tar della Sardegna non si è pronunciato con un’ordinanza di
sospensione e ha lasciato tutto come prima: i beni dell’ex arsenale
- due hotel, centro congressi, porto turistico - saranno gestiti da
Mita Resort, società di cui è presidente Emma Marcegaglia, numero 1
di Confindustria, e che è stata l’unica a partecipare al bando
nell’ottica del G8. Sempre che la srl della Marcegaglia voglia
continuare a investire alla Maddalena. Per ora, fonti societarie
manifestano soddisfazione per il pronunciamento del Tar. Ma dopo
l’annullamento del G8 (e della sua spinta pubblicitaria) e una serie
di polemiche (per esempio quella del Psd’Az, partito di maggioranza
in Regione) e per via della conclusione incerta dei lavori, Mita
Resort ha preso tempo. Per decidere, ne ha fino al primo agosto,
data in cui, come è scritto nel bando, Bertolaso avrebbe consegnato
l’area e le strutture al vincitore della gara.
Sarà ancora così? A questo punto diventa determinante il
pronunciamento del Tar del Lazio. Che i giudici amministrativi della
capitale debbano occuparsi del “caso La Maddalena”, è sicuro: i due
gruppi alberghieri schieratisi contro la Marcegaglia, Molinas di
Calangianus e Peru e Muntoni di Aggius, hanno fatto sapere che entro
20 giorni depositeranno i nuovi ricorsi per ottenere l’annullamento
del bando. Entrando nel merito, i giudici chiariranno così due
aspetti fondamentali: uno, se la protezione civile poteva fare il
bando per nome e conto della Regione; due, se le aree sono ancora di
proprietà dello Stato. Il secondo ha precedenza sul primo. Al
momento, la titolarità dell’ex arsenale è dello Stato. La Regione
l’avrebbe acquisita nel 2010, allo scadere dell’anno in cui l’Italia
ha la presidenza del G8. Questo stato delle cose è stato confermato
da Gabriele Asunis, assessore regionale all’Urbanistica. Ma ora che
il vertice non si terrà più alla Maddalena, bensì all’Aquila, lo
Stato manterrà questo potere? E senza più l’urgenza per il G8, i
presupposti del bando sono ancora validi? Questa è la linea dei
ricorrenti.
E la Regione? Chiederà un’accelerazione dei tempi di consegna dei
beni, a prescindere dall’appoggio dato da Cappellacci alla
Marcegaglia? Il governatore sarà chiamato a rispondere presto. La
Provincia di Olbia, con il vicepresidente Antonio Satta, ha chiesto
un incontro urgente al governatore «da tenersi, a Olbia o alla
Maddalena, nei tempi più rapidi possibili e con la partecipazione
dei sindaci».
Guido Piga
«Via il segreto di Stato,
chiarezza sugli appalti»
LA MADDALENA. E’ venuto il momento di vederci chiaro, di
verificare se negli appalti per il G8 alla Maddalena tutto è stato
fatto in conformità con le regole. E’ questo il senso
dell’interrogazione che la parlamentare verde Monica Frassoni ha
presentato l’altro ieri alla Commissione europea. La Frassoni, che
nel febbraio scorso aveva chiesto se fosse legittimo secretare i
lavori alla Maddalena, oggi ritorna sulla questione. «Lo scorso 6
febbraio - spiega infatti la Frassoni - avevo già scritto alla
Commissione per conoscere la posizione dell’esecutivo dell’Unione
europea in merito alla procedura di attribuzione dei lavori del G8
realizzate in deroga alla normativa europea. In quell’occasione, il
Commissario alla concorrenza, Mc Creevy, aveva espresso l’opinione
della Commissione, secondo la quale il ricorso alla segretezza, e
quindi alla possibilità di deroga alla procedura di appalti europei,
si giustificava visto la tipologia dell’evento».
Continua l’europarlamentare verde: «Ora ci troviamo nella strana
situazione di un vertice senza sede a pochi mesi dalla sua tenuta e
di ampi cantieri in Sardegna tuttora coperti dal segreto, e
presidiati dall’esercito, di cui non si conosce il possibile uso. Il
minimo che si possa pretendere è che venga sollevato il segreto in
merito all’attribuzione dei lavori alla Maddalena, in modo da sapere
come è stato adoperato il denaro pubblico: mi attendo dalla
Commissione europea un chiarimento in merito alla legittimità di
un’attribuzione diretta di lucrosi lavori per i quali non c’è più
giustificazione».
Sui lavori per il G8 nell’arcipelago maddalenino esistono da tempo
alcuni dubbi. Prima di tutto il ruolo di “asso pigliatutto”
esercitato negli appalti da alcune società - secondo il settimanale
l’Espresso - molto vicine al presidente del Consiglio superiore dei
Lavori pubblici, Angelo Balducci. Nel dicembre scorso, Balducci
smentì con una lettera aperta al sottosegretario Bertolaso alcune
rivelazioni fatte dall’Espresso, ma sta di fatto che nel giugno
dello scorso anno Berlusconi lo ha rimosso dall’incarico di soggetto
attuatore dei lavori per il G8.
Ora l’interrogazione della Frassoni che punta dritto al cuore del
problema: far cadere il segreto di Stato, che con il trasferimento
del summit all’Aquila non ha più ragione di essere, e fare luce su
quanto fatto alla Maddalena.
Intanto, sempre a proposito del G8, da Bruxelles arrivano nuove
grane per il governo. Rispondendo al reclamo presentato dagli
ecologisti del Gruppo di Intervento giuridico, la direzione generale
Ambiente della Commissione ha infatti stabilito che il «regime
giuridico semplificato» adottato per i lavori del G8, ha di fatto
costituito una violazione della direttiva 85/337/CEE, che dispone
l’obbligo della valutazione di impatto ambientale per certi progetti
pubblici e privati.
Per questo, la Commissione ha intimato al governo italiano di
«conformarsi al parere motivato entro due mesi». E’ la seconda messa
in mora da parte di Bruxelles.
Enzo Satta: «Trecento milioni
spesi male»
LA MADDALENA. Solidale con il popolo abruzzese, ma
sconcertato dalla decisione del governo. Enzo Satta, l’architetto
dell’Aga Khan che nell’isola è assessore all’Urbanistica, critica la
scelta di trasferire il G8 all’Aquila. «La decisione è stata presa a
10 settimane dall’evento - dice -. È stata sovvertita una decisione
del governo Prodi di due anni fa, confermata dal governo Berlusconi
dopo una serie di considerazioni sulla sicurezza e mesi di contatti
con le nazioni del summit. La Maddalena era stata scelta oltre che
per ragioni di sicurezza, per compensare le risorse economiche
venute meno all’isola con il disimpegno della marina militare,
americana e italiana. In questo modo si sarebbero dovute creare le
condizioni per trasformare l’economia isolana, non più basata sulla
presenza dei militari, ma sul turismo». Satta ricorda che nel maxi
progetto G8 nell’isola sono stati impegnati più di 300 milioni di
fondi pubblici. «Se la stessa somma fosse stata spesa non in
funzione dell’evento, ma mirando al rilancio dell’economia isolana,
si sarebbero realizzati, nei giusti tempi, molte più opere, e con
caratteristiche più consone alle esigenze individuate dai piani di
sviluppo della Maddalena - commenta -. Esigenze ben diverse da
quelle a cui miravano le opere in fase di esecuzione e sulle quali
l’amministrazione locale non è stata minimamente coinvolta nella
fase progettuale». L’assessore all’Urbanistica ricorda poi l’elenco
delle infrastrutture complementari promesse alla Maddalena, lo
spostamento dell’area di ormeggio dei traghetti, la sistemazione del
waterfront, la realizzazione del grande porto turistico, la
ristrutturazione del centro storico. Tessere fondamentali del nuovo
sviluppo dell’isola: «Mi domando che fine farà questo programma.
Sono solidale con tutte le iniziative, governative e non, prese a
favore delle genti abruzzesi. Ma non vedo a cosa possa servire far
svolgere questo evento in una area che in questo momento ha bisogno
di ben altro. Oltretutto togliendolo ad un’altra terra che si era
andata preparando a questo evento per ben due anni e che vedeva in
esso un modo per cominciare a uscire da una difficile situazione
sociale ed economica. Non si può non essere d’accordo affinché venga
dato all’Abruzzo ciò di cui ha bisogno in questo momento. Ma non a
discapito della Sardegna, un’isola, che fino a oggi è stata già
molto, troppo penalizzata».
La Digos ha lasciato l’isola
LA MADDALENA. Gli uomini della Digos di Sassari, dislocati
alla Maddalena per il G8 che si doveva svolgere a luglio, hanno
lasciato ieri l’isola. Dopo otto mesi di controlli nei cantieri, nei
porti della Maddalena e di Palau e nelle abitazioni con i loro
occupanti delle due cittadine, hanno fatto rientro a Sassari in
seguito alla decisione del governo di trasferire il vertice
all’Aquila. È cominciata dunque la smobilitazione: la settimana
scorsa era già stato tolto il segreto di Stato sui cantieri.
Anche gli addetti della Protezione civile nazionale preparano i
bagagli. Nella sede di via Principe Amedeo, che per molti anni aveva
ospitato gli uffici della base Usa, è in atto la raccolta di
documenti e attrezzature che saranno caricati su un camion e
trasferiti a Roma.
Intanto il sindaco Angelo Comiti ha inviato ieri pomeriggio un
invito ai consiglieri regionali per partecipare ad una
manifestazione pubblica, in seguito allo spostamento del G8
all’Aquila, che si terrà lunedì 4 maggio, alle 11, in Piazza Umberto
I.