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"La Nuova Sardegna"

 

VENERDÌ, 01 MAGGIO 2009

La Marcegaglia per ora resta nell’ex arsenale

LA MADDALENA. I beni - hotel e porto nell’ex arsenale - sono (sarebbero) della Regione, ma il Tar che deve decidere sulla loro gestione non è quello di Cagliari. A sentenziare sarà quello di Roma, perché la gara l’ha fatta la protezione civile. Dunque Marcegaglia (per ora) resta alla Maddalena.
 I giudici amministrativi di Cagliari non sono entrati nel merito: per loro i ricorsi presentati contro il bando di gara sull’ex arsenale, fatto da Guido Bertolaso per conto della Regione, sono «inammissibili». A decidere se il commissario del G8 ha fatto le cose in regola sarà quindi il Tar del Lazio: tutti i ricorsi contro gli atti della protezione civile, che ha sede legale a Roma, li discutono i giudici laziali, questo sarebbe il senso della sentenza breve depositata ieri.
 Il Tar della Sardegna non si è pronunciato con un’ordinanza di sospensione e ha lasciato tutto come prima: i beni dell’ex arsenale - due hotel, centro congressi, porto turistico - saranno gestiti da Mita Resort, società di cui è presidente Emma Marcegaglia, numero 1 di Confindustria, e che è stata l’unica a partecipare al bando nell’ottica del G8. Sempre che la srl della Marcegaglia voglia continuare a investire alla Maddalena. Per ora, fonti societarie manifestano soddisfazione per il pronunciamento del Tar. Ma dopo l’annullamento del G8 (e della sua spinta pubblicitaria) e una serie di polemiche (per esempio quella del Psd’Az, partito di maggioranza in Regione) e per via della conclusione incerta dei lavori, Mita Resort ha preso tempo. Per decidere, ne ha fino al primo agosto, data in cui, come è scritto nel bando, Bertolaso avrebbe consegnato l’area e le strutture al vincitore della gara.
 Sarà ancora così? A questo punto diventa determinante il pronunciamento del Tar del Lazio. Che i giudici amministrativi della capitale debbano occuparsi del “caso La Maddalena”, è sicuro: i due gruppi alberghieri schieratisi contro la Marcegaglia, Molinas di Calangianus e Peru e Muntoni di Aggius, hanno fatto sapere che entro 20 giorni depositeranno i nuovi ricorsi per ottenere l’annullamento del bando. Entrando nel merito, i giudici chiariranno così due aspetti fondamentali: uno, se la protezione civile poteva fare il bando per nome e conto della Regione; due, se le aree sono ancora di proprietà dello Stato. Il secondo ha precedenza sul primo. Al momento, la titolarità dell’ex arsenale è dello Stato. La Regione l’avrebbe acquisita nel 2010, allo scadere dell’anno in cui l’Italia ha la presidenza del G8. Questo stato delle cose è stato confermato da Gabriele Asunis, assessore regionale all’Urbanistica. Ma ora che il vertice non si terrà più alla Maddalena, bensì all’Aquila, lo Stato manterrà questo potere? E senza più l’urgenza per il G8, i presupposti del bando sono ancora validi? Questa è la linea dei ricorrenti.
 E la Regione? Chiederà un’accelerazione dei tempi di consegna dei beni, a prescindere dall’appoggio dato da Cappellacci alla Marcegaglia? Il governatore sarà chiamato a rispondere presto. La Provincia di Olbia, con il vicepresidente Antonio Satta, ha chiesto un incontro urgente al governatore «da tenersi, a Olbia o alla Maddalena, nei tempi più rapidi possibili e con la partecipazione dei sindaci».
 

Guido Piga

«Via il segreto di Stato, chiarezza sugli appalti»

LA MADDALENA. E’ venuto il momento di vederci chiaro, di verificare se negli appalti per il G8 alla Maddalena tutto è stato fatto in conformità con le regole. E’ questo il senso dell’interrogazione che la parlamentare verde Monica Frassoni ha presentato l’altro ieri alla Commissione europea. La Frassoni, che nel febbraio scorso aveva chiesto se fosse legittimo secretare i lavori alla Maddalena, oggi ritorna sulla questione. «Lo scorso 6 febbraio - spiega infatti la Frassoni - avevo già scritto alla Commissione per conoscere la posizione dell’esecutivo dell’Unione europea in merito alla procedura di attribuzione dei lavori del G8 realizzate in deroga alla normativa europea. In quell’occasione, il Commissario alla concorrenza, Mc Creevy, aveva espresso l’opinione della Commissione, secondo la quale il ricorso alla segretezza, e quindi alla possibilità di deroga alla procedura di appalti europei, si giustificava visto la tipologia dell’evento».
 Continua l’europarlamentare verde: «Ora ci troviamo nella strana situazione di un vertice senza sede a pochi mesi dalla sua tenuta e di ampi cantieri in Sardegna tuttora coperti dal segreto, e presidiati dall’esercito, di cui non si conosce il possibile uso. Il minimo che si possa pretendere è che venga sollevato il segreto in merito all’attribuzione dei lavori alla Maddalena, in modo da sapere come è stato adoperato il denaro pubblico: mi attendo dalla Commissione europea un chiarimento in merito alla legittimità di un’attribuzione diretta di lucrosi lavori per i quali non c’è più giustificazione».
 Sui lavori per il G8 nell’arcipelago maddalenino esistono da tempo alcuni dubbi. Prima di tutto il ruolo di “asso pigliatutto” esercitato negli appalti da alcune società - secondo il settimanale l’Espresso - molto vicine al presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, Angelo Balducci. Nel dicembre scorso, Balducci smentì con una lettera aperta al sottosegretario Bertolaso alcune rivelazioni fatte dall’Espresso, ma sta di fatto che nel giugno dello scorso anno Berlusconi lo ha rimosso dall’incarico di soggetto attuatore dei lavori per il G8.
 Ora l’interrogazione della Frassoni che punta dritto al cuore del problema: far cadere il segreto di Stato, che con il trasferimento del summit all’Aquila non ha più ragione di essere, e fare luce su quanto fatto alla Maddalena.
 Intanto, sempre a proposito del G8, da Bruxelles arrivano nuove grane per il governo. Rispondendo al reclamo presentato dagli ecologisti del Gruppo di Intervento giuridico, la direzione generale Ambiente della Commissione ha infatti stabilito che il «regime giuridico semplificato» adottato per i lavori del G8, ha di fatto costituito una violazione della direttiva 85/337/CEE, che dispone l’obbligo della valutazione di impatto ambientale per certi progetti pubblici e privati.
 Per questo, la Commissione ha intimato al governo italiano di «conformarsi al parere motivato entro due mesi». E’ la seconda messa in mora da parte di Bruxelles.
 

Enzo Satta: «Trecento milioni spesi male»

LA MADDALENA. Solidale con il popolo abruzzese, ma sconcertato dalla decisione del governo. Enzo Satta, l’architetto dell’Aga Khan che nell’isola è assessore all’Urbanistica, critica la scelta di trasferire il G8 all’Aquila. «La decisione è stata presa a 10 settimane dall’evento - dice -. È stata sovvertita una decisione del governo Prodi di due anni fa, confermata dal governo Berlusconi dopo una serie di considerazioni sulla sicurezza e mesi di contatti con le nazioni del summit. La Maddalena era stata scelta oltre che per ragioni di sicurezza, per compensare le risorse economiche venute meno all’isola con il disimpegno della marina militare, americana e italiana. In questo modo si sarebbero dovute creare le condizioni per trasformare l’economia isolana, non più basata sulla presenza dei militari, ma sul turismo». Satta ricorda che nel maxi progetto G8 nell’isola sono stati impegnati più di 300 milioni di fondi pubblici. «Se la stessa somma fosse stata spesa non in funzione dell’evento, ma mirando al rilancio dell’economia isolana, si sarebbero realizzati, nei giusti tempi, molte più opere, e con caratteristiche più consone alle esigenze individuate dai piani di sviluppo della Maddalena - commenta -. Esigenze ben diverse da quelle a cui miravano le opere in fase di esecuzione e sulle quali l’amministrazione locale non è stata minimamente coinvolta nella fase progettuale». L’assessore all’Urbanistica ricorda poi l’elenco delle infrastrutture complementari promesse alla Maddalena, lo spostamento dell’area di ormeggio dei traghetti, la sistemazione del waterfront, la realizzazione del grande porto turistico, la ristrutturazione del centro storico. Tessere fondamentali del nuovo sviluppo dell’isola: «Mi domando che fine farà questo programma. Sono solidale con tutte le iniziative, governative e non, prese a favore delle genti abruzzesi. Ma non vedo a cosa possa servire far svolgere questo evento in una area che in questo momento ha bisogno di ben altro. Oltretutto togliendolo ad un’altra terra che si era andata preparando a questo evento per ben due anni e che vedeva in esso un modo per cominciare a uscire da una difficile situazione sociale ed economica. Non si può non essere d’accordo affinché venga dato all’Abruzzo ciò di cui ha bisogno in questo momento. Ma non a discapito della Sardegna, un’isola, che fino a oggi è stata già molto, troppo penalizzata».
 

La Digos ha lasciato l’isola

LA MADDALENA. Gli uomini della Digos di Sassari, dislocati alla Maddalena per il G8 che si doveva svolgere a luglio, hanno lasciato ieri l’isola. Dopo otto mesi di controlli nei cantieri, nei porti della Maddalena e di Palau e nelle abitazioni con i loro occupanti delle due cittadine, hanno fatto rientro a Sassari in seguito alla decisione del governo di trasferire il vertice all’Aquila. È cominciata dunque la smobilitazione: la settimana scorsa era già stato tolto il segreto di Stato sui cantieri.
 Anche gli addetti della Protezione civile nazionale preparano i bagagli. Nella sede di via Principe Amedeo, che per molti anni aveva ospitato gli uffici della base Usa, è in atto la raccolta di documenti e attrezzature che saranno caricati su un camion e trasferiti a Roma.
 Intanto il sindaco Angelo Comiti ha inviato ieri pomeriggio un invito ai consiglieri regionali per partecipare ad una manifestazione pubblica, in seguito allo spostamento del G8 all’Aquila, che si terrà lunedì 4 maggio, alle 11, in Piazza Umberto I.

 

 

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