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VENERDÌ, 08 MAGGIO 2009 Gli
appalti del G8 nel mirino dei pm
La Procura di Firenze indaga
sull’assegnazione urgente dei lavori e sui costi eccessivi

LA MADDALENA. Un’intercettazione sull’affaire Ligresti
a Firenze, una frase sospetta sul G8, e la procura di Firenze apre
così un’inchiesta che rischia di far molto rumore: quella
sull’assegnazione (urgente) degli appalti alla Maddalena e sui costi
(alti) dei lavori. Ne dà notizia “L’Espresso” in edicola oggi,
spiegando che l’indagine è condotta dai Ros dei carabinieri e che
parte dal ruolo di un architetto, Marco Casamonti, chiamato
all’ultimo momento per completare la progettazione dell’ex ospedale
militare. E sui prezzi delle opere ora dirà l’ultima parola chi le
aveva fatte realizzare: Angelo Balducci.
L’inchiesta sul G8, coordinata dalla Procura di Firenze, ha
preso avvio, secondo l’anticipazione del settimanale, proprio da una
telefonata di Marco Casamonti fatta ad agosto del 2008.
L’architetto, fondatore dello studio Archea, è controllato dai Ros
che stanno indagando sull’affare Ligresti: il costruttore siciliano
possiede un’area a Castello di 168 ettari e, per l’accusa, sta per
ottenere dall’amministrazione comunale una serie di favori sulle
licenze edilizie (l’indagine è ancora in corso). Casamonti è
sospettato di avere un ruolo di primo piano.
«Ci hanno chiamato per dare una mano per i progetti del G8 alla
Maddalena - dice Casamonti nella telefonata riportata dall’Espresso
-. Perché stanno facendo i lavori e sono nella cacca più nera.
Perché hanno dato incarico agli architetti di Berlusconi che non
sono in grado...».
Casamonti è vicino al centrosinistra, almeno a Firenze. In quel
periodo - la telefonata è del 9 agosto 2008 - sbarca effettivamente
alla Maddalena all’improvviso, subito dopo la consegna dei lavori. E
infatti il suo studio, Archea, ha infine firmato il progetto dell’ex
ospedale trasformato in albergo. Accanto al nome di Archea, c’è
quello di Gf studio, una snc dell’architetto Facchini di Roma, il
primo progettista incaricato dal commissario del G8 Bertolaso.
Quella frase ha insospettito non poco i Ros, che ora stanno
passando al setaccio tutti gli appalti alla Maddalena: dalla
procedura d’assegnazione ai costi di realizzazione. Un’inchiesta
che, in un certo senso, muove anche dal comportamento della
struttura guidata da Bertolaso e dalle decisioni adottate dal
governo Berlusconi.
Il numero 2 di Bertolaso per il G8 è in un primo momento Angelo
Balducci. E’ lui che guida la struttura di missione nei lavori
preparatori alla Maddalena. Poi, poco prima dell’aperturta dei
cantieri, viene rimosso. Al suo posto, in quel delicato ruolo, viene
nominato Fabio De Santis. L’ordinanza è firmata da Berlusconi nel
giugno del 2008, giusto in tempo per l’assegnazione dei lavori. Il
14 luglio, infatti, le imprese firmano i contratti: per l’ex
arsenale, Anemone costruzioni (Roma) vince la gara per la
costruzione del centro conferenze, Nuove Infrastrutture (Pesaro)
quella per l’albergo, Grandi Lavori Fincosit quella per il porto e
Imac (Roma) quella per il media center; per l’ex ospedale militare,
la gara se l’aggiudica Giafi costruzioni (Roma).
I due grandi cantieri aprono e cominciano i primi problemi,
soprattutto di natura progettuale. In più, i costi lievitano. Tanto
che Berlusconi, sempre su proposta di Bertolaso, nomina un altro
capo per la struttura di missione. E’ Gian Michele Calvi, professore
universitario a Pavia, esperto di sismologia. L’ordinanza è firmata
nell’ottobre del 2008, e il compito affidato a Calvi è quello di
monitorare i lavori, per capire come stanno andando avanti e quanto
stanno costando.
In tutto questo via vai, la posizione di Balducci resta comunque
forte: l’alto dirigente pubblico conserva il ruolo di supervisore
delle opere e viene riportato nel consiglio superiore lavori
pubblici. E sarà proprio Balducci, ora, a dover dire l’ultima parola
sul dossier dei costi alla Maddalena che gli ha inviato Calvi a fine
febbraio. «E’ vero che il consiglio si trova a dover valutare
provvedimenti di spesa approvati quando Balducci era capo della
struttura - spiega una fonte della protezione civile all’Espresso -
ma Balducci conosce i cantieri e gli imprenditori che hanno vinto.
E’ forse l’unico funzionario di Stato in grado di far accettare a
quegli imprenditori i tagli ai loro incassi. Il rischio è sempre
quello dei ricorsi».
Un caso di conflitto d’interessi, dunque? Balducci era già finito
sotto osservazione per via di un singolare incrocio societario,
sempre svelato dall’Espresso, tra la moglie e la società Anemone.
Più ancora, se questa versione della struttura di missione dovesse
trovare conferma, si aprirebbero altri interrogativi sullo
spostamento del G8 e sul decreto che taglia i compensi alle imprese
che stanno terminando le opere nell’ex ospedale e nell’ex arsenale.
Balducci potrebbe essere l’uomo incaricato di far evitare allo Stato
altre spese: quelle per pagare i danni.
Altre indagini sfiorano il
vertice sfumato
LA MADDALENA. L’inchiesta sul G8 parte da
un’intercettazione telefonica, ancora una volta. I Ros hanno avviato
le indagini dopo aver seguito Marco Casamonti, un giovane architetto
finito al centro dell’affaire Ligresti. Secondo la procura di
Firenze, il gruppo immobiliare (che ha una proprietà alla Maddalena,
l’ex condominio dei militari americani a Trinita, che è fuori da
ogni inchiesta) stava per ottenere dal comune il via libera a un
maxi investimento a Castello e, in questo quadro di favori,
Casamonti sarebbe stato suggerito come progettista all’imprenditore
siciliano da un ex assessore comunale.
Ma il G8 è stato sfiorato anche da un’altra inchiesta. O, meglio,
un impreditore che ha vinto un appalto, quello proprio per l’ex
ospedale militare. Nell’inchiesta Why Not, condotta dall’allora pm
Luigi De Magistris, e che aveva al centro la gestione dei fondi
pubblici in Calabria e nomi di rilievo tra gli indagati (l’ex
premier Prodi), era finito Valerio Carducci, proprietario di Giafi
spa.
Carducci era stato indagato per aver aiutato Antonio Saladino, un
imprenditore legato alla compagnia delle opere, a introdursi negli
ambienti politici romani, per ottenere favori.
Il 30 aprile scorso, la procura generale di Catanzaro, che aveva
preso l’inchiesta sottratta a De Magistris, ha chiuso le indagini,
chiedendo il rinvio a giudizio di 98 indagati. Tra di loro, però,
non compare più il nome di Carducci.
Guido Piga
No del Consiglio agli
indennizzi
CAGLIARI. «Proposte demagogiche e strumentali». Così il
centrodestra ha spiegato la bocciatura in Consiglio regionale di due
emendamenti presentati dal Pd alla legge finanziaria: il primo
prevedeva la concessione di un indennizzo di 5 milioni di euro a
favore degli operatori economici danneggiati dallo spostamento del
G8, il secondo lo stanziamento di un milione di euro per organizzare
alla Maddalena iniziative di interesse mondiale «che possano
rilanciare l’immagine della Sardegna come terra di pace e amicizia
fra i popoli».
L’aula ha respinto con il voto anche dei tre consiglieri galluresi
del Pdl presenti: Matteo Sanna, Gianfranco Bardanzellu e
Renato Lai. «Ho chiesto a Cappellacci - ricorda
Pierluigi Caria, consigliere regionale Pd - di andare alla
Maddalena, di toccare con mano il momento difficile che l’isola sta
attraversando. Per ora non ci sono risposte». L’attacco al governo
regionale sul tema del G8 e dei fondi scomparsi per la Sassari-Olbia
era stato già lanciato in aula dal capogruppo del Pd Mario Bruno.
«Basta con le promesse e le rassicurazioni della giunta Cappellacci
- ha detto durante il suo intervento in consiglio regionale -. I
sardi non si fidano più, vogliamo fatti concreti». E l’esponente del
Pd ha snocciolato le rivendicazioni: «Alla Sardegna tornino prima di
tutto i fondi per le aree sottoutilizzate e vengano ripristinati
quelli per le opere principali e collaterali del G8, esclusi dalla
Delibera Cipe del 6 marzo. Poi venga garantita la procedura
accelerata fissando tempi certi per la Sassari-Olbia-Alghero.
Vengano onorati gli impegni assunti per La Maddalena e indennizzati
gli operatori sulla base di una ricognizione dei danni subiti».
Sulla questione delle opere del G8, intervento anche del neo
presidente nazionale dell’Anci, Sergio Chiamparino. Il
sindaco di Torino scriverà oggi una lettera a Silvio Berlusconi
e al sottosegretario Gianni Letta per chiedere garanzie
precise sul completamento delle opere infrastrutturali programmate
per il vertice poi spostato all’Aquila. Intanto, i senatori sardi
Gian Piero Scanu e Francesco Sanna hanno presentato
un’interrogazione al ministro delle finanze Giulio Tremonti.
I due parlamentari, puntando l’attenzione sul decreto Abruzzo,
chiedono in sostanza tre cose: 1) Se i risparmi previsti dal Governo
nel decreto incideranno sulle anticipazioni dei fondi Fas 2007-2013
per la Sardegna, con l’effetto di impedire il completamento delle
opere previste; 2) Se Tremonti non ritenga grave che i risparmi
previsti dal decreto siano realizzati sulla pelle delle imprese
sarde; 3) Perchè l’esecutivo non ha ancora dato rassicurazioni
concrete sul necessario completamento delle opere in corso
nell’isola e non ha predisposto alcuna forma di risarcimento per gli
ingenti danni subìti dagli operatori economici sardi»
Enrico Gaviano |