G8: la verità finora nascosta: i
conti non tornano
LA MADDALENA. Il segreto di Stato, incredibilmente ancora in
piedi, ha finora oscurato troppe cose sulla preparazione del “grande
evento” che non c’è più. E allora forse è arrivato il momento di
fare un po’ di conti, di controllare la correttezza degli appalti e,
perché no? Anche di verificare la conguità delle spese e l’effettiva
disponibilità delle risorse. Per capire. Il G8 alla Maddalena era
nato come un progetto che si portava dentro una dichiarata
strumentalità politica: favorire una rivoluzione economica e sociale
nell’arcipelago dopo decenni di invadente presenza dei militari. Poi
il 23 aprile scorso, inaspettatamente, Berlusconi decide di cambiare
tutto: il G8 emigra all’Aquila, città simbolo della sofferenza dopo
il terremoto. Le motivazioni ufficiali per dire la verità, convincono poco.
Spostare il G8 dalla Maddalena in Abruzzo difficilmente può essere
infatti interpretato come un gesto politico nato dalla volontà di
esprimere solidarietà a una regione devastata dal terremoto e come
occasione strumentale per reperire risorse utili per la
ricostruzione. La solidarietà a una popolazione ferita la si
dimostra con i fatti e non con vetrine mediatiche internazionali. E
cioé la si dimostra concretamente con finanziamenti congrui e in
tempi rapidi e non complicando oggettivamente la situazione,
sovrapponendo alla sofferenza e al disagio i riti planetari del
“salotto dei potenti”.
Forse cercare di capire cosa è accaduto davvero alla Maddalena
significa anche capire la vera ragione per cui il G8 è stato
spostato in Abruzzo. Anche se poi tutti sanno bene che la vera sede
dell’evento sarà Roma. Anzi, la base dell’Aeronautica militare di
Pratica di Mare. D’altra parte, se si approfondisce la questione, si
scopre che il trasloco del G8 non è una trovata del premier, ma una
precisa richiesta del sottosegretario Guido Bertolaso. A confermarlo
è lo stesso capo della Protezione civile che, in un’intervista alla
Nuova, dice: «Sarei un ipocrita se non dicessi che ho avuto un certo
ruolo».
Importante è partire dai numeri. Prima di tutto quelli che comunica
la Protezione civile il 31 gennaio scorso sull’entità delle risorse
destinate al G8 alla Maddalena: 30 milioni di euro, previsti nella
Finanziaria 2008, per la logistica, l’accoglienza, l’ospitalità
delle delegazioni estere, le reti di comunicazione e la
realizzazione del media center; 323 milioni per gli interventi
infrastrutturali. Novanta (più dieci destinati alla portualità
sarda) sono stati stanziati con l’Ordinanza del presidente del
Consiglio dei ministri numero 3663 del 19 marzo 2008 e gli altri 233
dal decreto-legge 162 del 23 ottobre 2008.
Prima osservazione: si tratta di soldi (tutti) prelevati dal
cosiddetto fondo Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate), cioè
destinati alle Regioni. Soprattutto quelle del Mezzogiorno.
Ma torniamo ai numeri. Secondo i dati forniti dalla Protezione
civile, il totale contrattuale delle spese infrastrutturali del G8 è
di 308 milioni e 619 mila euro. A questa cifra si devono aggiungere
i rincari in corso d’opera, calcolati in 68 milioni e 881 mila euro.
Le spese totali dovrebbero perciò ammontare a circa 377 milioni e
500 mila euro.
E qui diventa subito evidente che, tra spese programmate e
disponibilità finanziarie, c’è un saldo negativo di ben 54 milioni e
500 mila euro. Cifra comunque solo indicativa, perché il disavanzo
sarebbe in realtà molto maggiore. Per esempio, per la
caratterizzazione e la bonifica dell’area dell’Arsenale della
Marina, era prevista una spesa di 5 milioni e 500 mila euro, mentre
il costo reale sembra abbia sfondato addirittura il tetto dei 30
milioni. Anche se poi si volesse inserire in questo capitolo di
bilancio la voce «logistica per la bonifica e smaltimento merci e
rifiuti» (18 milioni e 640 mila euro), si sarebbe sempre un quinto
oltre il tetto di spesa previsto. Per non parlare poi dell’ex
ospedale militare, riconvertito in un hotel a cinque stelle: da una
previsione di spesa di 60 milioni di euro si è saliti a 73 milioni.
Lo “sforamento” delle spese rispetto al budget, d’altra parte, è
ammesso dalla stessa Protezione civile: «L’insieme delle strutture
realizzate alla Maddalena farà registrare a saldo importi superiori
ai 300 milioni di euro inizialmente previsti, che costituiscono la
dotazione lasciata in eredità all’isola dal progetto G8».
Dunque, prima conclusione: le risorse per completare i lavori alla
Maddalena erano di molto inferiori a quanto programmato ed è perciò
verosimile che il “vertice dei grandi” sia stato spostato proprio
per l’impossibilità di concludere i lavori progettati per l’evento.
Non tanto una questione di tempi, perciò, ma di soldi.
Importante analizzare un particolare che compare nella tabella
delle spese, diffusa recentemente dalla Protezione civile. C’è
infatti una voce con la quale si cerca di contenere quasi tutto il
disavanzo contabile ufficiale: 50 milioni di euro. Si tratta di una
cifra calcolata dal Consiglio superiore dei Lavori pubblici che
riduce il saldo negativo dell’intervento a “soli” 4 milioni e 500
mila euro.
Ma qui è importante fare molta attenzione alle date. Dunque, il
quadro di spesa viene diffuso solo ai primi di maggio e cioè subito
dopo la pubblicazione del decreto-legge numero 39 del 28 aprile
2009, intitolato «Interventi urgenti in favore delle popolazioni
colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di
aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile».
Cosa è accaduto allora? Semplicemente questo: i 50 milioni di euro
che compaiono nella tabella della Protezione civile e rendono in
qualche modo “accettabili” le perdite, sono un trucco contabile
inventato a posteriori. Se si analizza l’articolo 17 del
decreto-legge 39, infatti, si scopre che il governo “taglia” sui
compensi dovuti alle imprese. Infatti si legge: «Fatta salva la
puntuale verifica delle quantità effettivamente realizzate per
ciascuna categoria di lavori, servizi e forniture, i rapporti
giuridici sorti (...) sono rinegoziati, fatto salvo il diritto di
recesso dell’appaltatore». Per questo motivo, «non sono più dovute,
ove previste, le percentuali di corrispettivo riconosciute agli
appaltatori a titolo di maggiorazione per le lavorazioni eseguite su
più turni e di premio di produzione, sui lavori contabilizzati a
decorrere dal 1º marzo 2009». Una norma retroattiva, quindi.
Non basta. Per le imprese che non hanno chiesto maggiorazioni, c’è
solo un mese di tempo per rinegoziare il contratto. E nel caso non
si dovesse raggiungere un accordo, «i corrispettivi dovuti per le
prestazioni di opera professionale (...) sono ridotti del 50 per
cento rispetto al compenso originariamente pattuito».
Quelle che vengono chiamate nel documento della Protezione civile
«economie programmate», altro non sono dunque che una drastica
sforbiciata dell’ultimora, inserita nel decreto legge per il
terremoto dell’Aquila. Una pezza che comunque non basta per
nascondere la verità raccontata dai numeri.
Ma andando a scavare più in profondità, si scopre anche che, almeno
fino al 3 aprile scorso, il Governo non aveva ancora speso un
centesimo per il G8. Il paradosso è infatti che esiste una
contabilità virtuale perché non c’è (o almeno fino a poche settimane
fa non c’era) una disponibilità di cassa. Perché, dopo avere
“scippato” nel novembre scorso i 522 milioni per le opere
collaterali (come la strada Sassari-Olbia), il ministero dello
Sviluppo Economiconon ha versato i 233 milioni di euro per il G8,
previsti dal decreto 162, nella contabilità speciale numero 5123,
intestata al «soggetto attuatore», cioè la Protezione civile.
Finora, quindi, si è andati avanti con anticipazioni di cassa della
struttura guidata da Bertolaso. E, di conseguenza, anche con
anticipazioni alle imprese. Si tratta perciò di vedere quanto
realmente hanno incassato finora le imprese che hanno vinto gli
appalti e quelle in subappalto. Secondo indiscrezioni di
Confindustria, due mesi fa le anticipazioni oscillavano tra il 25% e
il 35%.
Non trovano un riscontro, infine, le affermazioni di Berlusconi sui
risparmi che si avrebbero con il trasferimento del G8 all’Aquila:
118 milioni per la sicurezza più 225 milioni che non si capisce da
dove saltino fuori. Non ne esiste infatti traccia da alcuna parte. A
meno che non si tratti della differenza tra quanto anticipato alle
imprese e quanto è loro dovuto. Ma questo significherebbe solo una
cosa: il premier alla Maddalena non vuole saldare i conti...
Tagliato il 20 per cento alle
aziende
LA MADDALENA. I soldi del G8 non ci sono più, le imprese sono
state messe ieri davanti al fatto compiuto: possono continuare i
lavori alla Maddalena, ma avranno il 20 per cento in meno di quello
che spettava loro, altrimenti possono bloccare tutto. E’ una
situazione ai limiti dell’incredibile: nelle stesse ore in cui il
governatore Cappellacci rassicurava in consiglio regionale
(«finiremo tutto»), alla Maddalena la struttura di missione del G8
convocava le aziende per comunicare loro che, decreto alla mano,
avrebbe fatto i tagli. Gli avvocati preparano già le cause contro lo
Stato. La notizia è stata data alla “Nuova” da alcuni imprenditori che
avevano vinto le gare per i lavori del G8 alla Maddalena. I fatti
sono questi.
La struttura di missione, il braccio operativo del commmissario del
G8 Guido Bertolaso, ha convocato le imprese, nella propria sede
della Maddalena. Non c’era il soggetto attuatore, Gianmichele Calvi,
il numero 2 di Bertolaso, ma c’erano tutti gli alti dirigenti della
struttura.
Non ci sono stati convenevoli: alle imprese è stato presentato il
decreto Abruzzo, approvato dal governo Berlusconi il 23 aprile,
quello con cui è stato spostato il G8 dalla Maddalena all’Aquila. E’
legge dello Stato, in attesa della conversione in parlamento (la
discussione in Senato comincerà la prossima settimana). E, quindi,
produce i suoi effetti. Soprattutto quello peggiore per La Maddalena
e la Sardegna: il taglio delle risorse finanziarie - messe dalla
Regione - per l’avvio e il completamento delle opere per il G8
dentro l’ex arsenale e l’ex ospedale militare.
Il decreto rivede al ribasso i contratti. Ciò che inizialmente era
stato stabilito, non verrà più dato alle imprese. Perché il vertice
non si terrà più alla Maddalena, e quindi non c’è più l’urgenza di
chiudere i cantieri, con i relativi premi di produzione. Il decreto
è anche retroattivo: non verranno pagati i tre turni fatti dalle
imprese a marzo e aprile.
Che cosa significa? Che alle imprese verrà - secondo il calcolo
fatto dalla struttura di missione - tagliato il 20 per cento di ciò
che spettava loro. Un’azienda, per esempio, avrà 4 milioni in meno,
ma dovrà comunque finire i lavori - entro il 30 maggio - come se
incassasse il 100 per cento.
E’ la dura legge. Le aziende hanno due possibilità, ora. Accettano
i tagli e completano le opere. Non li accettano e bloccano i
cantieri, facendo causa allo Stato (possono appellarsi alla clausola
arbitrale contenuta nei contratti).
Nel primo caso, c’è il rischio che a pagare siano le aziende sarde
che hanno avuto i subappalti, perché devono prendere i soldi
direttamente dalle capogruppo, non dallo Stato. A rischio anche i
fornitori.
Un imprenditore si chiede: «Senza i soldi previsti, come facciamo a
pagare le spese comunque sostenute?» In questo caso, per evitare
delle incompiute, dovrà essere la Regione a spendere altri soldi.
Proprio come indica l’emendamento al decreto Abruzzo presentato dal
governo giusto avant’ieri. Una decisione contro cui è insorto il
centrosinistra sardo.
Nel secondo caso, sono a rischio i risparmi che il governo pensava
di realizzare con lo spostamento del G8. I soldi, milioni di euro,
dovevano andare a Tremonti e poi, sempre per effetto
dell’emendamento del governo, sono stati dirottati in Abruzzo. Ma se
le aziende dovessero fare causa, lo Stato rischia di dover pagare
delle penali altissime. Anche per questo la struttura di missione si
è presa altre 24 ore di tempo, prima dell’ultimo atto.
Piero Mannironi
Il Bancomat del Cavaliere
Ormai lo chiamano il “bancomat” del Cavaliere. Il Fas, Fondo per le
aree sottoutilizzate, è infatti diventato una sorta di pozzo senza
fondo dal quale il governo attinge per risolvere tutti i suoi
problemi. Un esempio: da qui sono arrivati gli 8 miliardi per il
fondo sociale per l’occupazione e la formazione. Poco importa, poi,
se il Fas, secondo la legge che lo istituito (la 289 del 2002) è lo
strumento di finanziamento - con risorse aggiuntive nazionali -
delle politiche di sviluppo per le aree sottoutilizzate del Paese.
Cioè il Mezzogiorno.
La legge Finanziaria del 2007 ha previsto una dotazione del fondo,
con riferimento al periodo 2007-2013, pari a 63,3 miliardi di euro.
Ebbene, 10,5 miliardi sono stati già dirottati verso altri lidi,
cioè utilizzati per destinazioni diverse da quelle per i quali il
Fas è stato creato. Anche il Fondo strategico per il Paese a
sostegno dell’economia reale (dotazione di 9 miliardi), deriva
esclusivamente dal Fas. Una centralizzazione di risorse che non si
traduce in un vero programma di misure anti-crisi, ma che, come
effetto, ha sospeso interventi già programmati dal ministero per lo
Sviluppo economico. I più importanti? Due miliardi per il recupero
dei siti industriali inquinati e 1,8 per i nuovi contratti di
sviluppo per il Mezzogiorno.
I sospetti sull’Anemone srl
La magistratura ha cominciato a interessarsi agli appalti per il G8
alla Maddalena, finora “blindati” dal segreto di Stato. C’è infatti
qualcosa che non va. Prima di tutto che due tra gli appalti più
ricchi, quello del centro conferenze e il secondo albergo nell’area
dell’Arsenale (per un totale di 117 milioni di euro) siano andati
all’Anemone costruzioni srl di Grottaferrata. Una società che
dichiara solo 26 dipendenti. L’Anemone srl è un po’ l’«asso
pigliatutto» nei lavori commissionati con procedura d’urgenza dalla
Protezione civile, cioè senza appalti. Ha infatti un ruolo di primo
piano anche per i lavori per i Campionati del mondo di nuoto.
Un’inchiesta del settimanale l’Espresso ha recentemente scoperto un
legame tra l’Anemone Costruzioni srl e Angelo Balducci, braccio
operativo nei grandi appalti della Protezione civile e, su proposta
del ministro Matteoli, oggi presidente del Consiglio superiore dei
Lavori pubblici. La moglie di Balducci, infatti, è socia di una
certa Vanessa Pascucci nella società Erretifilm. E la Pascucci è a
sua volta proprietaria del 70% della Redim 2002 che controlla il 30%
della Arsenale scarl e il 70% della Minerva società consortile,
partecipata dell’Anemone costruzioni srl.
Cappellacci: «La Sardegna non
perderà nemmeno un euro»
CAGLIARI. «Le opere del G8 saranno realizzate, la Sardegna non
perderà neppure un euro». Parola di Ugo Cappellacci. Ma il
centrosinistra, che aveva provocato il dibattito in Consiglio
regionale dopo lo spostamento del summit in Abruzzo, non si fida
delle nuovi rassicurazioni del presidente della giunta soprattutto
perché non si fida delle reali intenzioni del governo di Silvio
Berlusconi. Contro il quale si è scagliato l’ex governatore Renato
Soru. Su un punto si è fatta chiarezza: la provenienza dei fondi per
il «grande evento» maddalenino: al 90 per cento sono della Regione. Presenti il sindaco e una delegazione di imprenditori di La
Maddalena, preoccupati soprattutto del completamento dei lavori e
delle prospettive economiche future, il Consiglio regionale ha
discusso essenzialmente di due problemi: uno è lo «scippo» del G8,
l’altro è lo «scippo» delle risorse finanziarie. primo punto le
divergenze politiche tra maggioranza e opposizioni sono rimaste
inalterate, sul secondo le distanze sono diminuite. Cosa che però
non ha consentito un accordo nella votazione finale: la mozione di
tutto il centrosinistra è stata bocciata.
Sul primo punto, il trasloco in Abruzzo, il conflitto è radicale,
come hanno confermato gli interventi di Cappellacci e di Soru. L’ex
governatore si è scagliato soprattutto contro Berlusconi parlando di
«sberleffi alla Sardegna», di «mani in tasca ai sardi», di «disastri
per l’isola». Soru ha accusato il premier di non aver mai creduto
nel G8 a La Maddalena e ha detto di non credere che abbia spostato
il summit per solidarietà nei confronti dell’Abruzzo. Cappellacci,
dal canto suo, ha detto che il G8 non sarebbe stato comunque
decisivo per il rilancio di La Maddalena: «Nessuno - ha detto -
ricorda le altre sedi del G8 nel mondo». Piuttosto, ha affermato,
«il problema mai affrontato è il futuro dell’arcipelago, il G8 era
domani, e dopo? Di questo dobbiamo discutere dato che le opere e i
finanziamenti sono confermati».
Il lungo dibattito con decine di interventi non ha consentito di
arrivare a una sintesi, essendo smisurata in partenza la distanza
politica tra i due schieramenti.
Sul secondo punto al centro del dibattito di ieri, i soldi di cui
riferiamo a fianco in questa pagina, le posizioni si sono invece
leggermente avvicinate («sui dati concordiamo col presidente», ha
detto il capogruppo del Pd, Mario Bruno) in quanto è stato chiarito
che il 90 per cento sono della Regione, anche se il centrosinistra
ha messo in evidenza i rischi che alla fine il governo possa davvero
utilizzare altrove i fondi Fas: momentaneamente, ha detto
Cappellacci, sono stati «stornati» assieme all’intera quota
nazionale per essere «riprogrammati». Cappellacci ha insistito
intervenendo tre volte nel dibattito, anche con brevi interruzioni:
«Sono fondi della Regione, nessuno ce li può portare via». Su questo
tema il centrosinistra si è limitatoa a prendere atto delle
rassicurazioni, ha espresso dubbi sul fatto che Berlusconi e
Tremonti vogliano usare i fondi Fas come un bancomat per finanziare
altre operazioni e ha mostrato preoccupazione sulla durata dei
lavori per completare le opere. Argomento, quest’ultimo, sul quale
Cappellacci non ha potuto fornire rassicurazioni (date certe non ce
ne sarebbero) anche se ha sottolineato che nell’ultimo decreto del
governo è stato introdotto l’emendamento che consente di continuare
a usare le procedure semplificate del G8 per le opere già
programmate e che consente alla Regione e agli enti locali di usare
le stesse procedure anche per eventuali opere aggiuntive.
Posizione leggermente avvicinate, ma sempre con robusti scontri
dialettici. Ad esempio, il chiarimento sulla provenienza sarda dei
fondi per il G8 ha scatenato la polemica del Psd’Az, che con Giacomo
Sanna ha accusato Soru di aver fatto finanziare alla Regione e non
allo Stato gli investimenti per rilanciare l’economia di La
Maddalena dopo l’addio della base Usa. E con i soldi dei sardi, ha
aggiunto, «è stato finanziato anche l’albergo della Marcegaglia».
Critiche anche dal capogruppo del Pdl, Mario Diana, per questo
miliardo di euro di fondi regionali utilizzato per le infrastrutture
del G8: «Giusto sostenere quell’area dell’isola, ma gli altri
territori?».
La seduta del Consiglio ha avuto un’eco in Parlamento. Il senatore
Giampiero Scanu ha dichiarato attaccato Cappellacci: «E’
un’autentica provocazione affermare che nessuno scippo è stato
consumato ai danni della Sardegna». E ha aggiunto: «Appare aberrante
- dopo le passerelle elettorali consumate con inaudita ipocrisia
affermare che il G8 non avrebbe costituito la risposta giusta nei
confronti dell’arcipelago maddalenino, che per oltre 30 anni ha
servito gli interessi internazionali».
Il 90 per cento dei fondi sempre
stati a carico dell’isola
CAGLIARI. Il 90 per cento dei fondi per il G8 a La Maddalena
è sempre stato a carico della Sardegna secondo gli accordi raggiunti
e confermati dalla giunta di Renato Soru con i governi di Romano
Prodi (prima) e di Silvio Berlusconi (poi): tra fondi propri della
Regione e fondi Fas (comunque attribuiti all’isola secondo il
parametro del 12,6 per cento sul complessivo nazionale) si arriva
alla cifra di 907 milioni di euro su un totale di 1 miliardo e 19
milioni di euro.
I dati sono stati forniti ieri dal presidente della Regione, Ugo
Cappellacci, al Consiglio regionale. Gli stanziamenti sono divisi
tra opere dirette e opere collaterali. Ecco il dettaglio. Opere dirette: 308 milioni
Per le opere previste per il G8 vero e proprio (le infrastrutture a
La Maddalena) il governo Prodi aveva immediatamente stanziato 100
milioni di euro: fondi Fas individuati in parte (30 milioni) da
economie realizzate dalla stessa Regione e in parte (70) dal premio
che alla Sardegna era stato assegnato sui progetti innovativi (soldi
che altre Regioni non erano riuscite a usare). Altri 112 milioni
sono stati prelevati da fondi Cipe che la Regione (tra il 2000 e il
2006) aveva perso per non averli spesi in tempo (sono stati così
restituiti alla Sardegna). Altri 96 milioni (fondi Fas per gli «attratori
culturali») fanno arrivare il totale a 308 milioni di euro. Opere indirette: 711 milioni
Per le cosiddette opere collaterali (prime fra tutte la strada
Sassari-Olbia) sono stati stanziati 189 milioni di fondi propri
della Regione e 522 milioni di fondi Fas: per il raddoppio della
Sassari-Olbia era stato proprio Soru a proporre al governo di
utilizzare i fondi Fas, comunque destinati alla Sardegna, per avere
le procedure semplificate del G8 (confermate dall’ultimo decreto)
per realizzare l’infrastruttura in tempi rapidi. Tra le opere
indirette la Regione (col nuovo decreto) potrà inserire altre opere,
ma finanziandole in proprio.