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MARTEDÌ, 02 GIUGNO 2009
Cantieri G8: tutto pronto, ma non
per i turisti
LA MADDALENA. Le opere sono finite, ok, e gli operai sono al
lavoro soltanto per posare i pavimenti, installare le luci, fissare
le porte, stendere l’asfalto. La struttura di Guido Bertolaso, il
progettista Stefano Boeri, le imprese che hanno vinto gli appalti
del G8, per 183 milioni, hanno portato a termine la missione in
tempo: l’ex arsenale è stato riconvertito, al posto delle caserme ci
sono un hotel e le aree congressuali, per un totale di 227mila metri
cubi (più 7mila realizzabili). Ma, contrariamente a quanto sostenuto
da Berlusconi, perché il polo turistico possa funzionare ci vorrà
ancora un anno di interventi, quelli necessari al gruppo Marcegaglia
per arredare le strutture, metterci il verde intorno e rendere il
porto accessibile.
Partita G8: 1-1. Fossimo Berlusconi, potremmo usare una
metafora calcistica: la partita del G8, almeno per i tempi di
realizzazione delle opere, è finita 1-1. E’ vero che il cantiere
dell’ex arsenale è chiuso. Ma è altrettanto vero che l’area non può
essere completamente utilizzata: né per dormirci, né per tenerci un
congresso né per attraccarci la barca. Operazioni che saranno
possibili - secondo una stima del gruppo Marcegaglia, chiamato a
terminare gli interventi - ad aprile del 2010. Dentro le strutture
alberghiere e congressuali mancano gli arredi: dovevano essere
sistemati per il 20 giugno, in vista del G8 di luglio, ma lo
slittamento del vertice ha comportato anche quello delle scadenze.
Discorso diverso per il porto: l’operatività per il G8,
«limitatamente alle esigenze di attracco e ormeggio», doveva essere
garantita entro il 30 maggio. Per il pieno funzionamento («finitura
delle strutture, capienza delle imbarcazioni, modalità di
gestione»), se ne sarebbe parlato dopo il G8. La tabella di marcia è
fissata nel capitolato del bando di gara.
Tempi rispettati. L’impegno preso da Guido Bertolaso,
commissario del G8, da Stefano Boeri, l’architetto che l’ha
ridisegnato, e dalle aziende che l’hanno materialmente modificato
(Nuove Infrastrutture srl, Anenome srl, Fincosit-Pietro Cidonio spa,
Imac spa), è stato mantenuto: le opere sono state terminate secondo
i tempi stabiliti. Inizialmente, la data di consegna era quella del
31 maggio. Successivamente, con il trasferimento del G8 dalla
Maddalena all’Aquila, è stata prorogata al 15 giugno, quindici
giorni in più che giustificano la presenza, ieri, degli operai
dentro l’ex arsenale. Dunque, il presidente del consiglio può
legittamente dire, come ha fatto a Bari domenica scorsa, che «sono
stati ultimati i lavori per il più grande centro congressi del
Mediterraneo». Il che conferma che il G8 avrebbe potuto tenersi
benissimo alla Maddalena, e che la decisione di trasferirlo, presa a
sorpresa da Berlusconi il 23 aprile scorso, è solo, esclusivamente
“politica”.
Dalle caserme agli hotel. La riconversione è stata compiuta:
l’ex arsenale, 155mila quadri, 4 chilometri di perimetro, non ha più
caserme, ma un albergo, due centri congressi, un centro commerciale,
un’area per la nautica e una banchina di 2 chilometri. Volumetria
complessiva: 227 mila metri cubi.
L’hotel sarà un 5 stelle, per un’estensione di 13mila metri quadri.
Ha 98 camere (di cui due suite che erano destinate a Obama), una Spa,
un ristorante, una piscina. E alcune aree arredate da Antonio Marras:
il pavimento della hall, il biglietto da visita, richiama
(rielaborati) i disegni dei tappeti sardi. Il palazzo delle
conferenze - la struttura sospesa sull’acqua per 15 metri, il
capolavoro di Boeri - si sviluppa su 2.200 metri quadri, e servirà
per i vertici internazionali. L’area dei delegati - 8200 metri
quadri accanto al palazzo delle conferenze - avrà un destino
commerciale (negozi) ma anche culturale (una scuola di vela). Per i
congressi dai grandi numeri, da mille e più posti a sedere, ci sono
i 900 metri quadri dell’ex officina motoristi, a un passo
dall’hotel. Per la nautica, sul lato est del porto, c’è un capannone
(doveva essere il media center del G8) di 7mila metri quadri
coperti, più 30mila esterni. Un’area su cui, per via dei conteggi
del piano paesaggistico, potranno essere realizzati altri 7mila
metri cubi, soprattutto per ospitare i maxi-yacht. Il porto ospiterà
600 barche.
Un anno di lavori. Il gruppo Marcegaglia sta facendo i
collaudi e i calcoli: per terminare le opere, giudicate dalla
società di «ottima qualità», serviranno 40 milioni di euro e almeno
un anno di tempo. Il lancio del complesso turistico avverrà, secondo
le stime, il prossimo aprile. Il piano era questo anche prima dello
spostamento del G8: apertura per il vertice, poi chiusura per lavori
e piena operatività per l’estate del 2010. Ma questa tabella, di
fatto, esclude la possibilità di di ospitare subito «8 grandi
manifestazioni internazionali», come annunciato da Berlusconi.
Niente illusioni, festa rimandata d’un anno.
Guido Piga
«Il vertice si poteva tenere qui»
LA MADDALENA. La sua personale sfida l’ha vinta: in poco più di
un anno ha ridisegnato un’area militare e l’ha trasformata in un
complesso turistico unico nel Mediterraneo. Ora Stefano Boeri, uno
dei migliori architetti d’Italia e d’Europa, vuole vincere anche
l’altra, più difficile: quella di vedere la sua architettura - un
mix tra innovazione e rispetto di quello che c’era e soprattutto di
quello che c’è, il paesaggio - far decollare La Maddalena come
alternativa alla Costa Smeralda. «Le opere sono completate e quindi
il G8 poteva tenersi qui - spiega Boeri -. Ma l’eredità che lascia
questo progetto, anche senza vertice, è straordinaria».
Boeri non ha mai preso posizione pubblicamente, durante l’anno
di lavori alla Maddalena. Non l’ha fatto neanche dopo lo spostamento
del vertice all’Aquila. Ora, a cantieri chiusi, spiega qual è la
filosofia che l’ha mosso nella riconversione dell’ex arsenale e
quali sono le prospettive economiche dell’area. «Io ho fatto quello
che dovevo - spiega Boeri -. Ho consegnato, insieme alle imprese che
le hanno realizzate, le opere entro la data stabilita. Questo vuole
dire che il G8 si sarebbe potuto tenere alla Maddalena, e che il
trasferimento non è stato determinato dai presunti ritardi».
D’accordo, su questo non ci sono più dubbi. Un passo indietro, ora.
Come definire l’architettura della riconversione? «La chiamerei
minimalismo mediterraneo - dice -. Dico così perché, nel mio lavoro,
ho pensato solo a una cosa: a fare il meno possibile, per esempio
niente torri, perché la meraviglia della Maddalena, e dell’ex
arsenale in particolare, è il paesaggio. Per questo, tecnicamente,
ho fatto in modo che le strutture fossero al riparo dal maestrale e
dal ponente, i venti dominanti. Ma ho fatto anche in modo che,
soprattutto dal palazzo delle conferenze, si potesse ammirare lo
straordinario paesaggio. L’ingresso dà a sud-est, in asse con la
casa di Garibaldi a Caprera. Sullo sfondo c’è il mare, Santo
Stefano, in lontanza San Pantaleo». C’è di più, ovviamente: c’è una
parte della struttura sospesa sull’acqua per 15 metri (18 nel punto
massimo), con un oblò che permette di osservare il fondale
chiarissimo, e un’ampia vetrata.
Il minimo indispensabile è anche la scelta di costruzioni «basse,
con una struttura regolare, squadrata, per rispettare l’architettura
preesistente, militare. Anche le innovazioni, come nel caso
dell’area dei delegati, si integrano con quello che c’era: le volte
in mattoni sono rimaste, e le ho messe in evidenza». Nei suoi
progetti, lui che conosce La Maddalena da bambino, c’è poi molta
Sardegna. «Ho utilizzato il granito e il basalto dell’isola, solo il
marmo di Carrara per il pavimento del palazzo delle conferenze, è
spesso solo 5 millimetri, è utilissimo per dividere quegli spazi».
Nella hall dell’albergo c’è il pavimento fatto da Antonio Marras,
che richiama i disegni dei tappeti tradizionali sardi.
E, secondo lo spirito del G8, che doveva essere ecosostenibile,
tutte le strutture sono a impatto zero. «I tetti dell’area delegati
e dell’albergo hanno i pannelli fotovoltaici, per produrre energia
sufficiente per tutto l’ex arsenale e per condizionare l’aria».
Questo è quello che c’è, ora bisogna pensare a quello che sarà. Il
futuro è nelle mani del gruppo Marcegaglia, ma Boeri, ovviamente,
vuole difendere la sua impostazione, la sua visione. «Io penso che
l’ex arsenale, con il quartiere di Moneta alle spalle, con 6mila
abitanti, possa diventare il secondo centro della Maddalena - dice
l’architetto -. Non in concorrenza con il porto di Cala Gavetta, ma
come alternativa alla Costa Smeralda. Dietro l’arsenale c’è una
città, La Maddalena, che vive tutto l’anno, che può per tutto l’anno
essere vissuta, e non solo nei mesi estivi. E’ un posto unico: si
può arrivare con la barca e, con due passi, essere dentro l’hotel.
Questa è la sfida più affascinante che ci attende: creare un nuovo,
sostenibile turismo».
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