LA MADDALENA. Questa volta la massima politica, secondo la
quale l’astensione alle elezioni punisce chi governa, non ha bisogno
di dimostrazioni. Insomma, non c’è alcun bisogno di elaborare ardite
formule dialettiche o costruire teoremi comparativi per dimostrare
cosa i numeri disegnano nella geometria della politica. Per capire
le ragioni della vittoria schiacciante del partito del “non voto”
alla Maddalena, con l’incredibile percentuale del 67,3%, basta
infatti semplicemente ascoltare. Ascoltare cosa dice il mondo della
politica, ma anche e soprattutto cosa dicono quelli del commercio,
del turismo e dei giovani. Pur con sfumature diverse, tutti parlano
la stessa lingua, dicono le stesse cose e soprattutto denunciano la
stessa delusione.
E si scopre così che il voto del centrosinistra e il non voto,
soprattutto del centrodestra, trovano una convergenza nella sostanza
profonda. Sono infatti scelte di protesta aperta: contro le
decisioni del governo che hanno brutalmente liquidato il futuro
possibile della Maddalena, dopo una breve ed euforica stagione di
speranze, e contro una Regione che sembra essere svanita da quando
l’inquilino di Viale Trento è quell’Ugo Cappellacci che invitava la
Sardegna a sorridere.
Ebbene, sono i numeri a delineare con impietosa chiarezza come, in
appena tre mesi, si sia liquefatto il consenso che Berlusconi aveva
capitalizzato alle Regionali: il Popolo della libertà ha incamerato
appena 882 voti. Ma c’è perfino l’umiliazione per il Cavaliere che,
nei consensi personali, si è visto superare dalla giovane
democratica Francesca Barracciu: 537 voti contro 447.
Alla Maddalena nessuno ha accusato il governo per il trasferimento
del G8 all’Aquila. Almeno non apertamente. Una questione di
diplomazia, ma soprattutto di delicatezza verso gli abruzzesi ancora
prigionieri nell’inferno del terremoto. Ma nessuno, da destra a
sinistra, alla Maddalena capisce il perchè di una scelta che
sicuramente non aiuta gli aquilani, ma certamente mette in ginocchio
i maddalenini.
IL CUORE DEL MALESSERE. E proprio sulla “partita G8”,
piattaforma formidabile per una trasformazione di sistema
nell’arcipelago, si condensa e si coaugula il malessere dei
maddalenini. Partita la Us Navy, si imponeva un’idea forte per
riconvertire l’economia maddalenina. Per l’ex governatore Renato
Soru e l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi la strada era
quella di puntare su un turismo ecosostenibile. E il G8 diventava
così un’opportunità, un’occasione strategica, per mettere in moto il
complesso processo di cambiamento. Un mix di interventi strutturali
diretti e indiretti rispetto all’evento, che avrebbe dovuto correre
sui binari delle procedure speciali. Insomma, una pioggia di quasi
un miliardo di euro sul nord Sardegna e infine la promozione
planetaria della Maddalena nei giorni in cui i «grandi della terra»
si sarebbero riuniti tra i magici graniti e il mare di smeraldo
dell’arcipelago.
Pur con qualche mugugno e qualche incomprensione, il progetto aveva
cominciato a camminare, fino a convincere progressivamente tutti che
un futuro senza le stellette era non solo possibile, ma addirittura
potevani aprirsi immense possibilità per una nuova stagione di
benessere. Poi, silenziosamente, nell’autunno dello scorso anno si è
messo in moto il processo di scarnificazione delle risorse (quasi
tutti fondi Fas, è bene ricordarlo) da parte di un governo che, pur
confermando l’impegno sulla Maddalena, faceva filtrare messaggi di
un possibile disimpegno. A più riprese, infatti, Berlusconi ha
parlato di sedi alternative per il G8, come Napoli e Cernobbio. Ma
sembrava impossibile che, dopo avere investito tanto in termini di
risorse e di immagine, il governo potesse abbandonare l’arcipelago.
D’altra parte, c’era anche una sorta di debito istituzionale, di
risarcimento, nei confronti della comunità maddalenina che tanto ha
fatto per lo Stato, ospitando la Marina italiana e quella
statunitense.
E invece, dopo lo scippo dei finanziamenti per le cosiddette opere
collaterali (come i 470 milioni della nuova Sassari-Olbia), ecco la
doccia fredda del trasferimento dell’evento all’Aquila. Scelta ad
effetto, molto di immagine, ma nella pratica davvero
incomprensibile.
Per La Maddalena è stato uno choc, quasi un terremoto economico e
sociale. L’arcipelago, infatti, da sempre crocevia della storia,
sembrava ancora una volta condannato a un destino di subordinazione,
incapace di tradurre in ricchezza il suo immenso patrimonio
naturale. Allo sgomento è seguita una rabbia sorda, che si è
progressivamente alimentata con il silenzio della Regione e con i
proclami sempre meno credibili del premier.
A Cappellacci i maddalenini hanno chiesto rassicurazioni, un
supporto della Regione per compensare quanto la ritirata del governo
avrebbe fatalmente lasciato incompiuto. Ma Cappellacci, che a fine
aprile ha trovato il tempo per partecipare al Wine Festival a Porto
Cervo, non ha ancora trovato un minuto per andare nell’arcipelago ed
esercitare quanto il suo ruolo istituzionale gli impone. Soprattutto
dopo il “tradimento” di Berlusconi e della sua discutibile trovata
mediatica di fare degli aquilani le comparse di una compassionevole
commedia del dolore, che dovrà fare da sfondo al meeting degli otto
grandi della Terra.
IL GOVERNATORE TACE. La delusione maggiore è stata di chi
dal governo regionale attendeva segnali di rassicurazione e di
capacità di mediazione politica con il «governo amico» di Roma. E’
soprattutto l’area di centrodestra che, al silenzio di Cappellacci,
ha risposto con il silenzio dell’urna. La conferma arriva da
Giovanni Deleuchi, per anni giovane leader di An e combattivo
protagonista della vita politica maddalenina. «Abbiamo fatto una
vera e propria campagna per l’astensione - dice -, attivando tutti i
mezzi a nostra disposizione. Anche la rete, con Facebook. E’ stato
il nostro modo di manifestare il malessere per l’incredibile assenza
della Regione in questo momento critico per la vita maddalenina».
La concretezza dei problemi e l’amarezza per un’illusione che
rischia di sfuggire, sono stati un collante formidabile. Sono state
così superate storiche barriere politiche e ha prevalso il senso di
appartenenza alla comunità. E infatti Deleuchi dice: «Ero anche io
in piazza, ai primi di maggio, insieme a centinaia di maddalenini
che rivendicavano il proprio diritto ad avere un futuro migliore.
Ciò che ci univa era proprio l’essere maddalenini».
TRADIMENTO POLITICO. Toni e parole diverse, ma analisi
identica quella dell’assessore provinciale all’Ambiente, il
democratico Pierfranco Zanchetta. «L’assenza della Regione nella
crisi di queste settimane - dice - ha condizionato in modo
determinante il voto delle europee. La Maddalena, negli anni scorsi,
aveva trovato un dimensione politica nazionale, finendo, con tutto
il carico dei suoi problemi, sul tavolo del governo. Era stata la
forte battaglia rivendicativa della Regione che aveva contribuito a
costruire un progetto per il futuro dell’arcipelago. La lontananza
dai problemi reali da parte di questa gestione politica della
Regione ha vanificato un patrimonio di conquiste, una grande
credibilità costruita negli anni. Ed eccolo qui il risultato, chiaro
e forte: l’astensione dal voto è una protesta contro Berlusconi e
Cappellacci. Se Cappellacci l’ha capito, si faccia vivo e
contribuisca a risolvere i problemi della Maddalena.
Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco Angelo Comiti:
«L’astensione è la voce della rabbia, dell’amarezza, della
delusione. E’ una risposta politica a chi sfugge al suo dovere
politico e istituzionale di dare risposte. Trovo semplicemente
incredibile che, in questa situazione di grande incertezza, il
presidente della Regione Ugo Cappellacci non abbia sentito
l’esigenza di venire qui da noi. Per sentire le nostre ragioni, per
cercare una soluzione insieme a noi. E invece, niente. Il non voto è
stato soprattutto contro di lui».
IL SINDACO: UN GIUDIZIO SEVERO
Angelo Comiti «L’astensione alle europee è il segno eloquente di un malessere
diffuso tra la popolazione maddalenina che si è sentita tradita con
lo “scippo” del G8 e poi dall’assenza della Regione. Il
centrosinistra ha protestato con il voto, il centrodestra con
l’astensione».
L’ASSESSORE
Pierfranco Zanchetta «La Regione, negli anni scorsi, è stata determinante per
costruire un progetto alternativo all’economia assistita cresciuta
all’ombra degli americani. Ora, la Regione guidata da Cappellacci,
con il suo silenzio, è complice del temuto naufragio di quel
progetto».
IL DELUSO Giovanni Deleuchi «Abbiamo diffuso l’appello al non voto per manifestare la nostra
rabbia e la nostra delusione davanti al disimpegno della Regione
rispetto ai problemi della città. Il presidente Cappellacci non si è
mai visto nell’arcipelago, un’assenza politicamente grave».
La rabbia di albergatori e
ristoratori
LA MADDALENA. Le promesse di Berlusconi si sono
afflosciate come un soufflè, lasciando la città in una situazione di
incertezza e di inquietudine. Per ristoratori, albergatori e
commercianti questi sono giorni di crisi drammatica. Hanno infatti
creduto alla grande trasformazione economica, promossa e spinta dal
G8, e hanno investito in idee e, soprattutto, in risorse. E ora
navigano in un clima di grande incertezza, mentre da Roma e da
Cagliari continuano ad arrivare ancora promesse: «i lavori per il G8
saranno conclusi», dice Berlusconi; e Cappellacci aggiunge che
«tutto sarà finito entro due settimane».
E’ difficile davvero credere ancora alle promesse. Soprattutto
quando sono contraddette dall’evidenza dei fatti.
Piero Dessena gestisce l’albergo Le Nereidi, che un tempo ospitava
il personale militare della Us Navy. La struttura è stata
completamente ristrutturata e resa funzionale rispetto alle nuove
esigenze della domanda turistica. «Abbiamo fatto forti investimenti
- dice - e non posso nascondere il fatto che ora stiamo affrontando
un momento di difficoltà. Per quest’anno, infatti, i nostri sforzi
difficilmente avranno una copertura. Prima di tutto perché non
avremo alcuna entrata da parte del governo, nonostante gli impegni
sottoscritti con il ministero degli Interni, che ci chiedeva una
disponibilità di letti legata proprio all’evento G8».
«Il problema è comune a tutti gli albergatori della zona - continua
Dessena -. E tutti ci siamo trovati spiazzati quando i contratti con
il governo sono stati rescissi. Sono stati inutili i tentativi che
abbiamo fatto con alcuni tour-operator per cercare di arginare le
perdite. Troppo tardi, purtroppo, per convogliare all’ultimo momento
flussi turistici per questa prima parte della stagione».
E infine la frecciata alla Regione e alla Protezione civile:
«Abbiamo cercato di rivolgerci a Cappellacci, ma il presidente è
inavvicinabile. Bertolaso, poi... le nostre lettere sono rimaste
senza risposta».
Anche tra i ristoratori si respira un’aria pesante. Mauro Bittu è
il giovane presidente del consorzio formato da 22 piccole aziende
che, in questi mesi, hanno garantito i pasti ai lavoratori impegnati
nella costruzione delle strutture per il G8.
«Molti di noi hanno investito risorse consistenti per rinnovare i
locali - dice Bittu - credendo al progetto di un turismo nuovo che
si era prefigurato sulla spinta del G8. E invece tutto è franato.
Improvvisamente. La decisione del governo di spostare l’evento
all’Aquila ha prodotto subito i suoi contraccolpi sulla nostra
categoria: da marzo non percepiamo più un euro dalle imprese che
abbiamo finora assistito e, come consorzio, vantiamo già un credito
di 450 mila euro. E’ un disastro».