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"La Nuova Sardegna"

 

GIOVEDÌ, 11 GIUGNO 2009

Ex G8: punito il sonno della Regione

LA MADDALENA. Questa volta la massima politica, secondo la quale l’astensione alle elezioni punisce chi governa, non ha bisogno di dimostrazioni. Insomma, non c’è alcun bisogno di elaborare ardite formule dialettiche o costruire teoremi comparativi per dimostrare cosa i numeri disegnano nella geometria della politica. Per capire le ragioni della vittoria schiacciante del partito del “non voto” alla Maddalena, con l’incredibile percentuale del 67,3%, basta infatti semplicemente ascoltare. Ascoltare cosa dice il mondo della politica, ma anche e soprattutto cosa dicono quelli del commercio, del turismo e dei giovani. Pur con sfumature diverse, tutti parlano la stessa lingua, dicono le stesse cose e soprattutto denunciano la stessa delusione.
 E si scopre così che il voto del centrosinistra e il non voto, soprattutto del centrodestra, trovano una convergenza nella sostanza profonda. Sono infatti scelte di protesta aperta: contro le decisioni del governo che hanno brutalmente liquidato il futuro possibile della Maddalena, dopo una breve ed euforica stagione di speranze, e contro una Regione che sembra essere svanita da quando l’inquilino di Viale Trento è quell’Ugo Cappellacci che invitava la Sardegna a sorridere.
 Ebbene, sono i numeri a delineare con impietosa chiarezza come, in appena tre mesi, si sia liquefatto il consenso che Berlusconi aveva capitalizzato alle Regionali: il Popolo della libertà ha incamerato appena 882 voti. Ma c’è perfino l’umiliazione per il Cavaliere che, nei consensi personali, si è visto superare dalla giovane democratica Francesca Barracciu: 537 voti contro 447.
 Alla Maddalena nessuno ha accusato il governo per il trasferimento del G8 all’Aquila. Almeno non apertamente. Una questione di diplomazia, ma soprattutto di delicatezza verso gli abruzzesi ancora prigionieri nell’inferno del terremoto. Ma nessuno, da destra a sinistra, alla Maddalena capisce il perchè di una scelta che sicuramente non aiuta gli aquilani, ma certamente mette in ginocchio i maddalenini.

 IL CUORE DEL MALESSERE. E proprio sulla “partita G8”, piattaforma formidabile per una trasformazione di sistema nell’arcipelago, si condensa e si coaugula il malessere dei maddalenini. Partita la Us Navy, si imponeva un’idea forte per riconvertire l’economia maddalenina. Per l’ex governatore Renato Soru e l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi la strada era quella di puntare su un turismo ecosostenibile. E il G8 diventava così un’opportunità, un’occasione strategica, per mettere in moto il complesso processo di cambiamento. Un mix di interventi strutturali diretti e indiretti rispetto all’evento, che avrebbe dovuto correre sui binari delle procedure speciali. Insomma, una pioggia di quasi un miliardo di euro sul nord Sardegna e infine la promozione planetaria della Maddalena nei giorni in cui i «grandi della terra» si sarebbero riuniti tra i magici graniti e il mare di smeraldo dell’arcipelago.
 Pur con qualche mugugno e qualche incomprensione, il progetto aveva cominciato a camminare, fino a convincere progressivamente tutti che un futuro senza le stellette era non solo possibile, ma addirittura potevani aprirsi immense possibilità per una nuova stagione di benessere. Poi, silenziosamente, nell’autunno dello scorso anno si è messo in moto il processo di scarnificazione delle risorse (quasi tutti fondi Fas, è bene ricordarlo) da parte di un governo che, pur confermando l’impegno sulla Maddalena, faceva filtrare messaggi di un possibile disimpegno. A più riprese, infatti, Berlusconi ha parlato di sedi alternative per il G8, come Napoli e Cernobbio. Ma sembrava impossibile che, dopo avere investito tanto in termini di risorse e di immagine, il governo potesse abbandonare l’arcipelago. D’altra parte, c’era anche una sorta di debito istituzionale, di risarcimento, nei confronti della comunità maddalenina che tanto ha fatto per lo Stato, ospitando la Marina italiana e quella statunitense.
 E invece, dopo lo scippo dei finanziamenti per le cosiddette opere collaterali (come i 470 milioni della nuova Sassari-Olbia), ecco la doccia fredda del trasferimento dell’evento all’Aquila. Scelta ad effetto, molto di immagine, ma nella pratica davvero incomprensibile.
 Per La Maddalena è stato uno choc, quasi un terremoto economico e sociale. L’arcipelago, infatti, da sempre crocevia della storia, sembrava ancora una volta condannato a un destino di subordinazione, incapace di tradurre in ricchezza il suo immenso patrimonio naturale. Allo sgomento è seguita una rabbia sorda, che si è progressivamente alimentata con il silenzio della Regione e con i proclami sempre meno credibili del premier.
 A Cappellacci i maddalenini hanno chiesto rassicurazioni, un supporto della Regione per compensare quanto la ritirata del governo avrebbe fatalmente lasciato incompiuto. Ma Cappellacci, che a fine aprile ha trovato il tempo per partecipare al Wine Festival a Porto Cervo, non ha ancora trovato un minuto per andare nell’arcipelago ed esercitare quanto il suo ruolo istituzionale gli impone. Soprattutto dopo il “tradimento” di Berlusconi e della sua discutibile trovata mediatica di fare degli aquilani le comparse di una compassionevole commedia del dolore, che dovrà fare da sfondo al meeting degli otto grandi della Terra.

 IL GOVERNATORE TACE. La delusione maggiore è stata di chi dal governo regionale attendeva segnali di rassicurazione e di capacità di mediazione politica con il «governo amico» di Roma. E’ soprattutto l’area di centrodestra che, al silenzio di Cappellacci, ha risposto con il silenzio dell’urna. La conferma arriva da Giovanni Deleuchi, per anni giovane leader di An e combattivo protagonista della vita politica maddalenina. «Abbiamo fatto una vera e propria campagna per l’astensione - dice -, attivando tutti i mezzi a nostra disposizione. Anche la rete, con Facebook. E’ stato il nostro modo di manifestare il malessere per l’incredibile assenza della Regione in questo momento critico per la vita maddalenina».
 La concretezza dei problemi e l’amarezza per un’illusione che rischia di sfuggire, sono stati un collante formidabile. Sono state così superate storiche barriere politiche e ha prevalso il senso di appartenenza alla comunità. E infatti Deleuchi dice: «Ero anche io in piazza, ai primi di maggio, insieme a centinaia di maddalenini che rivendicavano il proprio diritto ad avere un futuro migliore. Ciò che ci univa era proprio l’essere maddalenini».

 TRADIMENTO POLITICO. Toni e parole diverse, ma analisi identica quella dell’assessore provinciale all’Ambiente, il democratico Pierfranco Zanchetta. «L’assenza della Regione nella crisi di queste settimane - dice - ha condizionato in modo determinante il voto delle europee. La Maddalena, negli anni scorsi, aveva trovato un dimensione politica nazionale, finendo, con tutto il carico dei suoi problemi, sul tavolo del governo. Era stata la forte battaglia rivendicativa della Regione che aveva contribuito a costruire un progetto per il futuro dell’arcipelago. La lontananza dai problemi reali da parte di questa gestione politica della Regione ha vanificato un patrimonio di conquiste, una grande credibilità costruita negli anni. Ed eccolo qui il risultato, chiaro e forte: l’astensione dal voto è una protesta contro Berlusconi e Cappellacci. Se Cappellacci l’ha capito, si faccia vivo e contribuisca a risolvere i problemi della Maddalena.
 Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco Angelo Comiti: «L’astensione è la voce della rabbia, dell’amarezza, della delusione. E’ una risposta politica a chi sfugge al suo dovere politico e istituzionale di dare risposte. Trovo semplicemente incredibile che, in questa situazione di grande incertezza, il presidente della Regione Ugo Cappellacci non abbia sentito l’esigenza di venire qui da noi. Per sentire le nostre ragioni, per cercare una soluzione insieme a noi. E invece, niente. Il non voto è stato soprattutto contro di lui».
 

IL SINDACO: UN GIUDIZIO SEVERO

Angelo Comiti
«L’astensione alle europee è il segno eloquente di un malessere diffuso tra la popolazione maddalenina che si è sentita tradita con lo “scippo” del G8 e poi dall’assenza della Regione. Il centrosinistra ha protestato con il voto, il centrodestra con l’astensione».

 

 

L’ASSESSORE
Pierfranco Zanchetta
«La Regione, negli anni scorsi, è stata determinante per costruire un progetto alternativo all’economia assistita cresciuta all’ombra degli americani. Ora, la Regione guidata da Cappellacci, con il suo silenzio, è complice del temuto naufragio di quel progetto».
 

IL DELUSO
Giovanni Deleuchi
«Abbiamo diffuso l’appello al non voto per manifestare la nostra rabbia e la nostra delusione davanti al disimpegno della Regione rispetto ai problemi della città. Il presidente Cappellacci non si è mai visto nell’arcipelago, un’assenza politicamente grave».
 

La rabbia di albergatori e ristoratori

LA MADDALENA. Le promesse di Berlusconi si sono afflosciate come un soufflè, lasciando la città in una situazione di incertezza e di inquietudine. Per ristoratori, albergatori e commercianti questi sono giorni di crisi drammatica. Hanno infatti creduto alla grande trasformazione economica, promossa e spinta dal G8, e hanno investito in idee e, soprattutto, in risorse. E ora navigano in un clima di grande incertezza, mentre da Roma e da Cagliari continuano ad arrivare ancora promesse: «i lavori per il G8 saranno conclusi», dice Berlusconi; e Cappellacci aggiunge che «tutto sarà finito entro due settimane».
 E’ difficile davvero credere ancora alle promesse. Soprattutto quando sono contraddette dall’evidenza dei fatti.
 Piero Dessena gestisce l’albergo Le Nereidi, che un tempo ospitava il personale militare della Us Navy. La struttura è stata completamente ristrutturata e resa funzionale rispetto alle nuove esigenze della domanda turistica. «Abbiamo fatto forti investimenti - dice - e non posso nascondere il fatto che ora stiamo affrontando un momento di difficoltà. Per quest’anno, infatti, i nostri sforzi difficilmente avranno una copertura. Prima di tutto perché non avremo alcuna entrata da parte del governo, nonostante gli impegni sottoscritti con il ministero degli Interni, che ci chiedeva una disponibilità di letti legata proprio all’evento G8».
 «Il problema è comune a tutti gli albergatori della zona - continua Dessena -. E tutti ci siamo trovati spiazzati quando i contratti con il governo sono stati rescissi. Sono stati inutili i tentativi che abbiamo fatto con alcuni tour-operator per cercare di arginare le perdite. Troppo tardi, purtroppo, per convogliare all’ultimo momento flussi turistici per questa prima parte della stagione».
 E infine la frecciata alla Regione e alla Protezione civile: «Abbiamo cercato di rivolgerci a Cappellacci, ma il presidente è inavvicinabile. Bertolaso, poi... le nostre lettere sono rimaste senza risposta».
 Anche tra i ristoratori si respira un’aria pesante. Mauro Bittu è il giovane presidente del consorzio formato da 22 piccole aziende che, in questi mesi, hanno garantito i pasti ai lavoratori impegnati nella costruzione delle strutture per il G8.
 «Molti di noi hanno investito risorse consistenti per rinnovare i locali - dice Bittu - credendo al progetto di un turismo nuovo che si era prefigurato sulla spinta del G8. E invece tutto è franato. Improvvisamente. La decisione del governo di spostare l’evento all’Aquila ha prodotto subito i suoi contraccolpi sulla nostra categoria: da marzo non percepiamo più un euro dalle imprese che abbiamo finora assistito e, come consorzio, vantiamo già un credito di 450 mila euro. E’ un disastro».
 

 

 

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