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"La Nuova Sardegna"

MARTEDÌ, 21 LUGLIO 2009

Gli orfani del G8 cercano la riscossa

Tante iniziative per compensare chiusura della base Usa e mancato summit

LA MADDALENA. Abbandonata dai grandi della terra, adottata dai vacanzieri di tutto il mondo. L’isola orfana del G8 non resta immune alla crisi mondiale ma continua a stregare i turisti con le sue coste scolpite nel granito e cesellate dal maestrale. Del vertice mondiale emigrato all’Aquila resta poco, una scritta nel logo ufficiale del vertice, i due 5 stelle sul mare vuoti, l’incertezza di una isola liberata dalle catene militari e ancora immobile nella corsa verso il futuro da stella del turismo.
 Gli alberghi isolani, che più di tutti hanno subito lo tsunami del trasferimento del G8 sono riusciti a evitare, almeno in parte, effetti devastanti. Nessuno è però rimasto sulla soglia degli hotel in attesa dei clienti. Quasi tutti hanno applicato maxi sconti sulle camere nella prima settimana di luglio. Il fascino selvaggio dell’isola ha poi completato l’opera. «Giugno è andato bene, ho invece avuto un calo a luglio - spiega Massimo Colombino, direttore dell’hotel Miralonga -. Sono riuscito a riempire le stanze destinate al G8 solo al 60 per cento. Meglio invece ad agosto e fino a metà settembre le prenotazioni non mancano. Certo si è ridotto il tempo di permanenza e i clienti contrattano sui prezzi come se fossimo a Marrakesch. Del G8 restano solo i due cinque stelle. Bisognerà aspettare alcuni anni prima di raccoglierne i frutti. Nel frattempo non ci resta che lavorare per 5 mesi e chiudere nel resto dell’anno. Da 12 anni apro 12 mesi su 12. Ora sono costretto a chiudere almeno 3 mesi». Ha seguito la doppia strategia, sconti e campagna pubblicitaria l’hotel Excelsior. La direttrice Maddalena Rosi, ottimista per natura, ha seppellito le rivendicazioni per il summit e ha costruito da sola le chance di sopravvivenza per il suo albergo. «Prezzi scontatissimi e tanta pubblicità. Ho lavorato molto con le prenotazioni last minute - spiega -. Non solo italiani ma anche svizzeri, austriaci, spagnoli, turisti dei paesi dell’est. Registro il tradizionale calo della prima settimana di agosto ma ho una base di prenotazioni buona. Mi dispiace aver ricevuto alcune lamentele da parte di clienti non per il trattamento in hotel, ma per le non buone condizioni delle spiagge e dell’isola». Tecniche di marketing simili, ma con meno ottimismo, per Enzo Paoletti, proprietario del “Villa del Parco”. «Abbiamo fatto un massiccio ricorso agli sconti per vendere le camere - racconta -. Abbiamo ospiti italiani, ma anche francesi, tedeschi, inglesi e svizzeri. Resta comunque una stagione soft. Non c’è il movimento degli anni passati. Ci sono meno soldi e meno gente. Del G8 ci resta l’incertezza per il futuro e la sicurezza che dopo il 15 settembre abbiamo l’albergo vuoto. Dopo l’estate comincia il vero test per l’isola. E faremo i conti davvero con la fine dell’economia statalista, la chiusura dell’arsenale, la partenza degli americani». Conferma i contraccolpi dello spostamento all’ultimo minuto del G8 Federico D’Aniello, proprietario del ristorante l’Aragosta. «Abbiamo avuto un giugno a norma e un calo nelle prime settimane di luglio, proprio in quelle settimana in cui la gente non aveva prenotato la vacanza per la presenza del summit - dice l’imprenditore -. O almeno voglio pensare che sia questa la causa del calo delle presenze e degli affari. Certo posso tranquillamente dire che c’è meno gente dello scorso anno e che ha molti meno soldi». Dipinge un quadro a tinte fosche Enzo Barretta, storico ristoratore, proprietario della Grotta. «Un disastro, ma non per lo spostamento del G8 - dice -. Ho sempre creduto che non ci avrebbe favorito, ma penalizzato. In ogni caso non saremmo stati in grado di ospitare il G8. E nemmeno un G zero. Non c’è una struttura turistica, un porto. E poi la viabilità è un caos, ci sono macchine in nona fila. Serve una svolta. Altrimenti La Maddalena non ha futuro». Questa stagione estiva potrebbe comunque andare in archivio con un segno meno in linea con la crisi internazionale. «I turisti non mancano - dice Patrizia Serrapica, proprietaria di un’agenzia immobiliare - ma bisogna elevare il livello dell’accoglienza. Ecco perché ho restituito oltre il 60 per cento delle case vacanza. Non rispondevano ai requisiti minimi di qualità. In generale il mercato delle seconde case non ha subito grandi flessioni. Le richieste sono tante. La Maddalena è un posto meraviglioso e molti lo cercano. Abbiamo però un basso livello di turismo».
 

Serena Lullia

Il caos intorno ai monumenti allo scippo

LA MADDALENA. Gli hotel dell’ex arsenale e dell’ex ospedale militare sono un po’ il simbolo del G8 trasferito, tutto ciò che resta di un evento che avrebbe dovuto trasformare in reginetta del turismo l’isola Cenerentola d’Italia. La carrozza che aveva appena cominciato a muoversi si è trasformata di nuovo in zucca, i cavalli bianchi che dovevano portare La Maddalena fin nell’Olimpo delle vacanze di lusso sono tornati a essere topolini.
 La Maddalena si guarda allo specchio e ci vede la stessa immagine di 30 anni fa. Le spiagge e il mare restano un miracolo della natura, argento e azzurro che si fondono in una unione perfetta. Ma il loro aspetto appare trasandato. Una bellezza sbiadita, screpolata, che chiede più cure e attenzioni. Cala Gavetta, il cuore della vita isolana, batte con ritmi identici da sempre. Le macchine restano impilate in file chilometriche agli imbarchi e agli sbarchi, i serpentoni di lamiere roventi, a metà mattina e in serata, si arrotolano intorno alla colonna Garibaldi mentre diligenti vigili urbani cercano di domare il caos con fischietto e paletta. Scene che con il turismo a cinque stelle hanno ben poco a che vedere. Le vere stelle le vedono i vacanzieri alle biglietterie dei traghetti. I prezzi dei ticket restano da capogiro e lievitano anno dopo anno. Anche il porto turistico si presenta ancora una volta all’appuntamento con i vacanzieri, con lo stesso striminzito numero di posti barca. La passeggiata contemplativa sotto le stelle di yacht e super yacht, in stile Porto Cervo o Porto Rotondo, resta solo un sogno. Per dare respiro alla passeggiata che collega Cala Gavetta alla piazza Umberto I è stata creata per il primo anno una isola pedonale. Una buona idea sulla carta, annullata però dalla mancanza di aree in cui parcheggiare le macchine. Gli automobilisti, stanchi di bruciare la frizione alla ricerca di un box per l’auto, scelgono di abbandonarla in terza, a volte in quarta fila. Caos che diventa anarchia delle quattro ruote. Ma tra poco più di un mese i riflettori sulla stagione estiva si spegneranno, i ritmi schizofrenici delle vacanze rallenteranno, l’isola superba e vanitosa, baciata da Dio ma schiaffeggiata dagli uomini, dovrà affrontare la prima vera sfida da terra libera. Dovrà quindi fare i conti con la vita reale, non più dopata dai preparativi per il G8, senza gli eventi riparatori al trasloco del summit, promessi e mai arrivati, senza la base americana, senza l’arsenale.

Serena Lullia

 

 

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