LA MADDALENA. «Più controlli e più prevenzione, maggiore coordinamento
tra tutte le forze dell’ordine per bloccare definitivamente chi colpisce
l’ambiente, confronto col Comune per la raccolta rifiuti». Tre richieste. E un
affondo: in futuro, il numero chiuso. Al centro di accuse dopo gli ultimi blitz di vandali e cafonauti, sotto il
fuoco incrociato dei bagnanti che rispettano la natura e non vorrebbero vedere
nell’arcipelago incivili, maleducati e villanzoni, il presidente del Parco passa
al contrattacco. Eh, sì: Giuseppe Bonanno, 34 anni, da 2 ai vertici dell’ente
nazionale su nomina dell’ex ministro verde Pecoraro Scanio, solitamente è una
persona pacata ma stavolta ha davvero un diavolo per capello. Per lamentarsi
scrive al prefetto. (Ri)scrive al sindaco. Invia nuovi rapporti al ministero
(ora guidato da Stefania Prestigiacomo, Pdl). Chiede la mobilitazione della
Regione rivolgendosi all’assessore Giorgio Oppi. E intanto aspetta che gli
interventi di supporto decollino. - Che cosa sta succedendo, presidente Bonanno, nell’arcipelago più bello e
più minacciato del Mediterraneo?
«Succede che abbiamo 7 isole e uno sviluppo costiero di 180 km su cui vigilare.
I visitatori sono tanti e tutt’attorno c’è il mare aperto». - Non si può fare di più contro certi scempi?
«Il nostro non è un parco come tanti in Italia. Altrove, in Abruzzo per
esempio, c’è un corpo di vigilanza autonomo. Eppoi, basta guardarsi attorno: non
esiste un unico accesso, qui può arrivare chiunque, con qualsiasi mezzo e da
qualsiasi parte». - Carenze nei controlli?
«Noi abbiamo 12 equipaggi a mare per 14 ore al giorno in luglio, agosto e
settembre, 24 uomini in tutto. Ma non sono ufficiali di polizia giudiziaria.
Possono fare monitoraggi, invitare tutti al rispetto delle regole, inviare
segnalazioni. E basta». - È perciò che ha sollecitato l’aiuto del prefetto?
«Esatto. Il Cta, o Coordinamento territoriale per l’ambiente, dalle nostre
parti è ormai indispensabile». - Quali sarebbero i suoi effetti positivi?
«Rendere ottimale l’apporto di guardia costiera, carabinieri, polmare, agenti
regionali della forestale. Eliminerebbe sovrapposizioni e renderebbe gli
interventi sempre tempestivi». - Che cosa si attende dalla Regione?
«All’inizio di settembre dovrei incontrare l’assessore. Conosce bene
l’arcipelago. Ha avuto modo di rendersi conto che esistono ostacoli nella
repressione degli illeciti. Spero si stabilisca la sinergia prevista dalle leggi
per una cogestione delle questioni più stringenti». - E al Comune che cosa chiede?
«Negli ultimi tempi ho scritto almeno sei lettere al sindaco per un approccio
sulla raccolta dei rifiuti. Abbiamo offerto collaborazione nonostante il
servizio faccia capo al Comune. Non ho mai avuto risposte. Spero che prima o poi
si capiscano queste difficoltà. Soprattutto per salvaguardare il tratto più
esposto, il triangolo che comprende le isole di Budelli, Santa Maria e Razzoli». - Come mai si è creata questa situazione?
«Lo ignoro. L’unica cosa che so per certo è che in due anni né il Comune né la
Provincia Tempio-Olbia sono riusciti a designare i loro rappresentanti nel
nostro Ente. Se a qualcuno la legge nazionale sul parco non piace, cerchi di
modificarla. Nel frattempo, però, la rispetti». - Quest’estate i visitatori sono aumentati?
«Non ho ancora dati definitivi. Ma un incremento c’è stato. In media approdano
nelle zone del parco 12-15mila natanti. Più di 60mila persone, quindi. E a loro
si aggiungono le 4mila che fanno le gite con i barconi. Non sono cifre
trascurabili». - Che si potrebbe fare nell’immediato futuro?
«Innanzitutto, introdurre il numero chiuso istituendo un pontile galleggiante
di accesso-controllo obbligatorio. In secondo luogo, occorrerebbe attuare un
progetto di videosorveglianza già predisposto ma non ancora varato. Così come
creare oasi-internet in corrispondenza dei gavitelli d’approdo: collegandosi al
nostro portale tutti conoscerebbero prima i divieti».