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MERCOLEDÌ, 26 AGOSTO 2009

Parco: «Più controlli per salvare La Maddalena»

 LA MADDALENA. «Più controlli e più prevenzione, maggiore coordinamento tra tutte le forze dell’ordine per bloccare definitivamente chi colpisce l’ambiente, confronto col Comune per la raccolta rifiuti». Tre richieste. E un affondo: in futuro, il numero chiuso.
 Al centro di accuse dopo gli ultimi blitz di vandali e cafonauti, sotto il fuoco incrociato dei bagnanti che rispettano la natura e non vorrebbero vedere nell’arcipelago incivili, maleducati e villanzoni, il presidente del Parco passa al contrattacco. Eh, sì: Giuseppe Bonanno, 34 anni, da 2 ai vertici dell’ente nazionale su nomina dell’ex ministro verde Pecoraro Scanio, solitamente è una persona pacata ma stavolta ha davvero un diavolo per capello. Per lamentarsi scrive al prefetto. (Ri)scrive al sindaco. Invia nuovi rapporti al ministero (ora guidato da Stefania Prestigiacomo, Pdl). Chiede la mobilitazione della Regione rivolgendosi all’assessore Giorgio Oppi. E intanto aspetta che gli interventi di supporto decollino.
 - Che cosa sta succedendo, presidente Bonanno, nell’arcipelago più bello e più minacciato del Mediterraneo?
 «Succede che abbiamo 7 isole e uno sviluppo costiero di 180 km su cui vigilare. I visitatori sono tanti e tutt’attorno c’è il mare aperto».
 - Non si può fare di più contro certi scempi?
 «Il nostro non è un parco come tanti in Italia. Altrove, in Abruzzo per esempio, c’è un corpo di vigilanza autonomo. Eppoi, basta guardarsi attorno: non esiste un unico accesso, qui può arrivare chiunque, con qualsiasi mezzo e da qualsiasi parte».
 - Carenze nei controlli?
 «Noi abbiamo 12 equipaggi a mare per 14 ore al giorno in luglio, agosto e settembre, 24 uomini in tutto. Ma non sono ufficiali di polizia giudiziaria. Possono fare monitoraggi, invitare tutti al rispetto delle regole, inviare segnalazioni. E basta».
 - È perciò che ha sollecitato l’aiuto del prefetto?
 «Esatto. Il Cta, o Coordinamento territoriale per l’ambiente, dalle nostre parti è ormai indispensabile».
 - Quali sarebbero i suoi effetti positivi?
 «Rendere ottimale l’apporto di guardia costiera, carabinieri, polmare, agenti regionali della forestale. Eliminerebbe sovrapposizioni e renderebbe gli interventi sempre tempestivi».
 - Che cosa si attende dalla Regione?
 «All’inizio di settembre dovrei incontrare l’assessore. Conosce bene l’arcipelago. Ha avuto modo di rendersi conto che esistono ostacoli nella repressione degli illeciti. Spero si stabilisca la sinergia prevista dalle leggi per una cogestione delle questioni più stringenti».
 - E al Comune che cosa chiede?
 «Negli ultimi tempi ho scritto almeno sei lettere al sindaco per un approccio sulla raccolta dei rifiuti. Abbiamo offerto collaborazione nonostante il servizio faccia capo al Comune. Non ho mai avuto risposte. Spero che prima o poi si capiscano queste difficoltà. Soprattutto per salvaguardare il tratto più esposto, il triangolo che comprende le isole di Budelli, Santa Maria e Razzoli».
 - Come mai si è creata questa situazione?
 «Lo ignoro. L’unica cosa che so per certo è che in due anni né il Comune né la Provincia Tempio-Olbia sono riusciti a designare i loro rappresentanti nel nostro Ente. Se a qualcuno la legge nazionale sul parco non piace, cerchi di modificarla. Nel frattempo, però, la rispetti».
 - Quest’estate i visitatori sono aumentati?
 «Non ho ancora dati definitivi. Ma un incremento c’è stato. In media approdano nelle zone del parco 12-15mila natanti. Più di 60mila persone, quindi. E a loro si aggiungono le 4mila che fanno le gite con i barconi. Non sono cifre trascurabili».
 - Che si potrebbe fare nell’immediato futuro?
 «Innanzitutto, introdurre il numero chiuso istituendo un pontile galleggiante di accesso-controllo obbligatorio. In secondo luogo, occorrerebbe attuare un progetto di videosorveglianza già predisposto ma non ancora varato. Così come creare oasi-internet in corrispondenza dei gavitelli d’approdo: collegandosi al nostro portale tutti conoscerebbero prima i divieti».


Pier Giorgio Pinna
 

 

 

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