LA MADDALENA -
C'era una volta l'isola che doveva
essere e non è più. C'è ora la
Maddalena usa e getta. Prima tirata
a lucido in abito da festa e poi,
dopo il G8 fantasma traslocato
all'Aquila, lasciata sola con il suo
sogno infranto e i suoi cocci da
raccogliere. Trecentotrenta milioni
investiti - presi in larga parte dal
bilancio e dai contributi per la
Regione Sardegna - e neanche un
posto di lavoro. A casa, da tre
giorni, anche i 23 guardiani
maddalenini che sorvegliavano le
belle e incompiute cattedrali sul
mare. Dove adesso regnano
l'abbandono, l'incuria e il degrado.
Di chi è la colpa del flop?
LE GRANDI INCOMPIUTE
Sono le due mega-opere costruite
nell'ex Arsenale e nell'ex ospedale
militare: una, la grande area dove
si sarebbe dovuto svolgere il
vertice dei grandi del mondo -
andata in gestione per 40 anni a
prezzo di saldo alla Mita Resort di
Emma Marcegaglia, l'unica che da
questa storia ci ha davvero
guadagnato e guadagnerà - ; l'altra,
l'hotel cinque stelle plus, costato,
solo quello, 75 milioni, 742 mila
euro a stanza e però nessun
imprenditore ne vuole sapere. Uno
scenario desolante che Repubblica ha
documentato con un video esclusivo e
con una serie di immagini. Un
viaggio dentro una delle più grosse
"incompiute" nella storia delle
opere pubbliche (progettata,
appaltata, eseguita e consegnata in
poco più di un anno). E sulla quale
sono aperte due indagini. Cosa ha
lasciato in eredità alla Maddalena
il G8 mancato? Quanto è costato? Chi
ci ha speculato trasformando quello
che doveva essere un volano per la
stagnante economia dell'isola - già
penalizzata da mezzo secolo di
monocultura militare - in un affare
per pochi? Quale futuro avranno le
strutture tirate su in fretta e
furia che ora languono nel silenzio
generale e nell'imbarazzo di molti?
DOPO LA BEFFA I DANNI
Ci sono fantasmi che producono
fantasmi. E i fantasmi costano.
Anche solo per tenerli in vita. Era
il 23 aprile 2009 quando Berlusconi
annunciò lo spostamento del G8
nell'Abruzzo colpito dal terremoto.
Nove mesi e 327 milioni dopo (tanto
sono costati, stando ai dati della
Protezione civile, i lavori alla
Maddalena) la scena sull'isola
"scippata" - come ripetono i 12mila
abitanti e il sindaco Pd Angelo
Comiti - è desolante. Il problema
non sono i cantieri ancora aperti
(sul lato est dell'ex Arsenale) e le
ruspe che lavorano per ampliare
un'area che Berlusconi aveva
candidato ad ospitare una decina di
incontri internazionali (finora ci
hanno fatto solo il vertice
italo-spagnolo). E nemmeno la nuova
corsa contro il tempo per la Louis
Vuitton Cup, a maggio, che tutti
aspettano come un cerotto per curare
le ferite. Il problema è che le
strutture che dovevano accogliere
Obama e gli altri sette capi di
Stato versano, oggi, in condizioni
penose. "Dopo il danno la beffa, e
ora i danni", chiosa l'assessore
provinciale all'ambiente Pierfranco
Zanchetta.
TUTTO IN MALORA
Entri nella hall dell'albergo 2,
quello che avrebbe ospitato Barack
Obama e la delegazione americana.
Cammini sul pavimento di marmo
bianco intarsiato che i potenti
della terra non hanno mai
calpestato. Piove dentro. L'acqua
scende dal tetto dove hanno
costruito la piscina. Il vento e le
infiltrazioni hanno provocato danni:
parti di soffitti crollati, tubi e
cavi a vista perché i pannelli che
li contenevano sono venuti giù. Dei
tappeti disegnati da Antonio Marras
- lo stilista sardo che ha curato
tutti gli interni delle aree
ospitalità dell'ex Arsenale militare
- tra un po' si avrà traccia solo
sull'ambizioso catalogo delle opere
della struttura della missione G8
(affidata all'ingegner Mauro della
Giovampaola). Lo stesso vale per i
quadri fotografici "navali" di Luca
Cittadini. Pareti scrostate per
l'umidità, calcinacci, attrezzi
lasciati lì in attesa che qualcuno
li riprenda in mano: così appare
oggi la hall dell'hotel con vista
sulla darsena che può ospitare 700
barche. "Lo stato di queste
strutture è una delle tante vergogne
e ora qualcuno dovrà risponderne"
dice Pio Palazzolo, memoria storica
dell'isola e già componente del
Comitato paritetico per le servitù
militari in Sardegna.
L'ARCHISTAR DELUSO
Accanto alla hall c'è un edificio
che doveva essere un teatro. Le
porte sono scardinate, così come
quelle della "Casa sull'acqua" - o
sala conferenze - la strabiliante
scatola di vetro posata sul mare
progettata dall'architetto Stefano
Boeri. Il vero gioiello dell'ex
Arsenale, costo, comprensivo
dell'area delegati, 52 milioni e
100. "Gli edifici vanno usati,
altrimenti deperiscono", ragiona
Boeri. Dice di aver lavorato -
assieme a 1600 operai impiegati
giorno e notte - "per garantire una
doppia vita a queste strutture: per
il G8 e per il dopo G8. Ma io non ci
vado da un mese... Com'è la
situazione adesso?". Magari quello
che chiamano hotel Obama, al centro
dell'Arsenale, in futuro ospiterà
flussi ininterrotti di convegnisti e
di ricconi che approderanno qui coi
loro megayacht. Ora però ha un
aspetto desolante. Comunque lontano
dall'aggettivo "affascinante" usato
da Vasco De Cet, dirigente della
Mita Resort. A piano terra la zona
spa è completamente abbandonata:
tutto, gli hammam, le saune, la
grande vasca idromassaggio al centro
della sala, parquet e vista
mozzafiato sul mare, i lettini per i
messaggi, quelli della zona relax, i
bagni, gli spogliatoi, tutto è in
balia del freddo e dell'umidità. Poi
c'è la "stecca", un edificio basso e
lungo e stretto, tipo striscia.
Dovevano essere piccoli
appartamenti. Ma i pavimenti non ci
sono ancora, un colpo di maestrale
ha scoperchiato una parte del tetto
e chissà con l'aria che tira che
fine faranno gli intarsi in finto
marmo - in realtà polistirolo - che
decorano gli angoli delle pareti
esterne.
CATTEDRALE NEL DESERTO
A che cosa servirà questo paradiso
di cemento, pietra e vetro costruito
alla velocità della luce?
Centocinquantamila metri quadrati e
un futuro incerto: la Louis Vuitton
Cup a primavera, e poi? "Io spero
che diventi un polo nautico e
multifunzionale, così com'era stato
pensato", dice ancora Boeri,
"ottimista" ma forse non fino in
fondo. Il vero problema, però,
l'opera che davvero preoccupa di
più, è l'ex ospedale militare.
Sedicimila e 800 metri quadri
trasformati in un hotel di lusso.
Facciata bianca che corre lungo la
strada, con il mare di fronte ma non
accessibile perché nessuno ha
pensato di fare un accesso all'acqua
cristallina, una banchina, una
spiaggia. Un'opera da 75 milioni,
101 camere costate ognuna 742 mila
euro. Spettrale. Una scatola vuota -
questa sì riscaldata tutto il giorno
e illuminata di notte con livide
luci violette che sbattono sulla
facciata. Nessuno lo vuole l'hotel.
Il bando di gara, il 23 settembre
2009, è andato deserto. "A quale
imprenditore conviene prendersi una
struttura così, con questi costi e
con tutte le pecche che presenta?
Bertolaso promise che sarebbe stata
fatta una nuova gara - stringe le
spalle l'assessore Zanchetta - e che
c'era una catena alberghiera
interessata. Ma, ad oggi, tutto
tace". Intanto è cresciuta l'erba
davanti alla facciata che a prima
vista ricorda un po' la Casa bianca.
C'è un guardiano. Potrebbe restare
lì a lungo. Se e fino a quando
qualcosa si muoverà. Chi ha il
dovere politico di prendere in mano
il "pacco" dell'hotel e levare le
castagne dal fuoco? "La proprietà è
ancora della Marina militare (a
differenza dell'ex Arsenale già
ceduto alla Regione) - informa il
sindaco Comiti - Potrebbero anche
decidere di riprendersela loro e
farci qualcosa. A meno che a breve
diventi anche questo della Regione".
CONTI ALLE STELLE
I costi. Tutto iniziò il 28 maggio
2008 e tutto finì, con la bella
favola spezzata, il 31 maggio 2009.
"Volevamo rilanciare quest'isola,
farla decollare come una Davos
mediterranea - dice l'ex presidente
della Regione Renato Soru - e
invece, se va bene, ci ritroveremo
con un grande villaggio turistico
avulso dalla città". E se invece
andasse male, visto che l'aria non
sembra delle più elettrizzanti? "Non
ci voglio nemmeno pensare. Siamo
sardi e non permetteremo che queste
opere, costate uno sproposito, molte
anche inutili, rimangano lì a
marcire dopo che il governo ha avuto
la non brillante idea di dirci che
eravamo su Scherzi a parte". Il
non-G8 alla Maddalena è costato 327
milioni (il conto finale era 377 ma
50 sono stati risparmiati dopo il
trasferimento all'Aquila). 209
milioni sono stati spesi per
demolire, bonificare (era pieno
d'amianto, 22 milioni solo per
questo) e ristrutturare l'Arsenale.
Dice Soru: "Il colmo è che sono
costruzioni compiute e inutilizzate.
Nella fretta è stato speso più del
necessario, e nella fretta è stato
svenduto - praticamente regalandolo
alla Mita Resort - l'Arsenale. La
Regione, proprietaria della
struttura, è stata tagliata fuori, e
oggi è totalmente immobile".
CHI CI HA GUADAGNATO
La Mita Resort, dunque. Alla società
di Emma Marcegaglia è andata di
lusso. La base di gara per
l'assegnazione della gestione
dell'Arsenale prevedeva una quota
minima una tantum di 40 milioni (da
versare sul conto del soggetto
attuatore, responsabile per conto di
Bertolaso per contratti e pagamento
dei lavori) e la proposta di un
canone annuale di concessione
destinato alla Regione Sardegna. Si
è presentata solo la Mita Resort: 41
milioni una tantum e canone da 600
mila euro l'anno alla Regione
spalmato su 40 anni (50 mila euro al
mese). In tutto 68 milioni. Niente
male come affitto per 30 anni più 10
(indennizzo post-trasferimento
all'Aquila). Che cosa ci faranno
ancora all'Arsenale non è dato
sapere (a parte la Louis Vuitton).
"Questa struttura a regime potrà
ospitare più di 5mila persone, sarà
uno snodo cruciale per la nautica da
diporto", promette il manager Vasco
De Cet.
DUBBI DA CHIARIRE
C'è ancora molto da capire qui alla
Maddalena. Come è andata davvero
l'assegnazione degli appalti? Il
carabinieri del Ros, su ordine della
procura di Firenze, hanno avviato
un'indagine ancora aperta. Un altro
problema sono i soldi stanziati per
lavori che non sono stati ancora
eseguiti. Sugli isolotti di Razzoli
e Santa Maria, che fanno parte
dell'arcipelago-parco naturale, ci
sono due fari della prima metà
dell'800 che dovevano essere
recuperati. Novecentomila euro di
spesa ma i fari sono ancora lì come
prima. Una storia su cui sta
indagando la Guardia di Finanza di
Olbia-Tempio Pausania.
ACCAMPATI IN TENDA
Chiarissima è invece la situazione
per i maddalenini che speravano, con
le opere del G8, di trovare un
lavoro. A fronte del
maxi-investimento, oggi, non c'è
nemmeno un assunto. Gli unici che
avevano avuto uno stipendio (molto
precario) erano i 23 guardiani della
Nautilus, una subappaltata per la
sorveglianza dell'Arsenale. Domenica
notte sono stati liquidati con una
stretta di mano da De Cet della Mita
Resort. Che faranno, adesso? Sono
ancora accampati fuori dai cancelli,
al freddo e con le tende sollevate
dalle raffiche di vento. Dicono che
non se ne andranno. Ma il piatto
resterà vuoto. "Con opere da 330
milioni, in proporzione, si dovevano
creare almeno 500 posti di lavoro. E
invece niente". Luigi Plastina,
guardiano licenziato, dorme da una
settimana in tenda con la moglie, un
forno da campeggio e l'acqua sotto i
piedi. "Questo è il mio G8".