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MERCOLEDÌ, 08 FEBBRAIO 2012

Tolti i sigilli all’ex arsenale

 
LA MADDALENA. Il dissequestro dell’area marina prospicente il Main conference della Maddalena, uno specchio di mare esteso per oltre sei ettari, è stato firmato ieri dal sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi, il magistrato che sta portando avanti l’inchiesta sulle bonifiche-truffa del mancato G8. «I fondali marini sui quali sono stati rilevati depositi di materiali inquinanti quali idrocarburi, metalli pesanti e residui ferrosi sono estesi ben oltre lo spazio che è stato sottoposto a bonifica durante i lavori di preparazione per il G8», spiega, in sintesi, la perizia depositata in Procura dai consulenti d’ufficio nominati dal magistrato inquirente.
 Nelle prossime ore l’intero compendio - sul quale grava una ordinanza della capitaneria di porto che vieta la navigazione, la sosta, la pesca e la balneazione - sarà restituito alla struttura di missione della Protezione civile che dovrebbe, entro poche settimane, avviare la nuova operazione di bonifica (estesa anche alle aree mappate dalla procura della Repubblica, altri sei ettari di mare) per consentire l’utilizzo dei moli ai quali dovrebbero attraccare yacht e panfili.
 Le perizie disposte dalla magistratura inquirente hanno accertato che le maldestre e per nulla professionali operazioni di dragaggio effettuate dalla impresa appaltatrice, la Cidonio Spa, hanno diffuso nel delicato ecosistema sottomarino una quantità industriale di veleni e agenti inquinanti che sarà difficilissimo recuperare.
 Le nuove operazioni di risanamento saranno supervisionate dalla capitaneria di porto e dai tecnici dell’Arpa Sardegna, che predisporranno i piani di intervento e l’individuazione delle attrezzature tecniche da utilizzare che saranno illustrate nel corso della conferenza di servizi che precederà le nuove gare d’appalto. Per la bonifica dovranno essere utilizzate le idrovore sottomarine che dovranno aspirare gli agenti inquinanti, da separare dall’acqua attraverso una serie di filtri e di procedimenti biochimici.
 Un lavoro che comporterà una ulteriore spesa per la struttura di missione, che aveva già liquidato alla “Cidonio spa” qualcosa come una ventina di milioni di euro per le bonifiche subacquee che, nella pratica, si sono rivelate una bomba chimico-batteriologica, i cui dirompenti effetti si sono depositati per l’intero tratto di mare davanti all’ex arsenale militare, sfiorando l’isola di Santo Stefano.
 Dopo le bonifiche-truffa sottomarine ora l’inchiesta della procura della Repubblica si è allargata alle bonifiche ambientali e terrestri. Nel mirino della magistratura gallurese sono finiti la sede del Main conference, gli ex capannoni dell’arsenale militare e la secolare infermeria della Marina militare italiana, trasformata in un hotel a cinque stelle ma abbandonata a se stessa dal 2009, quando il G8 venne trasferito, causa terremoto, all’Aquila. Un devastasnte sisma che gettò nella disperazione e nel lutto la popolazione abruzzese ma svelò al mondo la corruzione della “cricca della Ferratella”, il gruppo di manager che gestiva gli appalti pubblici a proprio uso e consumo.
 

MERCOLEDÌ, 01 FEBBRAIO 2012

I sub di nuovo al lavoro nell’ex Arsenale

LA MADDALENA. Neppure il freddo pungente e l’acqua gelida ha fermato il lavoro dei carabinieri del Noe di Cagliari che ieri, fin dalle prime ore del mattino, hanno prelevato campioni d’acqua davanti al «main conference» e nell’ex molo carbone. Prelievi catalogati e destinati ai laboratori universitari. Tutto davanti agli occhi del comandante della capitaneria di porto, Luigi D’Aniello, e del sostituto procuratore, Riccardo Rossi, titolare dell’inchiesta sulle bonifiche fantasma.
 L’obiettivo della procura di Tempio, infatti, è accertare se nei fondali vi sono dei materiali inquinanti. Un’inchiesta clamorosa collegata direttamente al grande pasticcio del G8 e collegata anche al futuro dell’ex arsenale. In sospeso molti interrogativi che si riferiscono non solo alla struttura del «main conference», davanti al quale dovrebbero attraccare fino a 500 imbarcazioni. Per non parlare dell’albergo gestito sempre dalla Mita resort, per il quale è stata confermata la chiusura estiva.
 Dagli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria, infatti, dipendono le sorti di queste strutture: se il procuratore darà il via libera per il risanamento di tutta la zona, anche per l’hotel a cinque stelle potrebbero aprirsi nuove prospettive. L’intera area, infatti, è sottoposta a sequestro probatorio proprio su ordine della procura della Repubblica di Tempio. Lo specchio d’acqua interessato va da Cala camicia al Molo carbone, alla destra per chi dal «main conference» guarda verso il mare. Lo stesso tratto che a suo tempo, durante le regate del Vuitton trophy, due anni fa, era stato interdetto al transito delle barche da competizione e agli equipaggi per evitare pericolosi rimescolamenti delle sostanze in profondità. Adesso, perdurando il sequestro e le operazioni d’indagine, non ci sarà posto per le attività economiche. A cominciare da quelle turistico alberghiere.
 

Per i dipendenti della Mita Resort scatta oggi la cassa integrazione

LA MADDALENA. Da oggi i lavoratori di Mita resort sono in cassa integrazione per un anno. Dei 4 dipendenti solo uno ha accettato il demansionamento proposto dall’azienda che fa capo al gruppo Marcegaglia. Per gli 80 stagionali, invece, il futuro sembra del tutto incerto. Anche perché, la notizia è ormai sicura, quest’estate la megastruttura realizzata per il G8 non aprirà i battenti. La necessità di bonificare i fondali mai risanati costringerà l’hotel a 5 stelle a rinunciare alla stagione estiva. Un duro colpo per l’economia isolana. L’ennesimo schiaffo da quattro anni a questa parte. Ieri mattina alla Maddalena si sono ritrovati di fronte Cgil e Cisl da una parte, la Mita dall’altra con l’obiettivo di trovare una soluzione per i 4 dipendenti della struttura. «L’azienda - spiegano Alessandro Rulfi e Giusy Pittalis, rispettivamente numero 1 di Fisascat Cisl e Filcams Cgil - aveva proposto il demansionamento per i 4 lavoratori a tempo indeterminato, un nostromo e 3 ormeggiatori, ma solo uno ha accettato. Per gli altri si è optato per la cassa integrazione per 12 mesi. Forse il male minore. Anche perché, ovviamente, la speranza nostra e della Mita è che nel 2013 la struttura possa riprendere a funzionare». Ma se per i lavoratori a tempo indeterminato è stata decisa la cassa integrazione, nulla si sa sul futuro dei circa 80 stagionali che l’estate scorsa lavoravano nel vecchio Arsenale. «Abbiamo proposto a Mita di ricollocarli nel Forte Village a Santa Margherita di Pula, anch’esso della Marcegaglia - continuano Rulfi e Pittalis -, ma la nostra idea non è stata accolta. L’azienda, comunque, si è detta disponibile, anzi si è impegnata, a far presente alle ditte chiamate a bonificare i fondali che potranno utilizzare gli stagionali del Mita. Anche noi faremo la nostra parte e presto forniremo la lista dei lavoratori, con la speranza che possano trovare una collocazione almeno per qualche mese». La chiusura, seppur per una estate, dell’hotel e dell’intera struttura rappresenta un nuovo duro colpo per l’isola. «Per La Maddalena questa è l’ennesima sberla - tuonano i due sindacalisti di Cgil e Cisl -. Dal mancato G8, che avrebbe dovuto trasformare l’isola in una realtà turistica a 5 stelle, assistiamo di continuo alla crisi di strutture ricettive. Prima il Club med di Caprera, poi la Valtur di Santo Stefano, che, a quanto pare, dovrebbe però aprire i battenti. Ora tocca al Mita resort».

Fonte: "La Nuova Sardegna"

SABATO, 28 GENNAIO 2012

Pochissimi spiragli per i dipendenti della Mita

LA MADDALENA. Ancora non riescono a credere che questa estate l’arsenale non aprirà. La loro preziosa stagione estiva, che garantiva la sopravvivenza nei lunghi mesi invernali, non ci sarà. Sono gli ottantacinque dipendenti della Mita, occupati presso l’ex Arsenale.
 La conferma è arrivata durante una assemblea convocata ieri da Cgil, Cisl e Uil che qualche giorno fa hanno incontrato i vertici della società del gruppo Marcegaglia, che ha richiesto l’attivazione degli ammortizzatori sociali. Niente lavoro, insomma, per addetti al ricevimento, cameriere ai piani, facchini e manutentori. Tra i licenziati entro fine mese c’è anche il personale del porto, struttura che non ha mai aperto completamente a causa delle mancate bonifiche. La vertenza si sviluppa proprio attorno a questa annosa questione. Sembra infatti che sia prossimo l’avvio delle opere di bonifica, che inevitabilmente trasformeranno l’intera area in un cantiere. Da qui l’impossibilità di aprire la struttura alberghiera e il conseguente taglio del personale.
 «I sindacati - spiega Alessandro Rulfi della Cisl - sono al lavoro per valutare la possibilità di far accordare gli ammortizzatori sociali in deroga a tutti coloro che attualmente godono della disoccupazione ordinaria o della mobilità. Ma purtroppo non c’è niente da fare per gli stagionali che hanno prestato servizio la scorsa estate per pochi mesi e che sono la maggioranza».
 Una possibilità per questi lavoratori è emersa dal consiglio comunale di giovedi. Il sindaco ha comunicato di aver ricevuto una telefonata dal manager della struttura Donato Rossi, che ha garantito la massima collaborazione della Mita per dare una continuità lavorativa al personale. «Il tutto potrebbe concretizzarsi - rivela Massimiliano Guccini della Uil - chiedendo alle società che si occuperanno dei lavori di assumere, compatibilmente alle qualifiche, parte di questo personale». Tutti si chiedono se queste bonifiche cominceranno e quanto dureranno. Nel frattempo si aggrava sempre più la crisi economica, con il numero dei disoccupati cresciuto a dismisura.
 

Fonte: "La Nuova Sardegna"

GIOVEDÌ, 19 GENNAIO 2012

Mita resort, i lavoratori sono disperati

LA MADDALENA. Entro venerdi i lavoratori impiegati all’interno dell’albergo dell’ex Arsenale saranno convocati dalle organizzazioni sindacali. Saranno decise le linee da intraprendere per il futuro.
 Le intenzioni dei sindacati sono quelle di cercare la riassunzione di chi ha in precedenza stipulato un contratto con Mita. Se questo non fosse possibile c’è la speranza che i lavoratori possano essere assunti come guardiani del sito, forse per non spendere altri denari con le società che espletano questo servizio. Altrimenti, l’alternativa, è quella della cassa integrazione.
 Venerdì o sabato saranno alla Maddalena anche i responsabili della Mita per decidere sul da farsi. Difficile che l’albergo possa aprire, dato che le bonifiche ancora sono da terminare. Intanto si sono conclusi i carotaggi nello specchio acqueo dell’ex arsenale, finito sotto inchiesta per la mancata bonifica, da parte della procura di Tempio. La ditta Gpd di La Maddalena che ha lavorato con un rimorchiatore, ha ospitato alcuni tecnici dell’Università di Trieste che seguivano le operazioni. Tutti i campioni sono stati trasferiti, dalla stessa ditta, in due università di Firenze dove sono incominciate le varie analisi. Si attende ora la verifica e il successivo dissequestro dell’area, di modo che si possano avviare le bonifiche. Il punto interrogativo è questo. Finiranno in tempo per l’estate? Potrà Mita Resort lavorare a pieno ritmo, sia con l’albergo che con il mein conference. Se cosi non fosse la situazione potrebbe portare la società in questione ad abbandonare l’ex arsenale e chiedere i danni alla presidenza del consiglio.
 Di tutto questo i lavoratori non ne vogliono sapere, a loro interessa essere impiegati e percepire lo stipendio. Nessuno parla, ma si legge la disperazione nei loro occhi. I quattro lavoratori attualmente in servizio, non sanno nulla e non vogliono parlare. «Apprendiamo le notizie dal giornale - dicono -, ma nessuno ancora ci ha detto nulla in merito».
 

Andrea Nieddu

Fonte: "La Nuova Sardegna"

MERCOLEDÌ, 18 GENNAIO 2012

Mita, è in forse la riapertura estiva

LA MADDALENA. Non si fanno attendere i nuovi pesantissimi contraccolpi per il turismo nell’arcipelago: la conferma dell’inquinamento nell’ex Arsenale ha spinto i dirigenti di Mita Resort a dichiarare che, per ora, non esistono le condizioni di una regolare attività duranta la prossima estate. «Ma loro - informano i sindacalisti che li hanno incontrati - stanno facendo e faranno di tutto per salvare i posti di lavoro».
 La notizia, appena circolata, ha lasciato senza parole molti consiglieri comunali della Maddalena venuti a conoscenza degli sviluppi. Era nell’aria da qualche giorno, ieri la conferma, ma tanti si erano illusi che ci fosse ancora qualche soluzione. Così adesso, dopo la ventilata chiusura del villaggio Valtur a Santo Stefano, con altre ricadute negative sull’industria delle vacanze, sono in parecchi a parlare di una nuova mazzata. Soprattutto per gli 85 stagionali della società che fa capo alla presidente nazionale della Confindustria e al suo gruppo, Emma Marcegaglia.
 Uno shock per la popolazione della Maddalena, sempre più immersa nel profondo di una crisi che non lascia intravedere spiragli di ripresa. Per il lussuoso albergo disegnato dall’archistar Stefano Boeri, così come il vicino Main Conference, avrebbe dovuto essere la terza stagione. Ma l’approssimarsi degli interventi di bonifica e l’impossibile determinazione della conclusione dei lavori hanno portato gli amministratori della società che gestisce per 60mila euro all’anno il Porto Arsenale, a contattare Cgil, Cisl e Uil per chiedere ammortizzatori sociali. «In pratica la cassa integrazione», spiega Alessandro Rulfi, della Cisl. La società ha fatto presente, aggiunge, «di non poter determinare in anticipo quanto tempo ci vorrà per ripulire i fondali, ma che al 99% sarà costretta a far saltare la prossima stagione».
 I dirigenti delle tre organizzazioni ieri mattina alla Confindustria di Olbia si sono incontrati con il responsabile amministrativo e un consulente del lavoro della Mita Resort. Al termine, è stata concordata un’altra riunione: si svolgerà dopo che i sindacalisti avranno parlato con i lavoratori. A giudizio del dirigente della Cisl Rulfi, comunque, «dato che i rappresentanti della Mita Resort fanno una richiesta di cassa integrazione per quest’anno, sarà difficile che possano riaprire il complesso, anche se ci hanno garantito che faranno il possibile per quei posti di lavoro».
 

Ma il via alle bonifiche-bis è imminente

 TEMPIO. Manca l’ultimo accertamento, l’ennesimo carotaggio dei fondali e il prelievo dei campioni d’acqua davanti al Main Center realizzato nell’area dell’ex arsenale della marina militare e nel tratto di mare prospicente il nuovo molo, poi i lavori di bonifica potranno cominciare. Il provvedimento di dissequestro dell’intera area marina è già pronto, ma prima di firmarlo il pm inquirente, Riccardo Rossi, attende il completamento delle analisi già disposte e affidate ai tecnici dell’Arpas - l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, che opera nell’isola della Maddalena con il dipartimento di Sassari - ai sommozzatori dei carabinieri e ai militari del Nas.
 Le operazioni di bonifica saranno a cura della Protezione civile nazionale sotto il controllo, in questa delicatissima fase, dei funzionari dell’Arpas che sovrintenderanno (in sinergia con la procura della Repubblica) ai lavori che verranno eseguiti ad una azienda specializzata in interventi subacquei.
 I risultati dei due periti nominati dal magistrato inquirente - il geologo Fabio Poletto e Sandro De Muro, professore in geologia marina e sedimentologia - e la mappatura dell’area sottoposta a perizia saranno la base sulla quale operare.
 Un’area estesa per diversi ettari, «ricca» di agenti inquinanti d’ogni genere, dai residui di idrocarburi a metalli pesanti, un diffuso inquinamento ambientale già rilevato dall’Arpas e poi confermato, con una ulteriore e preoccupante estensione sottomarina, dalle diverse analisi disposte dalla magistratura inquirente.
 Mentre la prima tranche dell’inchiesta sta per chiudersi, è stata già avviata la seconda parte, che riguarda la verifica sulle opere di bonifica terrestre fatta dalla stessa struttura di missione per il mancato G8 nell’area su cui sorgeva l’arsenale e nell’ex infermeria della Marina, trasformati in inutilizzabili resort a cinque stelle. Anche in questo caso la Procura è intenzionata ad accertare i costi sostenuti per portare avanti le opere, in quale maniera si sono svolti i lavori di smaltimento delle diverse migliaia di tonnellate di rifiuti speciali, i luoghi in cui sono stati trasferiti e le modalità di trattamento a cui sono state sottoposte macerie e rifiuti speciali e altamente poericolosi, come idrocarburi, amianto e quant’altro. Il mancato G8 non ha portato all’isola il tanto sperato rilancio economico basato sul turismo, ma ulteriori grane di tipo ambientale.  

Andrea Nieddu

Fonte: "La Nuova Sardegna"

 

 

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