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La Nuova Sardegna

SABATO, 03 GENNAIO 2004
 
La Maddalena, l’Us Navy minimizza
«Qualche riparazione per il sommergibile finito sulla secca»

 LA MADDALENA. Due mesi di lavori e una cifra in dollari per ora imprecisata. Secondo l’Us Navy, la Marina militare americana, è questa la stima sui tempi e sui costi di riparazione dell’Hartford, il sommergibile a propulsione nucleare che il 25 ottobre scorso è andato a sbattere contro la secca delle Bisce provocando la rimozione del comandante, del commodoro della base di Santo Stefano e la punizione di altri membri dell’equipaggio. L’Us Navy minimizza gli effetti dell’incidente che ha provocato tanta apprensione alla Maddalena e nei comuni dirimpettai della costa gallurese. L’Hartford è in cantiere a Norfolk, in Virginia. È partito da Santo Stefano il 19 novembre scorso e ha impiegato un mese per tornare negli Usa.
 L’Us Navy ora dà notizia dei risultati delle ispezioni preliminari condotte dagli ingegneri del Naval Shipyard e del Naval Sea Systems Command. L’Hartford - si legge - «avrà bisogno di lievi lavori di riparazione nella parte non pressurizzata dello scafo, di alcune riparazioni alla parte inferiore del timone e di alcuni interventi di sostituzione del rivestimento dello scafo. Si stima che i lavori di riparazione verranno ultimati in circa due mesi». Secondo L’Us Navy, «non è stato rinvenuto alcun danno strutturale allo scafo pressurizzato e sono stati evidenziati soltanto alcuni graffi all’acciaio dello scafo pressurizzato». L’ispezione, prosegue la nota, «ha confermato le stime iniziali dei danni fatte dagli esperti del comando de La Maddalena». L’Hartford era nel Mediterraneo da pochi giorni, quando ha toccato il fondo a est di Caprera durante la navigazione in superficie. Prima di tornare negli Stati Uniti, il sommergibile è stato sottoposto a riparazioni provvisorie nella base di Santo Stefano, lavori durati quasi un mese. Secondo l’Us Navy, in questo periodo «è stato rimosso circa il 2 per cento della parte inferiore del timone e la parte finale del timone è stata riparata sovrapponendo una piastra provvisoria». Ancora: «Una volta ultimate le riparazioni provvisorie, sono state eseguite le prove sott’acqua per accertare la piena capacità di immersione del sottomarino e la sicurezza della sua operatività». Per il ritorno negli Usa, i tecnici hanno imposto limiti di velocità e di immersione che hanno raddoppiato il normale tempo di percorrenza. L’Us Navy, dunque, sostiene di fatto che l’incidente del 25 ottobre non ha messo in pericolo la sicurezza dei maddalenini e che alla fine i danni risultano limitati. Nei giorni scorsi, tuttavia, la stampa americana ha sostenuto il contrario. Ovvero che i danni sono molto più severi di quanto ipotizzato all’inizio.
Andrea Nieddu


 

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