La Nuova Sardegna
| SABATO, 03 GENNAIO 2004 |
| «Via le petroliere, fuori gli americani» |
| Le gasiere nelle Bocche, i sottomarini alla Maddalena. Nicoli: è allarme |
| In superficie, le petroliere.
Sott’acqua, i sottomarini. «Ora basta, è il momento di rimettere tutto in
discussione» tuona Nino Nicoli, sindaco di Santa Teresa. E’ all’estero, lui.
Sa dell’incidente alla petroliera a Porto Torres, della nube, della minaccia
ambientale, e ripropone la questione, per la Gallura che vive di turismo e
che la base Usa e le navi con il petrolio mettono a rischio. L’allarme è di nuovo alto, è rosso, in Gallura, 48 ore dopo l’esplosione nel porto turritano della gasiera battente bandiera di Nassau. Un dato, per capire: al 31 maggio di quest’anno, nelle Bocche di Bonifacio sono transitate 1571 navi, di cui 22 gasiere, 41 chimichiere, 15 petroliere. I numeri sono della Capitaneria di porto della Maddalena, arrivano dalla centrale di Guardia Vecchia che, con un particolare sistema, satellitare, segue il percorso delle imbarcazioni, per intervenire il più presto possibile in caso di incidente. E’ l’unico mezzo a disposizione, contro queste navi cariche di veleni. C’è un accordo italo-francese perché nelle Bocche non passino petroliere dei due paesi, ma le imbarcazioni degli altri Stati, la maggioranza, hanno via libera. Navi vecchie, spesso, senza il doppio scafo obbligatorio per i paesi Ue, anche se ancora non recepito. Un rischio, «altissimo, altissimo» scandisce Nicoli. Il ricordo va al 26 settembre 2000. Una petroliera ripulì le stive nelle Bocche, una chiazza ondeggiò per giorni nelle Bocche, incontrollata. Alla fine, il catrame si depositò sulle spiagge della Costa Smeralda. Allarme, allora: un documento del consiglio comunale di Arzachena, la reazione della Starwood. Allora come oggi, preoccupazione. E impotenza. Dice Nicoli: «La Gallura vive di turismo, di ambiente, e due cose minacciano la nostra economia: le petroliere, la base Usa». Minaccia diretta quella delle petroliere, indiretta (a meno di incidenti) quella della base Usa a Santo Stefano. «I due argomenti sono legati - spiega Nicoli -: è arrivato il momento di discutere pubblicamente, seriamente sulla loro presenza, sugli effetti che producono. Se in Gallura viviamo di turismo, ed è così in altissima percentuale per la nostra economia, è opportuno comprendere che le petroliere nelle Bocche mettono a rischio il nostro sistema, e la base Usa pure, anche prima dell’incidente al sottomarino». Nicoli tornerà oggi a Santa Teresa, deciderà quale azione intraprendere con gli altri sindaci della Gallura, con i cugini còrsi. Santa Teresa e Bonifacio rientrano (rientrerebbero) nel Parco internazionale delle Bocche, un vincolo forte al passaggio delle carrette del mare. C’è più accordo con i còrsi che con alcuni sindaci della provincia su questi temi, soprattutto sulla incompatibilità della presenza americana. Ammette Nicoli: «Difficile fare della questione Usa e delle petroliere un tema unificante della nostra provincia. Non tutti i sindaci la pensano come me». Difficilissimo, con Rosanna Giudice, sindaco della Maddalena, che appoggia il raddoppio della base di Santo Stefano, e con Settimo Nizzi, sindaco di Olbia, favorevole alla presenza americana. Nicoli, Ds, no, non è d’accordo con navi e sommergibili: «Non perché sono di sinistra, non perché sono antiamericano: sono gallurese, voglio difendere la mia terra, ecco il punto. E’ una questione vitale, senza colori politici. Almeno sulle petroliere, spero in un’intesa». Andrea Nieddu Guido Piga |