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La Nuova Sardegna

Il paradiso non è più proibito

Si infiamma l'asta per S. Maria

Trattative segrete per Budelli

Legambiente critica il piano di emergenza

La storia si S. Maria

SABATO, 10 GENNAIO 2004
 
Grandi manovre alla Maddalena: il paradiso non sembra più proibito
I vincoli naturalistici non spaventano più società e gruppi d’affari

 LA MADDALENA. I vincoli imposti dal parco e dal Puc dovrebbero scoraggiare chiunque abbia intenzione investire nelle isole dell’arcipelago. Eppure, negli ultimi tempi si avverte una strana effervescenza. Aste e trattative più o meno riservate per accaparrarsi pezzi di questo paradiso sul quale è stato bandito il mattone. Non basta: la scorsa estate non sono passati inosservati i sopralluoghi dei rappresentanti di alcuni ambienti d’affari in aree che il demanio militare deve dismettere.
 Qualcosa, quindi, si sta muovendo. E questa fibrillazione sta cominciando a imporre un interrogativo: perché c’è oggi chi è disposto a sborsare cifre non indifferenti per mettere le mani su qualcosa che poi, dal punto di vista economico, non garantisce alcun ritorno?
 La legislazione e le scelte urbanistiche del Comune appaiono un baluardo robusto per arginare quegli appetiti edificatori e speculativi che si sono manifestati negli anni scorsi. Ma evidentemente esistono strade e possibilità per “bucare” la rete di garanzie.
 Che senso avrebbe, altrimenti, confrontarsi in un’asta (come quella per l’isola di Santa Maria), che potrebbe risultare perfettamente inutile anche per il diritto di prelazione messo sul tavolo dal ministero dell’Ambiente? E ancora: chi nei salotti ovattati di Lugano discute e tratta sul futuro di Budelli, l’isola della spiaggia rosa, dove non può essere costruito proprio nulla?
 Più complicato il discorso sul demanio militare messo in vendita. Su questo fronte tutto sembra tacere. Eppure non sono pochi i tecnici che sostengono che, con il sistema della cartolarizzazione, molti privati potrebbero mettere le mani su cubature già esistenti.
 Per non parlare poi degli americani, che vogliono raddoppiare la loro base a Santo Stefano e costruire anche alla Maddalena. Forse non si deve dimenticare che qui, nell’arcipelago, tutto può diventare possibile. D’altra parte, non forse è l’unico parco naturale del mondo con annessa una base per sommergibili nucleari? (p.m.)
 

SABATO, 10 GENNAIO 2004
 
Si infiamma l’asta per Santa Maria
Alcuni imprenditori sardi rilanciano e riaprono i giochi
La “Gran Sasso srl” aveva messo sul piatto 547mila euro
 
GIAMPIERO COCCO


 TEMPIO. L’isola di Santa Maria, una delle più “famose” dell’arcipelago maddalenino, andrà nuovamente all’asta il 27 gennaio prossimo. Un gruppo di imprenditori sardi vuole investire nell’isola, e ha proposto l’aumento del sesto all’aggiudicazione da parte della “Gran Sasso srl” che, nell’aprile dello scorso anno, aveva messo le mani su cento ettari, per la modica somma di 547 mila euro. Ma su tutta l’operazione incombe il diritto di prelazione, già esercitato, da parte del ministero dell’Ambiente e della Tutela del patrimonio che attende dal giudice di conoscere il prezzo finale per entrare in possesso di quella porzione di isola. Sin qui l’ufficialità di una vendita all’asta che per anni era stata snobbata, al punto che, per cinque volte, il bando pubblico era andato deserto. Poi, improvvisamente, nell’aprile del 2003 una società immobiliare di Milano, la “Gran Sasso srl” di Carlo Mazzucchelli, partecipò all’incanto, aggiudicandosi quei cento ettari di sassi e cisto battuti dal maestrale. Intervenne lo Stato col diritto di prelazione, ma anche una cordata di imprenditori sardi che, tramite l’avvocato Roberta Mela, rilanciò sul prezzo. Ora si riparte da 638 mila euro, con due gruppi che partecipano all’asta, intenzionati a rilanciare sul prezzo sino alle stelle.
 Ma perchè tanto interesse attorno a dei terreni facenti parte nel parco nazionale geo-marino dell’arcipelago della Maddalena, ipervincolati da leggi di inedificabilità totale dello Stato, della Regione Sarda e da un Puc comunale che non consente di piantare neppure un chiodo sull’isola?
 «C’è da chiedersi, invece, come mai lo Stato intervenga in una operazione di compravendita tra privati, come di fatto è un’asta giudiziaria, pur sapendo che quelle rocce in mezzo al mare rimaranno per sempre libere dal cemento. Mi domando, a questo punto, se i vincoli possano essere aggirati, le eventuali costruzioni abusive sanate. Solo in questa circostanza l’intervento dello Stato sarebbe logico. Ma lo stesso Stato può, anzi è obbligato, a intervenire a monte, prima che qualcuno possa mettere in atto piani di lottizzazione abusiva», dice un legale maddalenino che conosce a fondo la storia dell’isola e ci tiene a vederla libera dal cemento. Il diritto di proprietà non comporta, conseguenzialmente, anche quello di poter costruire su una delle perle dell’arcipelago. Il diritto di prelazione avanzato dal ministero dell’Ambiente dovrà comunque essere esercitato entro i 60 giorni successivi all’aggiudicazione del bene a uno dei partecipanti all’asta pubblica. Un impegno che il dipartimento per l’assetto dei valori ambientali del territorio ha già manifestato ufficialmente e attende solo di conoscere l’importo finale per acquisire al patrimonio dello Stato quei cento ettari di Sardegna. Resta l’interrogativo di fondo: perchè tanto interesse, da parte dei gruppi immobiliari, per accaparrarsi un pezzo di paradiso che, al massimo, potrà consentire all’amministratore delegato e ai suoi amici di fare il bagno su una della tante spiaggie dell’isola, dopo aver pagato la tassa di ingresso all’Ente Parco? Il mistero resta, come resta alta la vigilanza da parte dei gruppi ambientalisti, di Italia Nostra, degli addetti alla tutela del territorio e della procura della Repubblica di Tempio, che nei mesi scorsi ha fatto rimappare dal corpo forestale regionale l’intero territorio gallurese per prevenire e stroncare il dilagare, sempre più massiccio, degli abusi edilizi. A costruire sull’isola ci avevano pensato, nei primi anni novanta, un gruppo di imprenditori genovesi che, con capitali svizzeri, intendevano realizzare un campo da golf nell’isoletta. La dependance sul mare di un albergo a 5 stelle che doveva essere costruito nell’isola madre della Maddalena, a Stagno Torto. Ma quel progetto (il golf sull’isola dei famosi, perchè a Santa Maria possiede casa Roberto Benigni e sua moglie Nicoletta Braschi, gli eredi del notaio sassarese Porqueddu, i rampolli di una famiglia di nobili genovesi, un avvocato della Maddalena, un imprenditore corso e i discendenti dei vecchi proprietari dell’isola, le famiglie Viggiano, Aiassa, Ogno e De Paolini,ndr), venne cassato dalla commissione edilizia comunale. Un rifiuto che fece scattare le procedure esecutive sui cento ettari di Santa Maria attivate dal progettista che, per sessanta milioni di lire, aveva preparato il progetto esecutivo. Sessanta milioni mai pagati, da qui l’asta pubblica andata deserta per ben cinque volte. Sin quando l’isola non è ridiventata (per chissà quali motivi) nuovamente appetibile.
 

SABATO, 10 GENNAIO 2004
 
Trattative segrete per Budelli
Il destino della “perla dell’arcipelago” si gioca a Lugano
PIERO MANNIRONI


 LA MADDALENA. Alla fine del 1999 rischiò di essere venduta all’asta. Prezzo base: appena due miliardi di vecchie lire. Mica tanto, se si pensa che stiamo parlando di Budelli, la perla dell’arcipelago della Maddalena. Un paradiso di cento ettari di rocce e di macchia mediterranea adagiato in una mare color giada. Un’isola da sogno che ha nella spiaggia rosa il suo simbolo: tempio sacro della natura e ispirazione poetica per Michelangelo Antonioni nel suo indimenticabile film “Deserto rosso”.
 Una storia grottesca, questa di Budelli, che ha rischiato di essere venduta al miglior offerente perché i suoi misteriosi proprietari si erano dimenticati di pagare le tasse. Una somma davvero ridicola, circa 800 mila lire. Accadde questo: la società Nuova Gallura srl, proprietaria della gemma dell’arcipelago, dimenticò di comunicare la variazione della propria sede legale. E quindi le comunicazioni fiscali si persero. L’ufficio del registro attivò le procedure per recuperare il dovuto. Con gli interessi di mora, una manciata di milioni. Ma a nulla servirono solleciti e ingiunzioni. Inevitabile, quindi, l’istanza di fallimento della società per il recupero del credito.
 Ma la Nuova Gallura srl riuscì a uscire indenne dalla difficile situazione e salvò il suo patrimonio sociale. Sì, perché le uniche proprietà di questa srl, secondo le verifiche fatte dal curatore fallimentare, erano l’isola di Budelli e un appartamento a Milano.
 Nonostante questo lembo di paradiso sia protetto da vincoli assoluti di inedificabilità (nel 1992 intervenne con un decreto d’urgenza l’allora ministro dell’Ambiente Ripa di Meana), qualcosa ha ripreso a muoversi. La Nuova Gallura srl, infatti, sembra non abbia accantonato i suoi progetti sull’isola della spiaggia rosa.
 La notizia arriva dalla Svizzera. Secondo alcune indiscrezioni giornalistiche, infatti, la perla dell’arcipelago sarebbe nuovamente in vendita. Intera o a lotti. Discrete trattative sarebbero infatti in corso a Lugano. Il perché è molto semplice: la Nuova Gallura srl ha la sua sede legale a Milano, ma la sua vera anima, e cioè i capitali, sono sulle rive del Ceresio. L’amministratore unico di questa misteriosa società è Vittorio Peer, cittadino svizzero residente a Vezia. Nel Canton Ticino.
 Il curatore, invece, è Fabio Nani dello “Studio Tributario Societario” di Lugano che ha la «procura nella vendita e nella gestione dell’isola».
 Impossibile scoprire qualcosa di più di questa società italo-svizzera, blindatissima. Come pure è difficile sapere qualcosa delle possibili trattative per la vendita. Alcuni giornalisti del giornale “La Regione Ticino” hanno cercato di strappare qualcosa al curatore Fabio Nani. Criptica la sua risposta: «Non posso dare informazioni perchè si tratta di un progetto molto articolato, che sarebbe troppo sbrigativo spiegare al telefono e troppo complicato di persona. Per cui noi manderemo nei prossimi giorni un comunicato stampa».
 Naturale la domanda dei giornalisti svizzeri: «Noi chi?», alludendo a chi realmente si nasconde dietro la società. Ecco la risposta di Nani: «Anche questo lo saprete dal comunicato».
 Inuitile dire che la nota non è mai arrivata.
 Sta di fatto che nei registri di commercio svizzeri la Nuova Gallura srl non esiste. Esiste solo negli elenchi della Camera di commercio di Milano. ma anche qui non si va molto lontano. Risulta amministrata dal cittadino svizzero Vittorio Peer, a cui carico pendeva un protesto dello scorso giugno per un assegno non pagato di 6 mila euro. I soci al 50% della Nuova Gallura srl sono le società immobiliari Ile Rose Sa e la Cote Paradis Sa.
 Il filo riporta a Lugano, dove le due società anonime di capitale sono iscritte al registro di commercio del distretto di Lugano e amministrate entrambe da Vittorio Peer. O meglio, per essere più precisi, attualmente il signor Peer amministra solo la Cote Paradis, che ha ritirato il pacchetto azionario dell’Ile Rose, sciolta nel frattempo per fallimento.
 Proprio nei giorni scorsi, la Nuova Gallura srl ha chiesto l’autorizzazione per ripristinare i sentieri dell’isola.
 Le trattative di vendita della perla dell’arcipelago restano per ora top-secret.
 

SABATO, 10 GENNAIO 2004
 
Tiana di Legambiente critico sul piano d’emergenza nucleare
 

 CAGLIARI. Legambiente ha espresso preoccupazione sull’efficacia del Piano di emergenza per incidenti nucleari alla Maddalena. «Non si capisce perchè - ha detto il presidente regionale Vincenzo Tiana - data l’elevata densità di sommergibili nucleari, riconosciuto l’ambito paesistico particolarmente delicato e registrata l’elevata presenza di persone nel periodo estivo, non siano stati adottati provvedimenti più drastici. Perchè non è contemplato il Massimo incidente credibile (Mic), come in altri porti con rischi minori, come La Spezia?». Il presidente di Legambiente Sardegna si è rivolto al prefetto di Sassari, al sindaco della Maddalena e al presidente della Regione, chiedendo un intervento per perfezionare il Piano di emergenza.
 

SABATO, 10 GENNAIO 2004
 
LA STORIA
Dai Berretta fino a Benigni
 

 LA MADDALENA. Nelle primavere dei primi anni del 1800 i pastori corsi pascolavano le mandrie sull’isola di Santa Maria, ripagando la famiglia Berretta di Bonifacio con formaggi e ricotta. Dopo il passaggio dell’isola all’Italia Antonio Bertoleoni (il “re di Tavolara”) si affrettò a erigere nell’isola alcuni chilometri di muretti a secco quando, nel 1843, venne promulgato il famoso editto delle chiudende. Inizia così la storia di Santa Maria, abbandonata nel 1856 da Antonio Bertoleoni perchè travolto da uno scandalo familiare. Aveva messo incinta la cognata, rimasta vedova. La proprietà di quella terra riarsa dal sole e senza una fonte per l’approvvigionamento dell’acqua passò, agli inizi del 1900, ad una famiglia della maddalena, i Viggiano. Una discendente sposò un ricco commerciante genovese, Carlo Aiassa, ed ebbe una nidiata di figlie che ricevettero in eredità l’isola e le sette case costruite nel tempo dai diversi proprietari. Nel corso degli anni alcune abitazioni vennero vendute (l’ultima a Roberto Benigni, il comico toscano) e acquistate da avvocati e notai amanti della solitudine e del mare cristallino che circonda Santa Maria. Il ramo genovese della famiglia Viggiano cedette parte della sua proprietà ad un gruppo immobiliare ligure che, dopo il progetto di edificare l’isola, si arrese davanti ai vincoli regionali e nazionali.
 In molti hanno cercato di mettere piede nell’isola. L’ultimo tentativo l’ha fatto, lo scorso anno, David Coultard, il campione di Formula Uno. Ha contattato, attraverso una immobiliare monegasca, i legali dei proprietari “genovesi” per compare una delle case in riva al mare. Attende ancora una risposta. (g.p.c.)
 

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