La "Nuova Sardegna"
| SABATO, 17 GENNAIO 2004 |
| Una levata di scudi: «Masala ci ha tradito» |
| Durissime le reazioni all’accordo romano sulla base di Santo Stefano |
| LA MADDALENA. Il presidente
Masala ha sciolto la riserva che all’inizio lo aveva spinto a bloccare
l’iter del ministro Martino, ma non come molti speravano. Dopo essersi
incontrato con un funzionario della Presidenza del consiglio dei ministri,
Masala sostanzialmente detto sì al progetto della Us navy di Santo Stefano.
Ed è subito polemica. Sia alla Maddalena sia a livello regionale. Il primo a
rilasciare una dichiarazione di fuoco è stato il consigliere provinciale di
Forza Italia Giulio Giudice, zio del sindaco, che aveva già messo in
discussione la presenza degli americani. In un’intervista alla radio locale
Giulio Cesare Giudice ha chiesto categoricamente le dimissioni del sindaco
perché ancora una volta ha tradito i suoi concittadini. Pierfranco Zanchetta,
capogruppo dei Ds, è categorico: «Ci chiediamo come un presidente in braghe
di tela delegittimato dalla stessa maggioranza, pur di rimanere incollato
allo scranno più alto della Regione, si possa permettere di decidere sulla
testa dei maddalenini. Noi non siamo carne da macello - prosegue Zanchetta -
e neppure uno strumento del baratto politico di un regime. Una decisione
scandalosa ed una pagina triste dell’autonomia della Sardegna che viene
scritta da un presidente che non ha neppure la maggioranza del consiglio
regionale». Stefano Filigheddu non si discosta dal suo collega: «La Regione
ora dovrebbe fare solo ordinaria amministrazione e non prendere una
decisione di questa importanza, che stravolge culturalmente il nostro
paese». In sintonia anche il responsabile del comitato sardo “Gettiamo le basi”, Mariella Cau, che fra l’altro dice «indecorosamente il presidente della Regione autonoma della Sardegna Italo Masala ha accettato di discutere, non con il capo del governo o il consiglio dei ministri come prevedevano le sue prerogative bensì con un oscuro funzionario». Anche il capogruppo regionale di Rifondazione comunista Luigi Cogodi è intervenuto sottolineando che «è semplicemte assurdo e lesivo dei diritti vitali della Sardegna ed anche totalmente illegittimo ed arbitrario tentare di far passare per un accordo Stato-Regione quello che è invece un accordo tra il governo Berlusconi e il presidente Masala. Sinora la base atomica della Maddalena ha costituito un danno grande per la Sardegna, ma era un danno imposto dall’esterno, mai legittimato da alcuna forma di assenso istituzionale dei poteri autonomistici». È intervenuto anche Bastianu Cumpostu di Sardigna Natzione Indipendista: «Il presidente Masala - scrive - si era permesso di fare il biricchino, aveva bloccato l’iter avviato dal ministro della Difesa Antonio Martino tendente a trasformare l’insediamento americano a Santo Stefano in una stabile base militare. Di nascosto gli avevano tirato le orecchie e gli avevano fatto capire che doveva comportarsi come tutti gli altri che lo avevano preceduto alla presidenza della Regione e fare il suddito e non disturbare chi veramente è alla guida e specialmente non intralciare la bandiera americana. Il presidente cerca naturalmente di nascondere la tirata d’orecchie del ministro e tenta di uscire onorevolente dicendo che il nulla osta riguarda solo opere di riqualificazione logistica e ambientale». E infine, in questa miriade di reazioni, tutte negative c’è da registrare anche quella del Partito sardo d’azione con Giacomo Sanna che dice «considerare i lavori della base Usa di Santo Stefano come semplice “riqualificazione logistica ambientale” è per lo meno una truffa semantica. Il progetto della Marina Usa - prosegue Giacomo Sanna - non riqualifica alcunché. Crea un nuovo e più grande insediamento militare. E un ampliamento vero e proprio. Prevede infatti un ampliamento di volumetrie di circa diecimila metri cubi pari cioè ad un aumento del 25 per cento circa per le volumetrie esistenti». Andrea Nieddu |