Scrivici

CRONACHE

ISOLANE

Link's
Home Page

 

Vai a: Notizie varie dalla stampa 2004

 

La "Nuova Sardegna"

Le altre notizie:

Radioattività: centraline in tilt

LUNEDÌ, 19 GENNAIO 2004
 
Raddoppia la potenza della Emory Land Otto alimentatori per l’ammiraglia Usa
 In Regione l’incontro Masala-Giudice
 
GUIDO PIGA


 LA MADDALENA. In attesa che la base Usa raddoppi, raddoppiano gli alimentatori energetici per l’Emory Land. Succede anche questo, a Santo Stefano. La nave da guerra si teneva in “vita” grazie a sei motori (più uno di riserva) sistemati a terra dalla ditta Gemmo Impianti. Da ieri, le centrali che daranno potenza all’ammiraglia della flotta americana alla Maddalena sono 12: quattro già in funzione, otto ancora no: erano sul cargo della Tirrenia arenatosi a Olbia. Ed è ancora giallo, nel giorno dell’incontro Masala-Giudice.
 Non fosse stato per una nave (merci) incagliatasi, forse pochi avrebbero saputo che un’altra nave (militare) stava aspettando un carico importantissimo: dodici motori nuovi di zecca capaci di darle energia per tutte le sue funzioni.
 E’ andata così. La Emory Land è la nave da guerra (ha partecipato al conflitto in Iraq) d’appoggio ai sommergibili Usa. Quando è a Santo Stefano, si alimenta dall’esterno. Il servizio lo fornisce una ditta esterna, la Gemmo Impianti, attiva a Vicenza dal 1903. Fino a qualche giorno fa, c’erano sei alimentatori (più uno di riserva). Da ieri, ce ne sono dodici, ciascuno con una potenza di 800 cavalli. Il doppio, insomma.
 Quattro sono già arrivati nell’isola. Altri otto, no. Erano su un camion imbarcato sul traghetto Sicilia della Tirrenia, che si incagliato in una secca rocciosa all’imbocco del porto di Olbia giovedì scorso e che è stato liberato solo due giorni fa. Un paio di “centraline” ieri sera erano ben visibili al porto di Palau.
 Un caso: solo in questo modo è emerso il potenziamento energetico della base. Perché l’America abbia preso questa decisione, impossibile saperlo (ufficialmente). L’unica spiegazione plausibile è che avesse bisogno di più potenza.
 Un fatto: il 20 novembre 2003, alle 20.15, la nave militare è rimasta al buio, dopo che, secondo alcune fonti, si erano uditi dei botti. Allora, fu allarme, alla Maddalena: il misterioso incidente arrivava a un mese da quello (reale) al sottomarino Hartford, incagliatosi nella Secca dei Monaci e seriamente danneggiato. Il black out durò un’ora e mezzo. Il giorno dopo, fonti americane parlarono di “simulazione di un incendio”.
 Un’altra spiegazione, ufficiosa, dice che i vecchi motori erano esausti e che non garantivano più l’efficienza delle prestazioni.
 Per una ragione o per l’altra, un raddoppio, a Santo Stefano c’è stato. Energetico, non volumetrico. Di quest’ultimo, oggi a Cagliari, avranno modo di discutere il presidente della Regione Italo Masala, il sindaco della Maddalena Rosanna Giudice e il presidente del Parco Gianfranco Cualbu.
 Fra i tre, tutti di Alleanza nazionale, è in programma un vertice a Villa Devoto alle 18. In agenda, la dismissione dei beni demaniali dallo Stato alla Regione che, a sua volta, dovrà concederli al Comune (o al Parco). L’arcipelago è pieno di torri, vedette, case e c’è già conflitto fra Comune e Parco. L’occasione, però, sarà ghiotta per parlare del recente sì detto da Masala al Governo per il raddoppio della base Usa. Sempre che i tre vogliano farlo.
(ha collaborato A. Nieddu)
 

 

LUNEDÌ, 19 GENNAIO 2004
 
«Radioattività, centraline in tilt»
Il ds Filigheddu: «Inattendibili i controlli fatti nella base»

 LA MADDALENA. La presenza del torio 234, l’elemento della catena dell’uranio 238 componente del combustibile nucleare che alimenta i sottomarini e che si attesta tra i 3900 e 4700 becquerels per chilogrammo, aumenta man mano che ci si avvicina alla base di Santo Stefano. Lo afferma il fisico nucleare Bruno Chareyron, responsabile del Criirad, l’istituto che ha analizzato le alghe marine al largo della Base.
 «Le misurazioni che abbiamo fatto - dice in un’intervista a un giornale francese il titolare dell’istituto di ricerche privato - mostrano che nei campioni di alghe prelevati nei pressi della base la concentrazione di torio è sette volte più elevata rispetto a quella riscontrata nei campioni provenienti dalla costa di Bonifacio».
 Le analisi dell’istituto, che hanno evidenziato nelle erbe marine livelli di radioattività quattrocento volte superiori a quelli considerati normali, sono state fatte all’indomani dell’incidente al sottomarino della Us navy, Hartford. Alla luce dei risultati lo stesso scienziato francese chiede che enti pubblici civili e militari ripetano le analisi e ne divulghino i risultati.
 Richiesta fatta anche dai Ds locali che, oltre a sollecitare ulteriori controlli sulla presenza di sommergibili a testata nucleare nella base di Santo Stefano, lanciano un altro inquitante allarme: «Le centraline di controllo della radioattività sono difettose». Stefano Filigheddu, dopo aver richiesto i dati sui rapporti dell’attività del laboratorio per il controllo della radioattività ambientale nell’arcipelago della Maddalena e dopo averli controllati, sostiene che le centraline posizionate a Santo Stefano nel comprensorio logistico, una in arsenale, una a Stagnali, una nel centro velico di Caprera, una in piazza Umberto I e una a Mongiardino (che serve solo per la raccolta dei dati della polvere) «non funzionano regolarmente, infatti dalle delibere si può notare quante volte le centraline dell’arsenale e di Santo Stefano sono rimaste bloccate. Addirittura in certe colonnine vengono staccate delle componenti elettroniche che vengono applicate ad altre per consentirme il funzionamento».
 «Io - aggiunge Filigheddu - ho assistito alla querelle sui dati emersi dal laboratorio corso e quelli della nostra prefettura. Bene, io non ho nessun dubbio, mi schiero con i corsi. È inutile che la prefettura difenda l’indifendibile. Ci sono i dati che parlano chiaro. Queste colonnine sono solo una presa in giro. I dati in possesso partono dagli ultimi tre anni e le colonnine - conferma Filigheddu - sono eternamente in avaria, ma in particolare vanno in tilt quelle dell’arsenale e quelle di Santo Stefano, e cioé quelle che dovrebbero essere le più efficienti soprattutto più interessate al fenomeno della radioattività. Chiedo al prefetto - dice Filigheddu - che quando si parla di salute pubblica si tralascino interessi nazionali, perché noi siamo un arcipelago dove ogni famiglia ha parenti affetti da tumore. Sul preoccupante fenomeno i medici di base stanno facendo un’indagine conoscitiva negli ultimi tre anni, anche perché allarmati da questi dati di mortalità.
 E proprio alla luce di questi ultimi risultati che diessini e associazioni ambientaliste, compreso il comitato spontaneo nato alla Maddalena, chiedono di fare chiarezza e di bloccare ogni ipotesi di ampliamento della base Nato a Santo Stefano.
Andrea Nieddu

 

Vai a: Notizie varie dalla stampa 2004

 

Home Page