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La "Nuova Sardegna"

20 gennaio 2004
 
Comune contro utenti per le bollette dell’acqua inevase

 LA MADDALENA. Molte famiglie maddalenine in questo periodo si sono viste recapitare diverse raccomandate in cui il responsabile degli affari legali del comune della Maddalena fa sapere agli utenti morosi o parzialmente morosi, di voler ricorrere alla via giudiziaria e all’interruzione della somministrazione dell’acqua se non provvederanno entro dieci giorni al saldo della bolletta. Le bollette di cui si parla si riferiscono al periodo 1996-2000 e delle quali il comune ha percepito, da quasi tutti gli utenti, il pagamento del solo 50%. Dovuto, a giudizio degli utenti, alla «non potabilità dell’acqua e al forfettario considerato». A rafforzare questa tesi ci ha pensato il cittadino Luigi Lapera, nonché primo presidente del consiglio, che per essere stato considerato dal servizio idrico amministrativo, moroso totale, pur avendo pagato nel 1998 oltre la metà di quanto dovuto, ha inviato un esposto-denuncia alla procura di Tempio evidenziando «per la fattura emessa - inizia Lapera - con la dicitura, “fornitura acqua potabile” (dichiarata, però, non potabile dal sindaco) e la lettura non veritiera con numeri a casaccio, ho restituito la stessa al servizio idrico, chiedendo la riemissione della fattura con la lettura reale del contatore. Ma la pratica è tuttora inevasa».
 Gli utenti che hanno ricevuto il sollecito si chiedono cosa debbano fare. «La cosa migliore - riprende Lapera - è quella di rispondere, evidenziando, però, che l’avvenuto pagamento al 50% era dovuto principalmente alla “non potabilità dell’acqua e alle letture non reali”, che hanno comportato una maggiore spesa sul tributo di depurazione e fognatura fognatura. Nello stesso tempo considerare la somma versata quale acconto,in attesa della lettura reale del contatore per l’eventuale conguaglio».
 «L’idea che si possono fatturare consumi presunti - conclude Lapera -, ricavati dalla composizione del nucleo familiare e d’altri indici “statistici”, non sono legittimi. I consumi così ipotizzati, sono impiegati non solo per il canone dell’acqua e relativa Iva, ma anche per quello dei servizi-depurazione e fognatura. Il Comune adottando questo tipo di tassazione, opera in totale dispregio di qualsiasi regola giuridica. Perché l’erogazione dell’acqua è un servizio reso nell’ambito di un contratto di somministrazione, il quale esige equivalenza fra le prestazioni rese (volume d’acqua) e i corrispettivi pretesi. Nessuna norma di legge autorizza i comuni a pretendere i corrispettivi a fronte di prestazioni puramente ipotetiche». (an.ni.)
 

 

 

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