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La "Nuova Sardegna"

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Ora il caso scuote anche il parlamento

GIOVEDÌ, 22 GENNAIO 2004
 
Il fisico nucleare Giorgio Cortellessa: «Lì, 15 anni fa, io trovai il cobalto 60»
 
DAL NOSTRO INVIATO PIERO MANNIRONI


 ROMA. Lui, quindici anni fa, la prova di un inquinamento radioattivo nell’arcipelago della Maddalena l’aveva trovata. Sicura, inoppugnabile. Tanto che neppure il laboratorio della Marina militare italiana aveva potuto contestare i suoi dati. Di più: neppure la Us Navy li smentì. E’ Giorgio Cortellessa, oggi 75 anni, uno dei fisici nucleari italiani più apprezzati dalla comunità scientifica internazionale.
 Cortellessa, che ha ricoperto per anni alti incarichi all’Istituto superiore di sanità e al Cnr, è anche membro del tribunale Clark per i crimini di guerra. Nel 1989 trovò nelle acque turchesi dell’arcipelago il cobalto 60. Una sostanza radioattiva che è come un’impronta digitale. Nel senso può essere riconducibile soltanto a un processo che si sviluppa in un certo tipo di reattori nucleari. Proprio come quelli che sono i cuori di quegli immensi squali d’acciaio che sono i sommergibili americani della classe Los Angeles.
 La denuncia di Cortellessa però non ebbe seguito. Era una stagione politica diversa e tutto venne assorbito da un indifferente “muro di gomma”. Oggi la domanda d’obbligo è questa: qualcuno ha verificato se nel “parco con le stellette” ci sia il micidiale cobalto 60? Sarebbe interessante, molto interessante, mirare la ricerca su questo elemento.
 Ma Giorgio Cortellessa spazza via la tesi prospettata in questi giorni, secondo la quale il torio 234 rilevato dai francesi del Criirad sia legato a un particolare tipo di granito che si trova alla Maddalena. Radioattività naturale, quindi. Il fisico nucleare non ha dubbi: «E’ una tesi campata in aria». E con disarmante semplicità spiega che il granito ha un’emissione di radiazioni bassissima. E allora? Allora restano i fatti: la presenza del torio 234 che il sistema di controllo della Asl non può rilevare, ma che i francesi hanno trovato.
 

 

GIOVEDÌ, 22 GENNAIO 2004
 
Lo scienziato smentisce un possibile legame con un particolare tipo di granito
Il livello di torio 234 rilevato dai francesi non può essere una radioattività naturale
Neppure la Us Navy contestò le analisi fatte nel 1989

 - Professor Cortellessa, lei, nel 1989, ha partecipato a uno studio per verificare il livello di radioattività nell’arcipelago della Maddalena. E i risultati furono a dir poco inquietanti. Cosa trovò?
 
«Nella nostra ricerca trovammo il cobalto 60. Inizialmente le autorità militari tentarono di accreditare la tesi che si trattava di un effetto del fall-out di Chernobyl. Una cosa ridicola. Io risposi che, proprio per la sua natura, il cobalto 60 non si forma in quel tipo di reattori nucleari. Si forma un mare di altra robaccia, ma non il cobalto 60. Al cobalto si arriva infatti con un altro tipo di reazione nucleare».
 - E non ci furono conseguenze alla sua denuncia?
 
«Davanti al mio lavoro, si dovettero arrendere. Dissero: “E’ vero, però non esageriamo”. E tutto venne fatto morire così. Però la cosa creò non poco imbarazzo a livello politico. Vede, io sono uno dei pochi italiani che ha avuto l’onore di ricevere un attacco personale da parte del dipartimento della Marina degli Stati Uniti d’America. Un attacco che però, badi bene, non è stato una smentita. Non dissero, infatti, che io avevo riferito cose che non stavano nè in cielo nè in terra. Usarono una tecnica, se si vuole, anche un po’ volgare: “Ma chi è questo tizio che si agita?”, facendo poi capire che un po’ di radioattività non ha mai fatto male a nessuno... Ho reso l’idea?».
 - Come trovaste il cobalto 60?
 
«I dati vennero raccolti dai sommozzatori di Greenpeace. Le misurazioni vennero poi effettuate con un contatore di un’assocazione di cui ero allora presidente e vennero confermati integralmente dal laboratorio del Ministero della Difesa italiano che si trova in Toscana. Nessuno ha quindi potuto eccepire sul dato: si trattava di cobalto 60».
 - Ma il cobalto 60 può avere origini naturali?
 
«Non può venire che dai reattori nucleari e alla Maddalena ci sono i sommergibili americani».
 - Nei giorni scorsi un laboratorio privato francese, il Criirad, ha denunciato una presenza di torio 234 a un livello quattrocento volte superiore ai parametri di tolleranza indicati dalle convenzioni internazionali. Ora qualcuno dice che questo elemento sarebbe contenuto in un particolare tipo di granito che si trova alla Maddalena. E’ possibile?
 
«A quei livelli? Eh, magari: sarebbe un affare colossale. Ci si potrebbe fare un mare di soldi... Non so chi ha proposto una tesi simile e non vorrei usare parole forti. Ma chi parla di torio 234 legandolo al granito o è un ignorante abissale o una faccia di bronzo. Guardi, il perché è molto semplice: il granito è una roccia che di per sè contiene una scarsissima radioattività. Mi spiego meglio. Il cosiddetto “fondo naturale” di radioattività si misura da una parte dai raggi cosmici e da una parte dal terreno. Ebbene, a Milano, una città costruita su un terreno granitico, il fondo naturale è più basso che a Rome, dove invece ci sono le rocce tufacee che hanno una maggiore radiottività. Parliamo di 30 millirem contro 100 millirem. Siamo comunque nell’ambito della radiottività naturale e quindi a bassissimo livello. Parlare di un livello quattrocento volte superiore ai parametri standard è un’altra cosa».
 - Lei quindi dice che quella del granito è una tesi campata in aria?
 
«Proprio così: campata in aria».
 - Mi perdoni, il torio 234 fa parte della catena dell’uranio. Può quindi essere il prodotto del decadimento dell’uranio?
 
«Certo».
 - Il cuore dei sommergibili atomici è un reattore nucleare a base di uranio?
 
«Naturale».
 - E un reattore nucleare produce inevitabilmente delle scorie. Ecco, che lei sappia, esistono protocolli per la messa in sicurezza di queste scorie?
 
«Dunque, diciamo subito che il reattore nucleare che sta sul sommergibile americano è giuridicamente in territorio americano, anche se si trova in acque territoriali di altri paesi. Tutto il discorso delle scorie che si formano sul territorio americano ci sfugge completamente. Se poi sono protette dal segreto militare, figuriamoci! L’unica cosa che so è che non ci sono depositi della Nato costruiti ad hoc».
 - E’ possibile che queste scorie vengano scaricate in mare?
 
«Non lo so proprio. Non abbiamo elementi per poterlo dire. Come non è possibile sapere la quantità di scorie prodotte e i sistemi di stoccaggio, se ci sono, all’interno del sommergibile. Le scorie che vengono classificate di “basso livello”, probabilmente vengono rilasciate in mare. Ricordiamoci che un sommergibile nucleare può scendere a mille metri di profondità e stare tranquillo come una Pasqua. Le scorie potrebbe scaricarle ovunque, in acque profonde... ma queste sono solo ipotesi».
 - Nella ricerca fatta alla fine degli anni ’80, oltre al cobalto 60 avete trovato altre sostanze radioattive?
 
«Dunque, il contatore che utilizammo era ad alta schermatura e misurava tutto lo spettro. Noi però ci soffermammo sul cobalto 60 perché era l’indicatore certo di scorie prodotte da un reattore nucleare. Misurammo in modo molto accurato su tutto lo spettro. Voglio essere più chiaro: il nostro era un contatore gamma e quindi rilevava tutte le emissioni di raggi gamma. Ricordo che ne trovammo, ma il picco del cobalto 60 era un vero e proprio pugno nell’occhio e, per di più, dava la certezza della fonte primaria di emissione: un reattore nucleare».
 - Il torio 234 è pericoloso?
 
«Se è 400 volte superiore alla concentrazione massima a quello che è il limite accettato sul piano internazionale, è pericoloso sì. Molto. Si fissa nel nostro organismo e può produrre una serie di patologie molto gravi».
 

GIOVEDÌ, 22 GENNAIO 2004
 
Ora il caso scuote anche il Parlamento


COMITATO PARITETICO
Bifulco attacca
il presidente Masala

 LA MADDALENA. Agostino Bifulco, membro del Comitato per le servitù militari, accusa il presidente della Regione Masala per aver dato via libera al progetto per l’ampliamento della base Usa di Santo Stefano. «Noi abbiamo detto no al piano - dice - perché modifica le strutture da mobili a fisse; forse Masala ha detto sì a un nuovo piano: in questo caso dobbiamo riesaminarlo noi». Ora, in pieno scontro istituzionale e politico, Bifulco ricorda al presidente della Regione che «in altre occasioni il Comitato ha accolto progetti della sezione americana per far bonificare alcune parti particolarmente degradate. In quelle circostanze il parere favorevole fu espresso perché la proposta si riferiva a sostituzioni con nuove strutture temporanee, mobili e asportabili».

SENATO
Sopralluogo della
commissione Ambiente

 ROMA. La commissione Ambiente del Senato effettuerà un sopralluogo nell’arcipelago di La Maddalena dopo l’allarme radioattività lanciato da un istituto di ricerca francese. Lo ha comunicato il vicepresidente della commissione Pino Mulas (An), che aveva sollecitato un intervento della commissione in seguito ai dati diffusi da Criirad.

LEGAMABIENTE
Interrogazione
di Ermete Realacci

 ROMA. Il deputato della Margherita e presidente onorario di Legambiente, Ermete Realacci, ha presentato un’interrogazione parlamentare sui presunti valori di radioattività oltre la norma, riscontrati da uno studio francese nelle acque dell’arcipelago della Maddalena, e sul piano di evacuazione ufficiale in caso di incidente nucleare.
 Nel documento, presentato ai ministri della Difesa, della Sanità, delle Infrastrutture e dell’Ambiente, il parlamentare dell’opposizione chiede di sapere cosa sia realmente avvenuto nelle acque della Maddalena e se sussistano rischi alla salute dei cittadini e all’ambiente a causa dell’incidente occorso al sommergibile nucleare Hartford.

MOZIONE ULIVO
«Analisi nelle acque
dell’arcipelago»

 ROMA. Otto senatori dell’Ulivo (Murineddu, Nieddu, Caddeo, Dettori, Giovanelli, Vicini, Basso e Flammia) hanno presentato una mozione con la quale impegnano il governo ad appurare se esiste nell’arcipelago maddalenino l’inquinamento radioattivo denunciato da un istituto di ricerca e analisi francese. I senatori dell’Ulivo sollecitano «un’approfondita campagna di ricerca» che valuti la reale situazione, attraverso gli istituti pubblici preposti. E cioé l’Istituto superiore di sanità, l’Agenzia per la protezione dell’ambiente e la Asl. I risultati dovranno essere resi pubblici per essere 8analizzati dalla comunità scientifica. In attesa degli esiti di questa ricerca, i senatori dell’Ulivo chiedono la sospensione dei lavori nella base Usa.
 

 

 

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