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Redazione "Cronacheisolane.it" 24 gennaio 2004

 

Intervista all'ammiraglio di Marisardegna:

Nessun inquinamento radioattivo

 

   . Il nuovo ammiraglio di Marisardegna, Roberto Baggioni, segue da vicino la vicenda. Neppure un mese al comando della Marina nell’Isola e già si trova a gestire una grana internazionale. Un triangolo che vede coinvolti americani, francesi e italiani. E al centro la popolazione maddalenina allarmata per il pericolo di un gravissimo inquinamento.
Ammiraglio, da una nota dell’Associated Press e dalle foto disponibili sembra che l’Hartford imbarcasse mezzi per missioni di commandos. Si può pensare a misteriose esercitazioni a Santo Stefano?
«Nessun mistero. Da anni tutti i sommergibili possono avere a bordo reparti di incursori. La nostra Marina imbarca specialisti del battaglione San Marco o di Consubim. Dall’epoca della prima guerra del Golfo è scontato che ogni Marina abbia integrato gli equipaggi dei sommergibili con personale di pronto intervento e d’assalto. Sono uomini preparati per fare ispezioni sulle navi mercantili o a protezioni di unità alla fonda. In passato questi compiti venivano svolti dal personale di bordo, oggi da specialisti».
Esistono accordi segreti tra Washington e Roma per operazioni speciali a Santo Stefano?
«Non ci sono accordi tra la Marina americana e il nostro Governo oltre a quelli già noti e diffusi. Questi accordi prevedono solo l’ubicazione di una base appoggio. Escludo qualsiasi esercitazione a terra che possa diventare rischiosa per la popolazione civile o per l’ambiente. Può capitare di vedere uomini intenti all’addestramento sui sommergibili, ma queste sono operazioni di routine che compiono tutti i marinai a bordo di unità militari. È la nostra vita. Quando le navi sono all’ormeggio nelle basi gli equipaggi impiegano il tempo nelle attività addestrative propedeutiche alle vere operazioni».
Che cosa sono quei corpi aggiunti sui sommergibili americani che si notano nelle foto?
«Di norma sono minisommergibili di salvataggio per le operazioni di soccorso quando c’è una unità in difficoltà. Ma servono anche per altri compiti».
Quali?
«Possono trasportare gli incursori. Per esempio, in caso di una nave catturata da un gruppo terroristico. Alcuni, invece, contengono apparecchiature elettroniche attive o passive. Possono essere imbarcati temporaneamente o in modo permanente».
Qual è il pericolo di perdita radiottiva su un sommergibile nucleare?
«Il tipo di sommergibili della classe Los Angeles sono a propulsione nucleare, ma dotati di armi e missili convenzionali. Quindi gli unici rischi potrebbero venire da un guasto all’apparato motore. Alcuni recenti film, come “K19” o “Allarme rosso”, hanno mostrato al grande pubblico il funzionamento di questi reattori. Il nucleo del reattore si trova all’intero di un blocco isolato a sua volta in una sala corazzata. L’intero sommergibile poi ha una guaina avvolta dalla struttura esterna. Un’eventuale perdita radiottiva dovrebbe superare tutte queste protezioni danneggiando lo scafo resistente sopra la guaina. In questo caso l’unità non sarebbe più integra e quindi non potrebbe più navigare in immersione a meno di non correre rischi gravissimi».
Appunto. Risulta che l’Hartford ha navigato per un mese in superficie per trasferirsi dalla Sardegna alla base americana di Norfolk, in Virginia. E avrebbe impiegato un mese invece di due settimane.
«Per quanto ne sappiamo il sommergibile è rientrato navigando in immersione. Ciò significa che non aveva danni gravi allo scafo e quindi si deve escludere una qualsiasi perdita radioattiva dall’apparato motore. La Marina americana dispone di enormi navi-bacino. Se l’Hartford avesse subito un danno è scontato che sarebbe stato prontamente riparato in una di queste navi-bacino al largo nel Mediterraneo. Queste navi sono in grado di inghiottire all’interno anche una grande unità e di rimetterla in condizioni di navigare al meglio».
Allora perché sino a oggi il Comando americano non ha parlato con chiarezza in una conferenza stampa?
«Credo per il timore che qualsiasi risposta si sarebbe comunque ritorta contro di loro».
Non hanno un buon concetto della stampa italiana?
«In queste situazioni ogni strumentalizzazione è possibile».
Ma qui abbiamo i dati delle analisi chimiche effettuate da un centro francese.
«Sino a oggi sono stati estrapolati dati di uno studio complessivo. I dati della Asl e della Provincia di Sassari non presentano alcun allarme. Mercoledì alcuni esperti scelti dal Comune di La Maddalena, a bordo di mezzi messi a disposizione dalla nostra Marina, hanno fatto prelievi proprio nei punti “incriminati”. Con loro c’era anche il sindaco, la signora Giudice. Ora non resta che attendere i risultati».
Secondo lei, non ci sarebbe alcun inquinamento radioattivo?
«Mi sento di escluderlo».
Il sindaco Rosanna Giudice ha parlato di una campagna diffamatoria contro La Maddalena. Insomma, terrorismo turistico.
«Anch’io ne sono convinto e per questo sono totalmente a fianco della signora Giudice con la quale ho un contatto quasi quotidiano. La Maddalena si trova periodicamente al centro di questi attacchi. È un bersaglio troppo facile».
Per esempio?
«Anche mercoledì c’è stato un nuovo allarme inquinamento per una chiazza d’olio davanti all’Ammiragliato. Ma la sede della Marina è chiusa da mesi. Questa volta viene difficile accusare i militari. La macchia, in realtà, è arrivata dalle fogne proveniente da uno scarico».
Chi ci sarebbe dietro questa campagna?
«Non posso saperlo, ma penso che gli obiettivi siano politici e soprattutto turistici. La Maddalena per la sua bellezza suscita gelosie a livello nazionale e anche internazionale. Può fare comodo a molti gettare ombre su questa zona che richiama un turismo di alta qualità».
La Marina ha completato il trasferimento da La Maddalena a Cagliari?
«Sì, nell’isola resta solo la scuola sottufficiali. Ma rimane comunque un legame strettissimo tra la Marina e La Maddalena. Nonostante gli attacchi e le polemiche del passato, la popolazione non voleva che ce ne andassimo. Sia per ragioni storiche che economiche. Per questo mi chiedo se gli americani decidessero di spostare la loro base da altre parti cosa succederebbe? Bisogna pensare a queste cose, non piangere dopo».

di Carlo Figari
 

 


 

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