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Intervista all'ammiraglio
di Marisardegna:
Nessun inquinamento
radioattivo
. Il nuovo
ammiraglio di Marisardegna, Roberto Baggioni, segue da vicino la vicenda.
Neppure un mese al comando della Marina nell’Isola e già si trova a
gestire una grana internazionale. Un triangolo che vede coinvolti
americani, francesi e italiani. E al centro la popolazione maddalenina
allarmata per il pericolo di un gravissimo inquinamento.
Ammiraglio, da una nota dell’Associated Press e dalle foto
disponibili sembra che l’Hartford imbarcasse mezzi per missioni di
commandos. Si può pensare a misteriose esercitazioni a Santo Stefano?
«Nessun mistero. Da anni tutti i sommergibili possono avere a
bordo reparti di incursori. La nostra Marina imbarca specialisti del
battaglione San Marco o di Consubim. Dall’epoca della prima guerra del
Golfo è scontato che ogni Marina abbia integrato gli equipaggi dei
sommergibili con personale di pronto intervento e d’assalto. Sono uomini
preparati per fare ispezioni sulle navi mercantili o a protezioni di unità
alla fonda. In passato questi compiti venivano svolti dal personale di
bordo, oggi da specialisti».
Esistono accordi segreti tra Washington e Roma per operazioni
speciali a Santo Stefano?
«Non ci sono accordi tra la Marina americana e il nostro Governo
oltre a quelli già noti e diffusi. Questi accordi prevedono solo
l’ubicazione di una base appoggio. Escludo qualsiasi esercitazione a terra
che possa diventare rischiosa per la popolazione civile o per l’ambiente.
Può capitare di vedere uomini intenti all’addestramento sui sommergibili,
ma queste sono operazioni di routine che compiono tutti i marinai a bordo
di unità militari. È la nostra vita. Quando le navi sono all’ormeggio
nelle basi gli equipaggi impiegano il tempo nelle attività addestrative
propedeutiche alle vere operazioni».
Che cosa sono quei corpi aggiunti sui sommergibili americani che
si notano nelle foto?
«Di norma sono minisommergibili di salvataggio per le operazioni
di soccorso quando c’è una unità in difficoltà. Ma servono anche per altri
compiti».
Quali?
«Possono trasportare gli incursori. Per esempio, in caso di una
nave catturata da un gruppo terroristico. Alcuni, invece, contengono
apparecchiature elettroniche attive o passive. Possono essere imbarcati
temporaneamente o in modo permanente».
Qual è il pericolo di perdita radiottiva su un sommergibile
nucleare?
«Il tipo di sommergibili della classe Los Angeles sono a
propulsione nucleare, ma dotati di armi e missili convenzionali. Quindi
gli unici rischi potrebbero venire da un guasto all’apparato motore.
Alcuni recenti film, come “K19” o “Allarme rosso”, hanno mostrato al
grande pubblico il funzionamento di questi reattori. Il nucleo del
reattore si trova all’intero di un blocco isolato a sua volta in una sala
corazzata. L’intero sommergibile poi ha una guaina avvolta dalla struttura
esterna. Un’eventuale perdita radiottiva dovrebbe superare tutte queste
protezioni danneggiando lo scafo resistente sopra la guaina. In questo
caso l’unità non sarebbe più integra e quindi non potrebbe più navigare in
immersione a meno di non correre rischi gravissimi».
Appunto. Risulta che l’Hartford ha navigato per un mese in
superficie per trasferirsi dalla Sardegna alla base americana di Norfolk,
in Virginia. E avrebbe impiegato un mese invece di due settimane.
«Per quanto ne sappiamo il sommergibile è rientrato navigando in
immersione. Ciò significa che non aveva danni gravi allo scafo e quindi si
deve escludere una qualsiasi perdita radioattiva dall’apparato motore. La
Marina americana dispone di enormi navi-bacino. Se l’Hartford avesse
subito un danno è scontato che sarebbe stato prontamente riparato in una
di queste navi-bacino al largo nel Mediterraneo. Queste navi sono in grado
di inghiottire all’interno anche una grande unità e di rimetterla in
condizioni di navigare al meglio».
Allora perché sino a oggi il Comando americano non ha parlato con
chiarezza in una conferenza stampa?
«Credo per il timore che qualsiasi risposta si sarebbe comunque
ritorta contro di loro».
Non hanno un buon concetto della stampa italiana?
«In queste situazioni ogni strumentalizzazione è possibile».
Ma qui abbiamo i dati delle analisi chimiche effettuate da un
centro francese.
«Sino a oggi sono stati estrapolati dati di uno studio
complessivo. I dati della Asl e della Provincia di Sassari non presentano
alcun allarme. Mercoledì alcuni esperti scelti dal Comune di La Maddalena,
a bordo di mezzi messi a disposizione dalla nostra Marina, hanno fatto
prelievi proprio nei punti “incriminati”. Con loro c’era anche il sindaco,
la signora Giudice. Ora non resta che attendere i risultati».
Secondo lei, non ci sarebbe alcun inquinamento radioattivo?
«Mi sento di escluderlo».
Il sindaco Rosanna Giudice ha parlato di una campagna diffamatoria
contro La Maddalena. Insomma, terrorismo turistico.
«Anch’io ne sono convinto e per questo sono totalmente a fianco
della signora Giudice con la quale ho un contatto quasi quotidiano. La
Maddalena si trova periodicamente al centro di questi attacchi. È un
bersaglio troppo facile».
Per esempio?
«Anche mercoledì c’è stato un nuovo allarme inquinamento per una
chiazza d’olio davanti all’Ammiragliato. Ma la sede della Marina è chiusa
da mesi. Questa volta viene difficile accusare i militari. La macchia, in
realtà, è arrivata dalle fogne proveniente da uno scarico».
Chi ci sarebbe dietro questa campagna?
«Non posso saperlo, ma penso che gli obiettivi siano politici e
soprattutto turistici. La Maddalena per la sua bellezza suscita gelosie a
livello nazionale e anche internazionale. Può fare comodo a molti gettare
ombre su questa zona che richiama un turismo di alta qualità».
La Marina ha completato il trasferimento da La Maddalena a
Cagliari?
«Sì, nell’isola resta solo la scuola sottufficiali. Ma rimane
comunque un legame strettissimo tra la Marina e La Maddalena. Nonostante
gli attacchi e le polemiche del passato, la popolazione non voleva che ce
ne andassimo. Sia per ragioni storiche che economiche. Per questo mi
chiedo se gli americani decidessero di spostare la loro base da altre
parti cosa succederebbe? Bisogna pensare a queste cose, non piangere
dopo».
di Carlo Figari
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