La "Nuova Sardegna"
| DOMENICA, 25 GENNAIO 2004 |
| «Ecco il progetto, nessun raddoppio» |
| Il comandante della base Usa: i lavori servono per la nostra missione |
| Gardiner a sorpresa convoca i giornalisti: «I nostri uffici dentro i container, ci mancano spazi» |
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LA MADDALENA. Parola di John Gardiner: «Nessun
raddoppio della base, la Marina degli Stati Uniti punta solo a migliorare le
capacità di realizzare la propria missione alla Maddalena». Sotto una
pioggia battente il comandante della Nsa (Naval support attivity) fa
imbarcare i giornalisti sul motoscafo: destinazione Santo Stefano. Si tratta
di verificare di persona la situazione attuale degli immobili all’interno
dei quali i militari Usa devono vivere, lavorare, riposare, divertirsi. Poi
la sosta nel suo ufficio, all’ultimo piano, dove è situata la Nsa, in via
Principe Amedeo. Tutto è pronto, le carte da visionare, gli addetti che
devono rispondere alle domande, e naturalmente i due giovani tecnici che
hanno redatto il progetto. Jennifer Cherwick e Tim Doyle illustrano i dettagli (il Comune della Maddalena non ha fatto altrettanto) parlando un italiano quasi perfetto. Il comandante Gardiner, supportato dall’interprete, spiega che il progetto di riqualificazione alla base «non serve per far aumentare il personale, ma solo per migliorare le prestazioni della missione che gli uomini stanno compiendo». La conferma arriva dai due tecnici che mostrano le tavole e le foto sulle quali si può notare la situazione attuale, che certamente non è delle migliori dal punto di vista della qualità della vita. Molte funzioni di lavoro, infatti, sono svolte in vecchi edifici metallici o capannoni in attesa di manutenzione. Come uffici e magazzini, vengono utilizzati dei container, mentre sulla chiatta - l’ago della discordia - vengono effettuati servizi portuali all’ormeggio. Ora alle dipendenze della Nsa ci sono 98 persone che hanno usufruito della chiatta, prima erano 139 scesi poi a 115. Proprio nella chiatta ci sono gli uomini che fanno la guardia e i marines che non hanno un letto a bordo di un sommergibile. Anche i posti in cui lavorano gli operai sono in condizioni di lavoro pericolose e inadeguate. «Tuttavia - hanno spiegato i tecnici - non aumenteremo di un solo metro cubo il tutto. Anzi dai dati presentati, le cubature diminuiscono a 48.832 a fronte degli attuali 57.710. Una riduzione pari al 15%». I dati attuali sugli interni, sono 41.429 metri cubi, mentre il progetto ne propone 46.832. Per quegli esterni, cioé la chiatta, la riduzione prevista è pari all’87 per cento. I tecnici ripetono di voler contenere l’impatto ambientale, creare un’architettura adeguata al paesaggio. E aggiungono anche di non voler diversificare il progetto, eliminando però la chiatta. «Tali interventi potranno migliorare la qualità della vita rispettando il limite di undici metri di altezza degli edifici - precisano ancora i tecnici americani - non si deve toccare nessuna roccia all’angolo sud ovest della base. Insomma, solo ed esclusivamente così si possono avere edifici ad elevata prestazione, mantenendo l’ambiente sano e integro». Nelle strutture ausiliarie sono compresi i generatori diesel e, soprattutto, il miglioramento dell’impianto del trattamento delle acque reflue. Infatti la capacità attuale per trattare l’acqua è di 680 tonnellate al giorno. E per migliorare il sistema verranno utilizzati raggi ultravioletti che eliminano così l’esigenza di produrre, gestire, trasportare e conservare le sostanze chimiche utilizzate nel processo. Per quanto riguarda i generatori, sono sei quelli che forniscono elettricità alla nave con un massimo di potenza di 1000 watt. Due hanno avuto molti problemi fra luglio e agosto e i quattro restanti non sono sufficienti per supportare i due sottomarini. Due generatori, invece, sono stati affittati, mentre quattro ancora non funzionanti devono essere manutenzionati a Cagliari non appena i ricambi saranno disponibili. Quindi attualmente sono dodici i generatori da 750 kilowatt impiegati o in fase di installazione: otto o nove verranno usati per fornire energia necessaria e gli altri tre o quattro verranno utilizzati per far fronte alle situazioni di emergenza. Per quanto riguarda l’esecuzione dei lavori, il comandante della base americana John Gardiner ha dichiarato che sarà effettuata una gara internazionale, entro luglio, poi tra agosto e settembre ci saranno le demolizioni. Il completamento dei lavori è previsto dopo un periodo di tempo tra i ventiquattro o trentasei mesi. Il costo dell’intervento previsto è pari a un importo di 37 milioni di dollari. Andrea Nieddu Rassicurazioni anche sull'incidente al sottomarino 24 gennaio Il Comandante Gardiner ha reso noto anche un documento ufficiale dell'Ufficio Affari Pubblici del Comando della Flotta sottomarina dell'Atlantico relativo ai lavori di riparazione del sottomarino USS Hartfordo, finito sugli scogli dell'Isola delle Bisce il 25 ottobre 2003. Secondo le ispezioni preliminari condotte dagli ingegneri del Naval Shipyard e del Naval Sea Sistem Command, coadiuvati dal personale della Flotta sottomarina dell'Atlantico, l'Hartford avrebbe bisogno unicamente di lievi lavori di riparazione nella parte non pressurizzata dello scafo, di alcune riparazioni alla parte inferiore del timone e di alcuni interventi di sostituzione del rivestimento dello scafo. Dall'unità non vi sarebbe stato, pertanto, alcun rilascio di sostanze radioattive. I lavori richiederebbero due mesi di lavoro. Dopo l'incidente sull'Isola delle Bisce, l'Harford era sottoposto a lavori anche a Santo Stefano. Era stato rimosso circa il 2% della parte anteriore, mentre nella parte finale del timone era sta sovrapposta una piastra provvisoria. L'unità aveva eseguito anche prove di immersione per accertare le condizioni di sicurezza (ANSA)
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