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"L'Unione Sarda"

 25 gennaio 2004

Bonifacio.
Adunata di ecologisti, politici e amministratori che si oppongono alla base americana
Siglato il patto contro il nucleare tra gli ambientalisti sardi e corsi
Radioattività, chieste nuove analisi. Proposta una manifestazione a Roma


Roberto Casu
Bonifacio Il matrimonio antisommergibili, con il no solenne al nucleare Usa, è stato celebrato nella chiesetta sconsacrata di San Giacomo, tra la vecchia caserma della Legione, l'ecole maternelle e la strada che plana, dopo un tornante a picco sulla baia, nel bel porticciolo di Bonifacio. Un patto sardo-corso sull'antico bastione che domina le Bocche e un mare che del cobalto non ha soltanto il colore ma anche il veleno. Veleno radioattivo: cobalto 60. Con il torio 234, il beryllium e il piombo 210 e 212, è uno dei nipotini dell'uranio da reattore nucleare. Il professor Giorgio Cortellessa, fisico e ambientalista, ex consulente di sei ministri italiani, ha seguito per anni la scia della flottiglia nucleare Usa. Molto tempo prima dell'incidente del sottomarino Hatford, salpato a tutta forza da Santo Stefano. E ieri lo scienziato ha ripetuto il risultato delle sue ricerche sulle Bocche di Bonifacio. Bocche cucite dal segreto militare. Ma la scienza parla, e sono parole pesanti. «Nei campioni prelevati sulle rotte dei sommergibili americani abbiamo sempre trovato e misurato il cobalto 60. Inizialmente si è tentato di negare ma gli americani furono costretti ad ammettere la presenza del cobalto dopo la conferma di un laboratorio militare italiano. Ho avuto l'onore di un attacco personale da Washington».
Le navate di San Giacomo rimbombano di applausi. Ad ascoltare Cortellessa, stipati nella ex chiesetta della haute ville di Bonifacio, sono in trecento. Ospiti degli ambientalisti corsi, sono arrivati da tutta la Sardegna: il Wwf della Gallura con il leader nazionale Fulco Pratesi, Lega ambiente, la delegazione di Rifondazione comunista guidata da Luigi Cogodi, il segretario regionale del Psd'Az Giacomo Sanna, le berritte dei due dioscuri dell'indipendentismo sardo, Bustiano Cumpostu e Gavino Sale, nuovamente uniti - almeno per un giorno - nella lotta all'invasione nucleare della Us Navy. E poi il sindaco di Santa Teresa Franco Nicoli, il capogruppo Ds di La Maddalena Pierfranco Zanchetta, il deputato Francesco Carboni. Mancano invece il sindaco di La Maddalena, Rosanna Giudice, e il presidente del parco Camarda. A ricevere «i fratelli sardi», due leader storici dell'attivismo ambientalista e del movimento antinucleare corso, Roland Tafani e Claudio Cucchi, con i sindaci di Bonifacio e Porto Vecchio, Jean Baptiste Lantieri e Jacques Roccaserra.
E' Cucchi, al termine di un'assemblea di oltre tre ore, a leggere il documento che sancisce all'unanimità l'alleanza antinucleare di Bonifacio. Cinque le richiesta da avanzare alle autorità italiane e statunitensi: analisi della radioattività affidate a un laboratorio scientifico indipendente, comunicazione immediata dei risultati, elaborazione di un piano di evacuazione e soccorso delle popolazioni in caso di incidente nucleare, assoggettamento dei sottomarini alle regole di circolazione navale in vigore nelle Bocche. Il tutto in attesa dello «smantellamento totale della base di Santo Stefano».
Il documento dà per la prima volta forma e sostanza politica all'opposizione sardo-corsa alla presenza militare statunitense a La Maddalena. L'impressione, dopo la manifestazione di ieri, è che il movimento non si fermerà a Bonifacio. Nelle prossime settimane è infatti prevista una seconda assemblea a La Maddalena (la proposta è stata avanzata da Pierfranco Zanchetta) mentre i corsi premono per una manifestazione congiunta a Roma. Obiettivo: l'ambasciata americana di via Veneto.
«La base di Santo Stefano - dice Roland Tafani - deve sparire. Dobbiamo organizzarci e mettere in piazza i mezzi per vincere questa battaglia. La radioattività esiste, qualcuno sostiene che è una radioattività naturale. Io non credo: comunque un fatto è certo: a La Maddalena e nelle Bocche un incidente nucleare è possibile e noi siamo qui, come nudi, privi di protezione».
Tafani parla una specie di esperanto italo-corso. 3a dottoressa Genevieve Mèjèan, ricercatrice del Criiad, l'istituto che ha rilevato massicce dosi di Torio nelle acque della Maddalena, comunica in francese continentale. Impeccabile e soprattutto rigoroso. Scientificamente parlando. «La percentuale di torio rilevata nell’area dove si è verificato l’incidente del sommergibile Hatford - dice la Méjéan- è indubbiamente alta. Ma ancora non possiamo affermare con certezza che si tratti di radioattività artificiale. Occorrono ulteriori esami con la spettrografia alpha. Certo è strana una concentrazione così alta». Tanto alta - aggiunge la ricercatrice francese - «da superare di cinque-sette volte la concentrazione di torio che abbiamo rilevato nelle acque di Hague, nella Manica, a ridosso degli scarichi altamente tossici di una fabbrica chimica».
Arduo, dunque, sostenere la tesi della radioattività naturale del granito dei fondali sardi. «Il granito - spiega Cortellessa - ha un grado di concentrazione radioattiva pari a 8, contro il valore di 120 del quarzo. Dunque, chiunque afferma che la radioattività alla Maddalena derivi dal granito butta a mare le leggi della scienza. Si può dire tutto, che ci sono stati dei miracoli o degli interventi del diavolo, ma non parliamo della scienza».
In realtà, più che scientifico, il caso La Maddalena è un caso politico-militare. Che tocca alleanze tra stati e partiti. A Roma, a Cagliari e alla Maddalena. Non a caso ieri a Bonifacio non era presente nessun esponente del centrodestra italiano e sardo.
Un duro attacco al presidente della Regione è partito da Luigi Cogodi. Siluri e bombe di profondità contro «un Masala che prima si oppone e poi annuncia seraficamente di concordare con il raddoppio della base Usa». L’esponente di Rifondazione comunista ha polemizzato anche con Salvatore Cicu. «Non è prudente che il sottosegretario sardo alla Difesa parli di congiure internazionali contro il turismo dell’Isola e poi ci rassicuri dicendo che i controlli sulla radioattività li farà la Marina. I controlli - ha concluso Cogodi - devono essere affidati a un organismo scientifico super partes».
Polemico anche l’intervento di Giacomo Sanna. Il segretario sardista se l’è presa con i consiglieri regionali. «che oggi sono rimasti a casa» e con «un presidente della Giunta che non ha il coraggio delle proprie idee e si sottomette ai diktat del Governo romano». Sanna nel suo intervento ha rilanciato il referendum regionale contro il nucleare bocciato nell’89 dalla Consulta. «Allora noi sardi subimmo una sconfitta, mentre agli italiani fu consentito di dire no alle centrali. Ma oggi la questione si ripropone e la battaglia va nuovamente combattuta».
Ma non sarà facile trovare un accordo politico che porti al referendum contro la base Usa di Santo Stefano. Il clima in Consiglio, viste anche le defezioni di ieri, non sembra dei più favorevoli a due giorni dalla seduta straordinaria sull’allarme nucleare alla Maddalena. All’ordine del giorno la mozione di Luigi Cogodi: via la base Usa da Santo Stefano.

 

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