Roberto Casu
Bonifacio Il matrimonio antisommergibili, con il no solenne
al nucleare Usa, è stato celebrato nella chiesetta sconsacrata di San
Giacomo, tra la vecchia caserma della Legione, l'ecole maternelle e la
strada che plana, dopo un tornante a picco sulla baia, nel bel porticciolo
di Bonifacio. Un patto sardo-corso sull'antico bastione che domina le Bocche
e un mare che del cobalto non ha soltanto il colore ma anche il veleno.
Veleno radioattivo: cobalto 60. Con il torio 234, il beryllium e il piombo
210 e 212, è uno dei nipotini dell'uranio da reattore nucleare. Il professor
Giorgio Cortellessa, fisico e ambientalista, ex consulente di sei ministri
italiani, ha seguito per anni la scia della flottiglia nucleare Usa. Molto
tempo prima dell'incidente del sottomarino Hatford, salpato a tutta forza da
Santo Stefano. E ieri lo scienziato ha ripetuto il risultato delle sue
ricerche sulle Bocche di Bonifacio. Bocche cucite dal segreto militare. Ma
la scienza parla, e sono parole pesanti. «Nei campioni prelevati sulle rotte
dei sommergibili americani abbiamo sempre trovato e misurato il cobalto 60.
Inizialmente si è tentato di negare ma gli americani furono costretti ad
ammettere la presenza del cobalto dopo la conferma di un laboratorio
militare italiano. Ho avuto l'onore di un attacco personale da Washington».
Le navate di San Giacomo rimbombano di applausi. Ad ascoltare Cortellessa,
stipati nella ex chiesetta della haute ville di Bonifacio, sono in trecento.
Ospiti degli ambientalisti corsi, sono arrivati da tutta la Sardegna: il Wwf
della Gallura con il leader nazionale Fulco Pratesi, Lega ambiente, la
delegazione di Rifondazione comunista guidata da Luigi Cogodi, il segretario
regionale del Psd'Az Giacomo Sanna, le berritte dei due dioscuri
dell'indipendentismo sardo, Bustiano Cumpostu e Gavino Sale, nuovamente
uniti - almeno per un giorno - nella lotta all'invasione nucleare della Us
Navy. E poi il sindaco di Santa Teresa Franco Nicoli, il capogruppo Ds di La
Maddalena Pierfranco Zanchetta, il deputato Francesco Carboni. Mancano
invece il sindaco di La Maddalena, Rosanna Giudice, e il presidente del
parco Camarda. A ricevere «i fratelli sardi», due leader storici
dell'attivismo ambientalista e del movimento antinucleare corso, Roland
Tafani e Claudio Cucchi, con i sindaci di Bonifacio e Porto Vecchio, Jean
Baptiste Lantieri e Jacques Roccaserra.
E' Cucchi, al termine di un'assemblea di oltre tre ore, a leggere il
documento che sancisce all'unanimità l'alleanza antinucleare di Bonifacio.
Cinque le richiesta da avanzare alle autorità italiane e statunitensi:
analisi della radioattività affidate a un laboratorio scientifico
indipendente, comunicazione immediata dei risultati, elaborazione di un
piano di evacuazione e soccorso delle popolazioni in caso di incidente
nucleare, assoggettamento dei sottomarini alle regole di circolazione navale
in vigore nelle Bocche. Il tutto in attesa dello «smantellamento totale
della base di Santo Stefano».
Il documento dà per la prima volta forma e sostanza politica all'opposizione
sardo-corsa alla presenza militare statunitense a La Maddalena.
L'impressione, dopo la manifestazione di ieri, è che il movimento non si
fermerà a Bonifacio. Nelle prossime settimane è infatti prevista una seconda
assemblea a La Maddalena (la proposta è stata avanzata da Pierfranco
Zanchetta) mentre i corsi premono per una manifestazione congiunta a Roma.
Obiettivo: l'ambasciata americana di via Veneto.
«La base di Santo Stefano - dice Roland Tafani - deve sparire. Dobbiamo
organizzarci e mettere in piazza i mezzi per vincere questa battaglia. La
radioattività esiste, qualcuno sostiene che è una radioattività naturale. Io
non credo: comunque un fatto è certo: a La Maddalena e nelle Bocche un
incidente nucleare è possibile e noi siamo qui, come nudi, privi di
protezione».
Tafani parla una specie di esperanto italo-corso. 3a dottoressa Genevieve
Mèjèan, ricercatrice del Criiad, l'istituto che ha rilevato massicce dosi di
Torio nelle acque della Maddalena, comunica in francese continentale.
Impeccabile e soprattutto rigoroso. Scientificamente parlando. «La
percentuale di torio rilevata nell’area dove si è verificato l’incidente del
sommergibile Hatford - dice la Méjéan- è indubbiamente alta. Ma ancora non
possiamo affermare con certezza che si tratti di radioattività artificiale.
Occorrono ulteriori esami con la spettrografia alpha. Certo è strana una
concentrazione così alta». Tanto alta - aggiunge la ricercatrice francese -
«da superare di cinque-sette volte la concentrazione di torio che abbiamo
rilevato nelle acque di Hague, nella Manica, a ridosso degli scarichi
altamente tossici di una fabbrica chimica».
Arduo, dunque, sostenere la tesi della radioattività naturale del granito
dei fondali sardi. «Il granito - spiega Cortellessa - ha un grado di
concentrazione radioattiva pari a 8, contro il valore di 120 del quarzo.
Dunque, chiunque afferma che la radioattività alla Maddalena derivi dal
granito butta a mare le leggi della scienza. Si può dire tutto, che ci sono
stati dei miracoli o degli interventi del diavolo, ma non parliamo della
scienza».
In realtà, più che scientifico, il caso La Maddalena è un caso
politico-militare. Che tocca alleanze tra stati e partiti. A Roma, a
Cagliari e alla Maddalena. Non a caso ieri a Bonifacio non era presente
nessun esponente del centrodestra italiano e sardo.
Un duro attacco al presidente della Regione è partito da Luigi Cogodi.
Siluri e bombe di profondità contro «un Masala che prima si oppone e poi
annuncia seraficamente di concordare con il raddoppio della base Usa».
L’esponente di Rifondazione comunista ha polemizzato anche con Salvatore
Cicu. «Non è prudente che il sottosegretario sardo alla Difesa parli di
congiure internazionali contro il turismo dell’Isola e poi ci rassicuri
dicendo che i controlli sulla radioattività li farà la Marina. I controlli -
ha concluso Cogodi - devono essere affidati a un organismo scientifico super
partes».
Polemico anche l’intervento di Giacomo Sanna. Il segretario sardista se l’è
presa con i consiglieri regionali. «che oggi sono rimasti a casa» e con «un
presidente della Giunta che non ha il coraggio delle proprie idee e si
sottomette ai diktat del Governo romano». Sanna nel suo intervento ha
rilanciato il referendum regionale contro il nucleare bocciato nell’89 dalla
Consulta. «Allora noi sardi subimmo una sconfitta, mentre agli italiani fu
consentito di dire no alle centrali. Ma oggi la questione si ripropone e la
battaglia va nuovamente combattuta».
Ma non sarà facile trovare un accordo politico che porti al referendum
contro la base Usa di Santo Stefano. Il clima in Consiglio, viste anche le
defezioni di ieri, non sembra dei più favorevoli a due giorni dalla seduta
straordinaria sull’allarme nucleare alla Maddalena. All’ordine del giorno la
mozione di Luigi Cogodi: via la base Usa da Santo Stefano.
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