
Alla Maddalena erano stati dati per dispersi nella furia dello tsunami: Pino
Olivieri con sua moglie Sandra ed il figlio Giacomo erano nell’elenco della
Farnesina fino a tre giorni fa, alimentando la fantasia e le chiacchiere di
paese, unite ad una sincera preoccupazione per la loro sorte. Erano partiti
dalla Maddalena il 30 novembre con il progetto di trascorrere quaranta
giorni tra Bali (in Indonesia) e Phuket (Thailandia), invece hanno deciso di
fermarsi a Bali e questo ha cambiato probabilmente il loro destino,
riportandoli ieri, sani e salvi, sull’isola.
Pino Olivieri racconta come ha seguito l’evoluzione degli avvenimenti.
«Abbiamo appreso la notizia del maremoto dai telegiornali, all’inizio
sembrava ci fossero poche vittime e la situazione non fosse così drammatica,
come invece si è delineata in seguito. A Bali regnava una tranquillità
irreale considerato ciò che era successo a sole tre ore di volo da noi. Le
tv locali non davano eccessivo spazio alle notizie sul disastro, abbiamo
cominciato a comprendere la portata degli eventi quando ci siamo collegati
con la Cnn e Rai International. Abbiamo avvisato i nostri parenti e amici,
ma non pensavamo di essere finiti sulla lista degli scomparsi».
Dopo pochi giorni dall’evento disastroso, sono stati raggiunti da Veronica,
una loro amica che da anni importa manufatti d’argento dalla Thailandia per
venderli d’estate nelle località alla moda della Costa Smeralda. «Veronica
era sotto choc - ricorda Pino -, si trovava in un’isoletta vicino Phuket,
nella sua tenda, quando ha udito un frastuono terribile, visto il mare
ritirarsi di colpo, e arrivare da lontano un’onda gigantesca. Istintivamente
ha preso le sue poche cose ed è corsa lungo una collina arrampicandosi fino
alla cima dove, insieme con un americano, è rimasta per due giorni e due
notti, senza cibo né acqua, con il terrore di riscendere a valle. Quando è
arrivata a Bali, mi ha detto che nessun’immagine di telegiornale ha dato la
reale portata della desolazione e della distruzione che ha trovato lungo il
cammino e lasciate dallo Tsunami».
Giacomo, suo figlio, ha dieci anni, lo sguardo dolce e un apparecchio
ortodontico che rende timido il suo sorriso, è la prima volta che conosce
questa parte del mondo. «Mi dispiace molto per quei bambini che sono rimasti
orfani e anche per i genitori che non trovano più i loro figli. Quando ho
visto al telegiornale tutti quei morti, ho provato tanto dolore. Dobbiamo
aiutare queste popolazioni e dare delle nuove famiglie a questi bambini
senza sradicarli dal loro ambiente. Tanti sono stati rapiti per essere
utilizzati nel traffico d’organi, sono cose orribili e crudeli, i bambini
indonesiani sono gentili e sorridenti anche se sono poveri. Io giocavo con
loro lungo la spiaggia, con i sassolini, facendo costruzioni con le canne di
bambù, aiutando le donne a raccogliere le alghe per fare i cosmetici».
Se al piccolo Olivieri si chiede: che cosa ti hanno lasciato questi bambini
che giocano con piccole cose? Lui risponde senza esitazione: «Tanta
felicità»!.
Barbara Calanca |