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La "Nuova Sardegna"

 

DOMENICA, 09 GENNAIO 2005
 
Gli Olivieri: «Ci credevano dispersi»
La famiglia maddalenina era invece in vacanza a Bali

 

    Alla Maddalena erano stati dati per dispersi nella furia dello tsunami: Pino Olivieri con sua moglie Sandra ed il figlio Giacomo erano nell’elenco della Farnesina fino a tre giorni fa, alimentando la fantasia e le chiacchiere di paese, unite ad una sincera preoccupazione per la loro sorte. Erano partiti dalla Maddalena il 30 novembre con il progetto di trascorrere quaranta giorni tra Bali (in Indonesia) e Phuket (Thailandia), invece hanno deciso di fermarsi a Bali e questo ha cambiato probabilmente il loro destino, riportandoli ieri, sani e salvi, sull’isola.
 Pino Olivieri racconta come ha seguito l’evoluzione degli avvenimenti. «Abbiamo appreso la notizia del maremoto dai telegiornali, all’inizio sembrava ci fossero poche vittime e la situazione non fosse così drammatica, come invece si è delineata in seguito. A Bali regnava una tranquillità irreale considerato ciò che era successo a sole tre ore di volo da noi. Le tv locali non davano eccessivo spazio alle notizie sul disastro, abbiamo cominciato a comprendere la portata degli eventi quando ci siamo collegati con la Cnn e Rai International. Abbiamo avvisato i nostri parenti e amici, ma non pensavamo di essere finiti sulla lista degli scomparsi».
 Dopo pochi giorni dall’evento disastroso, sono stati raggiunti da Veronica, una loro amica che da anni importa manufatti d’argento dalla Thailandia per venderli d’estate nelle località alla moda della Costa Smeralda. «Veronica era sotto choc - ricorda Pino -, si trovava in un’isoletta vicino Phuket, nella sua tenda, quando ha udito un frastuono terribile, visto il mare ritirarsi di colpo, e arrivare da lontano un’onda gigantesca. Istintivamente ha preso le sue poche cose ed è corsa lungo una collina arrampicandosi fino alla cima dove, insieme con un americano, è rimasta per due giorni e due notti, senza cibo né acqua, con il terrore di riscendere a valle. Quando è arrivata a Bali, mi ha detto che nessun’immagine di telegiornale ha dato la reale portata della desolazione e della distruzione che ha trovato lungo il cammino e lasciate dallo Tsunami».
 Giacomo, suo figlio, ha dieci anni, lo sguardo dolce e un apparecchio ortodontico che rende timido il suo sorriso, è la prima volta che conosce questa parte del mondo. «Mi dispiace molto per quei bambini che sono rimasti orfani e anche per i genitori che non trovano più i loro figli. Quando ho visto al telegiornale tutti quei morti, ho provato tanto dolore. Dobbiamo aiutare queste popolazioni e dare delle nuove famiglie a questi bambini senza sradicarli dal loro ambiente. Tanti sono stati rapiti per essere utilizzati nel traffico d’organi, sono cose orribili e crudeli, i bambini indonesiani sono gentili e sorridenti anche se sono poveri. Io giocavo con loro lungo la spiaggia, con i sassolini, facendo costruzioni con le canne di bambù, aiutando le donne a raccogliere le alghe per fare i cosmetici».
 Se al piccolo Olivieri si chiede: che cosa ti hanno lasciato questi bambini che giocano con piccole cose? Lui risponde senza esitazione: «Tanta felicità»!.
Barbara Calanca

 

 

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