Gian Carlo Fastame, radio chimico che in diverse
occasioni ha preso parte al vivace dibattito sulla presunta radioattività,
interviene in seguito alle dichiarazioni rilasciate dall’ammiraglio di
Marisardegna Roberto Baggioni. L’attacco è polemico. A parte la questione
della presenza americana, Fastame manifesta seri dubbi «sull’efficienza
dell’organizzazione della Marina nell’isoletta di Santo Stefano».
Fastame chiede all’ammiraglio Baggioni «per quale motivo non renda
pubblici i dati della rete di monitoraggio della radioattività ambientale
della Marina militare italiana, nonostante gli annunci in tal senso del
marzo 2004 di un suo comandante, alla presenza di un Senatore della
Repubblica». Fastame è curioso di conoscere almeno la localizzazione dei
punti di prelievo. «Le chiedo di far sapere per quale motivo la Marina non
ci ha informati, o almeno non ha informato il sindaco, dell’incidente
Hartford, che secondo il report ufficiale della U.S. Navy è avvenuto il 25
ottobre 2003 alle 12,40 alla Secca delle Bisce, a 1100 yarde dall’Isola
delle Bisce, sotto gli occhi della guardia costiera italiana che inutilmente
ha cercato di avvertire con il telefonino il Commodoro che conduceva il
sottomarino in emersione ad una velocità eccessiva, portandolo ad urtare per
tre volte sulla secca e provocando incisioni nello scafo per 66 metri quadri
e danneggiando il timone per il 25 per cento fino a portarlo a toccare lo
scafo». Ancora «le chiedo di far sapere per quale motivo a La Spezia durante
le fasi di ingresso o di uscita, un ufficiale di collegamento della Marina
italiana di Maridipart, sale a bordo del sottomarino. Quindi le manovre sono
effettuate con l’assistenza del pilota in ore diurne: alla Maddalena di
notte, senza ufficiale e pilota. Le chiedo di far sapere dove si trova il
rimorchiatore, immagino adeguato e protetto, che secondo il piano di
emergenza in caso di incidente deve allontanare il sottomarino entro un’ora,
stando a distanza di sicurezza di 520 metri, a non meno di 10 chilometri, a
una velocità non inferiore a 3 nodi, magari col ponente teso. Le chiedo -
continua Gian Carlo Fastame - di far sapere di quale struttura organizzativa
di personale medico e paramedico dispone la sua stazione di decontaminazione
sita nell’ex ospedale militare, e se e come è organizzata per la
distribuzione alla popolazione delle pasticche di iodio stabile in caso di
incidente a un sottomarino nucleare, distribuzione che deve avvenire in
tempi immediati».
Ecco la conclusione. «Non sono preoccupato per un incidente: per cultura
tecnica e gestione di società industriali, valuto remoto il rischio e
gestibili le conseguenze, ma per la stessa cultura che ho appreso dai
colleghi Usa, dico che la prevenzione e l’organizzazione delle contromisure
sono irrinunciabili».
Andrea Nieddu |