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La "Nuova Sardegna"

 

GIOVEDÌ, 20 GENNAIO 2005
 
Il piccolo tesoro del museo diocesano
La Maddalena: in chiesa oro, pietre preziose e i candelieri di Nelson

  

    Nella chiesa parrocchiale è ospitato il museo Diocesano di arte sacra nel quale viene esposto il tesoro di Santa Maria Maddalena, costituito essenzialmente dagli ex voto offerti alla Santa patrona nell’arco di quasi due secoli e mezzo dalla comunità, formata dall’intreccio di culture e tradizioni diverse, dalle sardo corse, alle tosco liguri campane. Oltre al “tesoro”, si possono ammirare statue, dipinti a arazzi e libri antichi tutte di recente donazione, vecchi tabernacoli, parlamenti sacri e dotazioni di altare, come ostensori, pissidi, calici, paten, turiboli e carte gloria.
 A custodire, ma sopratutto a presentare quello che viene inserito all’interno, le guide Cinzia Bianco e la sorella Emanuela che tengono aperto il museo tutti giorni dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 20, proprio per visitare la mostra. Proprio ieri si è aggiunta anche la mostra di icone russe proveniente da Santa Teresa. Il museo diocesano, comunque, presenta un angolo di storia molto ricco anche se purtroppo non è ben noto ai maddalenini, al contrario degli stranieri che lo conoscono e lo apprezzano moltissimo. «Anzitutto - dice Cinzia Bianco laureata in lettere classiche, indirizzo archeologico -, oltre i candelieri di Nelson e la croce d’argento che insieme costituiscono un vero e proprio corredo d’altare, donato dall’ ammiraglio nel 1804, vi è il cosiddetto tesoro di Santa Maria Maddalena, un insieme di gioielli molto belli, riccamente decorati e impreziositi che vengono datati grosso modo dalla fine del 700, fino agli anni 50-60 del 1900».
 Ormai l’abitudine di donare un proprio gioiello alla Santa è quasi scomparso, tant’è che quelli presenti sono quelli degli ex voto, cioè gioielli donati per chiedere una grazia e per ringraziare di un qualcosa ricevuto.
 «Questi gioielli - riprende la Bianco -, così come un po’ tutto quello che riguarda la cultura maddalenina, sono il frutto dell’incontro di culture diverse, come l’influenza in Sardegna della filigrana, ma anche l’influsso dalla Corsica, dalla Liguria e in particolar modo da Genova, come le lampade votive particolari che sono di manifattura genovese, l’influsso della Toscana e naturalmente dalla Campania, soprattutto per quanto riguarda la lavorazione del corallo».
 E’ quindi un tesoro molto ricco, infatti è stato calcolato, togliendo il peso dello smalto e le pietre preziose e del corallo, che il tesoro dovrebbe superare i 23 chilogrammi, oro rosso e giallo. Trattandosi di una comunità piccola come è quella della Maddalena, un luogo di passaggio, non è da considerarsi poco.
 «Poi - prosegue Cinzia Bianco - c’è una collezione di calici, e fra questi particolarmente interessanti sono due donazioni fatte dal barone De Geneys, una pisside e un calice del 1777 in argento».
Andrea Nieddu

 

GIOVEDÌ, 20 GENNAIO 2005

Icone russa di rara bellezza in esposizione sino a fine mese

La luce di una fiammella ad olio, che scende dal soffitto, le illumina, tra drappi di reti scure, nella penombra della sala del museo diocesano della Maddalena: sono trentacinque icone russe di rara bellezza, prodotte in un periodo che va dal XVII al XIX secolo. La mostra, inaugurata ieri e aperta fino al 31 gennaio, ospita opere che provengono dal nord della Russia (il Kazan), dal museo di Mosca, e dal sud della Regione.
 Il tema della mostra è: “Incarnazione ed ecumenismo”. Ospitate nella sede del museo diocesano di Santa Teresa di Gallura, le icone rappresentano il dono di vari collezionisti russi che hanno voluto mantenere l’anonimato. Pitturate a tempera, a colori naturali, da monaci ortodossi su tavole di legno, rispecchiano la tecnica della “crisografia”, impiegata per dare luce alle figure attraverso piccole pennellate d’oro.
 Quella ricerca della luce che, nelle opere di Caravaggio, proveniva dal raggio di una finestra, dallo spiraglio di una porta per illuminare un soggetto e riflettersi nell’occhio di chi guarda, con un effetto violento, ma vellutato; qui parte dall’icona stessa. E’ lei che crea la luce aprospettica (della prospettiva inversa), per diffondere una luminosità propria, data dall’oro.
 La scenografia creata per l’esposizione accompagna la visita, facendoti calare in un’atmosfera simile a quella delle antiche chiese bizantine, nella concezione che l’osservatore deve vedere solo ciò che l’icona è disposta a rivelargli.
 L’idea è nata nell’ambito di un progetto di rilancio delle varie sedi museali della diocesi di Tempio, che, vista la mole d’opere di cui è in possesso, invece di raggrupparle in un solo luogo le ha dislocate nel territorio in sette località dove è possibile visitare tutte le collezioni che appartengono alla Chiesa: La Maddalena, Santa Teresa di Gallura, Castelsardo, Perfugas, Calangianus e, in prospettiva, per l’estate, Luogosanto.
 Don Francesco Tamponi, Direttore dell’Ufficio dei Beni Culturali della Diocesi di Tempio, che ha curato in primis la mostra della Maddalena, è un uomo colto e sensibile all’arte: «Non sei tu a governare l’oggetto, ma è lui che t’interroga diventa bene culturale. Qualcosa davanti alla quale tu ti chiedi cos’è? e lei ti rispond: chi sei»?
Barbara Calanca

 

 

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