
Continua a far discutere il futuro dell’Arsenale. Sulla vicenda
interviene Lorenzo Porcheddu, della segreteria funzione pubblica della Cigl,
a commentare la notizia dello slittamento di altri tre mesi sulle
disposizioni dell’ottobre 2001 che ne avrebbero dovuto sancire la chiusura.
Secondo Porcheddu questo conferma, intanto, l’interessamento della società
francese Giee.
Da forza, sempre secondo Porcheddu, alle preoccupazioni già sollevate
dalla Cigl fin dal settembre scorso.
«In tutta questa vicenda - scrive l’esponente della Cgil in un comunicato
stampa - che sembra essere coperta dal più inviolabile dei segreti, ma che è
a conoscenza di tutti, gli unici a essere esclusi da uno straccio di
informazione sono i dipendenti dell’Arsenale, che continuano a subire la
precarietà dell’occupazione e l’incertezza del loro futuro. Il mantenere una
siffatta situazione non fa altro che far perdurare lo stato di abbandono e
di dequalificazione del personale, limitando non solo la riqualificazione
del personale, unico tra i dipendenti dell’Agenzia e della Difesa a non
poter partecipare ai percorsi di progressione professionale previsti a
livello nazionale, ma anche la possibilità di un loro reimpiego all’interno
delle strutture della Difesa presenti a La Maddalena».
Da sempre la Cigl ha sottolineato che il problema dell’Arsenale deve essere
risolto nel più vasto tema della riorganizzazione della Base della
Maddalena, evidenziando che attraverso scelte economiche condivise, non solo
dalla Difesa, ma da tutti gli Enti presenti nel territorio, partendo dal
Comune per giungere alla Regione Sardegna, sarebbe stato possibile ridare
linfa a una economia asfittica ed assistita.
«Oggi, in pieno corso di un’ulteriore riorganizzazione, - prosegue
Porcheddu - rimbalza lo slittamento di tre mesi, prorogabili, (siamo alla
farsa), del periodo previsto per dare una «missione» all’Arsenale. Ciò
significa che, scavalcando tutte le regole, l’Agenzia ha già definito con la
Società Giee le procedure di riorganizzazione».
Secondo l’organizzazione sindacale la curiosità maggiore è quella di sapere
quale sarà la destinazione del personale, la quantificazione del piano
industriale e quale sarà, ovviamente, il progetto operativo, perché così si
darà modo al Sindacato di valutare le possibili, positive o negative,
ricadute occupazionali. Anche perché in caso di esuberi di lavoratori la
loro collocazione all’interno degli Enti della Difesa presenti alla
Maddalena può risultare difficile, in quanto l’unico Ente capace di
assorbire un numero consistente di lavoratori è Mariscuola, anch’esso però
soggetto, oggi, ad una ulteriore riorganizzazione con una riduzione di 40
posti in dotazione organica.
Lorenzo Porcheddu è convinto a questo punto che «non bastano, quindi, le
rassicuranti dichiarazioni di Marisardegna, ma ciò che serve è una forte
pressione del Sindacato, della Regione Sardegna, del Comune della Maddalena
e di tutti i lavoratori, affinché le varie fasi siano svolte attraverso
procedure trasparenti e che contengano la garanzie occupazionali previste
sia dagli accordi sindacali sia dalle normative vigenti».
Andrea Nieddu |