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La "Nuova Sardegna"

 

MARTEDÌ, 25 GENNAIO 2005
 
Santa Maria ora è patrimonio dello Stato
Firmato dal giudice il decreto di trasferimento al ministero dell’Ambiente

  

  TEMPIO. I cento ettari di Santa Maria, una fetta di paradiso nell’arcipelago maddalenino oggetto di tante dispute a suon di miliardi (in lire) tra imprenditori nazionali e sardi, fanno parte da ieri del patrimonio indisponibile dello Stato. Il giudice Alessandro Di Giacomo ha firmato il decreto di trasferimento a favore del ministero dell’Ambiente, che lo scorso anno aveva esercitato il diritto di prelazione aggiudicandosi, all’asta pubblica, quei terreni per 648 mila euro.
 L’atto giudiziario è stato già trasmesso alla competente conservatoria dei registri immobiliari per le note di trascrizione, mentre al ministero dell’Ambiente i dirigenti generali stanno decidendo (di concerto con il ministro Matteoli) a chi “regalare”, tra le molteplici aziende controllate, quella piccola perla in terra sarda. Si era già fatto avanti, per ottenere in dote i terreni, l’ente parco della Maddalena, sotto il cui controllo ricade l’isola di Santa Maria.
 Ma questa soluzione non poteva essere adottata in via diretta in quanto il diritto di prelazione, riservato allo Stato, non può essere esercitato a favore di terzi. L’idea, formulata dal ministro dell’ambiente Altero Matteoli, era quella di “intestare” l’isola a uno degli enti amministrati dal suo dicastero, ma la proposta è stata valutata negativamente dalla magistratura gallurese, che ha applicato alla lettera la legge trasferendo il bene all’unico soggetto giuridico che aveva il diritto di prelazione, cioè lo Stato.
 Ora il passaggio successivo, se mai dovesse essere preso in considerazione, sarà quello di trasferire la proprietà dell’immobile a un’altro ente.
 Non si capisce, a questo punto, l’utilità di un passaggio di proprietà a un nuovo soggetto. «Soldi sprecati, come quelli sborsati per l’acquisto» dicono alla Maddalena, dove l’intervento dello Stato venne considerato una pura manovra speculativa attuata da parte di chi era proprietario di quei cento ettari. Inutilizzabili sotto ogni profilo, in quanto sull’isola sono operative una decina di leggi nazionali e regionali a tutela dell’ambiente e del paesaggio, norme che impediscono qualsivoglia attività edilizia o anche di semplice fruibilità del territorio, come sbarchi singoli o peggio ancora di massa.
 Con la recente legge salvacoste varata dalla Regione, inoltre, sarebbe impossibile avvicinare anche un solo mattone a meno di duemila metri dalla battigia di Santa Maria.
 «Ecco il motivo per il quale ho ritenuto fosse inutile l’intervento dello Stato, che ha speso soldi pubblici per un acquisire un bene ipertutelato», sostiene da sempre l’avvocato Gavino Canopoli, che conosce vita e miracoli di quanto accade nell’arcipelago maddalenino. Il diritto di prelazione era stato esercitato nel luglio dello scorso anno, quando la “Lemm” di Pistoia si era aggiudicata quella porzione di isola dopo aver alzato il prezzo alla concorrente società “Gran Sasso”, una immobiliare lombarda.
 Resta sempre il mistero di tanto interesse per pochi sassi (bagnati però dal mare più bello del mondo) che risultano inutilizzabili a qualunque fine.
 Che nel sottosuolo i pirati abbiano nascosto un tesoro?
 

 

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