E’ un paradosso che si ripete: l’Europa è più attenta ai
problemi ambientali della Sardegna dell’Italia stessa. Ecco perché non
sorprende che il commissario greco Dimas abbia aperto un fascicolo sul tanto
contestato ampliamento della base americana a Santo Stefano e ora chieda
spiegazioni a Roma.
Insomma, nella rovente polemica politica che era nata sul progetto da oltre
52 mila metri cubi della Us Navy, gli ambientalisti del Gruppo di Intervento
Giuridico e degli Amici della Terra hanno preferito seguire una strada
tecnica. In buona sostanza hanno sostenuto: per realizzare quel progetto
occorre perlomeno una preventiva valutazione di incidenza ambientale e qui
non c’è.
L’allora presidente della giunta regionale Italo Masala, con un’apparente
fiammata d’orgoglio, aveva sollevato il problema del potenziamento della
base appoggio per sommergibili a propulsione nucleare, sul tavolo del
governo. Poi, però, aveva abbassato la testa e incassato l’ennesimo schiaffo
per l’autonomia. E a Roma le porte per far correre il progetto della Marina
militare americana erano spalancate. Ma questo era scontato. Non è un caso
che Berlusconi si dica amico del presidente George W.Bush e che il ministro
della Difesa Antonio Martino sia chiamato negli ambienti politici
l’Americano.
Tutti sembravano essersi dimenticati del ricorso ambientalista all’Unione
europea, presentato all’allora commissaria Margot Walstroem. Un ricorso che,
come si ricorderà porta la firma dell’eurodeputato verde Monica Frassoni, da
sempre in prima linea per difendere l’ambiente sardo. E il successore della
Walstroem, il greco Dimas, ha dato pienamente ragione alla Frassoni.
Ecco cosa dice oggi Stefano Deliperi, del Gruppo di Intervento Giuridico:
«La Commissione europea ha confermato quanto noi sostenevamo. E cioé che i
lavori per il potenziamento della base di Santo Stefano sarebbero dovuti
essere preceduti dalla vincolante procedura di valutazione di incidenza
ambientale. Infatti, come scrive il commissario Dimas, il progetto potrebbe
avere ripercussioni sul Sic (Sito di interesse comunitario) “Arcipelago
della Maddalena”. Da qui la richiesta di informazioni al governo italiano in
merito all’applicazione della direttiva 92/43 Cee».
La risposta della Commissione - ancora un normale paradosso - è arrivata
prima della risposta al ricorso presentato da alcuni consiglieri regionali e
dall’ex presidente Federico Palomba sulla legittimità del “placet”
governativo ai lavori a Santo Stefano.
«L’ampliamento della base Usa - dice ancora Deliperi - non è stato quindi
sottoposto ai vincolanti procedimenti di valutazione di impatto ambientale e
di valutazione di incidenza ambientale. E questo nonostante l’arcipelago sia
tutelato con vincolo paesaggistico, rientri in un proposto sito di
importanza comunitaria e in un parco nazionale. Mi sembra del tutto evidente
che i lavori a Santo Stefano siano in contrasto con la normativa comunitaria
e con quella nazionale di attuazione».
Ma non è finita qui. Gli, ambientalisti, infatti, hanno fatto un altro
passo: l’8 ottobre del 2004 hanno presentato un altro esposto alle
amministrazioni competenti, agli organi comunitari e alla procura della
Repubblica di Tempio sull’inizio dei lavori di ampliamento. Anche qui,
infatti, sembra che non tutto torni.
Dal canto suo, l’europarlamentare verde Monica Frassoni ha confermato che
il “caso La Maddalena” diventerà prioritario nella sua agenda politica e
sarà seguito a livello europeo con la massima attenzione.
Sarà davvero curioso vedere ora come il governo risponderà all’iniziativa
della Commissione europea.
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