Scrivici

CRONACHE

ISOLANE

Link's
Home Page

 

Vai a: Notizie varie dalla stampa 2005

 Vedi come pubblicizzare un evento si questo Sito 

La "Nuova Sardegna"

 

LUNEDÌ, 31 GENNAIO 2005
 
C’è un altro ricorso degli ambientalisti
Forse irregolarità anche sull’inizio dei lavori di ampliamento della base Usa

  

   E’ un paradosso che si ripete: l’Europa è più attenta ai problemi ambientali della Sardegna dell’Italia stessa. Ecco perché non sorprende che il commissario greco Dimas abbia aperto un fascicolo sul tanto contestato ampliamento della base americana a Santo Stefano e ora chieda spiegazioni a Roma.
 Insomma, nella rovente polemica politica che era nata sul progetto da oltre 52 mila metri cubi della Us Navy, gli ambientalisti del Gruppo di Intervento Giuridico e degli Amici della Terra hanno preferito seguire una strada tecnica. In buona sostanza hanno sostenuto: per realizzare quel progetto occorre perlomeno una preventiva valutazione di incidenza ambientale e qui non c’è.
 L’allora presidente della giunta regionale Italo Masala, con un’apparente fiammata d’orgoglio, aveva sollevato il problema del potenziamento della base appoggio per sommergibili a propulsione nucleare, sul tavolo del governo. Poi, però, aveva abbassato la testa e incassato l’ennesimo schiaffo per l’autonomia. E a Roma le porte per far correre il progetto della Marina militare americana erano spalancate. Ma questo era scontato. Non è un caso che Berlusconi si dica amico del presidente George W.Bush e che il ministro della Difesa Antonio Martino sia chiamato negli ambienti politici l’Americano.
 Tutti sembravano essersi dimenticati del ricorso ambientalista all’Unione europea, presentato all’allora commissaria Margot Walstroem. Un ricorso che, come si ricorderà porta la firma dell’eurodeputato verde Monica Frassoni, da sempre in prima linea per difendere l’ambiente sardo. E il successore della Walstroem, il greco Dimas, ha dato pienamente ragione alla Frassoni.
 Ecco cosa dice oggi Stefano Deliperi, del Gruppo di Intervento Giuridico: «La Commissione europea ha confermato quanto noi sostenevamo. E cioé che i lavori per il potenziamento della base di Santo Stefano sarebbero dovuti essere preceduti dalla vincolante procedura di valutazione di incidenza ambientale. Infatti, come scrive il commissario Dimas, il progetto potrebbe avere ripercussioni sul Sic (Sito di interesse comunitario) “Arcipelago della Maddalena”. Da qui la richiesta di informazioni al governo italiano in merito all’applicazione della direttiva 92/43 Cee».
 La risposta della Commissione - ancora un normale paradosso - è arrivata prima della risposta al ricorso presentato da alcuni consiglieri regionali e dall’ex presidente Federico Palomba sulla legittimità del “placet” governativo ai lavori a Santo Stefano.
 «L’ampliamento della base Usa - dice ancora Deliperi - non è stato quindi sottoposto ai vincolanti procedimenti di valutazione di impatto ambientale e di valutazione di incidenza ambientale. E questo nonostante l’arcipelago sia tutelato con vincolo paesaggistico, rientri in un proposto sito di importanza comunitaria e in un parco nazionale. Mi sembra del tutto evidente che i lavori a Santo Stefano siano in contrasto con la normativa comunitaria e con quella nazionale di attuazione».
 Ma non è finita qui. Gli, ambientalisti, infatti, hanno fatto un altro passo: l’8 ottobre del 2004 hanno presentato un altro esposto alle amministrazioni competenti, agli organi comunitari e alla procura della Repubblica di Tempio sull’inizio dei lavori di ampliamento. Anche qui, infatti, sembra che non tutto torni.
 Dal canto suo, l’europarlamentare verde Monica Frassoni ha confermato che il “caso La Maddalena” diventerà prioritario nella sua agenda politica e sarà seguito a livello europeo con la massima attenzione.
 Sarà davvero curioso vedere ora come il governo risponderà all’iniziativa della Commissione europea.
 

 

 

 

Vai a: Notizie varie dalla stampa 2005

 

Home Page