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La "Nuova Sardegna"

 

LUNEDÌ, 31 GENNAIO 2005
 
 
Potrmmo anche diventare una pattumiera radioattiva
Nel dicembre del 2003 il generale Jean disse: «Per il sito unico pensavamo alla Sardegna»
Probabilmente il supercommissario governativo pensava ai depositi sotterranei di Santo Stefano

    La partita, dunque, si riapre. E riecco materializzarsi l’incubo: la Sardegna potrebbe diventare la pattumiera radioattiva del Paese. Per dire la verità, nessuno si era illuso che, dopo le manifestazioni di protesta degli anni scorsi, la questione fosse stata archiviata definitivamente. Lascia magari perplessi il modo in cui si è tornati al punto di partenza. E cioé che ancora una volta il governo si è mosso come un carro armato contro i valori dell’autonomia. Ricorre infatti contro la legge che aveva stabilito che la Sardegna dovesse essere un’isola denuclearizzata. Ma ricorre anche contro il decreto salvacoste, dimenticandosi però di affrontare il peso soffocante delle servitù militari e agevolando in modo esplicito la Us Navy alla Maddalena.
 Come se non bastasse, il governo da anni non restituisce alla Sardegna l’Irpef e l’Iva. Mica poco, poi: si tratta di milioni di euro che potrebbero contribuire a raddrizzare il bilancio della Regione. E l’industria abbandonata? E le tariffe energetiche che mettono in ginocchio interi comparti produttivi? E’ come se i valori dell’autonomia venissero negati e i problemi visti e affrontati in modo unilaterale. Sempre da una visuale romana, ovviamente.
 Ma che questa sentenza della Consulta possa preludere a una nuova stagione di paura per il nucleare, è nelle parole stesse dell’uomo al quale il presidente del consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi, ha affidato il compito di mettere in sicurezza in un unico sito nazionale le migliaia di metri cubi di scorie nucleari sparsi per l’Italia.
 Il generale Carlo Jean, presidente della Sogin e commissario delegato del governo per la sicurezza nucleare, ha infatti ammesso che la Sardegna non è per nulla esclusa dalla possibilità di diventare la pattumiera per le scorie di tutto il Paese. Dopo l’incredibile mobilitazione creatasi due anni fa nell’isola e dopo le proteste di Scanzano, in Basilicata, il supercommissario con le stellette dichiarò infatti in un’intervista rilasciata a Franco Foresta Martin del Corriere della Sera il 6 dicembre 2003: «Quando si parla di localizzazione dei siti, la protesta della popolazione bisogna darla per scontata. Prima di Scanzano si era esplorata la possibilità della Sardegna nord-orientale e abbiamo avuto una specie di rivolta preventiva. Poi, per evitre il ripetersi di una cosa del genere, ci siamo mossi con discrezione, studiando la fattibilità del deposito geologico a Scanzano. Pensando che la natura stessa del deposito profondo fosse più accettabile per la popolazione».
 Due gli elementi di valutazione su queste dichiarazioni di Jean. Il primo è che il generale e gli uomini della Sogin stavano davvero pensando alla Sardegna per la costruzione del sito unico nazionale. Il secondo, invece, è che la mobilitazione e la protesta di due anni fa è stata decisiva per scongiurare il rischio di ospitare le scorie radioattive.
 Ci sarebbe poi anche una terza considerazione da fare: quasi sicuramente il sito ideale per Carlo Jean era il deposito sotterraneo di Santo Stefano. Aveva infatti tutti i requisiti teorici per diventare la mega-pattumiera. Compreso quello della sorveglianza militare. D’altra parte, proprio lì trafficano dei reattori nucleari ambulanti, chiusi dentro i sommergibili della Us Navy.
 Una volta passata la tempesta, il generale Carlo Jean, tradendo il suo proverbiale riserbo e smentendo le sue mezze smentite, ammise che la Sardegna era il suo obiettivo. Un fatto che oggi deve far riflettere molto. Se infatti Santo Stefano era stato visto come il sito ideale, non i vede perché i “cervelloni” della Sogin dovrebbero avere cambiato idea.
 Soprattutto dopo la bocciatura della legge regionale sarebbe davvero sbagliato distrarsi.
 

 

 

 

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