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La "Nuova Sardegna"

 

MARTEDÌ, 01 FEBBRAIO 2005
 
Le reazioni all’intervento dell’Ue sulla base Usa a Santo Stefano: la Giudice favorevole alla bonifica, critico il ds Filigheddu
«Spero venga a galla la tortuosità del progetto»

 

   Prima l’interrogazione al parlamento europeo dell’eurodeputato verde Monica Frassoni, poi l’apertura di un fascicolo da parte del commissario greco Dimas. L’ampliamento della base amricana di Santo Stefano continua a far discutere, e finisce in Europa, in una sede che sembra più attenta di quella italiana in materia di salvaguardia dell’ambiente.
 La Commissione europea, tramite il Commissario Dimas, ha confermato che i lavori sarebbero dovuti essere preceduti perlomeno dalla vincolante procedura di valutazione di incidenza ambientale, perchè il progetto della Marina americana potrebbe avere ripercussioni sul parco della Maddalena.
 Le rfeazioni sulla vicenda arrivano anche dalla Maddalena. L’ex sindaco Rosanna Giudice sostiene il progetto americano. «La situazione non può restare così com’è. Ci sono troppe lamiere e vecchi ruderi. Come ho sempre detto, si può lavorare, purché non ci siano aumenti di volumetrie. E’ chiaro che, se vogliono, gli americani possono anche costruire grattacieli però la mia posizione resta quella che ho espresso altre volte: sono per la bonifica, come del resto ha detto la parlamentare Elettra Deiana, essendo la zona a limite dell’indecenza, e purché i maddelenini possano continuare a lavorare in maniera decente con gli americani, senza che vi siano ostacoli».
 Riferendosi poi all’impatto ambientale e, Rosanna Giudice è categorica: «E’ tutto in regola, anche perché hanno il nulla osta del presidente del parco e anche perché la questione dell’impatto ambientale è un falso problema, visto che è garantito che rispetteranno le regole imposte».
 Diverso, il parere di Stefano Filigheddu, dei Ds. «Siamo stati i primi a parlare del problema della valutazione di impatto ambientale per l’ampliamento della base. Santo Stefano è un sito di interesse comunitario, che prevede una certificazione di quello che si fa nel territorio. Ora che finalmente qualcuno si muove anche a livello europeo, si spera che venga a galla la tortuosità del progetto. Ma, anche se questo ci conforta, sarà dura fermarli. Spero che la strada imboccata dagli ambientalisti sia quella giusta, anche perché il progetto è sprovvisto di certificazione europea e quindi va fermato e rivisto tutto. Noi faremo un’interrogazione parlamentare e regionale». (a.n.)
 

 

MARTEDÌ, 01 FEBBRAIO 2005
 
Oggi al Senato le associazioni ambientaliste

 CAGLIARI. Proseguiranno oggi in commissione Ambiente del Senato le audizioni sulla situazione ambientale dell’arcipelago della Maddalena, nell’ambito di una nuova indagine conoscitiva. Lo ha reso noto il senatore di An, Pino Mulas, vicepresidente della commissione e relatore dell’indagine. Dopo aver ascoltato i ministri e i sindaci, i rappresentanti del Cisam e i responsabili delle Asl, adesso tocca alle delegazioni del Consiglio nazionale delle ricerche e di quattro associazioni ambientaliste: Legambiente, Wwf Italia, Italia Nostra e Ambiente è/e vita.
 «Domani sentiremo gli argomenti delle associazioni ambientaliste - ha dichiarato Mulas - anche perchè molte denunce si basavano sui dati forniti dal laboratorio francese non governativo (Criirad) riguardanti la concentrazione anomala di Torio 234 in alghe marine rosse. Dati che, come ci ha informato il dottor Antonio Cuccuru del Centro interforze studi e applicazioni militari (Cisam) non hanno allarmato il Cisam poichè il Torio 234 non può essere il prodotto di un reattore nucleare. Uno stesso ingegnere del Criirad - ha concluso l’esponente di An - ha successivamente escluso che il Torio 234 potesse derivare dai reattori del sommergibile Uss Hartford, o da quelli di altre unità navali a propulsione nucleare, o che comunque fosse il prodotto di attività condotte dall’uomo».
 

 

 

 

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