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La "Nuova Sardegna"

22 febbraio 2005

«Il governo sardo costringa gli americani a fare chiarezza»
«Noi parte civile contro la base Usa»

L’INTERVENTO Bisogna chiedere la verità su tutto

 

  LA MADDALENA. «Lo Stato ha fallito, la Regione si costituisca parte civile contro la base americana della Maddalena». Mariella Cao è la responsabile dell’associazione “Gettiamo le basi”, un nome senza bisogno di chiarimenti. Vive a Quartu, e da anni conduce insieme ai suoi amici una battaglia contro il nucleare. Contro le terre occupate dai militari (Usa o Nato, poco importa). Contro il silenzio delle istituzioni sull’aumento dei tumori. Piccola, contro il gigante Usa, in questa guerra asimmetrica dice di sé: «Se ho paura? Me lo chiedono in tanti. Ho una risposta standard: sono sarda. Ma pochi mi chiedono perché. Peccato. Perché spiegherei che in sardo la parola paura non esiste... Capito?».  Lei ha capito una cosa. Perfettamente. «Lo Stato è lontano da questo problema della Maddalena». E quando se ne occupa, fa l’accentratore. Come nell’agosto del 2004, quando venne bocciato un referendum sardo che avrebbe chiesto l’allontanamento delle basi militari. Nulla da fare: non è materia di competenza regionale, quella. «E allora, che almeno la Regione si riappropri del suo ruolo: che faccia come per i desaparecidos argentini. Si costituisca parte civile. Chieda la verità sulla Maddalena, su Quirra. Su tutto».  Nord-sud, centro-periferia. Sulla pelle (o sulle paure, almeno) di migliaia di sardi si intersecano questi rimandi, dalla Sardegna al Sudamerica. E soprattutto dalla Maddalena a Vieques. Da quest’ultimo paragone ne esce un quadro sconfortante, per l’occidente. Per il suo valore supremo: la democrazia. Il voto. Vieques è un’isola a est di Porto Rico, associato agli Usa. E’ scoperta da Cristoforo Colombo, nel 1493. Ci vivono mille persone, oggi. Nel 1939, gli Stati Uniti espropiano il 70 per cento del territorio, ai due lati, chiudendo la popolazione al centro. Ci fanno una base. Il 1998 è un anno fondamentale. Un gruppo di ricercatori dimostra che l’incidenza di casi di cancro a Vieques - nel periodo fra il 1985 e il 1989 - è del 27 per cento superiore a quella dell’isola madre, Porto Rico. E’ l’inizio di una nuova coscienza: la popolazione comincia a mettere in discussione la presenza americana. A rivedere la portata del contributo alla crescita economica. L’anno dopo, 1999, una bomba, esplosa per errore, uccide un dipendente civile della base. La protesta monta. Incontrollabile. Le chiese e le università si schierano contro gli Usa, a favore della popolazione. Altri studi documentano la presenza di contaminazione organica, inorganica, radioattiva (arsenico, alluminio, mercurio). In molti occupano la base, in molti vengono arrestati dalla polizia Usa (interviene anche Amnesty International). «Strappati al loro stato inumano, saranno, crediamo, i migliori schiavi del mondo» aveva detto di loro Colombo. Sbagliato. Sostenuta da alcuni avvocati del Massachussetts, la popolazione comincia a negoziare con Bill Clinton una graduale dismissione della base. Chiede libertà. Gli Usa, stato federale, concedono l’indizione di un referendum, massimo strumento di consultazione libera. Un rischio. Il 29 luglio del 2001, quella popolazione «di schiavi» dice che la base deve andare via: la percentuale è del 68 per cento. Una vittoria schiacciante. Una scelta che alla Sardegna, nello stato italiano pseudo-federale, è stata negata. La piccola isola che batte l’iperpotenza militare diventa più di una bella storia di copertina. Con George Bush al governo, e davanti all’ipotesi di milioni di dollari da spendere solo per tenere a bada la popolazione di Vieques, gli Usa lasciano i Caraibi il primo maggio del 2003.  Per il gioco della globalizzazione, quella base, quelle esercitazioni sono finite in Sardegna, a Teulada, un’area che il Cna (un centro studi indipendente che lavora per la Us Navy) ha indicato come valida alternativa a Vieques. Mariella Cao ha denunciato ripetutamente questo ulteriore appesantimento della presenza americana nell’isola, questo pericolo che si è affacciato nel 2002: «Oltre alla sesta flotta, c’è ora anche la seconda, che prima era a Vieques. Lo dimostra la presenza in quel periodo del sottomarino Oklahoma, che fa parte della seconda flotta, riparato alla Maddalena dopo un incidente a Gibilterra». Come scatole cinesi alla rovescia: gli Usa scaricano sull’Italia il peso delle servitù militari, e l’Italia sulla Sardegna, federalismo a senso unico, «senza rispettare gli impegni Onu, le misure di precauzione in caso di minaccia di danni all’ambiente». Per questa sovranità limitata, la Cao dice che «lo Stato ha fallito, non ha saputo controllare, e ora tocca alla Regione. E Soru che deve far dire la verità sul nucleare, sulle malattie. La Regione si costituisca parte civile contro gli Usa». (g.pi. e s.p.)

 

 

 

 

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