L’INTERVENTO Bisogna chiedere la
verità su tutto
LA MADDALENA. «Lo Stato ha fallito, la Regione si costituisca
parte civile contro la base americana della Maddalena». Mariella Cao
è la responsabile dell’associazione “Gettiamo le basi”, un nome
senza bisogno di chiarimenti. Vive a Quartu, e da anni conduce
insieme ai suoi amici una battaglia contro il nucleare. Contro le
terre occupate dai militari (Usa o Nato, poco importa). Contro il
silenzio delle istituzioni sull’aumento dei tumori. Piccola, contro
il gigante Usa, in questa guerra asimmetrica dice di sé: «Se ho
paura? Me lo chiedono in tanti. Ho una risposta standard: sono
sarda. Ma pochi mi chiedono perché. Peccato. Perché spiegherei che
in sardo la parola paura non esiste... Capito?». Lei ha capito una
cosa. Perfettamente. «Lo Stato è lontano da questo problema della
Maddalena». E quando se ne occupa, fa l’accentratore. Come
nell’agosto del 2004, quando venne bocciato un referendum sardo che
avrebbe chiesto l’allontanamento delle basi militari. Nulla da fare:
non è materia di competenza regionale, quella. «E allora, che almeno
la Regione si riappropri del suo ruolo: che faccia come per i
desaparecidos argentini. Si costituisca parte civile. Chieda la
verità sulla Maddalena, su Quirra. Su tutto». Nord-sud,
centro-periferia. Sulla pelle (o sulle paure, almeno) di migliaia di
sardi si intersecano questi rimandi, dalla Sardegna al Sudamerica. E
soprattutto dalla Maddalena a Vieques. Da quest’ultimo paragone ne
esce un quadro sconfortante, per l’occidente. Per il suo valore
supremo: la democrazia. Il voto. Vieques è un’isola a est di Porto
Rico, associato agli Usa. E’ scoperta da Cristoforo Colombo, nel
1493. Ci vivono mille persone, oggi. Nel 1939, gli Stati Uniti
espropiano il 70 per cento del territorio, ai due lati, chiudendo la
popolazione al centro. Ci fanno una base. Il 1998 è un anno
fondamentale. Un gruppo di ricercatori dimostra che l’incidenza di
casi di cancro a Vieques - nel periodo fra il 1985 e il 1989 - è del
27 per cento superiore a quella dell’isola madre, Porto Rico. E’
l’inizio di una nuova coscienza: la popolazione comincia a mettere
in discussione la presenza americana. A rivedere la portata del
contributo alla crescita economica. L’anno dopo, 1999, una bomba,
esplosa per errore, uccide un dipendente civile della base. La
protesta monta. Incontrollabile. Le chiese e le università si
schierano contro gli Usa, a favore della popolazione. Altri studi
documentano la presenza di contaminazione organica, inorganica,
radioattiva (arsenico, alluminio, mercurio). In molti occupano la
base, in molti vengono arrestati dalla polizia Usa (interviene anche
Amnesty International). «Strappati al loro stato inumano, saranno,
crediamo, i migliori schiavi del mondo» aveva detto di loro Colombo.
Sbagliato. Sostenuta da alcuni avvocati del Massachussetts, la
popolazione comincia a negoziare con Bill Clinton una graduale
dismissione della base. Chiede libertà. Gli Usa, stato federale,
concedono l’indizione di un referendum, massimo strumento di
consultazione libera. Un rischio. Il 29 luglio del 2001, quella
popolazione «di schiavi» dice che la base deve andare via: la
percentuale è del 68 per cento. Una vittoria schiacciante. Una
scelta che alla Sardegna, nello stato italiano pseudo-federale, è
stata negata. La piccola isola che batte l’iperpotenza militare
diventa più di una bella storia di copertina. Con George Bush al
governo, e davanti all’ipotesi di milioni di dollari da spendere
solo per tenere a bada la popolazione di Vieques, gli Usa lasciano i
Caraibi il primo maggio del 2003. Per il gioco della
globalizzazione, quella base, quelle esercitazioni sono finite in
Sardegna, a Teulada, un’area che il Cna (un centro studi
indipendente che lavora per la Us Navy) ha indicato come valida
alternativa a Vieques. Mariella Cao ha denunciato ripetutamente
questo ulteriore appesantimento della presenza americana nell’isola,
questo pericolo che si è affacciato nel 2002: «Oltre alla sesta
flotta, c’è ora anche la seconda, che prima era a Vieques. Lo
dimostra la presenza in quel periodo del sottomarino Oklahoma, che
fa parte della seconda flotta, riparato alla Maddalena dopo un
incidente a Gibilterra». Come scatole cinesi alla rovescia: gli Usa
scaricano sull’Italia il peso delle servitù militari, e l’Italia
sulla Sardegna, federalismo a senso unico, «senza rispettare gli
impegni Onu, le misure di precauzione in caso di minaccia di danni
all’ambiente». Per questa sovranità limitata, la Cao dice che «lo
Stato ha fallito, non ha saputo controllare, e ora tocca alla
Regione. E Soru che deve far dire la verità sul nucleare, sulle
malattie. La Regione si costituisca parte civile contro gli Usa». (g.pi.
e s.p.)