. Anche la Regione indaga, ora. Ha aperto un’inchiesta e ha nominato i
suoi esperti per misurare il livello di inquinamento alla Maddalena. E
proprio quella sulla radioattività era stata una delle prime domande che
Nerina Dirindin aveva posto al primario di Oncologia dell’ospedale di
Olbia durante la sua visita in corsia. E, in quell’occasione, era stato
ribadito un dato ormai noto: 350 casi di tumore nuovi in tutta la
Gallura ogni anno, quasi 90 soltanto alla Maddalena. Qualcosa non
quadra. Non erano state lanciate accuse, né era stato fatto riferimento
alla presenza dei sommergibili a propulsione nucleare della base
americana. Ma l’assessore aveva “preteso” di avere al più presto un
quadro preciso della situazione. Per vedere che cosa fare e,
soprattutto, per accertare un allarme del quale tanto si parla e che
tanto fa paura. Quella documentazione, l’assessore Dirindin l’ha
ricevuta: è scritto nei dossier che l’aumento dei tumori c’è stato, così
come sono stati messi in evidenza i risultati di tutte le analisi
effettuate nelle acque della Maddalena, con i pareri espressi dai
ricercatori e dalle Asl. E mentre l’associazione “Gettiamo le basi”
chiede ufficialmente alla Regione di costituirsi parte civile contro gli
Stati Uniti, l’assessore Dirindin annuncia di aver aperto un’inchiesta.
Un’indagine tutta regionale, che si affianca alle altre attualmente in
corso, guidata da un gruppo di grandi esperti. «Si tratta di un
ulteriore approfondimento che riguarda la misurazione dell’inquinamento
- precisa l’assessore Dirindin -. Con lo scopo di integrare le
valutazioni che sono state già fatte». Alla Regione, insomma, non
bastava ciò che si stava già facendo. Era necessario andare oltre,
chiedere altri pareri autorevoli per arrivare a dare risposte a una
popolazione che, comunque, vive nell’incertezza. «Per quando riguarda
invece la parte epidemiologica - continua l’assessore regionale alla
Sanità - stiamo valutando il quadro che già esiste. I dati di cui siamo
attualmente in possesso non sono ancora definitivi, ma ci rendiamo conto
che non solo non esiste una verità, ma che c’è un problema e che
l’allarme tra la popolazione non va sottovalutato». E continuano le
reazioni. «Le prossime iniziative legali di Maria Franca Maiore a tutela
della sua salute e le successive reazioni non stupiscono». Partendo da
questo, e dall’ottenimento dei dati ufficiali dalla Asl sui tumori,
l’associazione Amici della Terra-Gruppo d’intervento giuridico prende
posizione: «Se abbiamo ben capito, alcune sostanze radioattive, come il
Torio 234, non vengono ordinariamente rilevate dalla rete di
monitoraggio. Come si fa, allora, a escludere “categoricamente che
possano esistere motivi di pericolo per la salute della popolazione”?».
Per questo, l’associazione chiede che le «indagini sanitarie ed
epidemiologiche, nonché i monitoraggi ambientali, devono essere
continui, efficaci, trasparenti e pubblici». E oggi, in commissione
Ambiente al Senato, riprende l’audizione delle associazioni
ambientaliste e del Cnr. (g.pi. e s.p.)