Per il senatore Mulas (An)
«analisi del tutto normali» Diverso il parere degli ecologisti

Botta e risposta. Cnr e Legambiente polemizzano sulla
presenza di plutonio alla Maddalena. Il tutto in una sede
istituzionale, la commissione Ambiente del Senato, nell’audizione
sulla radioattività. Il Consiglio nazionale delle ricerche esclude
che la quantità di plutonio nelle acque dell’arcipelago sia fuori
dalla norma, l’associazione ambientalista chiede invece che «il
governo faccia accurati controlli». E così, il plutonio diventa
oggetto di nuove analisi. Forse. Perché questa è la richiesta di
Legambiente, l’associazione che, nel settembre del 2004, aveva
rilevato una concentrazione anomala di plutonio in campioni di alghe
e molluschi prelevati vicino alla base Usa di Santo Stefano. «Alla
Maddalena, l’Apat (agenzia di protezione ambientale, ndr) ha fatto
le ricerche sul torio 234, che è presente in natura, e non sul
plutonio. L’esito è stato allora, a giugno del 2004, rassicurante.
Ma c’è questo buco. E deve essere riempito, se vogliamo avere una
fotografia reale della radioattività» dice al termine dell’audizione
Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell’associazione
ambientalista. Se il governo raccoglierà la proposta, in questo
caso (forse) si potrebbe arrivare a una (prima) risposta certa sul
pericolo nucleare nell’arcipelago. Anche perché, scrive in un
comunicato il senatore Pino Mulas, di An, che la commissione l’ha
voluta, «tutti i dati forniti rilevano che i valori sono sempre
inferiori alla norma. Tutti i soggetti si sono detti d’accordo su
questo, in particolare il rappresentante dell’Università della
Tuscia». Che è il professor Aumento, sentito per la sua analisi
condotta per Legambiente. Insomma, un piccolo giallo. A parlare
per prima è stata proprio l’associazione, con Aumento. Ai senatori,
nonostante i toni cauti, lo scienziato ha detto: «Ci sono particelle
di plutonio. Come mai?». Subito dopo ha parlato, a nome del Cnr,
Sandro Degetto, radiochimico ambientale: «In base ai dati raccolti
dall’Apat, non c’è motivo per parlare di allarme alla Maddalena. Il
torio 234 è presente in maniera normale: è un elemento naturale. E
il plutonio ha la stessa concentrazione presente in altre parti
d’Italia. I dati della Maddalena sono uguali a quelli di Venezia. La
presenza è frutto degli esperimenti nucleari condotti negli anni
Sessanta e Settanta, soprattutto nell’emisfero nord». A suo dire, i
sottomarini della Us Navy dunque non c’entrano niente. A quel punto
- dopo l’audizione dei rappresentanti del Wwf e di Italia Nostra -
Legambiente ha ripreso la parola. Per ribattere al Cnr. «Noi
abbiamo rinvenuto piccoli frammenti di plutonio - ha spiegato poi
Ciafani -. E questo lo abbiamo scoperto solo in alcuni campioni:
quelli prelevati vicino alla base. In altri punti della Maddalena,
no. Nelle acque del Lazio e della Toscana, no. La presenza di
plutonio è stata segnalata solo nei campioni prelevati a Helsinki,
mar Baltico. Dove c’è un’intensa attività di sottomarini».
L’associazione ha dunque ribadito la sua preoccupazione. E, vista
l’occasione, ha fatto di più: ha chiesto un’indagine ufficiale del
governo. Per ora, andrà avanti quella conoscitiva del Senato. E
Mulas, che legge le dichiarazioni di Aumento come un passo indietro
salutare rispetto a settembre, scrive: «Ora basta con l’allarmismo
ingiustificato. Finora non è stato portato un solo dato certo che
dimostri un qualsiasi tipo di inquinamento nucleare. Basta.
Altrimenti chi pagherà i danni turistici?».