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La "Nuova Sardegna"

23 febbraio 2005

Polemiche Cnr-Legambiente alla commissione del Senato
«Ora si indaghi sul plutonio»
Per il senatore Mulas (An) «analisi del tutto normali» Diverso il parere degli ecologisti

 

   Botta e risposta. Cnr e Legambiente polemizzano sulla presenza di plutonio alla Maddalena. Il tutto in una sede istituzionale, la commissione Ambiente del Senato, nell’audizione sulla radioattività. Il Consiglio nazionale delle ricerche esclude che la quantità di plutonio nelle acque dell’arcipelago sia fuori dalla norma, l’associazione ambientalista chiede invece che «il governo faccia accurati controlli».  E così, il plutonio diventa oggetto di nuove analisi. Forse. Perché questa è la richiesta di Legambiente, l’associazione che, nel settembre del 2004, aveva rilevato una concentrazione anomala di plutonio in campioni di alghe e molluschi prelevati vicino alla base Usa di Santo Stefano.  «Alla Maddalena, l’Apat (agenzia di protezione ambientale, ndr) ha fatto le ricerche sul torio 234, che è presente in natura, e non sul plutonio. L’esito è stato allora, a giugno del 2004, rassicurante. Ma c’è questo buco. E deve essere riempito, se vogliamo avere una fotografia reale della radioattività» dice al termine dell’audizione Stefano Ciafani, responsabile scientifico dell’associazione ambientalista.  Se il governo raccoglierà la proposta, in questo caso (forse) si potrebbe arrivare a una (prima) risposta certa sul pericolo nucleare nell’arcipelago. Anche perché, scrive in un comunicato il senatore Pino Mulas, di An, che la commissione l’ha voluta, «tutti i dati forniti rilevano che i valori sono sempre inferiori alla norma. Tutti i soggetti si sono detti d’accordo su questo, in particolare il rappresentante dell’Università della Tuscia». Che è il professor Aumento, sentito per la sua analisi condotta per Legambiente.  Insomma, un piccolo giallo.  A parlare per prima è stata proprio l’associazione, con Aumento. Ai senatori, nonostante i toni cauti, lo scienziato ha detto: «Ci sono particelle di plutonio. Come mai?». Subito dopo ha parlato, a nome del Cnr, Sandro Degetto, radiochimico ambientale: «In base ai dati raccolti dall’Apat, non c’è motivo per parlare di allarme alla Maddalena. Il torio 234 è presente in maniera normale: è un elemento naturale. E il plutonio ha la stessa concentrazione presente in altre parti d’Italia. I dati della Maddalena sono uguali a quelli di Venezia. La presenza è frutto degli esperimenti nucleari condotti negli anni Sessanta e Settanta, soprattutto nell’emisfero nord».  A suo dire, i sottomarini della Us Navy dunque non c’entrano niente.  A quel punto - dopo l’audizione dei rappresentanti del Wwf e di Italia Nostra - Legambiente ha ripreso la parola. Per ribattere al Cnr.  «Noi abbiamo rinvenuto piccoli frammenti di plutonio - ha spiegato poi Ciafani -. E questo lo abbiamo scoperto solo in alcuni campioni: quelli prelevati vicino alla base. In altri punti della Maddalena, no. Nelle acque del Lazio e della Toscana, no. La presenza di plutonio è stata segnalata solo nei campioni prelevati a Helsinki, mar Baltico. Dove c’è un’intensa attività di sottomarini».  L’associazione ha dunque ribadito la sua preoccupazione. E, vista l’occasione, ha fatto di più: ha chiesto un’indagine ufficiale del governo. Per ora, andrà avanti quella conoscitiva del Senato.  E Mulas, che legge le dichiarazioni di Aumento come un passo indietro salutare rispetto a settembre, scrive: «Ora basta con l’allarmismo ingiustificato. Finora non è stato portato un solo dato certo che dimostri un qualsiasi tipo di inquinamento nucleare. Basta. Altrimenti chi pagherà i danni turistici?».

 

 

 

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