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La "Nuova Sardegna"

24 febbraio 2005

I ds contro la nuova area militare a Caprera
«Stop alla base a Punta Rossa»

 
   E’ come il sale sulla ferita: la polemica sull’ampliamento della base Usa di Santo Stefano è ancora rovente e il dibattito sui rischi di inquinamento radioattivo nell’arcipelago continua eppure si pensa a una nuova servitù militare alla Maddalena. E’ quella che vedrebbe Punta Rossa, a Caprera, trasformata in base logistica per l’addestramento dei supermen del Comsubin, il reparto d’élite dela Marina italiana.  Il protocollo del 1999 tra Stato e Regione, che prevedeva una progressiva diminuzione delle servitù militari nell’isola, resta dunque solo un pezzo di carta. E niente di più. Gli alti papaveri del ministero della Difesa continuano quindi ad andare avanti nei loro programmi, ignorando un accordo politico-istituzionale, sottoscritto solennemente sei anni fa, che sembrava la premessa per una smilitarizzazione della Sardegna.  Finora, le teste di cuoio del “Teseo Tesei” utilizzavano l’area di Punta Rossa solo per alcune settimane l’anno per attività addestrativa. Ora, invece, la zona rischia di diventare un poligono permanente, nonostante l’area sia stata classificata TB e Ma. Cioé di alto interesse naturalistico e paesaggistico e con divieto assoluto di utilizzo di armi.  Per bloccare questa nuova servitù, all’interno del Parco nazionale della Maddalena, scendono in campo i Ds. Sia il neosegretario regionale Giulio Calvisi e sia il senatore Gianni Nieddu (membro della Commissione Difesa) ieri hanno infatti annunciato battaglia. «Sembra proprio che nessuno si ricordi del protocollo del 1999 - ha detto Calvisi - che prevede una progressiva diminuzione delle servitù militari nell’isola. Ebbene, non solo fino a oggi non è stato fatto alcunché per attuarlo, ma addirittura si pensa di creare una nuova servitù a Caprera. Ritengo sia una cosa gravissima che non solo non è coerente con gli impegni presi dal governo, ma addirittura ignora il fatto che ci si trovi proprio nel cuore di un parco naturale. Sinceramente, mi sembra una cosa fuori dal mondo che in un’area protetta di altissimo pregio naturalistico, si svolgano esercitazioni militari».  «E poi - continua Calvisi - è ancora in piedi il delicato e complesso problema della presenza di una base appoggio per sommergibili a propulsione nucleare a Santo Stefano. Siamo d’accordo con il presidente Renato Soru che ha posto il problema di questa presenza in modo politicamente forte e chiaro. Ma siamo anche consapevoli che si tratta di un percorso non facile, perché si entra nel merito di accordi di natura internazionale».  Il senatore Gianni Nieddu è sulla stessa lunghezza d’onda: è inaccettabile la creazione di una nuova servitù militare nell’arcipelago. «Il caso - dice - ripropone in modo forte le contraddizioni di un governo che annuncia un alleggerimento delle servitù militari e che invece procede nella direzione opposta. Il “caso Punta Rossa” si innesta nel più articolato e complesso “caso La Maddalena”. C’è un problema di gestione del territorio, ma soprattutto c’è un rischio di inquinamento radioattivo e la mancanza di tutela per le popolazioni. Come partito sarà una nostra battaglia». (p.m.)

 

 

 

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