E’ come il sale sulla ferita: la polemica sull’ampliamento
della base Usa di Santo Stefano è ancora rovente e il dibattito sui
rischi di inquinamento radioattivo nell’arcipelago continua eppure
si pensa a una nuova servitù militare alla Maddalena. E’ quella che
vedrebbe Punta Rossa, a Caprera, trasformata in base logistica per
l’addestramento dei supermen del Comsubin, il reparto d’élite dela
Marina italiana. Il protocollo del 1999 tra Stato e Regione, che
prevedeva una progressiva diminuzione delle servitù militari
nell’isola, resta dunque solo un pezzo di carta. E niente di più.
Gli alti papaveri del ministero della Difesa continuano quindi ad
andare avanti nei loro programmi, ignorando un accordo
politico-istituzionale, sottoscritto solennemente sei anni fa, che
sembrava la premessa per una smilitarizzazione della Sardegna.
Finora, le teste di cuoio del “Teseo Tesei” utilizzavano l’area di
Punta Rossa solo per alcune settimane l’anno per attività
addestrativa. Ora, invece, la zona rischia di diventare un poligono
permanente, nonostante l’area sia stata classificata TB e Ma. Cioé
di alto interesse naturalistico e paesaggistico e con divieto
assoluto di utilizzo di armi. Per bloccare questa nuova servitù,
all’interno del Parco nazionale della Maddalena, scendono in campo i
Ds. Sia il neosegretario regionale Giulio Calvisi e sia il senatore
Gianni Nieddu (membro della Commissione Difesa) ieri hanno infatti
annunciato battaglia. «Sembra proprio che nessuno si ricordi del
protocollo del 1999 - ha detto Calvisi - che prevede una progressiva
diminuzione delle servitù militari nell’isola. Ebbene, non solo fino
a oggi non è stato fatto alcunché per attuarlo, ma addirittura si
pensa di creare una nuova servitù a Caprera. Ritengo sia una cosa
gravissima che non solo non è coerente con gli impegni presi dal
governo, ma addirittura ignora il fatto che ci si trovi proprio nel
cuore di un parco naturale. Sinceramente, mi sembra una cosa fuori
dal mondo che in un’area protetta di altissimo pregio naturalistico,
si svolgano esercitazioni militari». «E poi - continua Calvisi - è
ancora in piedi il delicato e complesso problema della presenza di
una base appoggio per sommergibili a propulsione nucleare a Santo
Stefano. Siamo d’accordo con il presidente Renato Soru che ha posto
il problema di questa presenza in modo politicamente forte e chiaro.
Ma siamo anche consapevoli che si tratta di un percorso non facile,
perché si entra nel merito di accordi di natura internazionale». Il
senatore Gianni Nieddu è sulla stessa lunghezza d’onda: è
inaccettabile la creazione di una nuova servitù militare
nell’arcipelago. «Il caso - dice - ripropone in modo forte le
contraddizioni di un governo che annuncia un alleggerimento delle
servitù militari e che invece procede nella direzione opposta. Il
“caso Punta Rossa” si innesta nel più articolato e complesso “caso
La Maddalena”. C’è un problema di gestione del territorio, ma
soprattutto c’è un rischio di inquinamento radioattivo e la mancanza
di tutela per le popolazioni. Come partito sarà una nostra
battaglia». (p.m.)