La rete di monitoraggio ambientale non rileva molti radionuclidi
C’era anche Italia Nostra, l’altro ieri, nell’audizione della Commissione
Ambiente del Senato sul “caso La Maddalena”. A rappresentare
l’associazione c’era Salvatore Sanna. Maddalenino, per anni ha fatto
parte del Comitato paritetico regionale sulle servitù militari ed è
sicuramente il massimo esperto sulla base appoggio per sommergibili
nucleari della Us Navy a Santo Stefano. - Da alcune indiscrezioni
sembra che nell’audizione di martedì in Commissione Ambiente ci siano
stati momenti di nervosismo e qualche contrasto. E’ così? «Era le
settima audizione della Commissione, la seconda dedicata alle
associazioni ambientaliste. Devo dire che, inspiegabilmente e
irritualmente, il Wwf, Legambiente e noi di Italia Nostra ci siamo
trovati al tavolo anche un contradditore scientifico: un rappresentante
del Cnr, il professor Degetto, che di volta in volta veniva attivato per
contrapporsi alle affermazioni che venivano proposte dalle associazioni.
Eppure, quel tecnico continuava a ripetere che il Cnr non ha mai
effettuato alcuna indagine nell’area maddalenina». - E’ vero che è
stata messa sotto accusa la stampa? «Sì, si è creata una situazione
imbarazzante con un violento attacco agli organi di stampa che, a dire
di qualcuno, getterebbero palate di fango sulla Maddalena e sulla
Gallura, portando un pesante danno alla sua economia e alle sue
possibilità di sviluppo turistico». - Come avete reagito? «Le
associazioni non avevano ovviamente alcun titolo per replicare
politicamente, ma hanno affermato che il danno principale all’arcipelago
viene dalla presenza militare della base statunitense e dalla situazione
di rischio permanente che ne deriva alle popolazioni e all’ambiente».
- Sembra che la commissione abbia una gran fretta di archiviare
l’indagine. «Rispetto alla proposta del presidente Novi di chiudere
l’indagine conoscitiva, dicendo che l’incidente all’Hartford non ha
determinato allarme radioattivo e che le ricerche del Criirad e
dell’università della Tuscia non hanno rilevato valori anomali, le
associazioni ambientaliste hanno fornito le motivazioni per la
prosecuzione dell’indagine e per la sua più precisa finalizzazione». -
Cosa avete chiesto come Italia Nostra? «Prima di tutto un’attenta
verifica sulla adeguatezza della rete di sorveglianza e di allarme
attualmente in attività. Poi, una verifica del protocollo con cui il
presidio multizonale della Asl 1 di Sassari lavora, dello stato
dell’apparato tecnologico logorato e invecchiato e comunque non
predisposto alla rilevazione di molti radionuclidi artificiali,
addebitabili ai reattori dei sommergibili Usa». - Cosa sperate da
questa indagine? «L’indagine deve cercare anche i motivi dei blocchi
dell’informazione e delle censure e favorirne la rimozione. Non è
accettabile che un cittadino, per poter accedere ai dati mensili della
Asl, debba far ricoso al difensore civico. E non è accettabile che la
lettura dei dati rilevi pesanti vuoti di monitoraggio per avarie
continue e che i dati siano insignificanti per la qualità
dell’informazione che offrono. Ma soprattutto non è più tollerabile che
ragioni politiche nascondano ai cittadini il piano di emergenza
nucleare, che non viene reso pubblico per evitare che la comunità
gallurese abbia la prova di vivere in una situazione di continuo rischio
nucleare che obbliga a formulare un piano di evacuazione». (p.m.)