Scrivici

CRONACHE

ISOLANE

Link's
Home Page

 

Vai a: Notizie varie dalla stampa 2005

 Vedi come pubblicizzare un evento si questo Sito 

La "Nuova Sardegna"

25 febbraio 2005

Riflessioni dopo il nuovo allarme alla Maddalena e i casi denunciati nelle zone delle servitù militari
Contro i tumori servono monitoraggio e informazione

La voce ricorrente - ben più di un venticello, ormai - è che a La Maddalena i casi di mesotelioma pleurico, collegato, in massima parte, come è noto, all’esposizione a fibre di amianto, dal forte potere cancerogeno sarebbero in aumento. Una tendenza che si discosterebbe da quella provinciale, assai meno accentuata. Questa forma tumorale per la quale numerosi studi epidemiologici segnalano un forte aumento dei tassi di mortalità in Italia e in Europa, era piuttosto rara in Sardegna. Dovremo quindi affrettarci ad aggiornare l’elenco dei mali emergenti in varie aree dell’isola, affiancando a leucemie, tumori emolinfatici, malformazioni - che risuonano da tempo, riferiti a centri come Villaputzu, Escalaplano - il nome fin qui poco conosciuto di mesotelioma. Si potrebbe dire che noi sardi non ci facciamo mancare nulla, se fosse lecito scherzare in una faccenda maledettamente seria come quella delle malattie. In particolare quando si parla di cancro, che, per quella convenzione tacita all’occultamento, in vigore dal secolo scorso, si preferisce non evocare, scomodando varie perifrasi: «quel male» o «il male che non perdona». Che conoscerebbe un’inquietante incidenza in quell’area a rischio.  Mai come in questo campo il condizionale è d’obbligo, come si dice. Non solo perché si sa ancora poco, troppo poco, della carcinogenesi ambientale, anche se si sospetta che la percentuale dei tumori derivanti da insulti ambientali, dall’inquinamento dell’ambiente naturale - aria, terreno e acqua - sia ben più elevato di quel magro 6 per cento che alcuni analisti propongono, posto che gli scienziati stanno chiarendo sempre meglio una serie di «collegamenti» e «associazioni» tra diversi tumori e un gruppo, assai vasto di sostanze chimiche.  Al di là delle insufficienti conoscenze sulla carcinogenesi ambientale, s’impongono alcune considerazioni sul modo con cui le notizie che riguardano la salute collettiva arrivano - ma sarebbe meglio dire non arrivano - alle popolazioni della Sardegna. Ad una ridda di notizie «non controllate», che seminano allarme e paura, fa riscontro la mancanza di informazioni «ufficiali», riconducibile alla mancanza di analisi epidemiologiche sulle popolazioni, sui fattori di rischio, sulla percezione dei rischi tra i residenti.  Qualche tempo fa, tanto per restare sul tema amianto, si era parlato, a livello regionale, se ricordiamo bene, di piani di bonifica su larga scala e di un’attività di decontaminazione, di rimozione e di smaltimento. Che risultati sono stati raggiunti fin qui? Che cosa resta da fare? E che fine ha fatto la campagna d’informazione capillare permanente finalizzata alla sensibilizzazione dei cittadini sul problema amianto? La cosa più urgente da fare, se l’assessorato regionale alla Sanità vuole davvero imprimere una svolta, è quella di promuovere serie indagini epidemiologiche e monitoraggi sanitari e di rendere noti i risultati, nella trasparenza.  La strada da seguire non è solo quella dell’intervento per la distribuzione delle risorse destinate all’assistenza sanitaria, ma su tutte le politiche che influiscono sulla salute e non solo hic et nunc, qui e ora, se vogliamo tenere presente l’etica della responsabilità che guarda anche al futuro e alle generazioni che verranno.

 

 

 

Vai a: Notizie varie dalla stampa 2005

 

Home Page