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La "Nuova Sardegna"

 

MERCOLEDÌ, 06 APRILE 2005
 
«Gli americani vadano via dalla base della Maddalena»
«L’inquinamento radioattivo non è stato rilevato. Gli strumenti però non credo siano adeguati»
 
STEFANIA PUORRO


 OLBIA. Soru non si mette sull’attenti quando parla di militari americani. Ancor meno se si riferisce alla base Usa (quella della Maddalena, ovviamente). L’aveva detto più volte. E ieri pomeriggio, davanti alla commissione Ambiente del Senato, il presidente ha ribadito ciò che pensa e ciò che vuole: lo smantellamento del punto di appoggio per sommergibili nucleari.
 Di più. Il governatore della Sardegna ha evidenziato che «alla Maddalena, in base ai dati finora divulgati, non c’è allarme radioattività, ma le centraline di monitoraggio sono inadeguate. In tutti i casi, i fattori di rischio ambientale sono molti».
 Non è un antiamericano, il presidente della Regione. Ma per lui gli americani dovrebbero venire alla Maddalena e in tutta la Sardegna a trascorrere le vacanze e a godersi il mare, le coste e i paradisi dell’interno. Chi poi ne ha le possibilità (vedi Barrack) può semmai pensare a investire e costruire (legge salvacoste permettendo). Soru, queste cose, le ha dette a Palazzo Madama. Anche in una sede istituzionale, insomma.
 Non ci sarebbe dovuto andare, a Roma. Aveva già delegato l’assessore all’Ambiente Tonino Dessì. Poi ha cambiato idea e si è presentato anche lui, puntuale, all’audizione. Ecco come ha cominciato, Soru. «In base ai risultati di tutti i rilevamenti fatti, non risulta esserci inquinamento da radioattività nucleare. Ma questo non vuol dire che la situazione sia assolutamente sotto controllo. Le reti di monitoraggio sono obsolete, hanno trent’anni di vita e ci sono problemi per il reperimento dei pezzi di ricambio. I cinque punti di rilevamento per l’aria e i due dell’acqua a volte si bloccano. Questo significa perdere i dati e, quindi, perdere la capacità di rilevamento che dovrebbe essere fondata proprio sulla continuità. La Regione aveva chiesto il contributo di tre fisici e pure loro hanno confermato che il sistema di monitoraggio fa acqua da tutte le parti». Soru, dunque, non aggira il problema. Lo affronta alla radice sostenendo che si deve eliminare il fattore di rischio principale. «Cioè la base. Se non ci sono stati incidenti con danni irreparabili, non vuol dire che il rischio non esista. Allora: i militari americani devono andare via. In amicizia. Punto. La Regione ha fatto sino a questo momento la sua parte, quella che le compete, adesso devono muoversi gli altri».
 La questione, infatti, è stata più volte posta al Governo centrale ed è stata anche portata all’attenzione dell’ambasciatore americano Sembler. Che, Soru, probabilmente incontrerà ancora.
 D’accordo su tutto l’assessore all’Ambiente Tonino Dessì. Ha usato gli stessi toni e gli stessi termini del presidente, poi ha allargato il discorso su altri rischi ambientali e ha fatto riferimento alla discarica di Sasso Rosso, alla Maddalena. Infine un accenno al Parco «che non può certo convivere con la presenza militare».
 «Una bella audizione», ha detto il vicepresidente della commissione Ambiente Pino Mulas (An), il quale però ha accusato Soru «di aver voluto confondere le acque sostenendo che le reti di rilevamento sono inadeguate e attaccando la presenza della base americana nell’arcipelago. Ma alla commissione interessano solo risposte concrete, e non i comizi, per l’indagine conoscitiva: come quelle avute dai francesi del Criirad o dai ricercatori dell’Università della Tuscia, che hanno smentito i dati allarmanti divulgati in precedenza. Lo stesso Soru, d’altra parte, ha dovuto ammettere che “per quanto ci è dato sapere non c’è inquinamento”. Ci attendevamo da lui più risposte, ma non ci sono arrivate: gli manderemo un elenco di domande nei prossimi giorni. Una cosa, però, deve essere chiara. Non abbasseremo la guardia. L’indagine conoscitiva andrà avanti per garantire serenità ai cittadini e far capire che non ci sono pericoli».
 
MERCOLEDÌ, 06 APRILE 2005
 
«Usa? Amici, ma tornino come turisti»

 OLBIA. Gli americani? Amiconi, per Soru. Se sono turisti le porte sono e saranno sempre aperte. Ma se di mezzo ci sono i militari, allora il discorso cambia. Gli uomini in divisa americani sbarcati trent’anni fa alla Maddalena per istallare la base sono arrivati da amici, ma sempre da amici - dice il presidente della Regione - se ne dovrebbero andare. E visto che si parla di friends a stelle e strisce, Soru ne ha anche incontrato uno con tanta voglia di spendere soldi e di investire in Costa Smeralda. Tom Barrack si presentò da lui, in un incontro a porte chiuse, per parlare informalmente del suo progetto. Quello che vorrebbe rivoluzionare Porto Cervo. Ma la legge salvacoste ha cambiato tutte le regole e ancora oggi non si sa che cosa farà l’americano. Però, a Barrack - ex collaboratore di Ronald Reagan e oggi vicino a George Bush senior, dunque uno che a Washington conta - Soru chiese una cosa: “Tu che puoi, dammi una mano per mandare via i militari americani alla Maddalena”. Una battuta? Non sembrerebbe. Anzi. Soru sempre in quell’occasione ribadì di volerli, gli americani, ma come vacanzieri. Anche se poi aveva aggiunto che un investimento alla Maddalena da parte di Barrack, nel pieno rispetto dell’ambiente e della legge, sarebbe stato accolto con favore. O almeno se ne sarebbe potuto parlare. Anche perché un piede, il finanziere, lo ha già messo nell’arcipelago entrando nel capitale del colosso francese Accor, proprietario del Club Med di Santo Stefano. (s.p.)
 

 

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