 Per
indiscrezioni correnti è conosciuta una stesura di un corposo piano di
emergenza nucleare riguardante La Maddalena, datato Dicembre 2003, di cui
sarebbe attesa la pubblicazione. Alla Commissione del Senato del 5 Aprile il
presidente Renato Soru ha evidenziato l’assenza di un Piano del quale non è
stata data alcuna informazione alla Regione, che pure avrebbe il diritto di
partecipare alla stesura: del fatto ha parlato con Gian Carlo Fastame,
radiochimico maddalenino che segue con attenzione queste vicende.
- Se è necessario un piano, vuol dire i sottomarini non sono sicuri?
«Il rischio zero non esiste in nessuna attività umana e un piano di
emergenza che riguardi i sottomarini non può che essere simile a quello che
la Us Navy pubblica per San Diego, porto di casa, semplice e chiaro,
strutturato su livelli di emergenza oggettivi e misurabili: il massimo
livello ipotizza la fusione del nocciolo, come a Chernobyl per intenderci».
- Ma Chernobyl comunemente significa esplosione con morti e tumori.
«La fusione si preannuncia con largo anticipo e dura anche 10 giorni: a
Chernobyl tutta la popolazione adulta, 100.000 persone, non ha avuto danni
sanitari fino a oggi, i morti si sono avuti tra i soccorritori che
coscientemente ed eroicamente si sono esposti, e 1831 bambini hanno avuto
tumori alla tiroide, gravi ma non fatali, non avendo effettuato la Iodio
Profilassi, mentre dieci milioni di bambini della vicina Polonia l’hanno
effettuata senza danni. La potenza del reattore del sottomarino è dieci
volte inferiore ed a Santo Stefano il reattore è al minimo tecnico. Alla
Maddalena in caso di incidente tutta la popolazione nell’immediato si
salverebbe».
- Cosa prevedono a San Diego?
«Quattro livelli di allarme sul sottomarino secondo il tipo di
incidente e la presenza di radiazioni, al quarto livello il Piano riguarda
la popolazione che in base a livelli predefiniti di radiazioni deve subito
ripararsi al chiuso ed effettuare la Iodio Profilassi con dosaggi
appropriati, e solo dopo uno o due giorni evacuare, solo se indicato».
- E i piani italiani?
«Quelli finora conosciuti di Taranto, Gaeta e La Spezia prevedono un
allontanamento del sottomarino, irrealistico perché nessun materiale resiste
alla temperatura di una fusione del nocciolo (a San Diego non è previsto),
non viene descritta la Iodio Profilassi e a Taranto si prevede solo
un’evacuazione a livelli significativi di radioattività, che non significa
niente».
- Il presidente Soru?
«Ha ragione, deve partecipare alla stesura perché lo Statuto della
Regione, che è nella Costituzione, gli attribuisce autonomia nel campo della
sanità pubblica. E’ sicuramente preferibile un piano partecipato dalla
Regione, dai comuni interessati, dalla Asl, dalla Protezione Civile locale e
dalla Us Navy, tutti coinvolti nell’attuazione, piuttosto che un piano
calato dall’alto».
- Ma se l’incidente l’incidente capitasse ad Agosto?
«Le radiazioni sarebbero le stesse per noi e per i turisti e dovremmo
rispettare le stesse regole, quelle di San Diego».
Andrea Nieddu |