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La "Nuova Sardegna"

GIOVEDÌ, 28 APRILE 2005
 
«Tumori e radioattività, dateci certezze»
Scende di nuovo in campo la donna che denuncerà Bush
«In caso di incidenti nucleari, nessuno sa che cosa deve fare»
 
STEFANIA PUORRO


 

 Un dossier sempre più voluminoso quello di Maria Franca Maiore. La donna, un’ex insegnante maddalenina, due mesi fa era scesa in campo dicendo che avrebbe denunciato Bush. E non ha cambiato idea. Disse che se si era ammalata di tumore (scoperto in tempo, ma non abbastanza da evitarle l’asportazione di una parte del seno) «la colpa era della presenza dei sommergibili a propulsione nucleare».
Sta meglio, adesso, Maria Franca Maiore. Ma i viaggi per continuare a curarsi e i disagi che deve sopportare sono infiniti.
 Sta aspettando ancora alcune relazioni, la donna. Che le devono essere consegnate da medici ed esperti. Poi comincerà, sul serio, la sua battaglia e denuncerà il presidente degli Stati Uniti in quando capo delle forze armate (articolo 2, comma 2, Costituzione americana).
 Oggi, però, Maria Franca Maiore vuol dire la sua sull’audizione del presidente Soru davanti alla Commissione Ambiente del Senato. «Il presidente della Regione - ha scritto in una lettera inviata allo stesso Soru e al senatore Pino Mulas - si sta battendo come nessun altro prima per l’allontamento della base Usa dalla Maddalena. Ma non posso condividere il riprovero fatto al capo dell’esecutivo regionale da parte del senatore di An Mulas. Il quale non può permettersi di accusare Soru “di confondere le acque” su una cosa che è, invece, lampante. Il senatore, infatti, non ci garantisce perché non solo non sollecita la presa di coscienza sull’inadeguatezza delle centraline, ma mette in dubbio il fatto che: 1) la rete, per affermazione dei tecnici anche della Asl, è vecchia di 30 anni e non mai stata ammodernata; 2) non è in grado di rilevare i radionucleidi che emettono raggi gamma e quindi non può forinirci un quadro completo. I cittadini della Maddalena e i turisti meritano rispetto e non vogliono essere imboniti da chi non può dare loro risposte certe. Noi siamo stanchi di vedere morti per cancro a tutti i i livelli. E non sono rilevanti solo i casi di cancro ai polmoni (se è convinto di questo, il senatore Mulas, perché non propone un’indagine approfondita sull’amianto all’arsenale?): anche il linfoma di Hodgkin che è radio sensibile, cioè causato chiaramente dall’inquinamento nucleare, è in aumento alla Maddalena. I maddalenini piangono i loro morti perché non c’è quasi più una famiglia senza un caso di cancro e purtroppo molti piangono in silenzio, ma stanno cominciando ad esprimersi non per allarmare, ma perché vogliono la verità. E questo, Mulas, lo chiama “fare ideologia?”. Non è forse più importante la salute dei cittadini rispetto agli interessi di chicchessia? Infatti i medici di base della Maddalena sono preoccupati e non hanno finora trovato ascolto. Il senatore Mulas, che è dirigente della Asl e che ha il compito di tutelare i cittadini, dovrebbe preoccuparsi di far avere alle famiglie maddalenine quello che le famiglie americane già hanno in adozione: cioè un libretto di istruzioni su come comportarsi in caso di incidente nucleare. Cito due cose da fare: chiudersi a casa sigillando porte e finestre e farsi la doccia per ore. Noi lo abbiamo appreso da un commodoro americano - conclude Maria Franca Maiore - il quale si meravigliava del fatto che non ci fosse mai stato distribuito il libretto. Ma capisco, non si voleva allarmare: infatti, questo è il problema...».
 

GIOVEDÌ, 28 APRILE 2005
 
di Guido Piga
 
«Plutonio, necessari nuovi controlli»
Parla lo scienziato Aumento: alcuni valori sono comuni al mar Baltico

«La Maddalena ha bisogno urgente di un nuovo sistema di monitoraggio ufficiale, potenziato con nuove tecniche (come le autoradiografie). Non bastano analisi “spot” ogni tanti mesi». A sostenerlo, in questa intervista, è Fabrizio Aumento, geologo marino, docente all’università della Tuscia di Viterbo, consulente di Legambiente. Lo scienziato ha sollevato per primo la presenza di Plutonio nelle acque dell’arcipelago, che, seppure a livelli bassi, ha dei “punti caldi” riscontrati solo in mari inquinati (come il Baltico).
 - Che cosa bisogna analizzare per capire se alla Maddalena c’è inquinamento radioattivo?
 
«Quando ci fu l’incidente all’Hartford, ci furono sì delle analisi, ma non sulla presenza del Plutonio-239, che è completamente artificiale, altamente tossico, prodotto da reattori o ordigni nucleari. Per ragioni tecniche, non venne rilevato né dal sistema di monitoraggio né dalle analisi: anche perché gli studi sono attrezzati principalmente per lo studio di raggi gamma. Per rilevare i raggi alfa emessi dal Plutonio si deve ricorrere a processi lunghi e laboriosi. Noi, alla Maddalena, per analizzare un gran numero di campioni, abbiamo applicato tecniche nucleari: le autoradiografie per i raggi alfa».
 - Come avete agito?
 
«Abbiamo campionato La Maddalena a febbraio, maggio, novembre e dicembre del 2004; i prelievi sistematici continuano tuttora. Oltre 200 campioni di alghe, graniti, ricci di mare, lumache marine, patelle, calamari, seppie, pesci e meduse sono già stati analizzati usando le autoradiografie; come confronto, abbiamo analizzato alghe raccolte in Alto Lazio, Bassa Toscana, Adriatico, Mar Baltico, Scozia, Bermude, Canada».
 - E che cosa avete trovato?
 
«Nei campioni di Lazio, Toscana, Bermude, Adriatico e Canada concentrazioni di tracce alfa attorno o poco al di sopra dei livelli di fondo. Nei restanti 200 e più campioni dalle coste della Maddalena e di Caprera (e dal Mar Baltico), osserviamo due tipi di distribuzione delle tracce. Uno: tracce alfa distribuite uniformemente sulle superfici esaminate, assorbite durante la loro crescita. Due: un’alta percentuale di campioni mostrano delle altissime concentrazioni di tracce, a forma di stelle, conosciute nella letteratura scientifica come “hot spots” o “punti caldi”. E alla Maddalena, a Caprera, a Santo Stefano la distribuzione geografica delle tracce alfa, come pure quella degli “hot spots”, non è affatto casuale. Queste tracce alfa sono concentrate nella Rada di Santo Stefano, verso la base Usa. Ne abbiamo incontrato forti concentrazioni lungo tutta la costa dal Nido d’Aquila al porto della Maddalena, Cala Stagnali, Punta Coda, e Porto Palme. In completo contrasto, le alghe raccolte lungo la costa di Palau, e nelle altre acque italiane e atlantiche, sono praticamente prive di tracce alfa».
 - Che cosa significa?
 
«Convertendo i dati autoradiografici in attività radioattiva (Bq/kg), notiamo che per la maggioranza delle alghe (74%) l’attività del Plutonio è di meno di 1 Bq/kg, un livello basso. Solo il 16% delle alghe hanno accumulato Plutonio a livelli fra l’1 e il 2 Bq/kg, e alcuni rari esemplari hanno attività tra i 2 e 6 Bq/kg. Nonostante i valori alti, la media per La Maddalena è di meno di 0,5 Bq/kg, una concentrazione che rientra in tutti i limiti di sicurezza. In confronto, nelle alghe del Mar Baltico vi è riportata una concentrazione media di 3,5 Bq/kg».
 - E che cosa allarma?
 
«Nonostante questi valori bassi, rimane preoccupante la presenza degli “hot spots”. Gli esperimenti nucleari nell’atmosfera degli anni ’50 e’ 60 contaminarono il mondo intero. Alcune aree sono state ripulite; altre hanno continuato a ricevere contaminazioni da incidenti nucleari come Chernobyl o da perdite di combustibili nucleari come a Sellafield. Ma come possono, questi incidenti, aver contaminato selettivamente solo la zona della Maddalena, risparmiando il resto del Mediterraneo? Si conclude che questi contaminanti così localizzati possono solo essere recenti e di origine locale. E’ essenziale scoprirne la fonte e il loro destino».
- E ora?
«Stiamo valutando se le variazioni riscontrate sono dovute alle differenti correnti stagionali e se, invece, vi è correlazione con la base Usa. Serve una nuova rete di monitoraggio, però. Efficiente e moderna».
 

 

 

 

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