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La "Nuova Sardegna"

VENERDÌ, 29 APRILE 2005
 
Emergenza nucleare, i dubbi restano
Due associazioni ecologiste chiedono pareri ufficiali alle autorità

 

 Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico - e per esse proprio due cittadini residenti a Cagliari, Stefano Deliperi e alla Maddalena, Marta Battaglia - hanno effettuato con nota del 28 marzo 2005, ai prefetti di Cagliari e Sassari, autorità competenti in materia, al ministro dell’Interno, al presidente della Regione, al sindaco di Cagliari, al commissario prefettizio della Maddalena ed alla Commissione europea una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale concernente i piani di emergenza per rischi di incidente nucleare. In Italia sono ben pochi i porti autorizzati ad ospitare naviglio a propulsione nucleare, in Sardegna sono tuttora due: Cagliari e La Maddalena.
 «Sfidiamo - è scritto nelle nota - qualsiasi cittadino comune cagliaritano o maddalenino a saperne qualcosa. Le risposte, però, «non sono state molto rassicuranti». Il Prefetto di Sassari ha reso noto che “il piano di emergenza esterna per l’arcipelago della Maddalena, di recente definito, è attualmente oggetto di una specifica illustrazione agli organismi interessati alla sua attuazione” per consentire la condivisione delle procedure attuative. “Si prevede che a breve verrà assolta la finalità di garantire alla popolazione, secondo prefigurate linee di indirizzo, sia l’informazione preventiva sui casi di emergenza prevedibili, sia l’informazione sul comportamento da adottarsi nelle ipotesi di una concreta effettività dell’emergenza”, pur non esistendo tuttora indicazioni da parte della prevista Commissione permanente per l’informazione né lo specifico decreto attuativo. Giustamente si ritiene che “un’efficace risposta di protezione civile a qualsivoglia previsione di emergenza” discende dall’adeguata informazione preventiva e dall’opportuna conoscenza delle norme comportamentali da seguire in casi di emergenza”.
 Un aspetto rimane piuttosto preoccupante. Cosa possono fare le popolazioni interessate? Insomma, se, maledettamente e sfortunatamente, accade un “incidente nucleare” come ci si deve comportare per perlimitare i rischi di contagio?» Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, modificato ed integrato dal decreto legislativo n. 241/2000 prevede che lo Stato provveda alla tutela delle popolazioni potenzialmente esposte al rischio di incidenti negli impianti nucleari delle varie tipologie mediante la predisposizione di specifici piani di emergenza (art. 115). Detto obbligo sussiste anche nei casi in cui il rischio non sia preventivamente correlabile con alcuna area del territorio nazionale, nei casi di impianti situati al di fuori del territorio nazionale, nel corso di trasporti di sostanze radioattive e in caso di incidenti su naviglio (navi, sottomarini) a propulsione nucleare in aree portuali. Aspetto fondamentale della predisposizione dei piani di emergenza per i rischi di incidente nucleare è la specifica campagna di informazione (art. 129), a carattere obbligatorio: le informazioni devono essere sempre accessibili al pubblico e devono essere fornite senza che la popolazione debba richiederle.
 La popolazione deve, inoltre, essere regolarmente informata e aggiornata sulle misure di protezione sanitaria ad essa applicabili nei vari casi di emergenza prevedibili, nonché sul comportamento da adottare in caso di emergenza nucleare.
 «Insomma - termina la nota - nel malaugurato caso di incidente nucleare, abbiamo la possibilità di cavarcela in quel di Cagliari e di La Maddalena o dobbiamo soltanto sperare nel maestrale?». Il gruppo d intervento conferma che sarà a breve inoltrato un ricorso alla Commissione Europea per mancata attuazione della normativa comunitaria in materia di sicurezza nucleare. (a.n.)
 

 

 

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