
Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo
d’Intervento Giuridico - e per esse proprio due cittadini residenti a
Cagliari, Stefano Deliperi e alla Maddalena, Marta Battaglia - hanno
effettuato con nota del 28 marzo 2005, ai prefetti di Cagliari e Sassari,
autorità competenti in materia, al ministro dell’Interno, al presidente
della Regione, al sindaco di Cagliari, al commissario prefettizio della
Maddalena ed alla Commissione europea una specifica richiesta di
informazioni a carattere ambientale concernente i piani di emergenza per
rischi di incidente nucleare. In Italia sono ben pochi i porti autorizzati
ad ospitare naviglio a propulsione nucleare, in Sardegna sono tuttora due:
Cagliari e La Maddalena.
«Sfidiamo - è scritto nelle nota - qualsiasi cittadino comune cagliaritano
o maddalenino a saperne qualcosa. Le risposte, però, «non sono state molto
rassicuranti». Il Prefetto di Sassari ha reso noto che “il piano di
emergenza esterna per l’arcipelago della Maddalena, di recente definito, è
attualmente oggetto di una specifica illustrazione agli organismi
interessati alla sua attuazione” per consentire la condivisione delle
procedure attuative. “Si prevede che a breve verrà assolta la finalità di
garantire alla popolazione, secondo prefigurate linee di indirizzo, sia
l’informazione preventiva sui casi di emergenza prevedibili, sia
l’informazione sul comportamento da adottarsi nelle ipotesi di una concreta
effettività dell’emergenza”, pur non esistendo tuttora indicazioni da parte
della prevista Commissione permanente per l’informazione né lo specifico
decreto attuativo. Giustamente si ritiene che “un’efficace risposta di
protezione civile a qualsivoglia previsione di emergenza” discende
dall’adeguata informazione preventiva e dall’opportuna conoscenza delle
norme comportamentali da seguire in casi di emergenza”.
Un aspetto rimane piuttosto preoccupante. Cosa possono fare le popolazioni
interessate? Insomma, se, maledettamente e sfortunatamente, accade un
“incidente nucleare” come ci si deve comportare per perlimitare i rischi di
contagio?» Il decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, modificato ed
integrato dal decreto legislativo n. 241/2000 prevede che lo Stato provveda
alla tutela delle popolazioni potenzialmente esposte al rischio di incidenti
negli impianti nucleari delle varie tipologie mediante la predisposizione di
specifici piani di emergenza (art. 115). Detto obbligo sussiste anche nei
casi in cui il rischio non sia preventivamente correlabile con alcuna area
del territorio nazionale, nei casi di impianti situati al di fuori del
territorio nazionale, nel corso di trasporti di sostanze radioattive e in
caso di incidenti su naviglio (navi, sottomarini) a propulsione nucleare in
aree portuali. Aspetto fondamentale della predisposizione dei piani di
emergenza per i rischi di incidente nucleare è la specifica campagna di
informazione (art. 129), a carattere obbligatorio: le informazioni devono
essere sempre accessibili al pubblico e devono essere fornite senza che la
popolazione debba richiederle.
La popolazione deve, inoltre, essere regolarmente informata e aggiornata
sulle misure di protezione sanitaria ad essa applicabili nei vari casi di
emergenza prevedibili, nonché sul comportamento da adottare in caso di
emergenza nucleare.
«Insomma - termina la nota - nel malaugurato caso di incidente nucleare,
abbiamo la possibilità di cavarcela in quel di Cagliari e di La Maddalena o
dobbiamo soltanto sperare nel maestrale?». Il gruppo d intervento conferma
che sarà a breve inoltrato un ricorso alla Commissione Europea per mancata
attuazione della normativa comunitaria in materia di sicurezza nucleare. (a.n.)
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