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Da "Il giornale di Sardegna"
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Martedì 12 luglio Carabinieri e soldati americani spogliano due ragazzi in garage Giuseppe Marongiu
Due ragazzi italiani sono stati perquisiti da militari americani in una caserma italiana. Storie di ordinaria follia, o possibile illegalità? Da quando e dove la Sardegna, oltre a essere regione italiana, è diventata colonia o subregione americana a tutti gli effetti, al pari di Iraq e Afghanistan? Almeno da sabato notte, precisamente nell’americanissima isola di La Maddalena, a circa trenta metri dalla caserma dei Carabinieri,vicino al Circolo Ufficiali. Sono le ore diciannove e ventuno minuti, ora italiana, Stefano Cossu, presidente di un circolo culturale dell’isolotto, e il suo amico X (preferisce restare nell’anonimato ma il suo nome è annotato nel taccuino del giornalista), procedono con la propria vettura. All’altezza del Circolo Ufficiali vengono fermati da un posto di blocco dei carabinieri. «Ci è arrivata una segnalazione anonima su una Citroen rossa con a bordo due ragazzi coi capelli lunghi e un cane bianco, siete voi». La perquisizione procede, le forze dell'ordine non trovano niente di strano. I due vengono allora scortati in caserma: li precede la pattuglia dei carabinieri indivisa mentre sulla loro auto fanno da scorta due carabinieri in borghese. All’arrivo in caserma,la situazione diventa spaventosa: prima i due ragazzi vengono fatti spogliare e perquisiti a fondo, poi vengono condotti nel garage. Dodici carabinieri italiani assistono allora a una perquisizione made in Usa. Arrivano due militari americani con un cane di razza pastore tedesco: inizia l'accurato controllo della Citroen rossa. I due sardi non hanno niente di illegale con se, gli americani sbuffano, uno di loro dice in inglese: "Il cane sembra interessato a qualcosa ma non ha trovato nulla". Dopo due ore di odissea e licenze verbali delle forze dell'ordine, l'incubo finisce, con un verbale che attesta la ricerca di droga. E la domanda di Cossu, cittadino senza macchia: "E' legale? Perché invece non indagano sull'incendio che stava per distruggere l'isola?
Nell'arcipelago le pattuglie della polizia statunitense Con la fascia gialla e la sigla MP, la divisa bianco candido e la bustina sulla testa, è facile vedere due o tre militari americani passeggiare per le strade della Maddalena tra le sei e le sette di sera. Guardano, controllano,si aggirano per i bar e per i pub che tornano a rinascere quando la nave si ormeggia di nuovo a Santo Stefano,dopo mesi di assenza. A dividerla dalle acque della Maddalena sono quelli che ormai tutti chiamano salsicciotti, barriere,ma anche il diverso modo di condurre la vita. Poi c’è la polizia militare, la Security. A due passi, la sede del comando dei Carabinieri. La responsabile della gestione dei rapporti tra Usa e La Maddalena fa sapere«che la collaborazione tra americani e maddalenini c’è sempre stata e che è difficile che gli Usa si intromettano in situazioni che sono solo italiane. Anche perché - aggiunge - non possono farlo». “Collaborazione” dunque,si intende anche da quello che i Carabinieri fanno capire. Per qualcuno, voci di strada «è più un legame, nel nome di una vecchia alleanza». Spesso sono i Vigili Urbani ad avere più rapporti con gli Usa. «Si tratta di scambio e segnalazioni – afferma un'ex della polizia municipale - gli americani hanno un loro interprete. E semmai un maddalenino dovesse commettere una infrazione non tocca a loro intervenire. Se volessero interrogare,dovrebbero farlo passando attraverso le forze dell’ordine italiane. Nessuna ingerenza». La Security gira con la Bravo bianca e la targa italiana, targa che, da un po' di tempo a questa parte, da quando gli attentati terroristici hanno sventrato l’America e la vecchia Europa, ha sostituito la vecchia AFI, acrostico di Forze americane in Italia.La police americana sta in via Principe Amedeo, la sede principale del comando americano a terra. Vicino, dall’undici settembre, c’è sempre una camionetta dei Carabinieri o dell’Esercito Italiano. Qui si vede se la soglia di pericolo è gialla, rossa o arancione. Qui avviene il primo incontro tra le forze dell’ordine pubblico di nazionalità diverse. Gli italiani fuori dal cancello con il mitra spianato. La mimetica americana al di là della cancellata verde. Sono due i territori, due le leggi. Oggi, a pochi giorni dagli attentati alla città della regina Elisabetta, anche a La Maddalena l’aria è diversa. Di fronte alla Guardia Costiera che è il punto di approdo delle barche che, ogni giorno, traghettano gli americani alla base di Santo Stefano è sbarrata e a presidiarla ci sono una divisa bianca della Capitaneria e due divise maculate della polizia militare americana. Cosa che non capita spesso. Qualcuno ricorda però un incidente di qualche anno fa. Perse la vita un giovanissimo. La sua moto si era scontrata con una macchina guidata da uno statunitense. Poi scomparve dall’isola. Nessuno poté fare niente, probabilmente neppure le forze dell’ordine, ma nemmeno la giustizia italiana. Un grave e p i so d i o L 'uso di una procedura del genere sarebbe grave anche solo se l'avessero messa in atto degli italiani. Figuriamoci poi la circostanza che siano stati militari americani: bisogna vedere se si tratta di una zona particolare, magari sotto la giurisdizione Usa, ma mi sembrerebbe strano. La procedura in questi casi è che le persone possono essere fermate se hanno commesso un reato o se c'è il ragionevole sospetto che abbiano con sé armi o droga. Io non sono un esperto di diritto processuale penale, ma un costituzionalista. E dal punto di vista della Costituzione italiana posso dire che, per l'articolo 13, anche se si ritiene che una persona abbia commesso un reato, anche questa deve essere trattata secondi principi di dignità: in nessun modo può essere degradata. La sola giustificazione possibile per la presenza dei militari americani potrebbe essere un eventuale reato commesso in un'area di loro giurisdizione.Autoassolti per il Cermis ■■ Nessun colpevole: per la strage del Cermis, in cui il 3 febbraio 1998 morirono 20 persone dopo che un velivolo dell'aeronautica militare americana tranciò i cavi della funivia su cui viaggiavano le vittime, non ci sono colpevoli. La corte marziale americana ha assolto il pilota Richard Ashby nel processo sulla strage: è stato giudicato "non colpevole" per tutte le imputazioni. Se il pilota fosse stato dichiarato colpevole,avrebbe rischiato fino a 206 anni di carcere. Ma gli Usa hanno deciso di assolversi.
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