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La "Nuova Sardegna"
| VENERDÌ, 15 LUGLIO 2005 |
| Presa d’assalto la base militare americana alla Maddalena: striscioni contro l’amplimento |
| Blitz di Legambiente a Santo Stefano |
| La bandiera nera al ministro per la Difesa Antonio Martino |
| LA PROTESTA «Giù le mani dalla costa» |
| GIANNA ZAZZARA |
![]() Missione compiuta. Ieri mattina gli attivisti di Legambiente, con un blitz a sorpresa, hanno preso d’assalto la base militare statunitense dell’isola di Santo Stefano, nell’arcipelago della Maddalena. Obiettivo: dispiegare la bandiera gialla, simbolo dell’associazione ambientalista, con la scritta «Giù le mani dalla costa». Un segno di protesta contro i lavori di ampliamento della base Usa che, voluta dall’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti nel 1972, ospita due sommergibili a propulsione nucleare. Inutili i tentativi della motovedetta della polizia di impedire agli ambientalisti di avvicinarsi alla barriera galleggiante che protegge la base, territorio americano. Neanche i messaggi lanciati dai militari dalla nave d’appoggio Emory Land («Allontanatevi immediatamente, tenete le distanze») li hanno spaventati. Dopo fughe e rincorse con il motoscafo della polizia, i due gommoni dei ragazzi di Legambiente sono riusciti ad avvicinarsi e a spiegare al vento la loro bandiera di protesta. Pochi secondi e dal rimorchiatore Pietro Micca, la splendida imbarcazione che da settimane veleggia sulle coste della Sardegna per la campagna Goletta Verde sulla balneabilità delle acque, è partito il fischio. Il blitz è riuscito. «La base Usa di Santo Stefano è un vero e proprio caso di incompatibilità ambientale - ha detto Giorgio Zampetti, portavoce di Goletta Verde nella conferenza stampa che si è svolta a bordo del Pietro Micca -, uno sfregio al territorio italiano mai autorizzato dal Parlamento italiano, in uno dei luoghi più affascinanti del Mediterraneo». Ma c’è di più. Il ministro della Difesa Antonio Martino, contro il parere della Regione sarda, ha autorizzato i lavori di ampliamento della base statunitense: diventerà un punto d’approdo per cinque sommergibili, tutti a propulsione nucleare. «Una struttura che avrà un effetto negativo sullo sviluppo dell’area che perderà così la sua vocazione turistica, senza considerare i pericoli per la salute umana. Diventerebbe una zona ad alto rischio», ha ammonito Zampetti. E proprio per questo, per il secondo anno consecutivo, la bandiera nera di Goletta Verde verrà consegnata, a settembre, al ministro Antonio Martino. «Le bandiere nere segnalano i nuovi pirati del mare: amministrazioni, politici e imprenditori che si sono contraddistinti per attacchi e danni all’ambiente marino», ha spiegato Vincenzo Tiana, segretario regionale di Legambiente. Una battaglia, quella contro le servitù militari, condivisa anche dal presidente della Regione, Renato Soru. La Sardegna, infatti, ha l’estensione più vasta di aree interdette per le esercitazioni militari: addirittura 24 mila ettari contro i 16 mila del resto della penisola. «L’autorizzazione all’ampliamento della base di Santo Stefano, contro il parere del consiglio regionale, non è solo un’offesa all’ambiente e ai cittadini sardi - ha continuato Tiana -, ma dimostra ancora una volta le intenzioni del governo in materia ambientale: nessuna tutela del territorio, né sviluppo del territorio attraverso il turismo. E’ necessario cambiare rotta». E la rotta l’hanno indicata ieri gli ambientalisti che non si danno per vinti e continueranno a protestare, in modo pacifico, per dire no al nucleare. «La presenza militare in Sardegna è un problema che va risolto perché soffoca il territorio e il suo sviluppo turistico». E proprio per testimoniare le possibilità offerte dal turismo oggi il rimorchiatore Pietro Micca arriverà al Golfo dell’Asinara. Qui, alle 11, a Cala d’Oliva, dove un tempo sorgeva l’ex carcere ora trasformato in centro di educazione ambientale, verrà inaugurata «La casa del pescatore», un museo che attraverso l’esposizione degli attrezzi da pesca artigianale, racconterà la cultura del mare. «E chissà che anche qui a Santo Stefano, un giorno, non si possa assistere alla conversione in museo della base militare». |