
L’arte della diplomazia non è mai stata coltivata con
particolare attenzione dallo Zio Sam. Poco importa, infatti, che gli
ambientalisti abbiano fatto ricorso all’Unione europea per chiedere una
verifica urbanistica e paesaggistica sul progetto di potenziamento della
base di Santo Stefano. Come evidentemente lascia il tempo che trova la
pressione politica esercitata dal governatore Renato Soru, che chiede
l’allontanamento della Us Navy dalle acque dell’arcipelago maddalenino.
Loro, gli americani, vanno avanti per la loro strada. Come hanno sempre
fatto.
Come se non bastasse, la presenza della Marina americana diventa giorno
dopo giorno sempre più evidente. Addirittura debordante. In silenzio,
infatti, la Us Navy si è impossessata del piazzale di Cala Camiciotto,
davanti all’ex Arsenale della Marina militare italiana. I soldati a stelle
strisce hanno occupato anche le aree adiacenti alle strutture del compendio
Favarelli. Intanto, si fanno sempre più insistenti le voci di un
interessamento dell’ex Arsenale. Storia vecchia, questa, ma che ultimamente
ha ripreso una certa consistenza.
E poi c’è l’occupazione dell’area Nato di Santo Stefano (un’invenzione,
questa, creata negli anni scorsi per attenuare la pressione contro la
presenza americana). Ebbene, sembra che i lavori per la nuova base abbiano
giustificato l’«occupazione temporanea» degli spazi della Nato.
Secondo alcune indiscrezioni, infine, il personale della base americana
sarà trasferito nel villaggio Valtur di Santo Stefano, fino alla fine dei
lavori.
Insomma, tutto procede nella direzione di una discreta espansione della
presenza Usa che, non deve essere dimenticato, va avanti con qualche
sospetto di illegittimità. Le volumetrie previste nel progetto (oltre 50
mila metri cubi) dello studio “Roger, Lovelock & Fritz Inc” andrebbero
infatti oltre quelle dichiarate ufficialmente. Secondo una denuncia fatta
nel settembre dello scorso anno dai consiglieri d’opposizione in Comune,
infatti, i conti non tornerebbero. E una conferma indiretta era attivata
indirettamente dai tecnici della Marina militare italiana che erano stati
costretti ad ammettere un incremento del 25% delle cubature previste.
Insomma, un pasticciaccio.
Ma il potenziamento della base a Santo Stefano è solo l’aspetto più
evidente della “fame” di cemento della Us Navy. Con molta discrezione,
infatti, gli americani da tempo stanno allungando le mani per impossessarsi
di altri spazi per i propri soldati. Cominciamo dai 33 mila metri cubi nella
lottizzazione Mongiardino, sulla strada panoramica che porta a Spalmatore.
Il lotto è stato acquistato dalla Pinzarotti di Parma (strana coincidenza:
proprio l’impresa che sta costruendo la base di Santo Stefano) che ha già in
mano il contratto firmato dal governo americano per destinare i villini al
personale statunitense di stanza alla Maddalena. Insomma, un villaggio tutto
a stelle e strisce.
Non basta. Gli americani hanno puntato da tempo gli occhi su Vigna Grande e
Villa Longa. Non è finita: nella lottizzazione Seis, vicino al villaggio
Trinità, è prevista la costruzione di un albergo da 50 mila metri cubi.
Manco a dirlo, tutto per lo Zio Sam.
Questo accade mentre Soru chiede con forza l’allontanamento
dell’ingombrante presenza americana. All’offensiva politica del governatore,
la Us Navy risponde quindi andando per la sua strada e organizzando
ricevimenti ai quali invita le più alte autorità istituzionali della Gallura
e del Comune della Maddalena.
In tutto questo, c’è qualcosa che non torna. (p.m.)
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