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La "Nuova Sardegna"

SABATO, 30 LUGLIO 2005
 
La silenziosa espansione dello Zio Sam
Mentre Soru chiede lo spostamento della base la Us Navy consolida la sua presenza

 

 L’arte della diplomazia non è mai stata coltivata con particolare attenzione dallo Zio Sam. Poco importa, infatti, che gli ambientalisti abbiano fatto ricorso all’Unione europea per chiedere una verifica urbanistica e paesaggistica sul progetto di potenziamento della base di Santo Stefano. Come evidentemente lascia il tempo che trova la pressione politica esercitata dal governatore Renato Soru, che chiede l’allontanamento della Us Navy dalle acque dell’arcipelago maddalenino. Loro, gli americani, vanno avanti per la loro strada. Come hanno sempre fatto.
 Come se non bastasse, la presenza della Marina americana diventa giorno dopo giorno sempre più evidente. Addirittura debordante. In silenzio, infatti, la Us Navy si è impossessata del piazzale di Cala Camiciotto, davanti all’ex Arsenale della Marina militare italiana. I soldati a stelle strisce hanno occupato anche le aree adiacenti alle strutture del compendio Favarelli. Intanto, si fanno sempre più insistenti le voci di un interessamento dell’ex Arsenale. Storia vecchia, questa, ma che ultimamente ha ripreso una certa consistenza.
 E poi c’è l’occupazione dell’area Nato di Santo Stefano (un’invenzione, questa, creata negli anni scorsi per attenuare la pressione contro la presenza americana). Ebbene, sembra che i lavori per la nuova base abbiano giustificato l’«occupazione temporanea» degli spazi della Nato.
 Secondo alcune indiscrezioni, infine, il personale della base americana sarà trasferito nel villaggio Valtur di Santo Stefano, fino alla fine dei lavori.
 Insomma, tutto procede nella direzione di una discreta espansione della presenza Usa che, non deve essere dimenticato, va avanti con qualche sospetto di illegittimità. Le volumetrie previste nel progetto (oltre 50 mila metri cubi) dello studio “Roger, Lovelock & Fritz Inc” andrebbero infatti oltre quelle dichiarate ufficialmente. Secondo una denuncia fatta nel settembre dello scorso anno dai consiglieri d’opposizione in Comune, infatti, i conti non tornerebbero. E una conferma indiretta era attivata indirettamente dai tecnici della Marina militare italiana che erano stati costretti ad ammettere un incremento del 25% delle cubature previste.
 Insomma, un pasticciaccio.
 Ma il potenziamento della base a Santo Stefano è solo l’aspetto più evidente della “fame” di cemento della Us Navy. Con molta discrezione, infatti, gli americani da tempo stanno allungando le mani per impossessarsi di altri spazi per i propri soldati. Cominciamo dai 33 mila metri cubi nella lottizzazione Mongiardino, sulla strada panoramica che porta a Spalmatore. Il lotto è stato acquistato dalla Pinzarotti di Parma (strana coincidenza: proprio l’impresa che sta costruendo la base di Santo Stefano) che ha già in mano il contratto firmato dal governo americano per destinare i villini al personale statunitense di stanza alla Maddalena. Insomma, un villaggio tutto a stelle e strisce.
 Non basta. Gli americani hanno puntato da tempo gli occhi su Vigna Grande e Villa Longa. Non è finita: nella lottizzazione Seis, vicino al villaggio Trinità, è prevista la costruzione di un albergo da 50 mila metri cubi. Manco a dirlo, tutto per lo Zio Sam.
 Questo accade mentre Soru chiede con forza l’allontanamento dell’ingombrante presenza americana. All’offensiva politica del governatore, la Us Navy risponde quindi andando per la sua strada e organizzando ricevimenti ai quali invita le più alte autorità istituzionali della Gallura e del Comune della Maddalena.
 In tutto questo, c’è qualcosa che non torna. (p.m.)
 

 

 

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